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Assegno di mantenimento figli: rinuncia

16 Dicembre 2018


Assegno di mantenimento figli: rinuncia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Dicembre 2018



Il figlio maggiorenne e che lavora può dichiarare per iscritto al padre di rinunciare all’assegno di mantenimento imposto dal giudice con la sentenza di separazione o divorzio?

Tuo figlio ha già raggiunto la maggiore età e sta svolgendo una serie di lavori part-time e a tempo determinato. Se anche non ha un lavoro stabile, le sue condizioni economiche gli consentono di vivere anche senza il tuo contributo, contributo che versi mensilmente dal giorno in cui hai divorziato con sua madre. Lui stesso ti ha dichiarato di voler rinunciare all’assegno di mantenimento. La tua ex però si è opposta (è a lei, infatti, che continui a versare la somma): a suo dire, finché tuo figlio non sarà completamente autonomo dovrai provvedere al suo mantenimento, a prescindere dalle dichiarazioni del giovane (il quale potrebbe dispensarti solo per un gesto d’amore). Tra di voi è scontro: tra te che ritieni abbia più valore la rinuncia all’assegno di mantenimento del figlio e la madre che, invece, ritiene tale rinuncia del tutto priva di alcun valore. 

Non volendo rischiare una denuncia per sottrazione agli obblighi familiari, ti chiedi dunque come agire. Se mai dovessi ricorrere al tribunale per chiedere la cancellazione dell’obbligo di pagare gli alimenti quale sarebbe la sentenza? E se, invece, non dicessi nulla al giudice e ti limitassi a fare come ti ha chiesto tuo figlio, cosa potrebbe fare contro di te la tua ex moglie? 

Queste domande hanno avuto risposta in una recente ordinanza della Cassazione [1]. La Corte si è preoccupata di spiegare se la rinuncia all’assegno di mantenimento per i figli ha valore o meno e, quindi, se è un atto che può esonerare il genitore dall’obbligo di pagamento. Chiaramente parliamo di una rinuncia formale, ossia scritta, firmata e datata; vien da sé che una semplice dichiarazione verbale, non essendo documentabile, potrebbe ben essere ritrattata e non dimostrabile. Ma procediamo con ordine.

Per quanto tempo i genitori devono versare il mantenimento ai figli?

L’obbligo di mantenere il figlio non cessa automaticamente con il raggiungimento dei 18 anni, ma si protrae, qualora questi, senza sua colpa, divenuto maggiorenne, sia tuttavia ancora dipendente dai genitori. In buona sostanza, finché il figlio non è in grado di mantenersi da solo ed è autonomo – con un lavoro confacente alla sua formazione – ha diritto a essere mantenuto dai genitori. Mantenimento che, nel caso di coppia sposata, può essere erogato anche in natura ma che, nel caso di coppia separata, consiste in un assegno ordinario versato dal coniuge non convivente all’ex. 

Tanto più cresce il figlio, tanto più si attenua la presunzione secondo cui l’incapacità di mantenersi non dipende da sua volontà o colpa; secondo la Cassazione, già a partire da 35 anni si può ritenere che il figlio debba comunque trovare il modo di lavorare e provvedere a se stesso. Con la conseguenza che, anche se disoccupato, un figlio adulto non va mantenuto.

Allo stesso modo, un figlio che trova un’occupazione stabile perde il mantenimento in via definitiva, anche se dopo poco tempo viene meno la sua fonte di reddito. Ad esempio, un giovane assunto da una azienda e licenziato dopo solo cinque mesi non può chiedere di nuovo il mantenimento al padre.

A chi va versato l’assegno di mantenimento?

Finché il figlio è minorenne l’assegno di mantenimento va sempre versato alla madre. Una volta raggiunti i 18 anni il figlio può chiedere che i soldi vengano accreditati direttamente a lui stesso, senza che la madre possa opporsi. Se però questa dichiarazione non viene espressamente fornita, il padre dovrà continuare a versare all’assegno all’ex moglie. 

In ogni caso, il genitore che versa il mantenimento non può sostituire i soldi ai beni in natura, anche se di prima necessità, come vestiti, alimenti, libri.

Se il figlio raggiunge l’indipendenza economica cosa deve fare il genitore?

Se il figlio inizia a lavorare e raggiunge l’indipendenza economica, il genitore tenuto a versare il mantenimento non può autoesonerarsi da tale obbligo, ma deve prima rivolgersi al giudice: deve cioè fare un ricorso per ottenere la revisione dell’assegno di mantenimento o, del tutto, la sua cancellazione. Solo il magistrato, infatti, può modificare la precedente sentenza di separazione o divorzio. Lo deve fare anche se ha ottenuto il consenso del figlio alla sospensione del mantenimento: difatti, se quest’ultimo dovesse “ripensarci” e chiedere di nuovo il pagamento degli alimenti, il genitore sarebbe tenuto a versare anche gli arretrati.

Il figlio può rinunciare al mantenimento?

Immaginiamo che il figlio dichiari espressamente al padre di non volere più l’assegno di mantenimento e glielo metta per iscritto, con un atto firmato e datato. In tale documento, dichiara di essere divenuto autosufficiente e di avere un reddito tale da potersi mantenere da solo. È valido un atto del genere? Il figlio può rinunciare al mantenimento se ha raggiunto l’indipendenza economica? La risposta data dalla Cassazione è stata negativa. L’eventuale rinuncia del figlio al mantenimento non può in nessun caso spiegare effetto sul genitore affidatario: si tratta infatti di un diritto “indisponibile”. Solo il giudice può quindi valutare cosa è meglio per il ragazzo e non quest’ultimo stesso, le cui scelte potrebbe essere soggette a varie forme di persuasione e agli slanci istintivi dovuti all’affetto familiare.

note

[1] Cass. ord. n. 32529/2018 dell 14.12.2018.


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