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Contratti di rete tra aziende: distacco del lavoratore più facile

9 Ottobre 2013
Contratti di rete tra aziende: distacco del lavoratore più facile

Nei contratti di rete, l’interesse al distacco dell’azienda distaccante sorge in automatico.

La legge di conversione del decreto lavoro [1] ha introdotto una novità volta ad incentivare l’utilizzo del distacco del lavoratore tra aziende che hanno sottoscritto un “contratto di rete di impresa”. Vediamo di che si tratta.

Cos’è il distacco del lavoratore

Per comprendere la portata dell’innovazione bisogna ricordare la disciplina generale del distacco del lavoratore [2]. In base ad essa, un’azienda può decidere di inviare un dipendente a lavorare presso un’impresa esterna, in regime di distacco, solo se sono presenti alcuni requisiti specifici:

1) il distacco deve avere carattere temporaneo;

2) il distacco deve rispondere a un interesse dell’azienda che lo dispone;

3) se il distacco comporta il cambio di mansioni, ci deve essere il consenso del lavoratore;

4) quando il distacco comporta un trasferimento in un’unità produttiva superiore a 50 chilometri, vi devono inoltre essere “comprovate ragioni tecniche, organizzative, produttive o sostitutive.

In presenza di questi requisiti, l’azienda può legittimamente spostare un dipendente presso un terzo.

Il datore di lavoro rimane responsabile del trattamento economico e normativo nei confronti del lavoratore.

Se mancano i requisiti (perché, ad esempio, l’interesse al distacco è solo dell’azienda che riceve il lavoratore), l’operazione si configura come un prestito illecito di manodopera, con le conseguenze previste dal regime della somministrazione irregolare di personale (sanzioni amministrative e penali in capo alle imprese, e costituzione di un rapporto di lavoro con l’utilizzatore).

Questa normativa trova difficoltà applicative in casi dove, pur non essendoci lo scopo di realizzare un prestito illecito di manodopera oppure di aggirare le norme sul lavoro, è difficile identificare il confine tra interesse dell’azienda originaria e interessa di quella che riceve il lavoratore.

Uno di questi casi problematici riguarda proprio le imprese che abbiano sottoscritto un contratto di rete di impresa [3].

Cos’è il contratto di rete tra aziende

Il contratto di rete è un documento, stipulato per atto pubblico o per scrittura privata autenticata ed iscritto nel registro delle imprese, che ha lo scopo di accrescere la capacità innovativa e la competitività sul mercato delle imprese che lo sottoscrivono.

Il contratto definisce alcune forme di collaborazione (per esempio, scambio di informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica) oppure l’esercizio in comune di una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa.

Il contratto di rete può prevedere un fondo patrimoniale e un organo comune incaricato di gestire, in nome e per conto dei partecipanti, l’esecuzione del contratto o di singole parti o fasi dello stesso.

Per attuare iniziative comuni di questo tipo, il distacco risulta particolarmente utile.

Come si coordina la rete con il distacco del lavoratore

La legge non si limita ad agevolare il distacco di personale tra imprese firmatarie del contratto di rete, ma prevede la cosiddetta “co-datorialità” ossia la titolarità congiunta in capo a due soggetti diversi del rapporto di lavoro. Le regole con cui, in concreto, questa facoltà potrà essere esercitata dovranno essere definite dal contratto di rete.

La novità cui si accennava in partenza, prevista dalla recente riforma del 2013 [1], consiste in ciò: in presenza di un contratto di rete tra aziende, l’interesse al distacco della parte distaccante sorge automaticamente e, quindi, non deve essere provato il requisito n. 2) di cui si è parlato qui sopra.


note

[1] D.L. n. 76/2013.

[2] Art. 30 del Dlgs 276/2003.: “1. L’ipotesi del distacco si configura quando un datore di lavoro, per soddisfare un proprio interesse, pone temporaneamente uno o più lavoratori a disposizione di altro soggetto per l’esecuzione di una determinata attività lavorativa. 2. In caso di distacco il datore di lavoro rimane responsabile del trattamento economico e normativo a favore del lavoratore. 3. Il distacco che comporti un mutamento di mansioni deve avvenire con il consenso del lavoratore interessato. Quando comporti un trasferimento a una unità produttiva sita a più di 50 km da quella in cui il lavoratore e’ adibito, il distacco può avvenire soltanto per comprovate ragioni tecniche, organizzative, produttive o sostitutive. 4. Resta ferma la disciplina prevista dall’articolo 8, comma 3, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236”.

[3] In base al decreto legge 5/2009.


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