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Stipendio statali bloccato: via al maxirisarcimento


> Business Pubblicato il 11 febbraio 2018



I dipendenti pubblici possono richiedere allo Stato il risarcimento e l’indennizzo per aver patito per anni il blocco incostituzionale del proprio stipendio

I dipendenti pubblici hanno subito per anni il “blocco” del proprio stipendio. A partire dal 2010, infatti, complice la profonda crisi economica, il legislatore ha disposto che i dipendenti pubblici, rientranti nel regime di contrattazione collettiva, subissero un “congelamentodelle retribuzioni. Lo avevamo già preannunciato in Stipendio statali bloccato: come ottenere il rimborso e in Blocco stipendi: spetta risarcimento dal 2010. Da allora le cose sono  lievemente migliorate, in quanto migliaia di dipendenti hanno assistito allo “sblocco” del proprio contratto, dovuto al rinnovo della contrattazione pubblica (leggi sul punto: Firmato il contratto statali: aumenti da 63 a 117 euro mensili e Contratto Scuola firmato: ecco tutti gli aumenti stipendiali). Il tutto però ha lasciato irrisolti i problemi del passato: i lievi aumenti dello stipendio e la promessa del cosiddetto bonus “una tantum a titolo di arretrati, infatti, non cancellano assolutamente le ingiustizie derivanti dal mancato rinnovo del contratto subito per anni da migliaia e migliaia di lavoratori. Sul punto, infatti, è bene sapere che i dipendenti pubblici hanno il diritto di richiedere allo Stato il risarcimento e l’indennizzo per aver patito il blocco  incostituzionale dello stipendio.

Blocco stipendi: spetta il risarcimento dal 2010

Lo stipendio dei dipendenti pubblici è rimasto bloccato per oltre otto anni consecutivi. I numeri sono elevatissimi: sono circa 86mila gli impiegati statali e oltre 1 milione e 200mila i dipendenti della scuola e delle Università che hanno visto “congelata” la propria busta paga e che da gennaio 2010 sino ad oggi non hanno avuto nessun adeguamento stipendiale rispetto all’aumento del costo della vita. L’illegittimità di questa situazione, oltre ad essere sotto gli occhi di tutti, è stata dichiarata anche dalla Corte Costituzionale con una sentenza del 2015 [1]. Le ragioni che, nel 2010 [2], portarono il legislatore a bloccare il rinnovo dei contratti dovevano ritenersi contingenti ed urgenti, ma non applicabili discrezionalmente e per un tempo lunghissimo, come invece è stato fatto. Ed infatti, i contratti del pubblico impiego sono rimasti fermi per molti anni ed il cosiddetto “sblocco” della contrattazione è stato realizzato solo di recente. Evidente, dunque, il grave danno economico subito da migliaia di lavoratori.

Blocco della contrattazione pubblica: la Corte Costituzionale

Sulla scorta delle considerazioni anzidette, la Corte Costituzionale, nel 2015, è arrivata a sostenere che i contratti dei pubblici dipendenti non potevano essere bloccati ancora, atteso che la previsione del blocco era frutto di una situazione di bilancio contingente e che trovava peraltro disciplina in una legislazione di urgenza. Per tale ragione, secondo la Corte Costituzionale si sarebbe verificata, con riferimento alla legge del 2010, un’ipotesi di illegittimità costituzionale sopravvenuta. Ciò detto, il blocco della contrattazione ha determinato certamente un danno economico ai dipendenti pubblici, ma il sacrificio economico, per il periodo anteriore alla sentenza costituzionale (risalente al 2015), doveva ritenersi determinato da un’attività lecita (poiché legislativamente determinata) della Pubblica Amministrazione

Stipendio statali bloccato: risarcimento e indennizzo

Per questo motivo, all’indomani della sentenza della Corte Costituzionale, si è iniziato a parlare sia di indennizzo che di risarcimento del danno (il primo dovuto in caso di danno prodotto da attività lecita; il secondo dovuto in caso di danno derivante da fatti illeciti) distinguendo a tale fine:

  • il periodo dal gennaio 2010 al giugno 2015: in relazione al quale al dipendente spetterebbe l’indennizzo;
  • il periodo da luglio 2015 ad oggi: in relazione al quale al dipendente spetta un vero e proprio risarcimento del danno.

Stipendio statali: a quanto ammonta il maxirisarcimento?

Come anticipato, nonostante i lievi aumenti stipendiali derivanti dal rinnovo della contrattazione pubblica, resta comunque il problema relativo al danno subito dai lavoratori pubblici negli anni passati: come detto, infatti, gli stipendi sono rimasti fermi per oltre 8 anni consecutivi.

In proposito, si sono mossi diversi sindacati di categoria e studi legali, avviando ciascuno la propria battaglia legale. Ciò che generalmente viene richiesto è:

  • un equo indennizzo, a compensazione del sacrificio imposto ai lavoratori per effetto del mancato adeguamento del trattamento economico-stipendiale, per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2010 e il 30 luglio 2015, anche a titolo di arricchimento senza causa dell’amministrazione. L’equo indennizzo richiesto è pari, in media, a 100 euro al mese per ogni dipendente che abbia subito il “blocco” del proprio contratto di lavoro;
  • il risarcimento del danno per il periodo successivo e cioè a partire da settembre 2015 sino all’effettivo rinnovo contrattuale. Il risarcimento richiesto è pari, in media, a 200 euro al mese per ogni dipendente che abbia subito il “blocco” del proprio contratto di lavoro.

Altre associazioni, invece, in un’interpretazione più restrittiva della sentenza costituzionale hanno optato per la richiesta di sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale e contestuale recupero degli arretrati da settembre 2015 sino all’effettivo rinnovo contrattuale.

Vi invitiamo, per ulteriori informazioni, a rivolgervi ai nostri esperti.

note

[1] Corte Costituzionale, sent. n. 178 del 24.06.2015.

[2] L. n. 448/1998.

Autore immagine: Pixabay.com

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35 Commenti

  1. Ovviamente anch’io sarei propensa ad un ricorso collettivo, visto che nessuno si preoccupa di noi e dei nostri DIRITTI e particolarmente in questa ennesima “fase” d’insediamento di un nuovo governo cui personalmente non credo perché nascerà e camperà sugli inciuci ( a prescindere dal colore politico), e che comunque di tutto si preoccupa, anche a livello di promesse, che dei diritti e dei danni arrecati ai lavoratori. Infatti, l’ennesima “bonifica” avrebbe dovuto salvaguardare tutti coloro i quali erano stati messi al palo per 10 anni dal mancato rinnovo contrattuale, altro che sciocche promesse come sta facendo qualcuno, o “sanatorie” limitate solo agli ultimi 2 anni!! Si occupassero anche di chi ha lavorato e sta lavorando da una vita senza allineamenti al carovita che cresce costantemente! o, se si tornerà a votare, potranno dimenticarsi del mio voto!! Due volte fessa no, ho lavorato per oltre 41 anni nella pubblica amministrazione e conosco bene i “giochi”!

  2. Avendo aderito alla diffida, è ancora troppo presto conoscere gli eventuali costi per l’azione legale congiunta con altri aderenti alla stessa?
    Grazie

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