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Risarcimento danni: se c’è nuova patologia la prescrizione slitta

12 aprile 2013


Risarcimento danni: se c’è nuova patologia la prescrizione slitta

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 aprile 2013



Se si verifica una nuova lesione, la prescrizione per ottenere il risarcimento ricomincia a decorrere dal verificarsi di quest’ultima.

Se l’illecito determina danni ulteriori rispetto a quelli iniziali prodotti dall’evento lesivo, e non si tratta di un semplice aggravamento, ma di una vera e propria nuova patologia, il danneggiato può agire nuovamente per il risarcimento del danno, senza temere la prescrizione del proprio diritto all’indennizzo. Questo perché, proprio in caso di subentro di una nuova complicanza, la prescrizione dell’azione decorre dal manifestarsi di quest’ultima lesione.

A chiarirlo è una recente sentenza della Cassazione [1] che, tuttavia, precisa: si deve sempre trattare di una lesione autonoma e diversa rispetto a quella determinata dall’evento dannoso.

Il caso

Giocando a freccette con un amico, un ragazzo aveva subìto la perforazione dell’occhio destro, riportando lo sdoppiamento dell’immagine con riduzione del visus, correggibile con le lenti. Si era quindi rivolto al giudice per ottenere il risarcimento. Qualche anno dopo, tuttavia, era sopraggiunto lo strabismo e successivamente anche la perdita completa del visus.

Il giovane era quindi passato dall’indebolimento di un organo alla perdita totale dello stesso. Il tribunale prima e la Corte d’appello avevano, però, respinto la sua domanda perché ritenuta prescritta (proposta dopo oltre cinque anni dall’evento). La Cassazione, invece, ha ribaltato il verdetto, stabilendo che la definitiva perdita del visus integra una lesione del tutto nuova rispetto a quella iniziale.

Qualora l’illecito, dopo il primo evento lesivo, determini ulteriori conseguenze pregiudizievoli, il termine di prescrizione dell’azione risarcitoria decorre dal verificarsi di queste ultime se consistono in una lesione nuova ed autonoma rispetto a quella manifestatasi con l’esaurimento della condotta del responsabile.

note

[1] Cass. sent. n. 7139 del 22.03.13.

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