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L’amministrazione di sostegno: di che si tratta e a che serve?

17 Gennaio 2019


L’amministrazione di sostegno: di che si tratta e a che serve?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Gennaio 2019



Qual è il procedimento da seguire per ottenere la nomina di un amministratore di sostegno, quali soggetti possono beneficiare di tale strumento di protezione, a quali condizioni e quali finalità persegue?

Hai un familiare o una persona cara che non è più in grado di occuparsi dei propri interessi e necessita di una figura che lo aiuti nelle piccole e grandi attività quotidiane, senza tuttavia sostituirlo? Oppure sei tu ad aver bisogno di un sostegno di questo tipo? L’amministrazione di sostegno è lo strumento più adatto a soddisfare simili necessità. Analizziamo nel dettaglio l’amministrazione di sostegno, vediamo di che si tratta e a che serve.

Che cos’è l’amministrazione di sostegno e quali finalità persegue?

L’amministrazione di sostegno è un istituto relativamente recente, che è stato introdotto dal legislatore italiano nel 2004 [1] ed è disciplinato dal Codice civile, all’interno del titolo dedicato alle “Misure di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia” [2].

Come si comprende dalla stessa espressione, l’amministrazione di sostegno è uno strumento finalizzato a proteggere i cosiddetti soggetti deboli, ossia quelle persone che, per infermità o per menomazione fisica o psichica, si trovano, anche solo temporaneamente, nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi.

Si pensi a chi è affetto da patologie progressivamente invalidanti, come l’Alzheimer; ai disabili fisici o psichici; agli anziani; ai malati gravi e terminali; ai soggetti dediti all’alcol, agli stupefacenti o al gioco d’azzardo e, più in generale, a tutti coloro che non sono in grado, magari solo provvisoriamente, di badare a se stessi e/o ai propri interessi patrimoniali.

Secondo la giurisprudenza, l’amministrazione di sostegno è uno strumento di protezione personalizzabile che, come si vedrà meglio nei paragrafi successivi, si modella sulla persona del beneficiario a seconda delle sue esigenze e capacità residue.

Quindi, l’amministrazione di sostegno è uno strumento di assistenza particolarmente flessibile che limita nel minor modo possibile la sfera di autonomia del beneficiario, distinguendosi in ciò dalle tradizionali misure di tutela degli incapaci, quali l’interdizione e l’inabilitazione, tuttora previsti nel nostro ordinamento.

Difatti, mentre gli effetti dell’interdizione e dell’inabilitazione sono predeterminati dalla legge, quelli derivanti dall’amministrazione di sostegno variano di volta in volta, in base alle esigenze concrete dell’interessato.

Allo stesso modo, i compiti dell’amministratore di sostegno saranno tanto più estesi, quanto più ridotto è il grado di capacità del beneficiario di occuparsi di se stesso e dei propri affari.

A quali persone si rivolge l’amministrazione di sostegno?

Come anticipato, l’amministrazione di sostegno è una misura di protezione delle persone che, per infermità o menomazione fisica o psichica, non siano in grado, anche solo parzialmente o temporaneamente, di occuparsi dei propri interessi, così come espressamente stabilito dal Codice civile [3].

Si pensi, ad esempio, agli anziani, ai disabili fisici, ai tossicodipendenti, agli alcolisti, o, in generale, a quei soggetti che attraversano un periodo di difficoltà e non sono in grado di attendere alle occupazioni quotidiane in maniera autonoma e necessitano di un ausilio che non comprima totalmente la loro capacità di agire.

La misura in esame riguarda anche i soggetti affetti da patologie psichiche, come, ad esempio, coloro che hanno i cosiddetti disturbi della personalità e che di conseguenza non sono in grado di provvedere a se stessi con la necessaria costanza.

Il dissenso dell’interessato alla nomina di un amministratore di sostegno 

Se l’interessato è una persona pienamente lucida che rifiuta il consenso o, addirittura, si oppone alla nomina di un amministratore di sostegno, il giudice tutelare non può imporre misure restrittive della sua libera determinazione, a condizione che la sua protezione sia assicurata già di fatto dai familiari che spontaneamente lo assistono.

Spetta ovviamente al giudice tutelare accertare che l’assistenza prestata dai familiari sia idonea a proteggere la persona e gli interessi del beneficiario dissenziente e tale da rendere superflua la nomina di un amministratore di sostegno.

Pertanto, se il soggetto affetto da infermità o altra menomazione è presente a se stesso e si mostra contrario alla nomina di un amministratore di sostegno, non è possibile imporgli tale misura di sostegno, purché egli sia comunque adeguatamente assistito dalle persone più vicine.

Amministrazione di sostegno: come si attiva la procedura e cosa va indicato nel ricorso

Per attivare il procedimento volto alla nomina di un amministratore di sostegno è necessario presentare un ricorso, in cui vanno indicati una serie di elementi, stabiliti dal codice civile [4], ossia le generalità del beneficiario, la sua dimora abituale, i motivi per cui si richiede la nomina, il nominativo e il domicilio, se conosciuti, del coniuge, dei discendenti, degli ascendenti, dei fratelli e dei conviventi del beneficiario stesso.

La giurisprudenza sostiene che nel procedimento diretto alla nomina di un amministratore di sostegno sia necessario farsi assistere da un avvocato, in quanto si tratta di uno strumento che incide sulla sfera più intima dell’interessato e limita, in misura più o meno ampia, la sua capacità di agire.

Al ricorso bisogna allegare la documentazione medica, proveniente dai servizi sanitari e sociali, che attesti l’infermità ovvero la menomazione fisica o psichica e la conseguente impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.

Qualora si richieda che l’audizione dell’interessato da parte del giudice tutelare avvenga presso il suo domicilio, bisogna allegare anche il certificato di intrasportabilità.

In altri termini, se l’interessato non è in grado di recarsi presso il tribunale per essere sentito dal giudice tutelare, perché è, ad esempio, affetto da una patologia che non gli consente di spostarsi con facilità o per altri ragioni, allora può produrre, insieme al ricorso, un certificato che attesti questa sua impossibilità.

Solitamente, nel ricorso si inserisce anche una breve descrizione delle condizioni di vita e della situazione socio-ambientale del beneficiario, nonché l’indicazione dei mezzi di sussistenza e del patrimonio dello stesso, allegando le visure catastali degli immobili di cui sia eventualmente proprietario.

Quindi, in sostanza, bisogna specificare se il soggetto percepisce uno stipendio o una pensione ed è proprietario di una o più abitazioni o di altri beni.

Si indicano, inoltre, gli atti da compiere nell’interesse del beneficiario (ad esempio, riscossione della pensione; pagamento dei canoni di locazione, degli stipendi a colf o badanti; riscossione crediti; blocco conto bancario o altri depositi, eccetera), le principali spese ed i bisogni del beneficiario stesso, onde prevedere un importo mensile che serva a sostenerle e soddisfarli.

In altre parole, si specificano gli atti che il beneficiario non è più in grado di compiere da solo e per i quali ha bisogno dell’assistenza dell’amministratore di sostegno, oltre alle spese correnti che è solito fare.

Ove venga indicato un potenziale amministratore di sostegno, è possibile, per facilitare il tutto, inserire già nel ricorso la disponibilità dello stesso ad assumere tale incarico nonché le sue generalità, residenza e recapito telefonico.

Chi può presentare il ricorso per la nomina di un amministratore di sostegno?

Il ricorso diretto alla nomina di un amministratore di sostegno può essere presentato dallo stesso beneficiario e dai soggetti legittimati a proporre l’istanza di interdizione o di inabilitazione.

Tra questi rientrano: il coniuge del beneficiario, la persona stabilmente convivente, i parenti entro il quarto grado, gli affini entro il secondo grado, il tutore o il curatore (ove il beneficiario sia già interdetto o inabilitato), il pubblico ministero oppure i responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura della persona, ove siano a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l’apertura del procedimento in questione.

Si pensi, ad esempio, a colui che si rende conto che il proprio genitore, affetto da una patologia invalidante, non è in grado di badare a se stesso e/o ad occuparsi dei propri affari.

In questo caso, il figlio, rientrando tra i soggetti legittimati per legge, può presentare il ricorso per la nomina di un amministratore di sostegno, magari manifestando egli stesso la disponibilità ad assumere l’incarico oppure indicando il nominativo di un altra persona disposta ad essere designata.

Qual è il giudice competente e come si svolge il procedimento?

Il giudice competente è il giudice tutelare del luogo in cui il beneficiario ha la residenza o il domicilio [5].

Quanto alla procedura, il giudice tutelare deve sentire personalmente la persona del beneficiario, eventualmente recandosi nel luogo ove questa si trova qualora, come visto, sia impossibilitata a recarsi in tribunale.

Il giudice deve tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario, compatibilmente con gli interessi e le esigenze della persona, e provvede, assunte le necessarie informazioni e sentiti i soggetti suindicati, ossia coloro che sono legittimati a presentare l’istanza di attivazione della procedura stessa [6].

Se necessario, dispone anche d’ufficio, cioè a prescindere che vi sia una richiesta della parte in tal senso, gli accertamenti medici e tutti gli altri mezzi istruttori utili ai fini della decisione.

Se, ad esempio, dalla documentazione allegata al ricorso non risulta con chiarezza lo stato di infermità o la menomazione dell’interessato, allora il giudice può disporre che questo sia sottoposto a visita medica.

Come si sceglie l’amministratore di sostegno?

Nella scelta dell’amministratore di sostegno, il giudice tutelare deve tener conto esclusivamente della cura e degli interessi della persona del beneficiario [7], e ciò ad ulteriore riprova dell’attenzione riservata dal legislatore a tale soggetto, intorno al quale e per il quale è stato pensata la misura in esame.

L’amministratore di sostegno può essere designato anche dallo stesso interessato, qualora egli si renda conto di non essere in grado di attendere alle proprie occupazioni e di aver bisogno di un ausilio, ovvero in previsione di una eventuale futura incapacità.

In quest’ultimo caso, si parla di “autodeterminazione preventiva”, che si ha quando un soggetto, con atto pubblico o scrittura privata autenticata, designa preventivamente la persona che potrà assumere l’incarico di amministratore di sostegno, qualora in futuro egli dovesse non essere in grado di occuparsi in autonomia dei propri interessi.

Pertanto, se ad esempio ritieni che, a causa di una patologia progressiva o per altri motivi, potresti non essere più in grado di badare a te stesso in un prossimo futuro, puoi individuare già oggi il soggetto di tua fiducia che meglio di ogni altro potrà assisterti.

Se manca l’indicazione da parte del beneficiario, il giudice tutelare deve prediligere, ove possibile, il coniuge non legalmente separato, la persona stabilmente convivente, gli ascendenti e discendenti, il fratello o la sorella, i parenti entro il quarto grado.

Non possono essere nominati amministratori di sostegno gli operatori dei servizi pubblici o privati che hanno in cura o in carico il beneficiario.

In altri termini, nella scelta dell’amministratore di sostegno bisognerebbe preferire le persone che fanno parte della famiglia o, comunque, quelle più vicine all’interessato, perché si presume che siano quelle più idonee ad assisterlo.

Tuttavia, se il giudice ritiene che vi siano ragioni contrarie alla designazione di tali soggetti, poiché ad esempio vi sono tensioni all’interno del nucleo familiare oppure conflitti tra parenti, o sussistono altre gravi ragioni che sconsigliano di scegliere tra tali persone, allora chiamerà all’incarico altri soggetti, anche estranei alla compagine familiare o affettiva.

Al riguardo, infatti, la giurisprudenza è concorde nel ritenere che l’amministratore di sostegno vada scelto tra le persone estranee all’ambiente familiare e delle conoscenze, quando sussiste un’elevata conflittualità tra i parenti e sia dimostrata l’inadeguatezza delle cure spontaneamente fornite dalle persone più vicine al soggetto da assistere.

Se, quindi, i parenti sono particolarmente litigiosi o hanno rapporti tesi tra di loro e/o con l’interessato, allora l’amministratore di sostegno andrà individuato al di fuori della cerchia familiare.

Cosa contiene il decreto di nomina dell’amministratore di sostegno?

Il giudice tutelare provvede entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda alla nomina dell’amministratore di sostegno tramite un decreto immediatamente esecutivo.

Se necessario, durante la pendenza della procedura, il giudice tutelare adotta i provvedimenti urgenti per la cura della persona e la conservazione e l’amministrazione del suo patrimonio, tramite eventualmente la nomina di una amministratore provvisorio.

Il decreto di nomina deve contenere: le generalità del beneficiario e dell’ amministratore di sostegno designato; la durata dell’incarico, che può essere anche a tempo indeterminato; l’oggetto dell’incarico e gli atti che l’amministratore di sostegno deve compiere in nome e per conto del beneficiario e quelli che invece questi può compiere con la mera assistenza dell’amministratore di sostegno; il limite di spesa che l’amministratore di sostegno può compiere con le somme di cui il beneficiario abbia o possa avere disponibilità; la periodicità con cui l’amministratore di sostegno deve riferire al giudice circa l’attività svolta e le condizioni del beneficiario.

Il decreto di apertura e chiusura dell’amministratore di sostegno va comunicato entro dieci giorni all’ufficiale dello stato civile per le annotazioni a margine dell’atto di nascita.

L’amministratore di sostegno ha o meno diritto al compenso?

L’amministratore di sostegno non ha solitamente diritto ad un compenso, a maggior ragione se si considera che, come visto, la scelta ricade in genere sui familiari del beneficiario.

Tuttavia, si precisa che la legge [8], pur prevedendo la gratuità di questa misura di protezione dei soggetti deboli, stabilisce anche che il giudice tutelare possa assegnare all’amministratore di sostegno, previa presentazione di un’apposita istanza, un’equa indennità, tenuto conto di una serie di fattori, come l’entità del patrimonio di cui dispone il beneficiario e la conseguente difficoltà di gestione dello stesso.

In altri termini, se il patrimonio del beneficiario è particolarmente cospicuo ed il compito di gestione affidato all’amministratore di sostegno si rileva difficile, allora il giudice tutelare può prevedere un’indennità in suo favore.

I tempi della nomina dell’amministrazione di sostegno

Il giudice tutelare può disporre, a seconda delle esigenze concrete, che la nomina dell’amministratore di sostegno sia a tempo indeterminato o determinato.

In questo ultimo caso, è possibile disporre, prima della scadenza del termine previsto, la proroga anche d’ufficio della nomina dell’amministratore di sostegno già designato.

Si precisa che l’amministratore di sostegno non è, in ogni caso, tenuto a continuare a svolgere i suoi compiti oltre dieci anni, salvo che si tratti del coniuge, della persona stabilmente convivente, degli ascendenti o discendenti.

Quali sono gli effetti dell’amministrazione di sostegno?

Il beneficiario conserva integra la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedano l’assistenza o, addirittura, la rappresentanza da parte dell’amministratore di sostegno, che come visto devono essere puntualmente indicati nel decreto di nomina, con un’elencazione che è considerata tassativa.

Il beneficiario può in ogni caso compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana (la cosiddetta micro – contrattualità).

In altri termini, se il beneficiario è in grado di recarsi autonomamente presso l’ufficio postale per riscuotere la propria pensione oppure di fare la spesa, allora non dovrà necessariamente essere assistito, né tanto meno sostituito, dall’amministratore di sostegno.

In definitiva, è il giudice tutelare a stabilire, di volta in volta, quali attività possono essere compiute autonomamente dal beneficiario e quali devono essere compiute con l’aiuto dell’amministratore di sostegno.

In ogni caso, ci sono degli atti che richiedono sempre l’assistenza dell’amministratore di sostegno, previa autorizzazione del giudice tutelare, come ad esempio l’acquisto di beni immobili, la riscossione di capitali, l’assunzione di obbligazioni, l’accettazione o la rinuncia all’eredità, la stipula di contratti di locazione di immobili, etc.

Quali sono i doveri dell’amministratore di sostegno?

Nello svolgimento dei suoi compiti, l’amministratore di sostegno deve tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario ed informarlo tempestivamente circa gli atti da compiere.

Se il beneficiario si mostra contrario al compimento di un atto che dovrebbe fare con l’assistenza dell’amministratore di sostegno, allora quest’ultimo è tenuto ad informare il giudice tutelare, per capire come regolarsi.

Se vi è negligenza da parte dell’amministratore di sostegno, il beneficiario o gli altri soggetti [9] possono ricorrere al giudice tutelare affinché adotti gli opportuni provvedimenti.

Quindi, se ci si rende conto che l’amministratore di sostegno non sta compiendo alcune attività che rientrano tra i suoi compiti oppure opera nell’interesse proprio e non del beneficiario, è possibile rivolgersi al giudice tutelare perché provveda di conseguenza.

Allo stesso modo, se intervengono i presupposti per la cessazione dell’amministratore di sostegno o la sostituzione dello stesso, gli interessati rivolgono istanza al giudice tutelare, che provvede con decreto motivato.

note

[1] L. n. 6 del 9.01.2004.

[2] Artt. 404 e seguenti cod. civ.

[3] Art. 404 cod. civ.

[4] Art. 407, co. 1 cod. civ.

[5] Art. 404 cod. civ.

[6] Art. 407 co. 3 cod. civ.

[7] Art. 408 cod. civ.

[8] Art. 411 co. 1 cod. civ. che rinvia all’art. 379 cod. civ.

[9] Art. 406 cod. civ.


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