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Denuncia ispettorato lavoro: conseguenze

15 Gennaio 2019


Denuncia ispettorato lavoro: conseguenze

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Gennaio 2019



Sono molte le norme che prevedono determinati diritti per i lavoratori dipendenti. Per presidiare sul rispetto di queste norme esiste un apposito istituto del Ministero del Lavoro.

Il nostro ordinamento giuridico considera il lavoro come uno dei pilastri fondamentali della società. Inoltre, la legge parte dalla constatazione che il lavoratore è la parte debole nel rapporto di lavoro con il datore di lavoro ed è dunque necessario che sia lo Stato, la legge a tutelare la parte debole visto che il lavoratore, da solo, non è in condizione di difendere efficacemente i propri interessi nei confronti del datore di lavoro. Da questa impostazione nascono tutta una serie di diritti e di tutele che la legge prevede a favore dei lavoratori. Le leggi, tuttavia, come è ben noto, possono sempre essere aggirate e non rispettate. E allora lo Stato si è dotato di un apposito istituto per verificare eventuali violazioni da parte delle imprese delle norme che tutelano i diritti dei lavoratori. Questo istituto è l’Ispettorato del Lavoro, ovvero un’articolazione del Ministero del Lavoro al quale sono attribuite tutta una serie di funzioni, prima fra tutte, quella di verificare e presidiare sull’applicazione da parte delle imprese delle norme poste a tutela dei lavoratori. Cerchiamo di capire in caso di un’eventuale denuncia ispettorato lavoro: conseguenze..

Che cos’è l’Ispettorato del Lavoro?

Come abbiamo detto, l’ordinamento italiano considera il lavoro la base della società e, nel corso del tempo, la legge ha introdotto tutta una serie di norme e di obblighi a carico del datore di lavoro per tutelare il lavoratore, che viene considerato la parte debole del rapporto.

Per questi motivi è sempre esistita un’apposita istituzione pubblica chiamata a controllare se le aziende rispettano i diritti dei lavoratori.

Attualmente, a seguito della riforma del 2015 [1], è stata creata un’Agenzia unica per le funzioni di ispezione del lavoro denominata Ispettorato Nazionale del Lavoro.
L’Ispettorato del Lavoro esercita le attività ispettive che venivano già esercitate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dall’Inps e dall’Inail, unificando dunque in un unico soggetto tutte le attività di verifica.

L’Ispettorato ha la propria sede centrale a Roma e ha un massimo di ottanta sedi territoriali.

Le funzioni dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro sono disciplinate direttamente dalle legge.

Le principali funzioni e attribuzioni sono:

  • vigilanza in materia di lavoro, contribuzione, assicurazione obbligatoria e di legislazione sociale, compresa la vigilanza in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, nei limiti delle competenze attribuite al personale ispettivo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali;
  • accertamenti in materia di riconoscimento del diritto a prestazioni per infortuni sul lavoro e malattie professionali;
  • emissione di circolari interpretative in materia ispettiva e sanzionatoria, nonché direttive operative rivolte al personale ispettivo, previo parere conforme del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali;
  • avanzare proposte inerenti gli obiettivi quantitativi e qualitativi delle verifiche e monitoraggio della loro realizzazione;
  • formazione ed aggiornamento del personale ispettivo, compreso quello di Inps e Inail;
  • prevenzione e promozione della legalità volte al contrasto del lavoro sommerso e irregolare nel settore dei trasporti su strada;
  • coordinamento delle attività di vigilanza sui rapporti di lavoro;
  • attività di studio ed analisi con riferimento ai fenomeni del lavoro sommerso e irregolare e alla mappatura dei rischi;
  • cura della gestione delle risorse assegnate;
  • ogni altra attività connessa alle funzioni ispettive che vengono ad esso demandate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali;
  • riferisce informazioni utili allo svolgimento delle attività istituzionali e alla programmazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dell’Inps e dell’Inail;
  • coordinamento con i servizi ispettivi delle Aziende sanitarie locali e delle Agenzie regionali per la protezione ambientale.

Oltre agli ispettori dell’Ispettorato, presso la sede di Roma dell’Ispettorato è stato istituito anche il Comando Carabinieri per la tutela del lavoro.

Occorre considerare che, oltre agli ispettori del lavoro, anche i funzionari ispettivi di Inail e Inps assumono la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria a tutti gli effetti di legge.

In generale, lo scopo principale dell’Ispettorato del lavoro è controllare la lealtà della relazione di lavoro tra datore di lavoro e lavoratore e verificare che il datore di lavoro riconosca al dipendente tutti i diritti di legge.
Tale verifica della legalità della relazione lavorativa viene effettuata sia sotto il profilo contrattuale che sotto il profilo previdenziale.

Quando ci si può rivolgere all’Ispettorato del lavoro?

Nella maggior parte dei casi sono gli stessi dipendenti di una società, stanchi di subire un trattamento economico e normativo inferiore rispetto a quello di legge, ad attivarsi ed a rendere nota la situazione all’Ispettorato del Lavoro.

Assenza di un contratto regolare di lavoro, straordinari non pagati, orario di lavoro eccessivo. Questi ed altri sono i casi in cui i dipendenti denunciano le irregolarità che subiscono all’Ispettorato.

Tra i più frequenti casi di denuncia troviamo:

  • lavoro in nero, ovvero, impiego di lavoratori senza nessun contratto di lavoro o con un contratto irregolare;
  • mancata erogazione della retribuzione al lavoratore;
  • omesso versamento dei contributi previdenziali ad Inps ed Inail;
  • mancato rispetto di ciò che viene indicato in busta paga, ad esempio, pagamento di una retribuzione inferiore a quella prevista nella busta paga;
  • mancato rispetto dell’orario di lavoro, ad esempio, quando l’orario di lavoro si prolunga oltre quello stabilito dalla legge o dal contratto;
  • mancato rispetto delle norme sulla maternità/paternità;
  • adibizione del dipendente a mansioni inferiori;
  • erronea qualificazione del rapporto di lavoro, ad esempio, il collaboratore è assunto come partita Iva ma è un dipendente a tutti gli effetti;
  • mobbing.

L’elenco è solo esemplificativo delle possibili violazioni riscontrabili dagli ispettori del lavoro. In tutti questi casi, sono previste conseguenze civilistiche e cioè relative al rapporto di lavoro nonché delle pesanti sanzioni penali e amministrative a carico del datore di lavoro.

Come denunciare il datore di lavoro?

Per sporgere una denuncia presso l’Ispettorato del Lavoro contro il datore di lavoro il dipendente deve recarsi presso la sede locale dell’Ispettorato del Lavoro.

A quel punto, il lavoratore dovrà indicare al funzionario preposto i seguenti dati:

  • qualifica e mansioni svolte in azienda;
  • dati identificativi dell’azienda;
  • dati identificativi del titolare;
  • contratto con cui il lavoratore è assunto;
  • ultime buste paga;
  • qualsiasi altra prova documentale utile a verificare l’irregolarità;
  • dati di eventuali testimoni.

Il funzionario dell’ispettorato redige dunque un verbale che viene sottoscritto dal lavoratore denunciante.

Denuncia all’Ispettorato del Lavoro: quali conseguenze

Una volta presentata la denuncia, la palla passa all’Ispettorato che prende in carico la segnalazione e assume le decisioni più opportune.

Di solito, la segnalazione porta ad un’ispezione e ciò avviene, in particolare, se i fatti denunciati sono molto gravi.

Ciò in particolare avviene quando le condotte che sono state denunciate hanno rilevanza penale, toccano anche altri colleghi, riguardano fenomeni di irregolarità diffusa nel territorio, riguardano profili di irregolarità contributive e assicurative. La principale conseguenza per il datore di lavoro è l’applicazione, a seguito dell’ispezione compiuta dai funzionari dell’Ispettorato, delle sanzioni previste dalla legge.

Come abbiamo detto, le sanzioni dipendono essenzialmente dall’irregolarità che viene riscontrata, potendo essere mere sanzioni amministrative o reati penali.

Inoltre, nella gran parte dei casi, la regolarizzazione della situazione da parte del datore di lavoro gli consente di ottenere un’attenuazione della sanzione stessa.

La denuncia all’Ispettorato può essere anonima?

Le denunce all’Ispettorato del Lavoro da parte di dipendenti che hanno ricevuto ingiustizie ed irregolarità non sono così frequenti. Il motivo risiede nel timore del dipendente di subire ritorsioni e, in particolare, di perdere il posto di lavoro a causa della denuncia effettuata.

Proprio per questo occorre precisare che pur non essendo anonima, in quanto, come abbiamo visto, il dipendente che sporge una denuncia deve dichiarare i propri dati, la denuncia all’Ispettorato del Lavoro è coperta da segreto e la legge tutela la riservatezza del segnalante.

Lo stesso Ministero del Lavoro ha chiarito e ripetutamente affermato che le dichiarazioni dei lavoratori debbano rimanere segrete [2]. Sulla segretezza di queste dichiarazioni si è pronunciata a favore anche la giurisprudenza [3]. La garanzia della segretezza e della confidenzialità della denuncia potrebbero, però, non essere una garanzia sufficiente.

Il dipendente, infatti, deve comunque esporsi in prima persona, recarsi presso l’Ispettorato del Lavoro e fare il proprio nome.

Ecco dunque che, se la garanzia di riservatezza non riesce a far sentite del tutto tranquillo il lavoratore, l’unica strada che gli resta da percorrere è quella di denunciare in forma del tutto anonima le irregolarità commesse dal datore di lavoro.

In questo caso il lavoratore, senza lasciare i propri dati identificativi, inoltra la denuncia anonima tramite lettera spedita via posta oppure tramite e-mail, da un indirizzo che non riconduca direttamente a suo nome.

L’efficacia della denuncia anonima, tuttavia, non è del tutto identica a quella di una denuncia tradizionale. In questo caso, infatti, l’Ispettorato del Lavoro non è tenuto a effettuare i controlli e l’attività da fare rimane a sua discrezione.

note

[1] D. L. n. 149/2015.

[2] D.M. n. 757/1994.

[3] Consiglio di Stato sent. n. 736/2009.


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