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Nuove modifiche al codice di procedura civile

18 Dicembre 2018


Nuove modifiche al codice di procedura civile

> L’esperto Pubblicato il 18 Dicembre 2018



Le modifiche al codice di procedura civile apportate dal Decreto Semplificazioni appena approdato in Gazzetta Ufficiale per facilitare i pignoramenti delle PMI contro le pubbliche amministrazioni.

Il decreto semplificazioni, appena pubblicato in Gazzetta ufficiale [1], contiene modifiche al codice di procedura civile. L’intervento riformatore mira a semplificare la vita alle piccole e medie imprese che vantano crediti nei confronti della pubblica amministrazione e che avviano un procedimento di esecuzione forzata. Ecco quali sono le nuove norme entrate in vigore.

Art. 495 cod. proc. civ.: conversione del pignoramento

Vengono allungati tutti i termini dell’articolo 495 cpc in materia di conversione del pignoramento.

In particolare, qualora il debitore chieda, prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione della cosa o dei crediti pignorati, la sostituzione della cosa con una somma di denaro, deve depositare in cancelleria a pena di inammissibilità una somma non inferiore a un sesto dell’importo del credito (in precedenza era di un quinto). 

Quando le cose pignorate siano costituite da beni immobili o cose mobili, il giudice con la stessa ordinanza può disporre, se ricorrono giustificati motivi, che il debitore versi con rateizzazioni mensili entro il termine massimo di 48 mesi (prima era di trentasei) la somma determinata a norma del terzo comma. 

Infine, «Qualora il debitore ometta il versamento dell’importo determinato dal giudice ai sensi del comma 3, ovvero ometta o ritardi di oltre trenta giorni (prima erano 15 giorni) il versamento anche di una sola delle rate previste nel comma 4, le somme versate formano parte dei beni pignorati».

La conversione del pignoramento è prevista dal codice di procedura civile e consente al debitore, anche senza l’assistenza di avvocato, prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione dei beni pignorati, di chiedere di sostituire agli stessi una somma di denaro che comprende tutto quanto dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti per capitale interessi e spese anche dell’esecuzione. In sostanza si evita il pignoramento con una autorizzazione sotto osservazione da parte del tribunale.

L’articolo 495 del codice di procedura civile prevede che assieme all’istanza di conversione deve essere depositata una certa somma, calcolata in percentuale sul residuo debito (e cioè l’importo del credito originario, quello degli altri crediti dei creditori che si sono aggiunti al procedimento iniziale, al netto dei pagamenti eseguiti).

L’articolo 495 citato prevede una quota di un quinto, cioè il 20%. Il decreto legge diminuisce la quota che deve essere versata contestualmente alla richiesta di conversione: da un quinto si passerà a un sesto. Il significato della norma è agevolare la possibilità della conversione e, quindi, favorire i debitori virtuosi.

Il giudice fissa, in una apposita udienza, la cifra totale da versare in sostituzione del pignoramento. Di regola il versamento è da effettuare entro 30 giorni. Peraltro, quando le cose pignorate siano costituite da beni immobili o cose mobili, il giudice può disporre, se ricorrono giustificati motivi, che il debitore versi a rate. L’articolo 495 citato prevede massimo 36 mesi, con l’aggiunta degli interessi. Il decreto legge dispone un termine più lungo di 48 mesi per completare il pagamento.

Come evidente, anche questa modifica viene incontro ai debitori, che hanno un tempo più dilatato per completare il pagamento.

Rimane la regola per cui ogni sei mesi il giudice deve provvedere al pagamento al creditore pignorante o alla distribuzione tra i creditori delle somme versate dal debitore.

Rimane anche il controllo sulla regolarità dei versamenti: se il debitore non versa la cifra stabilita in unica soluzione oppure non versa anche una sola rata oppure ritarda il pagamento (anche di una sola rata), le somme versate formano parte dei beni pignorati e il giudice dell’esecuzione, su richiesta del creditore procedente o creditore intervenuto munito di titolo esecutivo, dispone senza indugio la vendita.

In sostanza se non si versa il residuo o una rata o si ritarda una rata, il pignoramento ricomincia.

Art. 560 cod. proc. civ.: Modo della custodia

Per quanto riguarda l’articolo 560 cpc, vengono aggiunti, al terzo comma, le seguenti parti:

«Quando il debitore all’udienza di cui all’articolo 569 documenta di essere titolare di crediti nei confronti di pubbliche amministrazioni certificati e risultanti dalla piattaforma elettronica per la gestione telematica del rilascio delle certificazioni, per un ammontare complessivo pari o superiore all’importo dei crediti vantati dal creditore procedente e dai creditori intervenuti, il giudice dell’esecuzione, con il decreto di cui all’articolo 586, dispone il rilascio dell’immobile pignorato per una data compresa tra il sessantesimo e novantesimo giorno successivo a quello della pronuncia del medesimo decreto. Della sussistenza delle condizioni di cui al terzo periodo è fatta menzione nell’avviso di cui all’art. 570».

Il decreto stabilisce a favore del creditore della pubblica amministrazione un rinvio del rilascio del bene pignorato e, poi, venduto.

Art. 569 cod. proc. civ.: Provvedimento per l’autorizzazione della vendita

L’ultima modifica riguarda l’articolo 569 cpc. Al primo comma viene inserita la seguente previsione:

«Salvo quanto disposto dagli articoli 565 e 566, non oltre trenta giorni prima dell’udienza, il creditore pignorante e i creditori già intervenuti ai sensi dell’articolo 499 depositano un atto, sottoscritto personalmente dal creditore e previamente notificato al debitore esecutato, nel quale è indicato l’ammontare del residuo credito per cui si procede, comprensivo degli interessi maturati, del criterio di calcolo di quelli in corso di maturazione e delle spese sostenute fino all’udienza. In difetto, agli effetti della liquidazione della somma di cui al primo comma dell’art. 495, il credito resta definitivamente fissato nell’importo indicato nell’atto di precetto o di intervento, maggiorato dei soli interessi al tasso legale e delle spese successive».

Il testo attuale dell’articolo citato prevede che il giudice dell’esecuzione disponga la liberazione dell’immobile pignorato senza oneri per l’aggiudicatario o l’assegnatario o l’acquirente, quando non ritiene di autorizzare il debitore a continuare ad abitare lo stesso, o parte dello stesso, oppure quando revoca l’autorizzazione, se concessa in precedenza, oppure quando provvede all’aggiudicazione o all’assegnazione dell’immobile.

Il provvedimento di liberazione dell’immobile ha una corsia preferenziale nella sua attuazione: è eseguito dal custode dell’immobile secondo le disposizioni del giudice dell’esecuzione immobiliare, senza l’osservanza delle formalità del rilascio (articoli 605 e seguenti del codice di procedura civile).

Per l’attuazione dell’ordine il giudice può avvalersi della forza pubblica e nominare ausiliari.

Il significato della disposizione è favorire le vendite di immobili coinvolti nelle procedure di espropriazione, garantendo all’acquirente la disponibilità del bene. Dall’altra parte si colloca l’opposto interesse del debitore a mantenere la disponibilità dell’alloggio.

Stando al decreto legge in esame, quando il debitore documenta di essere titolare di crediti nei confronti di pubbliche amministrazioni (deve risultare dalla piattaforma elettronica per la gestione telematica del rilascio delle certificazioni dei crediti) per un ammontare complessivo pari o superiore all’importo dei crediti vantati dal creditore procedente e dai creditori intervenuti, il giudice dell’esecuzione, con il decreto di trasferimento del bene espropriato, disporrà il rilascio dell’immobile pignorato per una data compresa tra il sessantesimo e novantesimo giorno successivo. Gli interessati all’acquisto potranno saperlo in anticipo, perché del diritto del debitore di stare nell’immobile per il periodo indicato deve essere fatta menzione nell’avviso di vendita.

note

[1] Dl n. 135/2018 del 14.12.2018 in Gazz. Uff. n. 290/18 del 14.12.2018.

Modifiche al codice di procedura civile in materia

di esecuzione forzata nei confronti dei soggetti creditori della pubblica amministrazione

1. All’articolo 495 del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al secondo comma, le parole «non inferiore a un quinto» sono sostituite dalle seguenti: «non inferiore a un sesto»;

b) al quarto comma, le parole «di trentasei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «di quarantotto mesi»;

c) al quinto comma, le parole «oltre quindici giorni» sono sostituite dalle seguenti: «oltre trenta giorni».

2. Al terzo comma dell’articolo 560 del codice di procedura civile sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Tuttavia, quando il debitore all’udienza di cui all’articolo 569 documenta di essere titolare di crediti nei confronti di pubbliche amministrazioni certificati e risultanti dalla piattaforma elettronica per la gestione telematica del rilascio delle certificazioni, per un ammontare complessivo pari o superiore all’importo dei crediti vantati dal creditore procedente e dai creditori intervenuti, il giudice dell’esecuzione, con il decreto di cui all’articolo 586, dispone il rilascio dell’immobile pignorato per una data compresa tra il sessantesimo e novantesimo giorno successivo a quello della pronuncia del medesimo decreto. Della sussistenza delle condizioni di cui al terzo periodo e’ fatta menzione nell’avviso di cui all’articolo 570.».

3. Al primo comma dell’articolo 569 del codice di procedura civile,

sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Salvo quanto disposto dagli articoli 565 e 566, non oltre trenta giorni prima dell’udienza, il creditore pignorante e i creditori gia’ intervenuti ai sensi dell’articolo 499 depositano un atto, sottoscritto personalmente dal creditore e previamente notificato al debitore esecutato, nel quale e’ indicato l’ammontare del residuo credito per cui si procede, comprensivo degli interessi maturati, del criterio di calcolo di quelli in corso di maturazione e delle spese sostenute fino all’udienza. In difetto, agli effetti della liquidazione della somma di cui al primo comma dell’articolo 495, il credito resta definitivamente fissato nell’importo indicato nell’atto di precetto o di intervento, maggiorato dei soli interessi al tasso legale e delle spese successive.».

4. Le disposizioni introdotte con il presente articolo non si applicano alle esecuzioni iniziate anteriormente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.


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