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Firma fotocopiata: vale?

18 Dicembre 2018


Firma fotocopiata: vale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Dicembre 2018



Scrittura privata in fotocopia: per disconoscerne l’autenticità non basta una semplice contestazione generica. Bisogna indicare le concrete ragioni per cui la copia fotostatica non è uguale all’originale. 

Tempo fa hai firmato un contratto per un servizio che si è rinnovato negli anni successivi. Di recente hai inviato la disdetta ma lo hai fatto con qualche giorno di ritardo; l’altro contraente ti ha così inviato ugualmente la fattura ed ora esige che tu la paghi. Non avendo più la copia della scrittura privata gli hai chiesto di esibirti la sua, onde verificare entro quale giorno, effettivamente, avresti dovuto comunicare il recesso. Proprio in questo frangente ti sei accorto che neanche il fornitore ha più l’originale; è in possesso di una semplice copia fotostatica. Su di essa c’è la tua sottoscrizione, ma ti chiedi se la firma fotocopiata vale. In altre parole, può servire come prova un documento in fotocopia?

Eppure più di una volta, nel firmare dei file al computer, hai usato una scansione della tua firma, lo scarabocchio che usi fare a penna, “digitalizzato” e salvato sul computer per poi essere “copiato e incollato” su word e pdf. Nessuno, fino ad oggi, si era mai sognato di dirti che la firma in fotocopia non valesse e, in realtà, non hai mai avuto necessità di sollevare contestazioni. Oggi però, per la prima volta, ti poni questo problema: ha valore legale una firma fotocopiata?

La questione è stata più volte presa in considerazione dalla giurisprudenza e, in particolar modo, dalla Cassazione che, da ultimo, è tornata su questo argomento con una ordinanza della settimana scorsa [1].

Firma in fotocopia o documento in fotocopia?

In verità la Corte non ha mai usato la parola “firma” nei suoi provvedimenti anche se il concetto è sottinteso. Il problema, infatti, non si porrebbe affatto qualora si trattasse della stampa di un contratto senza le sigle delle parti riportate in fondo alla pagina. In tale ipotesi non ci sarebbe infatti la possibilità di attribuirne la paternità ai contraenti e il documento resterebbe un semplice foglio di carta privo di alcun valore.

La questione dunque vale esclusivamente per le fotocopie di documenti firmati in originale e sulla cui copia – per come evidente – appare la firma, anch’essa fotocopiata.

Parlare dunque di valore di un documento in fotocopia o di una firma in fotocopia è la stessa cosa.

La firma in fotocopia ha valore legale?

A riguardo del valore legale di un documento in fotocopia con le firme anch’esse fotocopiate (perché apposte solo sull’originale), ecco qual è la soluzione sposata dalla legge e dalla giurisprudenza.

Quando fu scritto il codice civile ancora non esistevano le macchine fotocopiatrici, né il legislatore si è mai scomodato di aggiornare successivamente la legge. La norma introdotta nel 1942 è tuttavia ritenuta ancora attuale. Ecco cosa dice:

«Le copie fotografiche di scritture hanno la stessa efficacia delle autentiche, se la loro conformità con l’originale è attestata da pubblico ufficiale competente ovvero non è espressamente disconosciuta».

In termini pratici ciò si può tradurre nel seguente modo. Se sei in causa con un’altra persona e questa, per dimostrare i propri diritti, produce una fotocopia hai due strade:

  • puoi contestare la fotocopia: in tal caso questa non avrà alcun valore di prova;
  • oppure puoi non contestarla: in tal caso la fotocopia si considera come l’originale (evidentemente opterai per questa seconda strada se il documento serve anche a te per dimostrare dei fatti a tuo vantaggio).

Solo la fotocopia con la cosiddetta «autentica» apposta da un notaio, un funzionario del Comune o di qualsiasi altro ufficio pubblico vale quanto l’originale o come la fotocopia non disconosciuta.

Cos’è la contestazione della fotocopia?

Quando si parla di contestazione della fotocopia non si deve pensare a una generica opposizione pronunciata davanti al giudice (un po’ come avviene nei film americani dove viene rappresentato il processo). Dire semplicemente “Mi oppongo” è come non dirlo affatto. E ciò perché, secondo la Cassazione, per opporsi alla produzione di una fotocopia è anche necessario spiegare le ragioni a fondamento della contestazione: in pratica bisogna argomentare al giudice le ragioni e i sospetti che possono far ritenere quella fotocopia non autentica. Dunque non è tanto la fotocopia a non avere valore legale ma solo quella fotocopia sulla quale non vi può essere alcuna certezza di genuinità. È il caso, ad esempio, di una copia ove la data è un elemento essenziale per decidere la lite e, in mancanza di una certezza sulla stessa, non sia possibile attribuire alcun valore alla copia fotostatica.

In sintesi, la fotocopia del contratto o di qualsiasi altra scrittura equivale all’originale solo se non viene disconosciuta in modo esplicito nel corso del processo.

Per quanto il disconoscimento della fotocopia non esige formule sacramentali, è necessario che esso sia esplicito e motivato.

Una sentenza della Cassazione del 2014 [3] può servire a chiudere ogni ulteriore dubbio. Ne riportiamo le esatte parole. In tema di prova documentale l’onere di disconoscere espressamente la copia fotografica (o fotostatica) di una scrittura, implica necessariamente che il disconoscimento sia fatto in modo formale e specifico, con una dichiarazione che contenga una inequivoca negazione della genuinità della copia, con indicazione puntuale dei motivi (non basta quindi un generico ed apodittico disconoscimento delle fotocopie senza che la parte abbia mai concretamente specificato i motivi del disconoscimento).

Firma in originale sulla fotocopia 

Proprio per evitare contestazioni di tale tipo, spesso chi è in possesso di una fotocopia chiede all’altra parte di firmare quest’ultima. Difatti, la firma messa in originale su un documento in fotocopia ha valore legale e dà al documento la stessa validità di un originale. La fotocopia in tal caso riporterà due diverse firma: una in fotocopia (quella originariamente apposta sull’originale) e l’altra in originale a penna messa successivamente.

[1] Cass. ord. n. 32219/18 del 13.12.2018.

[2] Art. 2719 cod. civ.


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