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Modulo richiesta riposi per allattamento

6 Febbraio 2019 | Autore:
Modulo richiesta riposi per allattamento

I permessi per allattamento rientrano nell’ambito della tutela della maternità. In cosa consistono, a chi spettano, a quanto ammonta l’indennità, chi paga e qual è il modulo per la richiesta.

Stai pensando di fruire del periodo di riposo per allattamento e vuoi sapere a chi e come fare la relativa domanda? Hai adottato un bambino e ti stai chiedendo se anche tu hai diritto ai riposi per allattamento? Per aiutare tua moglie nella cura delle gemelline appena nate, quante ore al giorno ti spettano quale permesso per allattamento? Lo scopo di questo articolo è quello di fornirti un aiuto concreto, dando una risposta alle tue domande e in più fornendoti un modulo richiesta riposi per allattamento da compilare e consegnare al tuo datore di lavoro.

Permessi per allattamento

La nascita di un bambino in qualche maniera sconvolge la vita dei neo genitori che si trovano ad affrontare e a risolvere contemporaneamente le problematiche legate alla cura e gestione del nuovo arrivato con quelle lavorative.

Il nostro legislatore ha previsto una normativa di sostegno e tutela della maternità che consente la presenza dei genitori accanto al bambino nei primi anni di vita al fine di soddisfare i suoi bisogni affettivi e relazionali.

Accanto alla tutela obbligatoria ed al congedo parentale, vi è quindi la possibilità di assentarsi per un periodo ulteriore usufruendo dei cosiddetti permessi per allattamento, anche se in realtà chi li richiede non deve dimostrare di allattare ancora il proprio figlio. Si tratta di un sostegno economico erogato dall’Inps che copre le ore di assenza della lavoratrice/lavoratore durante il primo anno di vita del figlio. In questo modo la madre o il padre possono uscire prima dal lavoro, recarsi a casa e prendersi cura del bambino, senza rinunciare allo stipendio per quelle ore di assenza.

Questi permessi orari sono riconosciuti alle lavoratrici madri dipendenti anche in caso di adozione/affidamento fino a un anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato/affidato.

L’eccezione è rappresentata dai figli con handicap per i quali tali periodi di riposo possono essere fruiti fino al compimento dei tre anni di età del bambino.

Le lavoratrici alle quali spettano i permessi per allattamento

I permessi per allattamento spettano:

  • alle lavoratrici dipendenti con contratto di lavoro a tempo determinato o indeterminato;
  • alle lavoratrici operanti nel settore dell’agricoltura con contratto a termine;
  • alle lavoratrici LSU o APU che svolgono servizi di pubblica utilità.

I riposi giornalieri per allattamento del padre

Solitamente è la madre a chiedere i permessi per allattamento ma anche il padre lavoratore dipendente può goderne nei seguenti casi:

  • morte o grave infermità della madre;
  • abbandono del figlio da parte della madre;
  • affidamento esclusivo del figlio al padre richiedente;
  • madre lavoratrice non avente diritto ai riposi (ossia lavoratrice parasubordinata, autonoma, libera professionista, a domicilio, domestica);
  • madre casalinga;
  • rinuncia della madre, lavoratrice dipendente.

Le condizioni per il riconoscimento dei riposi per allattamento

Per entrambi i genitori il diritto ai riposi per allattamento è riconosciuto al ricorrere delle seguenti condizioni:

  • assicurazione all’Inps per la tutela della maternità/paternità;
  • attualità del rapporto di lavoro dipendente;
  • avvenuta fruizione del congedo di maternità.

La durata dei riposi per allattamento

I riposi giornalieri per allattamento hanno la seguente durata:

  • due ore di riposo al giorno, se l’orario contrattuale è pari o superiore alle sei ore giornaliere;
  • un’ora di riposo al giorno, se l’orario contrattuale di lavoro è inferiore alle sei ore giornaliere.

Le 2 ore di permesso possono essere distribuite in vario modo; ad esempio, il lavoratore può fruirne consecutivamente (ad esempio uscendo in anticipo) oppure spezzarle nell’arco della giornata (un’ora al mattino e una al pomeriggio).

Rappresenta un’eccezione il caso in cui all’interno del luogo di lavoro o nelle immediate vicinanze vi sia un asilo nido o una struttura attrezzata per la cura del neonato. In questa ipotesi il genitore può usufruire di solo mezz’ora di stacco.

Il riposo per allattamento in caso di parto gemellare

In caso di parto gemellare plurimi i riposi sono raddoppiati  (4 ore al giorno se l’orario è pari o superiore a 6 ore giornaliere oppure 2 ore al giorno se l’orario è inferiore alle 6 ore giornaliere) e conseguentemente è raddoppiato anche l’importo ricevuto.

Il raddoppio delle ore, però, vale in modo standard per i gemelli. La nascita di tre gemelli, infatti, non comporta che le ore di triplichino. In questa eventualità le ore che spettano alla lavoratrice rimangono comunque raddoppiate.

In caso di parto gemellare, anche al padre spetta il congedo di paternità previsto per un singolo figlio, con la differenza, rispetto al parto di un solo bambino, che in questo caso al padre spettano le ore anche durante il congedo materno. Pure nel caso del padre, le ore raddoppiano.

I riposi per allattamento in caso di adozione/affidamento

Il diritto ai riposi per le ore di allattamento è valido anche per i genitori adottivi e affidatari. I riposi si possono utilizzare entro il primo anno dall’ingresso del minore in famiglia e non quindi entro il primo anno di vita del figlio. Nel caso di dipendenti pubblici che sono stati assegnati a un’altra sede in modo temporaneo è possibile usufruire dei permessi entro tre anni dall’ingresso del bambino in famiglia, indipendentemente dalla sua età.

A differenza dei genitori biologici i genitori adottivi hanno diritto a usufruire dei riposi giornalieri solo alla fine del periodo obbligatorio di astensione, che in genere coincide con i tre mesi dopo il parto. Chi ha adottato o preso in affido un figlio minorenne può usare i riposi giornalieri a partire dal giorno dopo in cui il bambino è ufficialmente entrato in famiglia, al posto dei congedi per adozione e affidamento che in ogni caso spettano comunque al genitore.

Adozioni/affidamento di due o più bambini

Lo Stato garantisce ai genitori i riposi giornalieri per allattamento anche nel caso di adozione o di affido di due o più bambini. In questo caso i genitori hanno diritto al doppio delle ore di riposo, così come i genitori naturali. Se una coppia di lavoratori dipendenti ha preso in adozione, o in affido, un bambino e usufruisce, nel frattempo, delle ore di riposo per allattamento in relazione a un figlio naturale, ha diritto a ulteriori ore di riposo giornaliere fino a quanto il minore adottato non avrà compiuto il primo anno di età.

I permessi per allattamento e le esigenze aziendali

Se richiesto dalla lavoratrice/lavoratore il datore di lavoro è obbligato a consentire alla madre o al padre di assentarsi usufruendo dei riposi di allattamento. In ogni caso è opportuno definire tra lavoratrice/lavoratore e datore di lavoro le modalità di utilizzo di tali permessi.

Si deve infatti, tenere conto da un lato dell’organizzazione dell’attività lavorativa e dall’altro delle esigenze dei genitori che magari possono trovare giovamento nel dividere l’utilizzo del periodo di allattamento, arrivando ad esempio un’ora più tardi e uscendo un’ora prima dall’azienda, anziché utilizzare il blocco delle due ore consecutive, incidendo in maniera meno pesante sull’organizzazione lavorativa.

I permessi per allattamento e il congedo parentale

I permessi per allattamento non sono cumulabili con il congedo parentale ossia con i 6 mesi di permesso (10 mesi complessivi tra madre e padre) indennizzati al 30%, se goduti nei primi 6 anni di vita del figlio. Non c’è compatibilità neppure qualora il congedo parentale viene fruito ad ore.

Di conseguenza, nella stessa giornata la lavoratrice/lavoratore non può fruire del congedo parentale ad ore e anche del permesso per allattamento: trattandosi di due misure con la stessa finalità (prendersi cura del bambino soddisfacendo i suoi bisogni affettivi e relazionali), infatti, non sono compatibili tra loro neppure se richiesti per due figli differenti.

Turni di lavoro

Durante l’allattamento non si possono fare turni di lavoro dalle 24 alle 6 di mattina. La lavoratrice/lavoratore che fruisce dei riposi per allattamento, è obbligata a rispettare gli altri turni, anche domenicali e festivi, durante i quali ha comunque sempre diritto alle due (o una) ore di allattamento al giorno.

Allattamento a rischio

Alcune categorie di lavoratrici sono esposte a particolari rischi quando rientrano al lavoro e stanno allattando il proprio figlio. Si pensi per esempio a chi lavora in un laboratorio chimico oppure alle insegnanti che sono esposte al rischio di malattie infettive.

In questo caso, il datore di lavoro, se si tratta di un’attività a rischio, accorda alla lavoratrice una mansione differente, non a rischio, per tutta la durata dell’allattamento. Se non è possibile ricollocarla, può essere aumentato il periodo di astensione obbligatoria.

A quanto ammonta l’indennità?

L’indennità per i permessi per allattamento è pari allo stipendio che la lavoratrice/lavoratore avrebbe ricevuto se avesse lavorato; ammonta quindi, al 100% della retribuzione prevista dal contratto di lavoro.

Chi paga l’indennità?

L’indennità viene anticipata dal datore di lavoro ma è totalmente a carico dell’Inps.

Questo periodo trascorso dai genitori fuori dall’azienda è equiparato ad ore di lavoro; proprio per questo motivo non vi è alcuna variazione in ordine all’anzianità di servizio dei lavoratori che ne usufruiscono. Ne tanto meno va ad incidere sulla maturazione di ferie, permessi e mensilità aggiuntive. Anche ai fini pensionistici, il riposo viene conteggiato interamente.

Gli unici lavoratori ai quali l’indennità viene pagata direttamente dall’Istituto di previdenza sono:

  • gli stagionali a tempo determinato;
  • gli agricoli a tempo determinato;
  • i lavoratori dello spettacolo saltuari o a termine.

In questi casi si può scegliere se ricevere l’assegno sul conto corrente oppure tramite domiciliazione alle Poste.

Come presentare la domanda

La procedura per la presentazione della domanda per i riposi per allattamento cambia a seconda se a doverne fruire sia la madre o il padre.

Infatti la madre può farne richiesta direttamente al datore di lavoro tramite un modulo in carta semplice mentre il padre deve farne contestualmente richiesta all’Inps, sempre in carta semplice, da spedire tramite raccomandata A/R, e al proprio datore di lavoro. In alternativa il lavoratore può rivolgersi a un CAF o ad un patronato.

La domanda del padre deve essere presentata all’Inps entro il termine di prescrizione, pari ad un anno. Il lavoratore deve allegare alla domanda una fotocopia del proprio documento di identità.

Se il padre ha intenzione di usufruire dei riposi giornalieri in alternativa alla madre, lavoratrice dipendente, e in caso di parto gemellare, la domanda deve essere inoltre corredata dal certificato di nascita che attesti sia la maternità sia la paternità e da una dichiarazione della madre, confermata dal datore di lavoro, in cui viene specificato che la madre intende rinunciare alla fruizione dei riposi concessi per le ore di allattamento.

Se la madre non è una lavoratrice dipendente, e in caso di parto gemellare, la domanda deve essere corredata anche dal certificato di nascita in cui si dichiara la maternità e la paternità del bambino, oltre che da una dichiarazione della madre in cui si attesta che la madre non è una lavoratrice.

Lo stesso iter vale nel momento in cui si vogliono richiedere le ore di permesso in caso di parto gemellare.

Nei casi di pagamento diretto la domanda delle lavoratrici deve essere presentata al datore di lavoro ed anche all’Inps.

La novità in materia di presentazione delle domande di riposi per allattamento

E’ da rilevare però, che in materia di presentazione di dette domande è intervenuta di recente una novità.

Infatti, l’Inps [1] ha chiarito che al fine di rendere sempre più attivo e diffuso il processo di telematizzazione dei servizi e più semplici le procedure per la richiesta di alcuni di essi, la presentazione delle domande per i permessi per l’allattamento dovrà avvenire attraverso uno dei seguenti canali:

• web – tramite il servizio on-line accessibile direttamente dal cittadino con PIN dispositivo collegandosi al sito dell’istituto;

• contact center multicanale – al numero 803.164 (riservato all’utenza che chiama da telefono fisso) o al numero 06164164 (abilitato a ricevere esclusivamente chiamate da telefoni cellulari con tariffazione a carico dell’utente);

• patronati – attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi. Tale canale di presentazione delle domande non richiede il possesso del PIN.

A prescindere dal canale prescelto, al fine di garantire la più ampia informazione e divulgazione delle novità afferenti la presentazione di tali domande mediante modalità telematica, è stato previsto un periodo transitorio, pari a tre mesi a decorrere dalla data di pubblicazione del presente messaggio, durante il quale sarà ancora possibile per gli utenti interessati l’invio delle domande mediante le tradizionali modalità.

Alla fine del predetto periodo transitorio, le domande di riposi giornalieri per allattamento dovranno essere presentate esclusivamente in modalità telematica.

La documentazione da allegare alla domanda

Alla domanda bisogna allegare i seguenti documenti che variano in base al caso:

  • certificato di nascita del bambino;
  • fotocopia dell’atto di adozione o affidamento o di qualsiasi altro documento dell’autorità competente da cui risulti la data di effettivo ingresso del minore in famiglia;
  • certificato di morte della mamma o certificato medico attestante la sua non autosufficienza;
  • fotocopia del provvedimento del giudice che conferma l’affidamento al padre;
  • autocertificazione della madre che rinuncia ai riposi;
  • autocertificazione della madre che dichiara di essere lavoratrice autonomo.

Dopo il periodo transitorio anche la documentazione dovrà essere allegata telematicamente seguendo le istruzioni indicate nella procedura telematica.

L’eventuale certificazione medico-sanitaria necessaria all’istruttoria, invece, deve essere presentata in originale o, nei casi consentiti dalla legge, in copia autentica direttamente allo sportello oppure spedita a mezzo raccomandata [2].

FAC SIMILE DELLA DOMANDA DI PERMESSO PER ALLATTAMENTO

Fino a quando non entrerà a pieno regime il processo di informatizzazione dei servizi avviato dall’INPS, la domanda al datore di lavoro andrà presentata in maniera cartacea.

Pertanto, ecco un facsimile della richiesta che potrà essere:

• stampata, compilata e consegnata in azienda,

• oppure consegnata brevi mano (con ricevuta di consegna), via posta raccomandata, FAX o PEC.

Spett.le Azienda/Ditta….

Via/piazza …., n..

Città…. (prov)

Oggetto: richiesta di permessi retribuiti per allattamento

La sottoscritta/Il sottoscritto _____________________________ chiede di poter usufruire delle due ore di allattamento giornaliero previste dal Testo Unico Maternità/Paternità, dal ___/___/_____ e fino al ___/___/_____ (compimento del 1° anno di vita del bambino).

Compatibilmente con le esigenze del servizio, chiede di poterne usufruire:

• posticipando di un’ora la prima entrata antimeridiana ed anticipando di un’ora l’uscita

pomeridiana;

• posticipando di due ore la prima entrata antimeridiana;

• anticipando di due ore l’uscita pomeridiana;

• anticipando di un’ora l’uscita per pausa pranzo e posticipando di un’ora l’entrata dopo la pausa pranzo;

• altro

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…………………………………………………………………………………………………

Dichiarazione di responsabilità

La sottoscritta/Il sottoscritto dichiara sotto la propria responsabilità che l’altro genitore non usufruisce e non usufruirà nel prossimo futuro di analogo istituto presso altro il proprio datore di lavoro.

Restando in attesa di apposita convalida della presente, porge distinti saluti.

_____________________, lì ___/___/_____

IN FEDE

_____________________

note

[1] Messaggio Inps n. 3014 del 27.07.2018.

[2] Art. 49 D.P.R. n. 445/2000.


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