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Allattamento al seno: benefici e consigli

19 Dicembre 2018 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 19 Dicembre 2018



L’allattamento al seno dona numerosi benefici alla mamma e al suo bambino. Scopri quali sono i vantaggi del latte materno.

Se sei una mamma o una futura mamma ti sarai sicuramente posta qualche domanda sull’allattamento. Perché è importante allattare al seno? Quali sono i benefici? Allattare al seno è innanzitutto un gesto d’amore che ti consente di continuare quel rapporto unico e ineguagliabile che si è creato tra te e il tuo bambino durante il periodo della gravidanza. L’allattamento al seno aiuta tuo figlio a crescere nel miglior modo possibile; il latte materno, infatti, contiene tutte le sostanze nutritive e l’acqua di cui il bambino ha bisogno nei primi 6 mesi di vita. Inoltre, il latte materno contiene anticorpi che combattono enteriti, otiti, infezioni respiratorie e urinarie; protegge contro l’asma, la diarrea e riduce il rischio di diabete. L’allattamento al seno riserva numerosi vantaggi anche alla mamma: riduce il rischio di sviluppare osteoporosi, aiuta a perdere il peso accumulato durante la gravidanza e previene alcune forme di tumore al seno e all’ovaio. Quali sono i problemi legati all’allattamento al seno? E’ possibile aumentare la produzione di latte seguendo una dieta sana ed equilibrata? In questo articolo potrai trovare informazioni utili sull’allattamento al seno: benefici e consigli. Se sei una madre lavoratrice con molta probabilità, oltre a porti queste domande, ti sarai anche chiesta quali sono i tuoi diritti nel periodo dell’allattamento. Devi sapere che la Costituzione [1] garantisce alla donna lavoratrice l’equità di trattamento in ambito lavorativo, assicurando gli stessi diritti e le stesse retribuzioni previste per il lavoratore a parità di lavoro al fine di tutelare la funzione essenziale che svolge in ambito familiare. Continua a leggere questo articolo per avere maggiori informazioni.

Riposi per allattamento: cosa sono?

Il primo anno di vita del bambino è il periodo più complesso della vita familiare sul piano organizzativo ed è proprio per questo che, accanto al congedo parentale, c’è la possibilità di usufruire di permessi per allattamento: i cosiddetti riposi orari giornalieri per allattamento.

L’indennità per riposi giornalieri spetta alle madri e ai padri lavoratori dipendenti (con un valido rapporto di lavoro in corso) per l’allattamento del bambino, anche se adottato o in affidamento.

Fino all’anno di vita del bambino e nei casi di adozioni o affidamento (entro un anno dalla data di ingresso del minore in famiglia), la lavoratrice dipendente ha diritto a:

  • 2 ore al giorno di riposo per allattamento nel caso in cui l’orario di lavoro è pari o superiore alle 6 ore giornaliere;
  • 1 ora al giorno di riposo per allattamento se l’orario di lavoro è inferiore alle 6 ore.

I riposi per allattamento si raddoppiano nei casi di:

  • parto gemellare o plurimo;
  • adozione o affidamento di due o più bambini (anche non fratelli) che hanno fatto il loro ingresso in famiglia anche in date diverse.

Il lavoratore padre può richiedere il riposo giornaliero qualora la madre lavoratrice dipendente non se ne avvalga (per espressa rinuncia) o perché appartiene ad una delle categorie non aventi diritto ai riposi. Non può richiederlo se la madre lavoratrice:

  •  si trova in astensione obbligatoria o facoltativa;
  • si trova nel periodo di trattamento economico spettante alla madre dopo il parto;
  • non si avvale dei riposi perché assente dal lavoro per sospensione da aspettativa, permessi non retribuiti o pause lavorative per part-time verticale.

Come fare domanda di riposo giornaliero?

Le madri lavoratrici devono presentare la domanda al datore di lavoro, ad eccezione delle categorie di lavoratrici che hanno diritto al pagamento diretto da parte dell’Inps, le quali devono presentare la domanda anche alla sede Inps di appartenenza. I padri lavoratori devono presentare la richiesta sia alla sede Inps di appartenenza che al proprio datore di lavoro.

Approfondiamo il tema dell’allattamento al seno nella nostra intervista alla dr.ssa Patrizia Franco, medico chirurgo, pediatra e nutrizionista.

Allattamento materno: quali sono i benefici?

Ad ogni specie il suo latte! Il latte prodotto da una determinata specie animale presenta caratteristiche nutrizionali adatte per la propria specie. Il latte materno racchiude in sé tutte le sostanze necessarie per un sano ed equilibrato sviluppo fisico e neuropsichico del bambino. Il latte materno è dunque un alimento specie- specifico, è un prodotto vivo che si matura e si modifica di volta in volta. Il valore dei macronutrienti nel latte materno rimane  più o meno costante anche dopo il primo anno di vita. L’allattamento al seno rafforza di più il legame madre-figlio procurando ad entrambi un profondo senso di benessere e serenità. L’ allattamento al seno è molto di più di un semplice atto nutritivo ed inoltre ha valore preventivo per patologie infettive, per allergie, obesità, consentendo un armonico sviluppo anche neuro intellettivo del bambino.

Perché allattare al seno? Cosa contiene il latte materno?

Il latte materno  non contiene solo sostanze nutrienti essenziali, ma ha un valore che va ben oltre il nutrimento. Nella lattazione si possono distinguere diversi momenti:

  • dal 1° al 4°-5° giorno post partum viene prodotto il colostro, un liquido denso di colore giallognolo particolarmente ricco in proteine e sali minerali. Questo è molto importante perché il neonato subito dopo la nascita subisce un calo ponderale fisiologico che può raggiungere anche una perdita del 10% del peso iniziale e ciò è dovuto soprattutto alla perdita di liquidi. Inoltre, essendo la nascita un evento “traumatico” richiede un certo dispendio energetico. Con il colostro il neonato recupera energia. C’è da aggiungere che il colostro abbonda in oligosaccaridi, anticorpi immunoglobuline, lisozima, lattoferrina, globuli bianchi. Tutto questo patrimonio consente al piccolo di far fronte ad eventuali infezioni da patogeni ambientali. Il colostro è altrettanto importante per il sistema digestivo del bambino.  E’ ricco inoltre di vitamina A, E;
  • dopo il 5°-6° giorno il latte materno cambia la sua composizione, diventando “latte di transizione”, in cui si riduce il contenuto in proteine e sali minerali per vedere aumentare i lipidi e gli zuccheri ed aumenta così l’apporto calorico;
  • nei 15-20 giorni dopo la nascita il latte materno viene definito “maturo” e resterà così fin oltre lo svezzamento. Il latte maturo è ricco di proteine, zuccheri,vitamine e minerali e molti altri componenti bioattivi quali ormoni, enzimi, fattori di crescita ecc. Contiene inoltre milioni di cellule vive, adatte a rinforzare il sistema immunitario e gli oligosaccaridi che fungono da prebiotici, cioè favoriscono lo sviluppo dei “batteri buoni” nell’intestino del bambino. Inoltre, contiene enzimi che regolano l’appetito ed i ritmi del sonno. Poi, è importante la presenza degli acidi grassi a lunga catena che svolgono un compito insostituibile per lo sviluppo del sistema nervoso.

Come avviene il meccanismo di produzione del latte?

La produzione del latte la possiamo considerare un’alchimia: è un meccanismo fisiologico perfetto in cui le esigenze psicofisiche del neonato si incontrano con le reali capacità materne. Il latte viene prodotto sotto il controllo di alcuni ormoni, ma ricordiamoci che lo stimolo alla produzione è dato dall’atto della suzione.

I due ormoni sono:

  • la prolattina, sintetizzato dall’ipofisi. La sua produzione dipende dal “riflesso prolattinico”, riflesso legato appunto alla valida suzione.
  • l’ossitocina: è lo stesso ormone che provoca la contrazione uterina durante il travaglio. Questo ormone, tramite il “riflesso ossitocinico”, permette la contrazione delle cellule intorno agli alveoli, permettendo la fuoriuscita del latte.

Ritengo molto importante veicolare un messaggio sulla naturalezza dell’allattamento, riducendo quanto più possibile la medicalizzazione della mamma e del bambino.

Cosa sono il primo e secondo latte?

Dividere in primo e secondo latte è prevalentemente accademico. C’è solo un passaggio graduale nella composizione del latte all’interno di una stessa poppata. Quello che il bambino assume all’inizio della poppata, detto primo latte, ha un elevato volume, quindi molta acqua e un basso livello di grassi. Man mano che la poppata procede i valori si invertono aumentando i grassi (secondo latte), il bambino raggiunge buon livello di sazietà e si stacca dal seno. Per concludere, all’inizio il bimbo assume poche calorie in molto volume, alla fine molte calorie in poco volume. E’ importante ricordare che la crescita del bambino va considerata sull’apporto totale giornaliero, sia quantitativo che qualitativo. Occorre verificare il benessere del lattante attraverso dei controlli programmati dal pediatra. Non bisogna affrontare troppo schematicamente e troppo rigidamente l’allattamento al seno. E’ la cosa più naturale del mondo!

Come preparare il seno per l’allattamento?

E’ bene preparare il seno all’allattamento durante la gravidanza, circa 6-7 settimane prima del parto, esercitando massaggi dell’areola e del capezzolo con rotazione del capezzolo, massaggi mammari eseguiti con creme ed oli emollienti ed elasticizzanti indicati dal pediatra. Questa preparazione si rende utile soprattutto nel caso di capezzoli piatti od introflessi. Durante la prima metà della gravidanza vi è un intenso accrescimento mammario (mammogenesi), intorno alla 25° settimana avviene la lattogenesi 1, cioè la maturazione nelle capacità secretive. Da questo momento può essere presente il colostro. La lattogenesi 2 permette, invece, una regolazione nella sintesi di latte, che raggiunge la sua perfezione entro le 48-72 ore dopo il parto.

Allattamento: come cogliere i primi segnali di fame? Poppata ad orario o a richiesta?

E’ preferibile a richiesta, perché si è visto che è il modo migliore per garantire un’adeguata produzione di latte. Quanto più la mammella viene svuotata, tanto più latte viene prodotto. Questo è dovuto alla presenza del FIL (fattore inibente la lattazione), una proteina che interferisce con  i recettori della prolattina, cioè tanto più latte viene estratto tanto meno FIL ci sarà negli alveoli. Per concludere un buon drenaggio mammario farà aumentare la produzione di latte.

Quante poppate?

Non c’è una risposta univoca. Orientativamente nei primi giorni direi che la media si attesta intorno alle 7-8 volte nell’arco delle 24 ore, ma può arrivare anche a 10-12 poppate. Dipende molto dall’intensità della suzione e dai fattori precedentemente descritti.

E’ possibile aumentare la produzione di latte materno attraverso una sana e corretta alimentazione?

L’alimentazione può aiutare, ma non ci si può attendere un aumento importante di latte legato ad un cibo piuttosto che ad un altro. In ogni caso, gli alimenti più indicati sono: asparagi, albicocche, farina d’avena, fieno greco, finocchio, luppolo, borragine, barbabietole, carote, patata dolce. Tutto ciò può essere consumato in aggiunta a carne, pesce, frutta e altri cereali. E’ importante bere 2 litri di acqua al giorno. È consigliabile il consumo moderato di salvia, alcolici, caffè, tè e Coca Cola. Per quanto riguarda tutte le erbe officinali, le tisane, i vari integratori e/o medicinali specifici, devono essere autorizzati dal pediatra.

Fino a quando è consigliato allattare al seno?

L’ideale è l’allattamento esclusivo fino al 5° o 6° mese, nei casi in cui è possibile. Poi si prosegue con il latte accompagnato dai primi cibi solidi. L’ allattamento prosegue fino a quando il bambino presenta valido accrescimento e la mamma presenti un grado di soddisfazione dall’allattamento stesso. Un allattamento anche prolungato non presenta controindicazioni, anzi svolge una funzione importante nella relazione madre-figlio.

Quali sono i problemi legati all’allattamento al seno?

Esistono diversi fattori negativi legati alla produzione del latte.

Tra le cause materne troviamo:

  • eccesso di FIL;
  • forte stress materno;
  • cause ormonali ipofisarie e/o tiroidee;
  • assunzione involontaria di sostanze anti galattogoghe;
  • mancanza di sonno;
  • dieta non equilibrata;
  • scarsa idratazione;
  • anestesia durante il parto.

Tra le cause del bambino è possibile individuare:

  • scarsa suzione;
  • prematurità;
  • patologie insorte dopo la nascita;
  • infezioni;
  • ittero;
  • malformazioni tipo frenulo linguale corto o labio palatoschisi;
  • scarsa coordinazione tra suzione, deglutizione e respirazione.

Come capire se il bebè mangia abbastanza?

Un bambino nei primi 3 mesi di vita cresce mediamente dai 20 ai 40 grammi al giorno. Segnali di allarme sono: calo ponderale, poche evacuazioni, pannolino asciutto ai cambi, lattante irrequieto, non sereno, facendo comunque una distinzione tra fame, coliche, caldo, freddo e quant’altro come causa del disturbo. Viceversa un neonato malnutrito anziché irrequieto, può diventare ipotonico, sonnolento con crisi di pianto inconsolabile. Vanno evitate somministrazioni di acqua e altri liquidi non nutrienti e va differito l’uso del ciuccio. Quando sono presenti questi segnali è urgente una visita pediatrica.

Allattamento con ciclo: si o no?

Non c’è nessuna controindicazione. Nelle donne che allattano la ripresa del ciclo mestruale ritarda di qualche mese a causa degli antagonismi ormonali tra estrogeni e prolattina. Durante l’allattamento, in genere, l’ovulazione è sospesa sempre che gli ormoni della lattazione vengano regolarmente secreti. Ricordo però che il latte, qualora sia tornato il ciclo, può assumere un sapore non gradito, il latte può diminuire e possono aumentare i disturbi gastrointestinali nel bambino. Non sono comunque validi motivi per interrompere l’allattamento.

In quali casi occorre sospendere l’allattamento al seno?

Non esistono motivi per sospendere l’allattamento, se non l’insorgenza di problemi di salute importanti nella madre che lo controindichino, compreso uno stress o un trauma importante, una grave depressione.

Ecco alcuni casi:

  • la madre ha ricevuto terapie con chemioterapici o antimetaboliti;
  • lesioni attive materne da Herpes simplex o Herpes zoster;
  • i lattanti siano affetti da rari errori metabolici (tipo fenilchetonuria, sieropositività materna all’HIV).

Quando si possono usare i paracapezzoli?

I paracapezzoli sono utili quando i capezzoli sono rientrati, quando il lattante non riesce ad attaccarsi correttamente, quando sono presenti ragadi dolorose. Esistono vari tipi che vanno consigliati e sono in silicone o in argento utili nella cicatrizzazione delle ragadi a cui va associata un’opportuna terapia topica.

Allattamento misto: controindicazioni?

L’allattamento misto può iniziare dopo qualche settimana di allattamento materno, talvolta per scelta, talvolta per l’insorgenza delle controindicazioni di cui abbiamo già parlato. Il latte artificiale è simile a quello materno, per questo si chiama umanizzato ed i nutrienti essenziali sono presenti in modo appropriato. Viene ovviamente a mancare tutta la parte anticorpale e la difesa contro le infezioni. Si rischia inoltre di ipernutrire o viceversa iponutrire il bambino, facendo confusione con il metodo della doppia pesata. I latti artificiali derivano da un trattamento in laboratorio, partendo dal latte di mucca, e vanno dunque esclusi nei primi mesi in quei bambini in cui vi è familiarità allergica documentata. In tal caso il pediatra valuterà un latte di diversa formulazione.

Allattamento artificiale: quando e perché?

Si ricorre all’allattamento artificiale nei casi di agalattia, ipogalattia o rifiuto totale da parte della madre. Vale quanto detto per l’allattamento misto. Da segnalare che in entrambi i casi non serve il supplemento di vitamina K, ma solo di vitamina D.  Nel caso di allattamento esclusivamente materno serve invece fino alla 14° settimana di vita del neonato un supplemento di tali vitamine. L’allattamento artificiale non va demonizzato; serve quando non c’è altra alternativa e può presentare qualche vantaggio di natura pratica. Ad esempio il papà o un’altra persona possono somministrare il pasto. Vanno tranquillizzati i genitori circa il normale accrescimento del loro figlio, evitando anche l’induzione di sensi di colpa nella madre.

Allattamento artificiale: consigli

Nei primi dodici mesi di vita vanno evitati il latte vaccino ed il latte di capra. Può, invece, essere somministrato il latte di asina che è il più simile a quello materno. Il latte artificiale può essere in polvere o liquido. Va garantito un alto livello igienico nella preparazione del latte artificiale. Tra i latti artificiali esistono vari tipi di formule: di partenza,  per pretermine, per coliche, per stipsi o altri disturbi digestivi, privi di lattosio, antirigurgito, antiallergiche a base di proteine idrolisate o di aminoacidi. Queste formule vanno ovviamente prescritte dal pediatra che ne ravvisa la necessità. Nutrire un lattante con latte artificiale deve essere una necessità e non una scelta.

note

[1] Art. 37 Cost.


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