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I gruppi di parola: un modo per aiutare i figli nella crisi da separazione dei genitori

27 Marzo 2013 | Autore:
I gruppi di parola: un modo per aiutare i figli nella crisi da separazione dei genitori

I litigi e le fratture familiari conseguenti a una separazione o un divorzio hanno delle ripercussioni psicologiche sui figli: un modo per aiutarli ad uscirne e a manifestare il proprio disagio e le proprie emozioni sono i gruppi di parola.

In caso di separazione o divorzio, il perdurante stato di conflittualità nella coppia costituisce un serio rischio per il benessere dei minori che, il più delle volte, ne escono destabilizzati.  I figli di coppie separate, infatti, si trovano spesso a vivere la dolorosa condizione di “figli contesi”, nonostante l’introduzione, già da alcuni anni in Italia, dell’affidamento condiviso [1].

Per aiutare i minori e gli stessi genitori a dar voce ai bisogni di continuità delle relazioni familiari possono essere di aiuto i Gruppi di Parola. Si tratta di una preziosa risorsa, nell’attuale panorama dei servizi offerti alla famiglia, che risponde al bisogno di ogni bambino di essere ascoltato. In questo modo, si offre ai bambini di genitori separati o divorziati un tempo e uno spazio neutro in cui è permesso loro raccontare in assoluta confidenzialità i sentimenti collegati alla separazione dei genitori. I figli possono, in questo modo, esprimere spontaneamente le proprie emozioni (positive o negative) legate al sistema familiare in cambiamento.

Nel gruppo è data ai bambini l’opportunità di confrontarsi con i coetanei per arricchirsi l’uno con l’altro delle reciproche esperienze, cercando di dare soluzione alle problematiche connesse alla riorganizzazione dell’assetto familiare dopo la separazione o il divorzio. In questo contesto, per i bambini è più facile uscire dall’isolamento (fisico e mentale) che spesso li investe in tali momenti. Si tratta di un percorso in cui è permesso ai minori di rappresentare, in assoluta libertà e nelle forme a loro più vicine (il disegno, la scrittura, i giochi di ruolo), le paure e le inquietudini legate all’esperienza della separazione dei propri genitori. Tutto ciò avviene sotto la guida protettiva dei conduttori del gruppo, che aiutano i minori non solo a dare una immagine all’esperienza dolorosa che stanno vivendo, ma anche a guardare in maniera diversa e costruttiva ai cambiamenti della famiglia.

Come si strutturano

Solitamente i Gruppi di Parola si strutturano in nuclei composti da quattro a dieci bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni.

Dopo un primo incontro di presentazione ai genitori, seguono un quattro incontri di circa due ore ciascuno con i soli bambini. La seconda parte dell’ultimo incontro è aperta ai genitori.

Solo al termine dell’intero ciclo di incontri è permesso ai genitori richiedere un incontro facoltativo con i conduttori dei gruppi.

 

Non si tratta di un percorso terapeutico. Serve piuttosto a dare consapevolezza ai genitori dei bisogni e sentimenti dei propri figli, per contribuire a migliorare il benessere della famiglia e a favorirne i cambiamenti in atto.

In Canada, Scozia, Belgio Francia, i Gruppi di Parola sono diffusi ormai da molti anni. In Italia, invece, la loro diffusione è stata permessa recentemente grazie al contributo formativo specifico, indirizzato agli operatori, da parte da parte della Prof.ssa Costanza Marzotto [2] e della dott.ssa Marie Simon [3].

Attualmente sono molti nel nostro Paese i centri (consultori familiari, organismi privati) in cui  si può fare esperienza dei Gruppi di Parola. In taluni casi, grazie al supporto degli enti locali, è possibile accedere gratuitamente a questo servizio, ma in ogni caso si tratta di interventi dal costo contenuto che vale la pena sperimentare.

Si pensa spesso al benessere fisico dei nostri figli promuovendo la loro partecipazione ad attività sportive, ludiche e musicali, ma non bisogna dimenticare il loro benessere interiore perché “iscrivere vostro figlio a un gruppo di parola è un’opportunità per lui di vivere meglio le trasformazioni familiari che state attraversando” [4].

 


note

 

[1] Introdotto con la L. n. 54 del 2006.

[2] Docente del corso di laurea in Servizio sociale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, mediatrice familiare presso il Servizio di psicologia per la coppia e la famiglia, docente di Teoria e tecnica di mediazione familiare e comunitaria nel corso di laurea in Psicologia clinica, conduttrice e formatrice di Gruppi di Parola.

[3] Laureata in psicologia infantile presso l’Università di Lione (Francia), ricercatrice in psicologia clinica e psicopatologia, mediatrice familiare, conduttrice e formatrice di gruppi di parola, docente e relatrice in Italia, Canada, Colombia, Francia.

[4] Marie Simon.


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