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Cassiere che non fa lo scontrino: quali rischi?

14 Novembre 2017
Cassiere che non fa lo scontrino: quali rischi?

Il cassiere che non batte lo scontrino fiscale rischia il licenziamento in tronco. Vediamo perché

Se stai leggendo questo articolo è perché, molto probabilmente, sei l’addetto alla cassa di un negozio e ti è capitato, per le più svariate ragioni (come ad esempio la confusione, la fretta o l’eccessiva fila), di non battere lo scontrino. Oppure, più semplicemente, sei il cliente di un negozio, di un bar o di un esercizio commerciale, dal quale sei più volte uscito senza avere in mano lo scontrino fiscale. Il cassiere, infatti, a seguito del dovuto pagamento non ha provveduto in tal senso. Dunque, ti starai domandando: cosa succede se il cassiere non consegna lo scontrino? Quali rischi corre il cassiere che non batte lo scontrino?

Se ti sei imbattuto nella lettura di questo articolo, può darsi anche che tu sia il titolare di un esercizio commerciale e ti sei accorto a causa di taluni ammanchi di cassa, o per altri motivi, che un tuo dipendente omette di battere gli scontrini. Ti stai, quindi, chiedendo se puoi legittimamente licenziare il cassiere che non fa lo scontrino. Scopriamolo insieme.

Dipendenti e obblighi fiscali dell’azienda

Il dipendente di un esercizio commerciale deve sempre ottemperare agli adempimenti fiscali imposti all’azienda in cui lavora. In particolare, l’addetto agli incassi deve sempre emettere lo scontrino fiscale. In mancanza, il datore di lavoro potrebbe subire gravi rischi. Il rischio più grave è quello di un accertamento fiscale che potrebbe derivare sia da un controllo fatto dalla finanza all’uscita del negozio, sia da una verifica eseguita dall’Agenzia delle Entrate. Inoltre, non essendo possibile un controllo del denaro incassato dalle vendite non registrate, sarà impossibile accertare se i soldi sono finiti effettivamente nella cassa o sono stati nascosti dal dipendente. Il dipendente, dunque, è sempre obbligato ad emettere lo scontrino fiscale: non c’è scusa che tenga. D’altronde, l’addetto alle casse di un esercizio commerciale non avrebbe alcun motivo valido per omettere l’emissione di uno scontrino. Trattandosi di un dipendente non sarà di certo lui a pagare le tasse, né a trarre benefici da un’eventuale evasione fiscale da parte dell’azienda in cui lavora. Viene da sé, dunque, che, dalla mancata battitura di uno scontrino, il cassiere non trarrebbe alcun beneficio, a meno che i soldi pagati dal cliente “in nero” non finiscano direttamente nelle sue tasche. Ed in tal senso il sospetto è molto forte, tanto che il cassiere può rischiare anche il licenziamento.

Legittimo il licenziamento del cassiere che non batte lo scontrino

In materia di lavoro, è legittimo il licenziamento del cassiere che non batte lo scontrino, perché si presume che abbia intascato i soldi.

Ad affermarlo è stata alcuni giorni fa (09.11.2017) proprio la Corte di Cassazione [1]. Attenzione: ai fini del licenziamento, a detta dei giudici, nessun rilievo assume il mancato rinvenimento delle somme in capo a chi ha omesso di battere lo scontrino. Ed infatti, se gli ammanchi di cassa sono riconducibili alla responsabilità del dipendente non rileva:

  • il mancato ritrovamento del denaro;
  • la mancanza di precedenti disciplinari a carico dell’incolpato;
  • la modica entità delle somme riscosse e non registrate (e pertanto presumibilmente “intascate” dal dipendente).

Nel caso all’attenzione della Suprema Corte, inoltre, a nulla sono valse le difese del cassiere, che ha tentato di giustificarsi affermando che i registratori di cassa fossero difettosi. In tali casi, infatti, è dovere del dipendente informare immediatamente il titolare dell’azienda o comunque il capo, affinché adotti tutte le misure necessarie.

Alla luce di quanto detto, dunque, il comportamento del cassiere che ometta di fare lo scontrino al cliente è molto grave ed integra una giusta causa di licenziamento, vale a dire una di quelle ipotesi in cui è possibile per il datore di lavoro licenziare in tronco il dipendente.


note

[1] Cass. sent. n. 26599 del 09.11.2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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