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Affidamento minori: la sindrome di alienazione genitoriale (PAS) non è malattia con valore scientifico

25 Marzo 2013
Affidamento minori: la sindrome di alienazione genitoriale (PAS) non è malattia con valore scientifico

La sindrome di alienazione parentale non può essere presa a parametro nelle decisioni del giudice sull’affidamento dei minori.

Ribaltando una propria decisione di appena dieci giorni prima [1], la Cassazione, con una sentenza dello scorso 20 marzo [2], ha disconosciuto il valore scientifico della PAS, ritenendola irrilevante nelle scelte che il giudice deve adottare sull’affidamento del minore.

Come a tutti noto, la sindrome di alienazione parentale (cosiddetta PAS) è ritenuta, da alcuni, un disturbo psicopatologico dei figli minori coinvolti in separazioni e divorzi conflittuali dei genitori (specie quando non adeguatamente mediati). Tuttavia, la maggioranza della comunità scientifica e legale internazionale non ritiene che tale patologia  sia classificabile tra i disturbi clinici ufficiali.

In quest’ultima linea si inserisce l’ultima Cassazione; essa ricorda che la Pas, dal punto di vista scientifico, non è riconosciuta dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Si tratta quindi di un disturbo pseudoscientifico, come scritto in una nota del 2010 della National District Attorneys Association, in grado di minacciare l’integrità del sistema penale e la sicurezza dei bambini vittima di abusi.

Insomma, se la PAS non ha fondamento scientifico – dice la Suprema Corte – e, pertanto, non può essere presa come riferimento per fondare le decisioni del giudice in tema di affidamento del minore. Sulla base di tale principio, la Cassazione ha annullato una sentenza del tribunale di Venezia che aveva allontanato un minore dalla famiglia per via di un sentimento di “odio e rifiuto” che il piccolo aveva maturato nei confronti dei genitori.


note

[1] Cass. sent. n. 5847 dell’8.03.2013.

[2] Cass. sent. n. 7041 del 20.03.2013.


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2 Commenti

  1. Quella situazione avente per oggetto la contesa dei figli in affidamento, la privazione da parte di questi di qualcosa di naturale e fisiologico, ovvero rimanere legati affettivamente ed emotivamente verso ambedue i genitori, è un tema sempre più sentito.

    Spesso si assistono a scene che non vorremmo mai né vedere nel reale, né nell’immaginario e sconfinato mondo di conflittualità di genitori separati, tali scene assumono connotati colorati di noir per l’affidamento dei figli. Allora la guerra tra i coniugi nei tribunali senza esclusione di colpi si realizza tra perizie psicologiche dei figli, che diventano le vittime della conflittualità; spesso infatti questi diventano il “redde rationem” di quella guerra.

    Alcune volte, l’affidamento fisico per uno dei due genitori, va di pari passo con un’esclusività di possesso che diventa anche mentale e non condivisibile con l’altro genitore. Un possesso esclusivo di qualcosa che non è un oggetto, ma fa parte del nostro dna.

    La sindrome di alienazione genitoriale (PAS) vero è che non viene riconosciuta come malattia nella psichiatria infantile, ma è nota a tutti, non solo agli addetti ai lavori; essa si trasmette e s’instaura lentamente nei figli contesi da genitori separati, e consiste nella denigrazione di uno dei genitori tramite lavaggio del cervello.

    Non sono necessari trattati di psichiatria infantile per capire che chi agisce in tale modo si sente in colpa per una rottura di un’unione matrimoniale, sia pure quando vi siano state motivazioni gravi.
    I figli in tale contesto instaurano una conflittualità, sia pur inconscia, verso il genitore denigrato, questo comporta spesso un’ipereattività, un’insoddisfazione, una carica di violenza intrinseca non mitigata dall’affetto naturale verso entrambi i genitori.

    L’insoddisfazione affettiva dei figli diventa così la causa della privazione di un affetto.
    La PAS infatti è considerata una situazione di maltrattamento del bambino che attenta alla sua incolumità psichica, fisica e affettiva: è un non riconoscimento del suo diritto a essere se stesso.
    Una violenza che va punita, una violenza sebbene talvolta sottesa ed involontaria ad un conflitto che non potrà mitigarsi. Non si può negare una sindrome, sia pur negata dalla medicina, che diventa reale in molti casi; una sindrome che spesso è nota nei tribunali minorili anche se non è riconosciuta come una malattia, ma in questo caso la malattia maggiore è dei genitori, quella possessività esclusiva, l’affetto che non deve e non può essere condiviso, gelosia sebbene naturale, ma morbosa che nuoce e che diventa fatale allo sviluppo adolescenziale.

    La non violenza psicologica sui figli dovrebbe necessariamente essere il leitmotiv per considerare una attenta revisione di qualcosa di reale che si verifica sempre piu spesso tra genitori separati, un qualcosa di non bello che scaturisce dalla fine di un unione il cui tempo ha inesorabilmente reso reale.

    L’amore finito tra i coniugi non deve riflettersi sui figli, musica innocente di un mondo contaminato. L’amore per i figli consiste anche nel far donare e nel permettere di donare amore all’altro genitore separato, di non farlo sentire in colpa agli occhi dei figli anche quando esiste una colpa, di non rendere appariscente né un qualcosa che lo è, né un qualcosa che non lo è.

    Solo così quell’amore senza la possessività sarà completo interamente, un amore che deve obbligatoriamente essere condiviso anche quando non c’è più niente da condividere.

  2. La p.a.s è volutamente utilizzata dai servizi sociali per rinchiudere, incarcerare bambini e adolescenti in “attesa” che possano, contro la loro volontà, recuperare il rapporto con l’altro genitore e per ogni bambino ospitato, i centri d’affido guadagnano, tramite noi contribuenti, una media di 70 – 100 al giorno per ospitato. Inutile aggiungere che questa fantomatica malattia non è più citata da anni dai tribunali di tanti altri Paesi civili.

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