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Farmaci originali o generici: quali convengono?

20 Dicembre 2018 | Autore:
Farmaci originali o generici: quali convengono?

Conta il principio attivo e non il marchio. Si può avere lo stesso effetto pagando di meno?

Aulin o nimesulide? Tachipirina o paracetamolo? Moment o ibuprofene? Ti sarà capitato di arrivare in farmacia con la ricetta di un medico che ti prescrive un medicinale per una malattia di stagione o per una terapia più seria e sentirti chiedere dal farmacista: «Vuole l’originale o il generico?». In quel momento spalanchi gli occhi e fai uno sguardo di smarrimento, come a dire: «Non ho capito la domanda». In effetti, sulla ricetta c’è scritto il nome. Perché il farmacista ti dice così? La risposta è tanto semplice quanto scontata: per una questione di soldi. Uno costa più dell’altro. Ma l’efficacia è la stessa? Il mal di testa ti passa, comunque, velocemente? La terapia prescritta avrà lo stesso risultato? Probabilmente sì, altrimenti il farmacista si atterrebbe alla prescrizione indicata e non ti chiederebbe nulla. Allora c’è solo da chiedersi: tra farmaci originali o generici, quali convengono?

Devi sapere che una ventina di anni fa sono scaduti i brevetti dei farmaci originali. Significa che chi produce l’Aulin o la Tachipirina oggi può trovarsi tranquillamente in commercio un altro medicinale con lo stesso principio attivo senza poter fare una piega. Altro discorso è che un paziente si affidi sempre a quel marchio perché si trova bene da una vita o, come si dice spesso, «è l’unico che mi fa passare il dolore». La scienza non è molto d’accordo, ma contento lui… Il nocciolo della questione è quello di spendere di meno per avere lo stesso risultato. Quindi, di riflettere si quali farmaci convengono, se quelli originali o quelli generici.

Viene in mente il famoso esempio del fumatore che vuole smettere con l’aiuto delle pastiglie. Il medico gli dice che con una scatola di quelle capsule con all’interno una medicina particolare riuscirà a vincere la dipendenza. In effetti, il fumatore comincia a prenderle e vede che non fa fatica a non pensare alle sigarette. Poi torna dal medico e gli dice: «Ottima questa terapia, mi ha dato una medicina miracolosa. Il solo pensiero di fumare mi fa star male. Grazie dottore». Il medico gli risponde: «Prego, sono felice per Lei. Ma non ringrazi me, piuttosto l’azienda che produce lo zucchero a velo che contenevano quelle capsule». A volte, fissarsi su un farmaco, originale o generico che sia, fa questi scherzi.

Così succede con le medicine che siamo abituati a comprare. Le abitudini ci fanno spendere di più per farci passare un banale mal di testa? Allora vediamo se c’è questa grande differenza tra farmaci originali o generici e quali convengono di più.

Che cosa contiene un farmaco?

Giusto per prendere l’esempio di uno tra i medicinali più usati contro la febbre o i dolori. Che si chiami Tachipirina, Efferalgan o Sanipirina poco cambia: si tratta di un farmaco che contiene il paracetamolo, che è il principio attivo di questo medicinale. Sapere che cosa c’è all’interno, aiuta a capire se c’è una differenza tra i farmaci originali o generici e quali convengono di più. Sta alla sensibilità del medico o del farmacista consigliare l’uno o l’altro, ma l’efficacia è pressoché la stessa.

Un farmaco, originale o generico che sia, ha due componenti:

  • il principio attivo, cioè le sostanze che agiscono farmacologicamente sull’organismo contro una malattia o un malessere;
  • gli eccipienti, vale a dire le sostanze che non hanno alcun effetto farmacologico ma che aiutano a dare la forma giusta al farmaco per essere assunto dal paziente. In altre parole, non ci guariscono ma ci permettono di pendere la medicina. Come il «poco di zucchero e la pillola va giù» di Mary Poppins, ecco.

Questo non vuol dire che gli eccipienti di un farmaco non siano importanti, anzi: a volte possono determinare che una persona con una certa patologia debba prendere un determinato farmaco anziché un altro pur avendo entrambi lo stesso principio attivo. Ad esempio, chi soffre di diabete potrebbe essere costretto a escludere una pillola con alcuni eccipienti che gli fanno solo del male, come il saccarosio. Il diabetico, insomma, non potrebbe seguire il consiglio di Mary Poppins. Lo stesso succederebbe a chi non può prendere il lattosio o qualsiasi altra sostanza contenuta negli eccipienti di un farmaco. Insomma, e come si suol dire, il medicinale «va usato con cautela, leggere attentamente il foglio illustrativo». In quel pezzo di carta piegato mille volte su sé stesso che troviamo all’interno della confezione, ci sono non solo le indicazioni su quando e perché prendere la pastiglia ma di che cosa è fatta, in modo che chi ha un’allergia o un’intolleranza sappia come regolarsi.

Farmaco originale o generico: quali differenze?

A questo punto, c’è una differenza sostanziale tra il farmaco originale e quello generico? Sì. E sai qual è? Il nome. Non c’è un’altra differenza tra entrambi. Il principio attivo è esattamente lo stesso. Possono, eventualmente, cambiare gli eccipienti. Ma prendere – giusto per restare sul solito esempio – una Tachipirina o un Efferalgan quando si ha 38 di febbre non cambia assolutamente nulla. Non cambia nemmeno se per quello stato febbrile acquistiamo in farmacia una scatola su cui c’è scritto «paracetamolo», dato che è il principio attivo.

Per semplificare ancora di più le cose, usiamo un altro marchio non proprio farmaceutico ma molto amato dagli italiani: la Nutella. Immagina di essere stato il compianto signor Ferrero. Un giorno ti inventi una formula per elaborare quella crema a base principalmente di cacao, nocciole, latte e zucchero per la quale sbava chiunque si trovi davanti a quel barattolo. Dai un nome al prodotto, lo brevetti, lo lanci sul mercato ed ottieni un successo senza precedenti. Il tuo brevetto lo protegge da qualsiasi imitazione. Così, se il tuo concorrente a corto di idee te lo copia e, il mese dopo, manda sugli scaffali dei supermercati un prodotto esattamente uguale, tu lo denunci e ottieni il risarcimento del danno. Anche se il concorrente ha messo sull’etichetta: «Crema a base di cacao, nocciole, latte e zucchero», senza un marchio preciso. Se la ricetta è la stessa, hai molte probabilità di vincere una causa in tribunale.

Con i farmaci non succede così. Un farmaco che ha un certo nome (citiamo sempre la Tachipirina a titolo esemplificativo) ha un brevetto che dura 10 anni. Dopodiché, a differenza della Nutella, chiunque può copiarlo e mandarlo sugli scaffali delle farmacie utilizzando la stessa «ricetta», cioè lo stesso principio attivo. Quello che darà il nome al suo prodotto. Quindi, 10 anni dopo l’uscita della Tachipirina, un’altra casa farmaceutica può mettere sul mercato lo stesso medicinale con su scritto nella confezione «Paracetamolo». La prima sarà il farmaco originale, il secondo, quello generico. Alla peggio possono cambiare gli eccipienti che, però, non hanno alcun effetto terapeutico. Entrambi, a parità di dosaggio, faranno scendere la febbre.

Farmaco originale o generico: quale conviene?

A questo punto, la risposta al quesito di partenza appare ovvia. Tra il farmaco originale e quello generico, quale conviene? Quello che costa di meno o che non contiene degli eccipienti a cui il paziente può risultare allergico o intollerante, visto che il principio attivo, cioè quello che ci fa guarire, è esattamente lo stesso. L’importante è che il principio attivo sia identico nella sostanza e nel dosaggio. A questo punto, si può dire che i due farmaci sono equivalenti (o bioequivalenti, per scomodare il libro delle parole tecniche).

Appare logico anche capire perché uno costa più dell’altro. Si tratta di pagare un marchio oltre al costo di ciò che contiene la scatola. Due vestiti fatti dalle stesse mani con la stessa stoffa e nello stesso posto possono avere un’enorme differenza di prezzo se uno lo si acquista con il marchio «Pierino» e l’altro con su scritto «Armani» sull’etichetta.

E anche in questo caso, facciamo qualche esempio. Scegliamo a caso qualche medicinale tra i più diffusi, a cominciare proprio dalla Tachipirina (non ce ne voglia l’Angelini). Una confezione con 30 compresse da 500 mg viene fatta pagare mediamente 5,25 euro. Una confezione di Paracetamolo Zent con lo stesso contenuto (30 compresse da 500 mg) costa 4,20 euro. La stessa scatola di Paracetamolo Sella viene 3,90 euro.

Per una confezione di Deltacortene (tra i farmaci contenenti cortisone più prescritti) con 10 compresse da 25 mg devi pagare 5,87 euro. Per una di Predsinone (lo stesso principio attivo) paghi 4,87 euro. Se la terapia è lunga, fai due conti.

Per una confezione di Aulin con 30 buste da 100 mg paghi 4,43 euro. Per la stessa confezione di Nimesulide Almus, paghi 2,36 euro.

E così via.


6 Commenti

  1. Salve, è vero che il “generico” può contenere fino al 30% in meno di principio attivo? In tal caso, dove sarebbe il risparmio? Grazie

  2. Mia madre prende dei medicinali per il cuore e lo specialista le ha detto di non prendere assolutamene il generico.In ogni caso essendoci di mezzo un organo vitale meglio ascoltare lo specialista.

    1. Nei nostri articoli cerchiamo di rispondere alle domande più frequenti degli utenti. Ovviamente, bisogna valutare i singoli casi e consultare sempre uno specialista.

  3. È assolutamente vero che gli eccipienti non hanno effetto di per sé ma possono influire sulla farmacocinetica della sostanza farmaci. Possono rallentare o favorire la soluzione del farmaco e quindi il suo assorbimento…da cui il suo effetto !
    Informazioni quindi false.

    1. Vero,ma possono e solo alcuni eccipienti su alcune preparazioni farmaceutiche(tipo iniettabili e/o a lento rilascio).Ma in una comune pillola Questo non avviene.E’ necessario sapere,nulla e’ vero e nulla e’ falso in assoluto.

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