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Donazione di quota indivisa: si può fare?

17 Gennaio 2019 | Autore: Teresa Rullo


Donazione di quota indivisa: si può fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Gennaio 2019



L’erede può decidere di donare la sua quota prima della divisione, quando il bene è in comproprietà. Ma la donazione della propria quota ereditaria è valida?

Dopo l’apertura della successione il coerede potrebbe non avere alcun interesse a ricevere la sua quota che può essere costituita da un singolo bene oppure dalla comproprietà di un bene con gli altri eredi. Pensiamo alla casa ricevuta in eredità dai tre figli della persona defunta. Se uno di questi decide di donare la sua quota ad un’altra persona che cosa deve fare? Può disporre liberamente della sua parte? E se i beni ereditati sono più di uno, l’erede può disporre di una quota di uno solo dei beni, prima della divisione? In sostanza, la donazione di quota indivisa: si può fare? Oltre all’esempio dei tre fratelli che ricevono una casa da dividere tra loro in eredità, bisogna pensare anche all’ipotesi in cui tre fratelli ricevono tre case dello stesso valore in eredità, una ciascuno. In questo caso, i fratelli possono donare la casa prima della divisione ereditaria? Il problema centrale è capire chi è il proprietario del bene prima della divisione: ciascun erede oppure tutti gli eredi in comproprietà? E quando la quota ereditaria riguarda una massa indivisa, con la donazione del bene si dispone anche del diritto di proprietà degli altri coeredi? La questione è alquanto complessa e con questo articolo cercheremo di fare un po’ di chiarezza su quando, come e se è possibile donare la propria quota ereditaria.

Cosa sono la massa ereditaria, la quota ereditaria, la quotina e la quotona?

Innanzitutto chiariamo alcuni termini che ritroviamo spesso parlando di questo argomento e che ci aiutano a comprendere meglio il tema.

La massa ereditaria detta anche asse ereditario è l’insieme dei beni del defunto che ricadono nella successione.

La quota ereditaria è quella parte del patrimonio del defunto attribuita all’erede. Ciascuna quota fa parte della cosiddetta massa ereditaria che, invece, è costituita dall’insieme dei beni oggetto di successione.

La quotina è la parte ereditata su uno soltanto dei beni facenti parte della massa ereditaria. Ad esempio, se l’eredità è costituita da tre appartamenti, la quotina è rappresentata dalla quota di un erede su uno soltanto degli appartamenti.

La quotona è la quota spettante sull’intera massa ereditata. Quindi, sempre nella ipotesi in cui la massa ereditaria sia costituita da tre appartamenti, la quotona per ciascun erede sarà costituita dalla propria quota su tutti e tre gli appartamenti complessivamente.

Che cos’è la divisione ereditaria?

La divisione viene definita come l’atto che consente agli eredi di passare da una situazione di comproprietà dei beni ereditati ad una situazione di proprietà esclusiva. Ad esempio, muore un padre di famiglia e lascia la moglie e due figli. Supponiamo che l’eredità sia costituita dalla casa e da alcune migliaia di euro sul conto corrente.

La moglie e i due figli diventano proprietari, ognuno per la sua parte, della casa e di quei soldi. Ovviamente, sarà facile dividere i soldi mentre, per dividere la casa e avere la propria parte, gli eredi dovranno venderla oppure uno di loro potrà acquistarla e pagare gli altri due eredi.

Prima della vendita della casa, però, i tre eredi si trovano in una situazione di comproprietà perché sono tutti e tre proprietari, anche se ciascuno per la propria parte.

Quindi, con la comunione ereditaria si ha una situazione di contitolarità tra gli eredi che si conclude solo con la divisione. Tale situazione può determinare dei problemi nel momento in cui uno dei coeredi abbia interesse a vendere o donare la sua quota o parte di essa. Per tale ragione il Codice civile ha posto dei rimedi ai casi in cui il coerede decida di vendere la sua quota.

Cosa succede se l’erede decide di donare la sua quota? In assenza di una disposizione normativa, negli anni si sono alternate diverse soluzioni al problema fino a quando le Sezioni Unite della Cassazione hanno affrontato la questione nel 2016. È importante sapere che la Corte di Cassazione decide a Sezioni Unite quando deve risolvere interpretazioni contrastanti della stessa Suprema Corte e intende dare una linea interpretativa ai giudici e agli altri operatori del diritto che ogni giorno si trovano ad affrontare questioni giuridiche complesse.

L’erede può donare la quota indivisa?

Secondo il codice civile [1] la donazione di cosa altrui o in parte altrui è nulla. Allo stesso modo tale norma prevede la nullità della donazione di beni futuri. Questo tema è stato ampiamente dibattuto e anche se la Corte di Cassazione ha seguito in prevalenza sempre lo stesso orientamento, le Sezioni Unite [2] hanno chiarito che la donazione della quota ereditaria (quotina) è nulla in quanto il bene oggetto di donazione non è ancora di proprietà del donante, ma rientra nella massa ereditaria e quindi è di proprietà anche degli altri eredi.

In secondo luogo, la donazione di cosa altrui deve essere considerata nulla, secondo le Sezioni Unite, perché manca uno degli elementi essenziali del contratto in quanto il bene non è nella disponibilità del donante ma potrebbe far parte del suo patrimonio in futuro, dopo la divisione ereditaria.

Facciamo un esempio. Se io so che diverrò a breve proprietario di una casa, secondo la citata norma del codice civile, io non la posso donare. Se facessi l’atto di donazione sarebbe comunque nullo. Questo succede perché io potrei cambiare idea e decidere di tenerla. La caratteristica principale della donazione per la legge, infatti, è lo spoglio, la privazione del bene per chi dona con lo scopo di arricchire un’altra persona. Appare ovvio che se io ancora non sono proprietario, questo impoverimento non si realizza.

In futuro, quando diventerò proprietario di quel bene, potrei addirittura cambiare idea e decidere di tenere quel bene. Per questa ragione la legge ritiene che in questi casi la donazione è nulla. Dunque, l’appartenenza del bene al donante costituisce un elemento essenziale della donazione.

Ribadiamo che il donante dispone di un proprio diritto con l’intenzione di incrementare il patrimonio altrui e nella consapevolezza di un suo impoverimento.

Riassumendo, per le Sezioni Unite la donazione della quota indivisa è quindi nulla nei seguenti casi:

  • quando le parti non siano consapevoli del fatto che il bene non sia di proprietà esclusiva del donante perché anche gli altri eredi ne sono proprietari;
  • quando il donante per errore ritiene di essere proprietario del bene;
  • quando il donante sia in mala fede e fa credere al donatario di essere il proprietario del bene;
  • quando, anche nella consapevolezza del fatto che il bene non sia ancora di proprietà del donante, le parti non inseriscono nell’atto di donazione tale circostanza.

Oltre ai casi di nullità della donazione, dalla sentenza citata si ricavano anche i casi in cui la donazione è valida. Per la validità della donazione nell’atto deve essere espressamente chiarito che il bene ancora non è nella disponibilità del donante ma verrà trasferito al donatario solo nel momento in cui l’erede/donante ne diverrà proprietario. Quindi, le parti devono essere consapevoli che il bene sia di altri nel momento in cui viene fatto l’atto di donazione.

Ricapitolando, possiamo affermare che in base all’orientamento delle Sezioni Unite, la donazione della quota indivisa (quotina) è assimilata alla donazione di cosa altrui e viene considerata valida solo in presenza di due presupposti:

  • il donante ed il donatario devono essere consapevoli del fatto che il bene non è ancora di proprietà del donante;
  • la consapevolezza della proprietà altrui del bene deve essere espressamente inserita nell’atto pubblico di donazione e il donante nello stesso atto deve assumersi l’obbligo di trasferire al donatario il bene nel momento in cui ne diverrà proprietario e quindi dopo la divisione.

Quali sono le conseguenze in caso di donazione della quotina?

Il principio stabilito dalle norme del Codice civile e dalle Sezioni Unite della Cassazione è che la donazione di quella che in gergo viene chiamata quotina è nulla. Questo perché la donazione della quotina è assimilata alla donazione di un bene altrui. Infatti, come abbiamo visto sopra, la quotina è la quota indivisa solo su uno dei beni ereditari. Si pensi alla donazione di una quota dell’appartamento che rientra nella massa ereditaria insieme a molti altri beni.

La quotina può essere donata purché nell’atto di donazione venga espressamente chiarito che il bene donato non è nella disponibilità del donante, ma fa parte di una massa ereditaria in cui più eredi sono titolari. Solo nel momento in cui il bene verrà diviso tra i coeredi si realizzerà la donazione. Ciò succede perché, secondo un consolidato orientamento della giurisprudenza, la quotina è assimilata al bene altrui e, quindi, è come se io donassi un bene di proprietà di un’altra persona che ancora non è mio.

Affinché il trasferimento oggetto di donazione si realizzi è di fondamentale importanza che il donante non esca dalla comunione ereditaria. Ugualmente rilevante per la realizzazione del trasferimento di proprietà del bene oggetto di donazione è la divisione della massa ereditaria che vedremo a breve.

Cosa accade se viene donata la quotona?

La quotona, come abbiamo visto sopra, è la quota dell’intera massa ereditaria. Nel caso in cui il coerede decida di donare ad una persona estranea la quota indivisa (la sua parte su tutti i bene oggetto di eredità), il coerede uscirà dalla comunione dei beni ereditari. Il donatario, cioè colui che ha ricevuto in donazione la quota, entra a far parte della comunione ereditaria e sarà lui a decidere come e quando procedere alla divisione della massa insieme agli altri coeredi. Nella comunione (sia ereditaria che ordinaria), il comproprietario ha la libera disponibilità sulla quotona perché è sull’ampia massa, mentre, come abbiamo visto, non avviene lo stesso con la quotina.

Chi è il proprietario del bene prima della divisione?

Come evidenziato anche dalle Sezioni Unite, prima della divisione il singolo bene ereditario non fa parte del patrimonio del donante. Pertanto l’atto di donazione che ha ad oggetto la quota di quel bene non determina il trasferimento della proprietà dall’erede/donante al donatario.

Il trasferimento di proprietà si avrà solo a seguito della divisione. Ad esempio, due fratelli ereditano un appartamento e uno dei due decide di donare la sua parte a suo figlio. Solo nel momento in cui quell’appartamento viene venduto il figlio dell’erede diventerà proprietario.

Non a caso, proprio la divisione ereditaria ha suscitato delle perplessità tra gli esperti del settore. Alcuni, infatti, ritengono che la soluzione data dalle Sezioni Unite non esclude completamente l’insorgenza di problemi. Nulla, infatti, è stato disposto riguardo alla divisione ereditaria del bene la cui quota sia stata donata. Si pensi ai casi in cui gli eredi non procedano mai alla divisione. Ad ogni modo, è opportuno evidenziare che allo scioglimento della comunione dei coeredi su quel bene si può giungere anche con atti diversi dalla divisione.

Se il bene è indivisibile, si pensi ad un monolocale, il bene può anche essere venduto oppure assegnato a uno dei coeredi. In tal caso la persona a cui è stata donata la quota riceverà solo una somma di denaro. Ricordiamo, inoltre, che la divisione può essere chiesta da tutti gli eredi e quindi anche da chi ha donato la sua quota.

L’interpretazione sulla quota indivisa si applica anche alla comunione ordinaria?

Pur avendo trattato esclusivamente le problematiche attinenti la comunione ereditaria, per completezza aggiungiamo che l’interpretazione data dalle Sezioni Unite viene applicata anche ai casi di comunione ordinaria. Difatti, il Codice civile [3] prevede espressamente che le norme sulla divisione ereditaria si applicano anche alle comunioni ordinarie quando non siano contrastanti.



Di Teresa Rullo

note

[1] Art. 771 cod. civ.

[2] Cass. Sez. U. sent. n. 5068/2016.

[3] Articolo 1116 cod. civ.


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