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Permessi per allattamento al padre

2 Febbraio 2019 | Autore:


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Nella tutela della genitorialità rientrano anche i permessi per allattamento riconosciuti al padre. Qui è spiegato in cosa consistono, quando spettano e come richiederli.

Sei un lavoratore da poco diventato padre e vuoi presentare la domanda per i riposi per allattamento? Tua moglie ha bisogno di un aiuto per la cura del vostro bambino appena adottato e hai necessità di sapere come funzionano i permessi per allattamento al padre? In caso di parto gemellare sia tu sia la tua coniuge potete godere dei permessi per allattamento? Il legislatore italiano ha previsto una serie di misure di conciliazione tra la vita professionale e quella familiare che non si rivolgono solo alla madre ma anche al padre. Negli ultimi anni infatti, sono stati numerosi i provvedimenti emanati al fine di aumentare le tutele nei loro riguardi che consentono la presenza dei genitori accanto al bambino nei primi anni di vita al fine di soddisfare i suoi bisogni affettivi e relazionali. In tale quadro legislativo vanno inquadrati i permessi per allattamento riconosciuti alla madre ed in alcuni casi anche al padre, di cui ci occuperemo in maniera più dettagliata in questo articolo.

Riposi per allattamento: cosa sono?

Oltre al congedo obbligatorio per maternità e a quello parentale, durante il primo anno di vita del bambino, i genitori possono usufruire di due periodi di riposo, anche cumulabili, durante la giornata di lavoro.

La normativa di riferimento [1] riconosce questi permessi alle lavoratrici madri che, una volta terminato il periodo di congedo obbligatorio, decidono di non usufruire del congedo parentale. Anche il padre ha diritto agli stessi periodi di riposo previsti per la madre nel caso in cui questa’ultima non ne usufruisca.

Se richiesto dalla lavoratrice, il datore di lavoro è obbligato a consentire alla madre di assentarsi usufruendo dei riposi di allattamento.

Più precisamente nel corso del primo anno di vita del bambino, la lavoratrice ha diritto a:

  • due ore di riposo al giorno, se l’orario contrattuale è pari o superiore alle sei ore giornaliere;
  • un’ora di riposo al giorno, se l’orario contrattuale di lavoro è inferiore alle sei ore giornaliere.

Spetta alla lavoratrice decidere le modalità di fruizione di tali permessi, potendo scegliere se farlo per due ore consecutive al giorno oppure se frammentare le stesse nell’arco della giornata  (ad esempio un’ora al mattino ed un’ora al pomeriggio).

Se però, all’interno del luogo di lavoro o nelle immediate vicinanze vi sono asili nidi o strutture idonee a prendersi cura del bambino, il permesso per allattamento sarà di una sola mezz’ora.

I riposi giornalieri per allattamento sono riconosciuti anche nei casi di adozione/affidamento entro un anno dall’ingresso del bambino adottato/affidato in famiglia.

Nel caso di minori con handicap tali periodi di riposo possono essere goduti dai genitori fino al compimento dei tre anni di età del figlio.

A differenza del congedo parentale questi permessi per allattamento sono retribuiti al 100%.

Quando il padre può fruire dei riposi per allattamento

Perché il padre possa godere dei permessi per allattamento devono ricorre determinate condizioni: è necessario che la madre non ne usufruisca perché impossibilitata a farlo oppure che vi abbia rinunciato.

E’ infatti, prevista la possibilità per il padre di richiedere detti riposi nelle seguenti ipotesi:

  • in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga, anche se si tratta di madre lavoratrice dipendente che non si può avvalere dell’astensione facoltativa in quanto appartenente a categoria di lavoratori non aventi diritto ai congedi per allattamento (lavoratrici domestiche o a domicilio);
  • nel caso di madre lavoratrice non dipendente, ovvero artigiana, commerciante, coltivatrice diretta o colona, imprenditrice agricola, parasubordinata (a progetto), libera professionista (con o senza cassa) ma anche casalinga indipendentemente dalla sussistenza di situazioni che determinano l’oggettiva impossibilità della madre stessa di accudire il bambino;
  • in caso di morte o di grave infermità della madre, indipendentemente dal fatto che sia stata, o meno, lavoratrice dipendente;
  • in caso di figli affidati al solo padre (questa ipotesi è equiparata quella del decesso o grave infermità della madre, indipendentemente dalla condizione di lavoratrice);
  • in caso di parto plurimo.

Le condizioni per il riconoscimento dei riposi per allattamento

Perché al lavoratore venga riconosciuto il diritto ai permessi per allattamento è necessario che questi sia coperto dall’assicurazione Inps prevista per la tutela della paternità e abbia in corso un rapporto di lavoro dipendente.

A quante ore ha diritto il padre a titolo di permessi per allattamento

Il padre ha diritto agli stessi periodi di riposo per allattamento previsti per la madre ovvero a 2 ore di permesso cumulabili durante la giornata, qualora l’orario giornaliero di lavoro non sia inferiore alle 6 ore.

Parimenti alla madre, il lavoratore può decidere le modalità di fruizione di questi periodi di riposo, cioè se goderne in maniera continuativa o frazionata.

Se invece il lavoratore padre è impiegato part-time con orario inferiore alle 6 ore, allora avrà diritto ad 1 sola ora di permesso al giorno.

I permessi per allattamento e il congedo parentale

I permessi per allattamento non sono cumulabili con il congedo parentale, neppure quando questo viene fruito ad ore e per un figlio differente. Si tratta di una misura alternativa in parte più conveniente rispetto al congedo parentale poiché le assenze giustificate dal congedo sono retribuite al 30% dello stipendio, mentre quelle dei permessi per allattamento al 100%.

I permessi per allattamento e i parti plurimi

Un caso in cui il padre e la madre possono godere contestualmente del permesso per allattamento è quello del parto multiplo; in questa ipotesi, infatti, i periodi di riposo vengono raddoppiati e le ore aggiuntive possono essere utilizzate anche dal padre.

Una lavoratrice madre impiegata full-time che partorisce due gemelli, quindi, può decidere di:

  • godere di 4 ore di riposo al giorno, se l’orario di lavoro è pari o superiore a 6 ore giornaliere;
  • godere di 2 ore di riposo così da far godere le altre 2 al padre, se l’orario di lavoro è inferiore alle 6 ore giornaliere;
  • godere di 3 ore di riposo sempre se l’orario di lavoro è pari o superiore a 6 ore giornaliere, così da far godere l’altra al padre.

Il raddoppio delle ore per i parti plurimi, è standard nel senso che qualora siano nati tre gemelli, ciò non comporta una triplicazione delle ore di permessi per allattamento che rimangono comunque raddoppiate.

Infine è importante sottolineare che il padre non ha diritto a questi permessi qualora la madre non abbia rinunciato al congedo parentale. Quindi, mentre la lavoratrice può beneficiare di questi permessi anche nei periodi in cui il padre richiede il congedo parentale, nel caso del lavoratore è necessario che entrambi i genitori abbiano rinunciato al congedo.

I riposi per allattamento in caso di adozione/affidamento

Come si è già detto in precedenza anche i lavoratori-padri adottivi o affidatari possono beneficiare dei riposi per allattamento entro il primo anno dall’ingresso del minore in famiglia o non nel primo anno di età dello stesso.

Se il lavoratore è un dipendete pubblico e presta servizio in un’altra sede in modo temporaneo, allora potrà godere di tali permessi entro i tre anni dall’adozione/affidamento indipendentemente dall’età del minore.

I genitori adottivi possono fruire dei riposi per allattamento solo alla fine del periodo obbligatorio di astensione, che in genere coincide con i tre mesi dal parto, e a partire dal giorno dopo dell’ingresso del bambino in famiglia.

Adozioni/affidamento di due o più bambini

I riposi giornalieri per allattamento sono riconosciuti anche nel caso di adozioni o affidamenti di più minori; pertanto, i genitori avranno diritto al raddoppio delle ore come avviene per i genitori naturali.

Se i genitori entrambi lavoratori dipendenti hanno adottato o preso in affidamento un minore e contemporaneamente hanno avuto anche un figlio naturale, agli stessi spettano sia i permessi per allattamento in relazione al minore adottato o affidato fino a quanto questi non avrà compiuto il primo anno di età sia quelle in relazione al figlio naturale.

I permessi per allattamento e le esigenze aziendali

Nei casi in cui il padre può godere dei permessi per allattamento, se ne fa richiesta, il datore di lavoro è obbligato a consentirgli di assentarsi. Al fine di non incidere negativamente sull’organizzazione lavorativa è bene in ogni caso che datore di lavoro e lavoratore si accordino sulle modalità di utilizzo dei permessi.

Chi paga l’indennità per i permessi per allattamento

L’indennità viene pagata dal datore di lavoro che la anticipa in busta paga salvo poi, chiederne il rimborso all’Inps.

I periodi di riposo per allattamento sono equiparati alle ore di lavoro e quindi, non comportano alcuna variazione in ordine all’anzianità di servizio del lavoratore, alla maturazione delle ferie e ad eventuali altri periodi di permessi.

Esistono tre categorie di lavoratori per i quali è previsto il pagamento dell’indennità direttamente dall’Inps e più precisamente: i lavoratori stagionali a tempo determinato, i lavoratori agricoli a tempo determinato e i lavoratori dello spettacolo saltuari o a termine.

La domanda dei permessi per allattamento da parte del padre

Il padre se vuole fruire dei permessi per allattamento, deve fare contestualmente richiesta all’Inps, in carta semplice, da spedire tramite raccomandata A/R, e al proprio datore di lavoro.

La domanda deve essere presentata all’Inps entro il termine di prescrizione, pari ad un anno.

Il lavoratore deve allegare alla domanda una fotocopia del proprio documento di identità.

Nel caso in cui il padre voglia godere dei riposi per allattamento alternativamente alla madre (lavoratrice dipendente) ovvero in caso di parto plurimo, insieme alla domanda dovrà presentare anche il certificato di nascita dal quale risulti la maternità e la paternità oltre ad una dichiarazione di rinuncia ai permessi per allattamento sottoscritta dalla madre e confermata dal suo datore di lavoro.

Se la madre non è una lavoratrice dipendente ed in caso di parto gemellare, il padre dovrà allegare alla domanda per i riposi giornalieri il certificato di nascita come sopra specificato e una dichiarazione della madre in cui si attesta che questa non è una lavoratrice.

Modalità di presentazione della domanda dei riposi per allattamento

Per la presentazione della domanda all’Inps è intervenuta di recente una novità.

Infatti, l’Inps [2] ha comunicato l’applicazione del regime telematico per la presentazione delle domande per i riposi giornalieri per allattamento, fino a quel momento presentate in modalità cartacea.

A tal fine la procedura di presentazione dovrà avvenire:

  • tramite il sito dell’Inps, utilizzando il servizio online accessibile direttamente dal cittadino (purché in possesso del PIN dispositivo);
  • chiamando il contact center multicanale al numero Inps 803 164 (per chi chiama da rete fissa) o 06 164164 (per chi utilizza il cellulare);
  • rivolgendosi ad un patronato (anche in questo caso è richiesto il PIN dell’Inps).

Indipendentemente dalla modalità scelta, l’Inps ha previsto un periodo di transizione durante il quale le domande potranno continuare ad essere presentate secondo i modi tradizionali.

Terminato tale periodo, l’inoltro delle domande per i permessi per allattamento dovrà avvenire esclusivamente per via telematica. Anche la documentazione richiesta dovrà essere allegata in via telematica.

I documenti da allegare alla richiesta dei permessi per allattamento

Nel dettaglio, ai fini della richiesta da parte del padre dei permessi per allattamento, devono essere allegati i seguenti documenti:

  • il certificato di nascita del bambino;
  • provvedimento formale da cui risulta l’affidamento esclusivo;
  • certificato – o dichiarazione sostitutiva – di morte della madre;
  • certificazione sanitaria nella quale si attesta la grave infermità della madre;
  • dichiarazione con cui la madre attesta la propria decisione (che deve essere confermata dal datore di lavoro) di non fruire delle ore di riposo a cui avrebbe diritto;
  • dichiarazione con cui la madre attesta di non essere una lavoratrice dipendente;
  • copia del provvedimento di adozione (o affidamento) o di qualsiasi altro documento dell’autorità competente da cui risulti la data di effettivo ingresso del minore in famiglia qualora il permesso si richieda in seguito ad un’adozione/affidamento.

L’eventuale certificazione medico-sanitaria necessaria all’istruttoria, invece, deve essere presentata in originale o, nei casi consentiti dalla legge, in copia autentica direttamente allo sportello oppure spedita a mezzo raccomandata [3].

In ogni caso entrambi i genitori devono impegnarsi a comunicare all’Inps eventuali variazioni successive.

note

[1] D. Lgs. 15/2001.

[2] Messaggio Inps n. 3014 del 27.07.2018.

[3] Art. 49 D.P.R. n. 445/2000.


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