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Ravvedimento operoso 2019: aumento interessi del 266%

20 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Dicembre 2018



Aumenta dallo 0,3% allo 0,8% il tasso di interesse legale: più cari ravvedimento operoso, definizione agevolata, definizione degli accertamenti e chiusura delle liti pendenti con pace fiscale.

Pagare le tasse in ritardo costerà molto di più, dal 1° gennaio 2019: è stato quasi triplicato, difatti, il tasso d’interesse legale, dallo 0,3% allo 0,8%. Un aumento degli interessi del 266%, che determina un incremento notevole del costo della regolarizzazione dei mancati o insufficienti versamenti dovuti al fisco da parte dei contribuenti.

L’aumento del tasso d’interesse legale è stato disposto da un nuovo decreto del ministero dell’Economia [1]: il ministro dell’Economia può infatti modificare la misura degli interessi legali, sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore a 12 mesi,  e tenuto conto del tasso di inflazione registrato nell’anno.

In parole semplici, il tasso d’interesse legale è aumentato dal ministro dell’Economia se aumenta l’inflazione, oppure se aumentano i rendimenti dei Bot.

Considerando che l’inflazione è rimasta pressoché invariata rispetto all’anno precedente, il “colpevole” dell’incremento degli interessi legali è stato dunque l’aumento dei rendimenti dei Bot, a causa della recente crescita dello spread, cioè del differenziale con i titoli di Stato tedeschi.

Saranno dunque più care diverse misure, ad esempio il ravvedimento operoso, che consente al contribuente di mettersi in regola con le imposte pagate in ritardo, versando una sanzione ridotta più gli interessi legali; più cari anche la definizione agevolata, la definizione degli accertamenti e la chiusura delle liti pendenti con pace fiscale.

Ma procediamo per ordine e , dopo aver fatto il punto sul tasso d’interesse legal, vediamo come funziona il ravvedimento operoso 2019: aumento interessi del 266%, calcolo delle sanzioni.

Che cosa sono gli interessi legali?

Gli interessi legali sono gli interessi stabiliti dalla legge [2], applicati nella generalità dei casi ai rapporti tra le parti.

In parole semplici, se due parti di un rapporto giuridico desiderano applicare degli interessi superiori alla misura legale, questi interessi maggiorati (entro le soglie usurarie), o interessi convenzionali, devono essere pattuiti e richiedono il consenso del debitore, per iscritto. Se manca la pattuizione espressa, devono essere applicati gli interessi legali.

Gli interessi legali o convenzionali possono essere corrispettivi o moratori: gli interessi sono definiti come moratori quando sono dovuti in caso di ritardo nell’adempimento di un’obbligazione, se imputabile al debitore. Gli interessi moratori sono dovuti una volta scaduto il termine per l’adempimento e costituito in mora il debitore (la costituzione in mora è una dichiarazione formale con la quale il creditore invita il debitore a eseguire la prestazione). Hanno la finalità di sanzionare il debitore e risarcire il creditore, indipendente dalla prova da parte del creditore di aver subito un danno.

Gli interessi di mora sono dovuti al tasso legale: se, però, prima della costituzione in mora risultavano dovuti interessi corrispettivi più elevati del tasso legale, quindi interessi convenzionali, gli interessi moratori sono maggiorati rispetto agli interessi legali, fermo restando il limite usurario.

Come funziona il ravvedimento operoso per pagamento delle tasse in ritardo?

Se alcune imposte, come ad esempio l’Imu e la Tasi, sono pagate in ritardo, cioè dopo il termine di versamento previsto dalla legge, devono  essere calcolate le sanzioni sull’imposta dovuta, ed applicati gli interessi legali. Le sanzioni non sono previste in misura fissa, ma in misura percentuale, che aumenta all’aumentare dei giorni di ritardo.

Le sanzioni sono ridotte, grazie allo strumento del ravvedimento operoso. In particolare, si può beneficiare del:

  • ravvedimento sprint: prevede la possibilità di sanare la propria situazione versando l’imposta dovuta entro 14 giorni dalla scadenza con una sanzione dello 0,1% giornaliero (1/15 di 1/10 del 15%, in quanto la sanzione minima ordinaria, pari al 30%, è dimezzata per i pagamenti effettuati entro 90 giorni) del valore dell’imposta, più gli interessi giornalieri calcolati sul tasso di riferimento annuale;
  • ravvedimento breve: applicabile dal 15° al 30° giorno di ritardo, prevede una sanzione fissa del 1,5% (1/10 del 15%) dell’importo da versare, più gli interessi giornalieri calcolati sul tasso di riferimento annuale;
  • ravvedimento intermedio: è applicabile dopo il 30° giorno di ritardo fino al 90° giorno, e prevede una sanzione fissa del 1,67% (cioè 1/9 del 15%) dell’importo da versare, più gli interessi giornalieri calcolati sul tasso di riferimento annuale;
  • ravvedimento lungo: è applicabile dopo il 90° giorno di ritardo, ma comunque entro i termini di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione, oppure, se non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore; prevede una sanzione fissa del 3,75% (1/8 del 30%) dell’importo da versare, più gli interessi giornalieri calcolati sul tasso di riferimento annuale;
  • ravvedimento biennale: è applicabile per versamenti eseguiti entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo o, se non è prevista la dichiarazione, due anni dall’omissione; la sanzione applicabile è pari al 4,29% (1/7 del 30%);
  • ravvedimento lunghissimo o ultra biennale: è applicabile per versamenti eseguiti oltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, oltre due anni dall’omissione o dall’errore; la sanzione è pari al 5% (1/6 del 30%); questo ravvedimento è applicabile ai soli tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate, per cui non può essere utilizzato per i tributi comunali;
  • ravvedimento successivo a p.v.c.: questo ravvedimento può essere utilizzato se la regolarizzazione avviene dopo il processo verbale di constatazione (p.v.c.), fatta esclusione per i casi di mancata emissione di ricevuta fiscale, ddt, scontrini fiscali o di omessa installazione dei misuratori fiscali;
  • ravvedimento trimestrale: è applicabile per il versamento delle rate omesse dopo la prima, nei casi di accertamento con adesione, concordato, conciliazione, avvisi bonari; resta la possibilità di utilizzare il ravvedimento sprint o breve se la regolarizzazione avviene in un termine più breve.

Calcolo degli interessi per ravvedimento operoso

Perché un versamento possa considerarsi ravveduto non basta saldare la sanzione, ma è necessario anche il pagamento degli interessi legali.

L’ammontare del tasso d’interesse legale varia ogni anno: nel 2014 era pari all’1%, nel 2015 è sceso allo 0,50%, nel 2016 è sceso allo 0,2%, nel 2017 era pari allo 0,1%,  nel 2018 è pari allo 0,3% e nel 2019 risulta pari allo 0,8%, come abbiamo osservato.

La formula per calcolare gli interessi, relativa a ogni annualità, è la seguente:

  • imposta da pagare, moltiplicata per il tasso d’interesse legale, diviso 365, per il numero dei giorni di ritardo.

Ad esempio, se un contribuente deve pagare 400 euro di acconto Imu 2018, con 60 giorni di ritardo, il calcolo sarà:

  • [(400 x 0,30%):365] x 60.

Quindi versa 20 centesimi d’interessi (0,197 euro, arrotondato per eccesso).

Lo stesso ritardo, nel 2019, costerà più caro. Il calcolo infatti sarà:

  • [(400 x 0,80%):365] x 60.

Quindi verserà 53 centesimi d’interessi (0,526 euro, arrotondato per eccesso).

Se il saldo di un’imposta da versare nel 2018 è pagato nel 2019, si deve applicare il cosiddetto principio del pro rata temporis: in pratica, per ogni periodo deve essere applicato il tasso di interesse legale in vigore.

Tornando all’esempio precedente, ipotizzando che ad essere pagato in ritardo di 60 giorni sia il saldo Imu 2018, con scadenza il 17 dicembre 2018,  per la regolarizzazione del dovuto nel corso del 2019 il contribuente deve calcolare, oltre alla sanzione in misura ridotta in base alle regole del ravvedimento operoso, anche gli interessi legali sul mancato versamento nella misura dello 0,3% fino al 31 dicembre 2018 e nella misura dello 0,8% dal 1° gennaio 2019 fino alla data della regolarizzazione.

note

[1] Decreto del ministero dell’Economia del 12/12/2018.

[2] Art. 1284 Cod. Civ.


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