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Risarcimento cliente: l’avvocato ne può avere una parte?

19 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Gennaio 2019



L’accordo sul compenso può prevedere una percentuale sull’eventuale risarcimento? Quali caratteristiche dovrebbe avere questo patto?

Una grave tragedia, come la perdita di un genitore oppure di un figlio, a seguito di un incidente o di un malcapitato errore medico, rappresentano un evento doppiamente terribile: da un lato c’è il dolore per la perdita incolmabile di un proprio caro, dall’altro la rabbia per la morte provocata dalla responsabilità di qualcuno. Ebbene, se purtroppo ti riconosci in questa situazione, con buona probabilità ti ritrovi a battagliare con l’assicurazione del soggetto responsabile. Il conducente dell’auto, piuttosto che il medico negligente, sono infatti regolarmente assicurati, ma trattandosi di una cifra notevole, l’accordo transattivo con la compagnia assicuratrice difficilmente sarà raggiungibile con facilità. Per questa ragione ti sei rivolto ad un avvocato specializzato nella materia, il quale avrà il compito di mettere alle strette il proprio interlocutore e, se possibile, di raggiungere un accordo transattivo economicamente sufficiente, senza magari attendere l’esito di un’azione legale lunga e costosa. E anche per questo motivo, che l’avvocato ti ha proposto il seguente patto: invece di chiederti e ricevere un corposo anticipo per la prestazione da eseguire, penserà lui ad anticipare ogni spesa. In cambio gli dovrai riconoscere un onorario finale, calcolato in percentuale sul valore dell’azione di risarcimento che si dovrà proporre. Ebbene a questo punto, prima di accettare la sua proposta, la domanda che ti poni è la seguente: relativamente al risarcimento dovuto al cliente, l’avvocato ne può avere una parte? È lecito questo patto oppure no? Il patto deve essere scritto oppure è sufficiente una stretta di mano? L’avvocato può chiedere qualsivoglia percentuale oppure c’è un limite?

Percentuale risarcimento: è lecito il patto con l’avvocato?

La situazione descritta in precedenza non è tanto rara. Alle volte capita che sia stesso il cliente a proporre all’avvocato una percentuale sul valore dell’eventuale risarcimento, poiché non ha i mezzi sufficienti per affrontare i costi di un’azione legale: ma sarebbe lecito un patto del genere? In primo luogo, come sempre accade in questi casi, devi sapere cosa dice la legge a riguardo. Ebbene questa afferma che avvocato e cliente possono liberamente accordarsi sul compenso, anche prevedendo una percentuale sul valore dell’affare oppure su quanto possa avvantaggiarsi il cliente stesso a seguito dell’attività prestata [1]. Tuttavia, se in linea teorica questo accordo è possibile, devi anche sapere che deve rispettare determinati requisiti.

Percentuale risarcimento: quando il patto è valido?

Come avrai sicuramente capito, accordarsi sul valore della causa risarcitoria con il proprio avvocato, può tornare molto utile, soprattutto se non hai i mezzi economici per sostenere una causa difficile ed onerosa. Hai visto anche che il patto è assolutamente lecito e possibile, tuttavia devi anche sapere che questo accordo deve rispettare determinate requisiti, a pena di validità:

  • in primo luogo non è sufficiente una semplice stretta di mano. Il patto per quanto possa essere stato raggiunto verbalmente, deve essere sancito e formalizzato per iscritto. Non è necessario andare dal notaio, ma nemmeno sarebbe possibile che tutto rimanesse a titolo verbale. Quindi le parti, cioè l’avvocato e il cliente, devono stabilire per iscritto i termini dell’accordo sul compenso. Ovviamente è la legge a precisare quanto appena affermato [2], sostenuta dall’interpretazione corrente della giurisprudenza [3];
  • in secondo luogo non può essere stabilita una percentuale a piacere, ma deve essere proporzionata ed adeguata all’attività professionale che si dovrà compiere [4]. Si tratta di una disposizione molto giusta, poiché evita che qualche avvocato poco corretto possa approfittare della situazione, imponendo una percentuale sul valore della domanda di risarcimento assolutamente eccessiva. A questo proposito, ricordati che un patto sul compenso, dove viene stabilita una percentuale sproporzionata ed inadeguata all’attività compiuta, è anche motivo per imporre al professionista di turno una meritata sanzione disciplinare [5].
  • in terzo luogo, il patto non può essere legato al risultato della causa, cioè a percentuale su quanto effettivamente conseguito, ma soltanto legato al valore della domanda risarcitoria, a pena di invalidità del patto [6].

Percentuale sul risarcimento: quando è sproporzionata?

Come avrai potuto capire, l’accordo tra cliente e avvocato sul compenso e che prevede un percentuale sul valore della domanda di  risarcimento è ammissibile, ma purché l’importo ipotizzabile sia proporzionato ed adeguato all’attività che il professionista dovrebbe compiere. Ebbene, si tratta di una valutazione che potrebbe risultare difficile da fare. Non esiste infatti una tabella di legge a cui fare riferimento e quindi, il tutto verrebbe essere rimesso al giudizio discrezionale di un giudice. In linea di massima, però, ragionando sulla base dei precedenti giurisprudenziali in materia, degli indici di riferimento potrebbero essere la difficoltà dell’incarico, l’alta probabilità di raggiungere un risultato positivo per il cliente, la mole dell’attività compiuta. In altri termini, volendo fare un esempio, una semplice attività stragiudiziale compiuta dall’avvocato, con buona probabilità difficilmente giustificherebbe un accordo in percentuale che supererebbe o si avvicinerebbe al 20/25 per cento. Insomma, non solo devi stare attento a quello che eventualmente firmi, ma anche l’avvocato che ti induce ad un patto manifestamente ingiusto, deve sapere che, in un’ipotesi come quella appena descritta, potrebbe aver concluso un accordo sul compenso di difficile imposizione al cliente.

note

[1] Art. 13 co. 3 Legge 247/2012

[2] Art. 2233 cod. civ.

[3] Trib. di Roma sent. n. 556/2015

[4] Art. 29 Cod. Deont. Forense

[5] Cass. civ. S.U. sent. n. 25012/2014 – Cnf sent. n. 225/2013

[6] Art. 13 co. 4 Legge 247/2012


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