Bollette a 28 giorni: stop ai rimborsi

20 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Dicembre 2018



Il Consiglio di Stato sospende il pagamento compensativo dei giorni pagati in più dagli utenti. Tutto rinviato alla prossima decisione entro il 31 marzo 2019.

E alla fine l’hanno vinta loro. Ancora loro. Sempre loro. Le compagnie di telecomunicazioni la spuntano sui loro utenti ed incassano il «sì» che attendevano dal Consiglio di Stato: I Quattro Magnifici (Tim, Vodafone, Wind-Tre e Fastweb) non dovranno pagare ai loro clienti i rimborsi per le bollette a 28 giorni. Sarebbe da dire «oltre al danno la beffa» se non fosse perché è una frase troppo scontata in questo caso. Comunque sia, il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta delle compagnie di telecomunicazioni di sospendere il pagamento dei rimborsi che doveva avvenire entro il 31 dicembre 2018. Insomma, per le bollette a 28 giorni c’è lo stop ai rimborsi. Almeno per ora.

Bollette a 28 giorni: l’intervento dell’AgCom

La vicenda si trascina, ormai, da tempo. È passato praticamente un anno e mezzo da quel 23 giugno 2017 in cui i Quattro Magnifici avrebbero dovuto adeguarsi alla fatturazione mensile. Una bolletta al mese, quindi, e non più una ogni 28 giorni. Perché? Perché con il sistema dei 28 giorni, alla fine dell’anno saltava fuori un mese di fatturazione in più. Insomma, un cliente pagava per avere utilizzato il telefonino 13 mesi all’anno. Chiamali fessi.

Tanto per fare un esempio: una fattura decorrente dal 23 giugno avrebbe dovuto coprire il periodo fino al 22 luglio successivo; invece, applicando il calcolo a 28 giorni (4 settimane), il periodo fatturato si sarebbe fermato al 20 luglio, con una erosione pari a 2 giorni.

Il successivo periodo di decorrenza avrebbe dovuto essere quello dal 23 luglio al 22 agosto; invece, sempre in base al calcolo a 28 giorni, la decorrenza avrebbe riguardato il periodo dal 21 luglio al 17 agosto, con una erosione di 3 giorni sul singolo ciclo di fatturazione e di 5 sul totale dei due cicli di fatturazione. E così via.

Fu l’Autorità Garante per le Telecomunicazioni, l’AgCom, a diffidare la «quaterna» fornata da Tim, Vodafone, Wind-Tre e Fastweb a posticipare la decorrenza della prima fattura su base mensile o di multipli di mese di un numero pari a quelli erosi. Vale a dire, le compagnie furono diffidate a riconoscere ai clienti ciò che era stato calcolato in più con un criterio che definire originale è un complimento. Ad esempio: nel caso di una fattura emessa ad aprile con decorrenza dal 1° aprile al 30 aprile e in presenza di una erosione pari a 15 giorni, la decorrenza della fattura doveva essere posticipata al 16 aprile e conseguentemente il periodo fatturato dovrà risultare quello intercorrente dal 16 aprile al 15 maggio.

Questo meccanismo avrebbe garantito il diritto degli utenti di ottenere un immediato ristoro del disagio sofferto senza dover ricorrere a procedure contenziose e rimanendo liberi di poter cambiare operatore, una volta ottenuta la compensazione.

Quindi, non si trattava di soldi indietro ma di una specie di bonus di giorni gratis. Che potrebbe anche andare bene, se non fosse perché le compagnie hanno fatto di tutto (e ci sono riuscite) per proteggere i loro affari.

Bollette a 28 giorni: l’intervento del Tar

Il tira e molla tra Garante e compagnie per le bollette a 28 giorni si fece così teso che lo scorso mese di novembre dovette intervenire il Tar per mediare tra le parti. Da una parte cancellò le multe previste dall’AgCom alle compagnie che non avevano rispettato quanto deciso dall’Autorità. Dall’altra, il Tribunale amministrativo regionale dispose che entro il 31 dicembre 2018 gli utenti avrebbero dovuto ricevere i loro rimborsi. Le compagnie, naturalmente, non si diedero per vinte e presentarono al Consiglio di Stato una richiesta di sospensione di tali rimborsi. Richiesta che è stata accolta dal secondo grado della giustizia amministrativa quasi al fotofinish. Con una decisione che, come di consueto, non premia certo i consumatori ma chi ha più soldi per tirare alla lunga le controversie.

Bollette a 28 giorni: la decisione del Consiglio di Stato

E così arrivò il turno del presidente della VI sezione del Consiglio di Stato, Sergio Santoro. Che, pochi giorni prima che le famiglie festeggiassero l’arrivo dei rimborsi insieme a quello del nuovo anno, gela gli utenti e fa stappare la bottiglia ai Quattro Magnifici: «Il Consiglio di Stato – ha scritto Santoro – in sede giurisdizionale accoglie l’istanza cautelare e, per l’effetto, sospende l’esecutività del dispositivo impugnato». Tradotto al «cristiano comune»: sulle bollette a 28 giorni, stop ai rimborsi. Le compagnie di telecomunicazioni hanno vinto. Resta soltanto l’ultima battaglia.

Bollette a 28 giorni: ora che succede?

Quindi, addio per sempre ai rimborsi delle bollette a 28 giorni? A questo punto, c’è da dire «chi lo sa». Di sicuro, al momento si può dire che resta tutto bloccato almeno fino alla prossima decisione del Consiglio di Stato, attesa al massimo per il 31 marzo 2019. Entro quella data, si dovrebbe conoscere non solo se gli utenti avranno diritto al rimborso ma, in caso positivo (per i consumatori), a quanto ammonteranno.


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1 Commento

  1. SE POTESSI USARE IMPUNEMENTE IL LANCIAFIAMME E LO IUS VITAE AC NECIS, PRIMA ELIMINEREI IL “coNiglio di stato” E POI I QUATTRO FETENTI… SENZA TRA L’ALTRO DIMENTICARE CHE, NEL RITORNO ALLA FATTURAZIONE MENSILE, SEMPRE LE QUATTRO SKIFOSE HANNO AUMENTATO GLI IMPORTI MENSILI DELL’8,6% FACENDO RIENTRARE DALLA FINESTRA CIò KE GLI ERA STATO APPENA TOLTO RISPETTO ALLA PRECEDENTE RAPINA DELLA FATTURAZIONE A 28 GIORNI. SONO DA BRUCIARE VIVI TUTTI QUANTI!!!…

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