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Revoca assegno d’invalidità: quando?

17 Gennaio 2019 | Autore:
Revoca assegno d’invalidità: quando?

In quali casi si decade dal diritto di percepire l’assegno ordinario d’invalidità: mancato rinnovo, revisione, trasformazione in pensione di vecchiaia.

L’assegno ordinario d’invalidità è una prestazione, calcolata sulla base dei contributi e dei redditi posseduti (cioè col sistema retributivo, misto o col sistema integralmente contributivo, a seconda dei casi), allo stesso modo della generalità delle pensioni, che spetta a chi possiede i seguenti requisiti:

  • capacità lavorativa residua ridotta in modo permanente a meno di un terzo;
  • 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio.

Non è dunque semplice ottenere questa prestazione dall’Inps, mentre è facile che l’assegno sia ridotto, sospeso o addirittura revocato.

L’assegno, difatti, è tagliato del 25% se il reddito dell’interessato supera 4 volte il minimo, e del 50% se supera 5 volte il minimo, e può subire una seconda riduzione, a meno che l’interessato non possieda 40 anni o più di contributi.

Per quanto riguarda la perdita dell’assegno d’invalidità, invece, questa può avvenire per mancato rinnovo, per revoca in caso di revisione o per trasformazione dell’assegno in pensione di vecchiaia (in questo caso l’assegno è, però, convertito in pensione).

Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sulla revoca assegno d’invalidità: quando è possibile, in quali casi conviene al titolare.

Mancata conferma dell’assegno d’invalidità

L’assegno d’invalidità, innanzitutto, si può perdere a causa della mancata conferma. A questo proposito, è bene sapere che l’assegno non è una prestazione definitiva, ma deve essere confermato ogni 3 anni con la verifica delle condizioni di salute che danno diritto al trattamento. Alla terza conferma, l’assegno è riconosciuto in automatico, salvo richiesta di revisione.

Nello specifico, la conferma dell’assegno deve essere richiesta dal titolare con un’apposita domanda:

  • se la domanda è presentata nei 6 mesi che precedono la fine del triennio di durata dell’assegno, la conferma ha effetto dal primo giorno del mese successivo alla scadenza e il pagamento della prestazione non subisce alcuna interruzione;
  • se la domanda viene presentata entro i 120 giorni successivi alla data di scadenza del triennio, la conferma ha effetto dal primo giorno del mese successivo a quello della sua presentazione; in questo caso, però, anche se si verifica un’interruzione nel pagamento dell’assegno, il nuovo triennio è computato dalla data di scadenza del precedente e non dalla data dalla quale ha effetto la conferma, per garantire la consecutività dei rinnovi;
  • se la domanda viene presentata dopo 120 giorni dalla scadenza del triennio, la richiesta di conferma è considerata come una nuova domanda di assegno e la decorrenza, fissata al mese successivo alla presentazione della domanda, comporta l’interruzione della consecutività dei rinnovi.

Dopo tre riconoscimenti consecutivi l’assegno è confermato automaticamente, indipendentemente dal fatto che l’interessato presenti domanda, ferma restando la facoltà dell’Inps di disporre un’eventuale revisione dello stato d’invalidità.

L’assegno d’invalidità si può perdere, dunque:

  • se nella visita non sono confermate le condizioni d’invalidità per il diritto alla prestazione;
  • se l’interessato non presenta domanda di conferma.

Revoca dell’assegno d’invalidità in caso di revisione

Anche nel caso in cui l’assegno sia confermato in automatico, il titolare può essere sottoposto in qualsiasi momento ad accertamenti sanitari per la revisione dello stato di invalidità, su iniziativa dell’Inps o su richiesta del titolare stesso.

La richiesta di revisione, ad esempio, può essere “conveniente” al titolare quando questi matura il diritto alla pensione anticipata: chi percepisce l’assegno d’invalidità, difatti, non può richiedere la pensione anticipata sinché non cessa il diritto all’assegno. Ne abbiamo parlato in: Assegno ordinario d’invalidità e pensione anticipata.

La revisione d’ufficio, che può avvenire anche dopo il compimento dell’età pensionabile del soggetto, è in ogni caso obbligatoria se nell’anno precedente il titolare dell’assegno ha percepito redditi da lavoro dipendente, autonomo, professionale o di impresa per un importo lordo annuo, al netto dei soli contributi previdenziali, superiore a 3 volte l’ammontare del trattamento minimo.

Se dalla visita di revisione risulta venuto meno lo stato di invalidità, l’assegno viene revocato dal mese successivo a quello in cui è stato effettuato l’accertamento.

Se la revisione è su domanda, cioè viene richiesta dal titolare dell’assegno per il miglioramento delle proprie condizioni sanitarie, tale da far venire meno lo stato invalidante, l’assegno è revocato:

  • dal primo giorno del mese successivo alla data di presentazione della richiesta di revisione;
  • dal primo giorno del mese successivo alla data in cui si è accertato il cambiamento delle condizioni di salute, se questo si è verificato dopo.

La revoca dell’assegno di invalidità dovuta al recupero della capacità lavorativa non si applica ai soli non vedenti che svolgono un’attività di lavoro.

Revoca per il diritto alla pensione d’inabilità

Nel caso in cui dalla visita di revisione emerge un aggravamento delle condizioni di salute tale da fare riconoscere il diritto alla pensione ordinaria di inabilità, l’assegno di invalidità viene revocato e al suo posto è corrisposta la pensione d’inabilità.

Sospensione dell’assegno per rifiuto di presentarsi alla visita

Il pagamento dell’assegno ordinario d’invalidità viene sospeso se il titolare dell’assegno rifiuta senza giustificato motivo di sottoporsi alla visita medica.

Se la visita di revisione conferma lo stato di invalidità, il pagamento dell’assegno viene ripristinato dalla data della sospensione. In caso contrario l’assegno è revocato con effetto dalla data della sospensione, oppure da una data successiva, se a questa risale la cessazione dello stato di invalidità.

Trasformazione dell’assegno in pensione di vecchiaia

Al compimento dell’età pensionabile per la vecchiaia, l’assegno di invalidità viene trasformato d’ufficio in pensione di vecchiaia, purché sussistano i relativi requisiti di assicurazione e di contribuzione e purché l’interessato cessi l’attività di lavoro dipendente.

I periodi di godimento dell’assegno durante i quali il titolare non ha lavorato sono:

  • utili per raggiungere i requisiti di contribuzione per il diritto alla pensione di vecchiaia;
  • non utili per determinare la misura della pensione, cioè il suo ammontare.

Se, tuttavia, i requisiti non sono perfezionati alla data di compimento dell’età pensionabile, l’assegno viene mantenuto in pagamento fino alla maturazione delle condizioni.
L’importo della pensione di vecchiaia non può mai essere inferiore a quello dell’assegno di invalidità goduto al compimento dell’età pensionabile.


1 Commento

  1. Buongiorno a tutti
    Mio marito è invalido al 100% cieco civile, dal 2011 è disoccupato e percepisce la pensione di invalidità e l’accompagnamento, reddito personale è pari a €0, nel modello red sono richiesti anche i redditi del coniuge, la mia domanda è questa: Anche se il reddito del coniuge supera i 16.800 euro circa (soglia massima di reddito da lavoro dipendente) la pensione di mio marito viene sospesa?

    Grazie in anticipo buona giornata

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