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Eredità: padre vedovo, figlio minore e atti di straordinaria amministrazione

12 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Gennaio 2019



Mia moglie è in fin di vita e abbiamo una bimba di 9 mesi. Mia moglie è proprietaria del 100% dell’immobile in cui noi viviamo. Io però non sono della zona e vorrei spostarmi vendendo questa casa e acquistandone un’altra con i soldi ricavati dalla vendita di questo immobile. So che l’eredità è divisa 50 e 50 con mia figlia del quale io sono tutore legale. Posso fare questa operazione di vendita e di acquisto nonostante il 50% sia di mia figlia minorenne?  Posso (vista anche la somma di denaro cospicua che erediteremo) amministrare i soldi di mia figlia chiaramente non scialacquandoli ma per il bene mio e suo, bene che può essere da asilo nido a acquisto di una macchina o mobile per spostarci ecc.?

Alla luce del quesito posto è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

I beni del minore: gli atti di straordinaria amministrazione

I minori, in quanto incapaci di agire giuridicamente, devono necessariamente compiere gli atti giuridici mediante il loro rappresentante legale: esso, nell’ipotesi più frequente, è rappresentato dai genitori.

Ebbene, quest’ultimi hanno soltanto la facoltà di compiere gli atti ordinari (ad esempio la scelta della scuola, delle attività ricreative e sportive, ecc) dei propri figli minorenni, ma non anche quelli di straordinaria amministrazione: tra questi anche l’accettazione dell’eredità e la vendita di un bene del minore.

A tal proposito, la legge afferma chiaramente che i ….genitori non possono alienare i beni pervenuti al figlio a qualsiasi titolo….e….non possono accettare o rinunziare all’eredità….se non per necessità o utilità evidente del figlio dopo autorizzazione del giudice tutelare… [1], inoltre prosegue stabilendo che ….non si possono accettare le eredità devolute ai minori… se non col beneficio d’inventario…[2].

Pertanto la decisione di accettare l’eredità o di cedere un bene del minore, quale potrebbe essere quello pervenuto al medesimo a titolo ereditario, deve necessariamente passare per il Tribunale, in quanto dovrà essere il giudice tutelare ad autorizzare i genitori (o il genitore) a compiere il predetto atto giuridico, previa valutazione della descritta utilità.

Sarà, quindi necessario fare ricorso al Tribunale territorialmente competente (di regola quello di residenza del minore) per ottenere la descritta autorizzazione: solo dopo aver ricevuto quest’ultima, sarà possibile procedere alla prospettata accettazione dell’eredità e alla successiva compravendita dei beni acquisiti a tale titolo.

CASO CONCRETO

Contestualmente alla malaugurata quanto dolorosa scomparsa della moglie del lettore, si aprirà la successione ereditaria della medesima, che vedrà, quali potenziali eredi, il lettore e sua figlia, in pari percentuale.

Verificatosi il nefasto evento, affinché la figlia del lettore diventi erede della madre, acquisendo il 50% del patrimonio lasciato dalla medesima, sarà necessario ottenere l’autorizzazione del giudice tutelare.

Infatti, la norma citata in premessa in nota [1], prevede, tra atti gli per i quali è fondamentale la detta autorizzazione, anche l’accettazione dell’eredità.

Compiuto questo passaggio, la gestione del patrimonio di sua figlia, sarà inevitabilmente un suo onere. Il padre, infatti, dovrà compiere tutti gli atti necessari all’ordinaria amministrazione dei beni della figlia (ad esempio, il pagamento delle tasse legate all’immobile, degli oneri condominiali, ecc) ed in generale opportuni per la conservazione dei medesimi.

Il lettore, in quanto genitore di sua figlia avrà inoltre l’usufrutto legale [3] sui predetti beni del minore, ma dovrà destinarne i frutti al mantenimento della medesima.

Nell’ottica descritta, quindi, la gestione del denaro lasciato in eredità dalla moglie del lettore alla loro figlia sarebbe del tutto legittima, se incentrata e mirata alla conservazione del patrimonio della figlia e non alla sua indebita consumazione.

In tal senso utilizzare il denaro della figlia per pagarle la scuola non sarebbe proprio opportuno, visto che si tratterebbe di un onere gravante sul genitore, responsabile della cura, educazione ed istruzione del figlio.

Idem, dicasi per l’acquisto di una macchina, visto che si tratterebbe di una spesa mirata alla gestione delle esigenze familiari, di cui si deve far carico il genitore.

Si noti, inoltre che il lettore non potrebbe, ad esempio, utilizzare il denaro ereditato da sua figlia per acquistare un secondo immobile (ad esempio, un appartamento uso investimento) senza autorizzazione del giudice tutelare e senza che quest’ultimo abbia valutato l’utilità per il minore della predetta operazione: in mancanza, la descritta compravendita sarebbe annullabile [4].

Venendo, invece, al quesito principale, cioè la cessione dell’abitazione familiare seguita da un successivo acquisto, per così dire, sostitutivo del predetto immobile, si ribadisce, ancora una volta, quanto sopra già anticipato:

– prima di procedere ad ogni eventuale cessione e successivo acquisto, sarà necessaria l’autorizzazione del giudice tutelare;

– il lettore dovrà motivare l’istanza in tal senso con l’evidente utilità per sua figlia della predetta operazione.

A questo riguardo, la necessita di avvicinarsi al luogo di origine, magari anche allo scopo di avvantaggiarsi della presenza dei propri parenti e di quelli della piccola, potrebbe rappresentare una valida motivazione a sostegno della predetta utilità.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Avv. Marco Borriello

note

[1] Art. 320 cod. civ.

[2] Art. 471 cod. civ.

[3] Art. 324 cod. civ.

[4] Cass. civ. ord. n. 12117/2014


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