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Posso dimettermi se il mio datore di lavoro fallisce?

22 Gennaio 2019 | Autore:
Posso dimettermi se il mio datore di lavoro fallisce?

Cosa può fare il lavoratore il cui datore di lavoro sia incorso in un fallimento e che abbia contemporaneamente ricevuto un’offerta di assunzione

L’Italia non è ancora purtroppo del tutto uscita dal tunnel di una lunga e pesante crisi economica. Lo sanno benissimo i tantissimi lavoratori alle dipendenze di quelle imprese che negli ultimi dieci anni sono fallite e che sulla loro pelle hanno dovuto sopportare desolanti periodi di durissime privazioni alla ricerca di un nuovo impiego (spesso sperando, inutilmente, che il proprio datore riuscisse a superare il momento di difficoltà). Tra i tanti interrogativi che in casi simili il lavoratore si può porre non è certo insignificante quello di come sia più opportuno comportarsi nel caso in cui, fallito il precedente datore, al lavoratore venga offerta una possibilità di assunzione presso un nuovo datore di lavoro. Posso dimettermi se il mio datore di lavoro fallisce? Sintetizzando al massimo è questa la sostanza dei dubbi e degli interrogativi che sorgono nella mente di un lavoratore che, all’incubo del fallimento e del conseguente licenziamento, possa contrapporre la speranza di una nuova opportunità di lavoro e, quindi, la concreta possibilità di dare un futuro più solido a sé ed alla sua eventuale famiglia. Nell’articolo che segue cercheremo, perciò, di esaminare quali strade e quali alternative si diano al lavoratore che venga a trovarsi in una situazione di questo tipo: il fallimento dell’attuale datore di lavoro da un lato (con la concretissima possibilità di un imminente licenziamento) e la possibilità, altrettanto concreta ed immediata, di sottoscrivere un nuovo contratto di lavoro presso un altro datore.

Se il datore di lavoro fallisce, cosa accade al contratto di lavoro?

Se, quindi, un lavoratore dovesse affrontare il fallimento del proprio datore di lavoro cosa gli sarebbe possibile fare?

Per meglio dire: se, fortunatamente, a quello stesso lavoratore fosse offerta una diversa opportunità di lavoro presso un’altra azienda, quali strade avrebbe a disposizione per abbandonare il precedente datore e iniziare una nuova avvenuta lavorativa?

Prima di addentrarci nel cuore dl problema, è necessario premettere che la legge [1], nel caso di fallimento del datore di lavoro, chiarisce e stabilisce che il contratto di lavoro resta sospeso.

Questo vuol dire che:

-il soggetto che subentra al datore di lavoro nella gestione aziendale (cioè il curatore fallimentare) ha la facoltà di decidere se i contratti di lavoro in corso dovranno proseguire oppure, invece, cessare (attraverso la procedura di licenziamento);

– fino al momento in cui il curatore fallimentare non avrà deciso se proseguire o far cessare i contratti di lavoro in corso, questi stessi contratti resteranno sospesi: il lavoratore cioè, come ha chiarito la giurisprudenza [2] non sarà obbligato a rendere la sua prestazione di lavoro ed il curatore non sarà a sua volta obbligato a retribuire il lavoratore né a pagargli e versare contributi previdenziali e assistenziali.

Con il fallimento del datore il contratto di lavoro resta sospeso

Se il datore di lavoro fallisce, che alternative ha il lavoratore?

Una volta che è stato chiarito cosa accade al contratto di lavoro nel caso in cui il datore di lavoro sia stato dichiarato fallito, è possibile analizzare di conseguenza il problema che si pone al lavoratore nel caso particolare in cui gli venga offerta un’alternativa lavorativa altrove.

In sostanza il lavoratore di un datore fallito, davanti alla prospettiva di un lavoro che gli venga offerto presso un’altra azienda, può:

  • o chiedere al giudice delegato del fallimento [3] che assegni un termine al curatore, non superiore a sessanta giorni, entro i quali il curatore dovrà decidere se mantenere in vita il suo contratto di lavoro oppure sciogliersi da esso (licenziando il lavoratore); se il curatore non dovesse dare alcuna risposta entro il termine che il giudice delegato gli avrà assegnato il contratto di lavoro si intenderà comunque cessato;
  • oppure può immediatamente dimettersi ed in tal modo svincolarsi subito dal rapporto di lavoro con il datore fallito (cioè con la curatela fallimentare).

Bisogna precisare infine che:

  • la giurisprudenza [4] ha chiarito che anche il lavoratore può senz’altro chiedere al giudice delegato che dia un termine al curatore (termine non superiore a sessanta giorni) entro il quale quest’ultimo dica chiaramente se il contratto di lavoro proseguirà oppure sarà sciolto (con il licenziamento): se il curatore non darà alcuna risposta il contratto si dovrà intendere sciolto (cioè cessato);
  • se il lavoratore scegliesse di chiedere al giudice delegato di dare un termine al curatore per esprimersi, è chiaro che dovrà attendere almeno sessanta giorni per sapere se il curatore intende proseguire nel rapporto di lavoro oppure no e potrebbe anche accadere che il curatore dica che vuole continuare nel rapporto di lavoro (a quel punto al lavoratore non resterebbe altra scelta che dimettersi se ritenesse più vantaggioso passare alle dipendenze di un nuovo datore di lavoro);
  • se, invece, il lavoratore scegliesse di dimettersi immediatamente a causa del fallimento, occorre tenere in conto che se è vero che sarebbe immediatamente libero da ogni vincolo contrattuale con il datore fallito (cioè, in sostanza, con la curatela fallimentare), dall’altro lato il curatore potrebbe chiedere al lavoratore l’indennità di mancato preavviso perché il fallimento, in base alla legge [5], non è considerata una giusta causa di dimissioni e, se ne avesse bisogno, il lavoratore non avrebbe nemmeno diritto alla Naspi, cioè all’indennità di disoccupazione, che non spetta nei casi di dimissioni senza una giusta causa.

Le dimissioni del lavoratore in caso di fallimento del datore sono prive di giusta causa

note

[1] Art. 72 legge fallimentare.

[2] Cass., ord. n. 15581/2018.

[3] Art. 72, comma 2, legge fallimentare.

[4] Cass., sent. n. 522/2018 e n. 7308/2018.

[5] Art. 2119 cod. civ.


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