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Indigestione: posso restare a casa dal lavoro?

17 Gennaio 2019 | Autore:

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Gennaio 2019



Un disturbo apparentemente banale che costringe ad un’assenza di un solo giorno prevede il certificato e la visita fiscale?

Uno pensa per forza a Pasqua e Natale, ma l’indigestione può presentarsi in qualsiasi periodo dell’anno: il compleanno, la rimpatriata tra amici o colleghi, la sagra del brasato con polenta o quella dei frutti di mare. Ogni occasione può essere buona per mangiare un po’ più del dovuto. Il problema è che poi il cibo di troppo passa il conto. La notte non si dorme dal mal di pancia e il giorno dopo, chi va in ufficio? Si pone, però, il problema formale: per un’indigestione posso restare a casa dal lavoro? O rischio di fare la figura di quello che non ha voglia di alzarsi dal letto ed è meglio che mi inventi qualcosa di più grave?

Quest’ultima ipotesi, oltre che ignobile, è anche abbastanza sconsigliabile. Perché per un qualsiasi malessere che ti impedisca (o ti suggerisca) di non andare al lavoro, dovrai comunque recarti dal tuo medico curante a fare un certificato. E come la mettiamo? Dici al tuo medico che hai 39 di febbre e le tonsille sparate quando sei fresco come una rosa e la tua gola potrebbe cantare il Nessun dorma? Forse è meglio dire la verità e chiedere se si può restare a casa dal lavoro per un’indigestione.

Certo, bisogna vedere quanto hai esagerato a tavola e quali sintomi hai. Anche una semplice indigestione, infatti, può renderti la vita impossibile per un giorno intero ed impedirti di svolgere normalmente e con piena efficienza la tua attività. E non sempre per colpa di quella cena troppo abbondante: vai a sapere se i guai sono arrivati da un colpo di freddo o da un momento di particolare tensione che ti ha bloccato lo stomaco. Ad ogni modo, i sintomi sono talmente antipatici che restare a casa dal lavoro per un’indigestione non sarebbe così strano. Bisogna, però, comunicare l’assenza? Anche se si tratta di un giorno solo? Vediamo.

Indigestione: che cos’è?

L’indigestione – chiamata anche dispepsia – è un insieme di sintomi che possono insorgere per molti motivi, come un pasto troppo abbondante o pesante (cioè ricco di grassi) o un pranzo consumato troppo in fretta. Esistono due tipi di dispepsia:

  • occasionale, se si verifica una volta ogni tanto (è quella che più comunemente si conosce con il termine di indigestione;
  • ricorrente o cronica quando si verifica per più giorni consecutivi o con una certa frequenza.

I sintomi classici sono il mal di pancia o i disturbi addominali generalizzati, il senso di peso, il bruciore gastrico, la flatulenza, la nausea o il vomito ed il malessere generale. Quanto basta per pensare che forse è meglio restare a casa dal lavoro.

La terapia? Medicinali antiacidi. Cioè qualche farmaco (o rimedio omeopatico) in grado di far passare l’acidità, il bruciore di stomaco ed il senso di gonfiore. E la consapevolezza del fatto che la prossima volta bisognerà stare più attenti.

Indigestione: posso restare a casa?

L’indigestione sporadica, dunque, non è una vera e propria malattia ma rientra tra quei disturbi che consentono di restare a casa in malattia per un giorno. Un po’ come il forte mal di testa improvviso o la notte passata in bianco a vomitare per un colpo di freddo. Il fatto che non si tratti di una patologia lunga o grave non significa che puoi rimanere a casa quando ti pare e senza dire nulla a nessuno: dovrai, comunque, avvisare quanto prima il tuo datore di lavoro in modo tale da permettere all’azienda di organizzarsi di fronte alla tua assenza. Dovrai, comunque, rispettare i tempi dettati dal contratto nazionale di lavoro (se, ad esempio, impone di comunicare l’assenza entro un’ora dall’inizio del turno).

Se non riesci a farlo personalmente perché non stai bene, conviene sempre chiedere ad un familiare di farlo. La mancata comunicazione, infatti, può comportare una sanzione disciplinare per assenza non giustificata, anche se hai lo stomaco con dentro le fiamme dell’inferno.

Indigestione: devo andare dal medico?

Come detto, anche se da un certo punto di vista l’indigestione può sembrare un disturbo banale, quando si resta a casa dal lavoro bisogna, comunque, recarsi dal medico curante o dalla guardia medica per fare il certificato di malattia. Il documento verrà inviato dal dottore per via telematica all’Inps con diagnosi e prognosi (anche di un solo giorno).

Se il contratto lo prevede, occorre anche comunicare al datore di lavoro il numero di protocollo di trasmissione del certificato, in modo da consentire all’azienda di verificare tramite l’Inps il giorno di malattia assegnato al dipendente.

Indigestione: c’è la visita fiscale?

Restare a casa in malattia, anche a causa di una semplice indigestione, consente all’Inps o all’azienda di fare la visita fiscale a domicilio. Soprattutto quando il giorno di assenza coincide con un venerdì o un lunedì o a ridosso di una festività, cioè quando c’è chi si approfitta del week end o del ponte per attaccarci un giorno in più di vacanza. Prima di Natale o subito dopo il giorno di Santo Stefano, ad esempio, oppure il giorno dopo il Lunedì dell’Angelo se si va via a Pasqua.

Bisogna, quindi, rispettare le fasce di reperibilità della visita fiscale che, lo ricordiamo, sono:

  • dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 per i dipendenti pubblici;
  • dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 per i lavoratori del settore privato.

Attenzione perché il medico può bussare alla tua porta anche di sabato, di domenica o un giorno festivo, così come è possibile ricevere la visita anche due volte nella stessa giornata.

note

Autore immagine: Pixabay.com


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