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Vendita di un dipinto falso: cosa fare?

16 Novembre 2017 | Autore:
Vendita di un dipinto falso: cosa fare?

Cosa succede se l’opera d’arte venduta non è autentica? Cosa può fare l’acquirente di un dipinto falso?

Il «Salvator Mundi», opera attribuita a Leonardo Da Vinci, è stato venduto all’asta per 450 milioni. Il meraviglioso dipinto è stato ribattezzato come “l’ultimo Leonardo” e come l’opera più cara di sempre. Non sono mancate, tuttavia, polemiche circa la sua autenticità e reale riferibilità al grande Maestro. Ma cosa accadrebbe se, un domani, queste polemiche si rivelassero fondate? Più in generale:  pensiamo al caso di un collezionista che per passione o, più semplicemente, perché non gli mancano i mezzi economici acquisti nel tempo preziose opere d’arte. Ebbene, cosa succederebbe se, dopo alcuni anni, l’acquirente si accorgesse che una di queste opere altro non è che un falso?

Quali tutele può invocare il compratore che, credendo di acquistare l’opera di un famoso autore, si ritrovi a custodire il dipinto di un pittore qualsiasi che di “artistico” possedeva solo la capacità di falsificare opere famose [1]? Scopriamolo insieme. Vediamo cosa accade in caso di vendita di un dipinto falso e quali le tutele per il compratore.

Dipinto falso: su chi grava il rischio di acquisto?

Originariamente si riteneva che il rischio di acquisto di un’opera d’arte, risultata in seguito essere falsa, ricadesse esclusivamente sull’acquirente. La giurisprudenza, infatti, considerava talmente tanto difficile giungere alla sicura determinazione della paternità di un’opera da lasciare l’acquirente privo di qualsiasi tutela. Il contratto avente ad oggetto un’opera d’arte, dunque, era considerato alla stregua di un contratto aleatorio.

Vendita di un dipinto: l’autenticità come carattere essenziale

Con il passare del tempo, per fortuna, la giurisprudenza ha mutato orientamento ed ha cominciato a considerare l’autenticità come un carattere essenziale del contratto avente ad oggetto un’opera d’arte. E ciò per due ordini di ragioni.

  • Prima di tutto perché l’autenticità di un’opera incide inevitabilmente sull’accordo delle parti e – quindi – sul prezzo.
  • In secondo luogo, perché attualmente la legge impone al venditore di consegnare al compratore un attestato di autenticità e provenienza [2] e tale obbligo viene adempiuto attraverso il rilascio di un certificato firmato che attribuisca – per l’appunto – la paternità di un’opera ad un determinato autore.

Dipinto falso: restituzione del prezzo e risarcimento

Se si scopre che l’opera venduta è un falso, l’acquirente avrà diritto – salvi sempre i risvolti penali  di queste vicende – alla restituzione di quanto pagato ed al risarcimento del danno. Ed infatti, in tali ipotesi si è in presenza di quella che, in gergo giuridico, viene definita una “vendita di aliud pro alio“, che – tralasciando il latino – si configura quando viene consegnato un bene completamente diverso da quello pattuito.

In tal senso si è pronunciato, da ultimo, il Tribunale di Pescara [3], affermando che in caso di vendita di un quadro come opera autentica di un determinato autore, qualora in un secondo momento la tela risulti falsa, al compratore spetta il diritto ad ottenere la risoluzione del contratto per vendita di aliud pro alio. In casi analoghi a quello appena descritto, anche la Corte di Cassazione [4], è ormai unanime nel ritenere che l’acquirente ben potrà chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento del venditore [5]. Di conseguenza, come già sottolineato, spetterà al compratore la restituzione del prezzo ed il risarcimento del danno.

Al riguardo si segnala che, secondo la Suprema Corte, il venditore in tali casi sarebbe tenuto non solo a restituire le somme ricevute, ma anche a corrispondere gli interessi legali maturati a decorrere dal giorno in cui è avvenuto il pagamento del prezzo [6]. Quanto, invece, al danno risarcibile, esso consiste nel maggior valore (irrealizzabile per l’acquirente) che l’opera avrebbe conseguito nel tempo se fosse stata autentica. È noto, infatti, che le opere d’arte acquistano con il trascorrere del tempo non indifferenti maggiorazioni di valore.

Dipinto falso: il vero problema è il trascorrere del tempo

Ciò detto, è importante sottolineare che il passare del tempo non incide solo sul valore delle opere, ma anche – e soprattutto – sul decorso della prescrizione. Ed infatti, le descritte tutele azionabili dall’acquirente sono soggette al termine di prescrizione decennale,  che decorre – secondo la giurisprudenza – dalla consegna dell’opera d’arte e non dal (successivo) momento in cui l’acquirente si sia accorto, usando l’ordinaria diligenza, della falsità dell’opera.

A tal proposito è molto nota la vicenda di un dipinto  denominato “Gli Arcangeli”, inizialmente attribuito a Giorgio de Chirico, salvo poi scoprire che si trattava di un falso. Questo dipinto era stato acquistato nel lontano 1970, ma la vicenda giudiziaria aveva avuto inizio – in sede civile – solo nel 1991, allorquando il compratore aveva citato in giudizio la galleria d’arte ed il suo titolare. Ebbene, all’esito di lunghe vicissitudini processuali, la Suprema Corte pur riconoscendo il diritto dell’acquirente alla restituzione del prezzo ed al risarcimento del danno, ha dovuto dichiarare che tali diritti si erano orami prescritti [7]. Ciò posto, è molto importante che l’acquirente – se nutre dei dubbi – si attivi in tempo ed esegua le dovute verifiche in relazione, ad esempio, al periodo storico dell’opera, all’autenticità della stessa, valutando attentamente la documentazione consegnatagli dal venditore al momento dell’acquisto.


note

[1] È d’obbligo precisare che non ci si riferisce ai cosiddetti “falsi d’autore” realizzati da artisti che riproducono opere molto note, specificando che si tratta – per l’appunto – di una cosiddetta “copia d’autore”.

[2] Art. 64 Cod. Beni Culturali (D.Lgs. 42/2004 e successive modificazioni).

[3] Trib. Pescara sent. n. 915 del 25.04.2016.

[4] Cfr. ex multibus Cass. Civ. n. 17995 del 01.07.2008.

[5] Cfr. art. 1458 cod. civ.

[6] Cfr. ex multibus Cass. Civ. n. 4604 del 22.02.2008.

[7] Cass. Civ. n. 19509 del 09.11.2012.

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