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Posso rifiutarmi di lavorare nelle festività?

23 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Dicembre 2018



Il lavoratore è obbligato a svolgere la propria attività durante le giornate festive, oppure il lavoro festivo è vietato?

L’azienda pretende che tu lavori a Natale, Pasqua, Ferragosto o Capodanno, mentre vorresti goderti la giornata libera festiva con i tuoi amici e familiari? Vuoi sapere se puoi rifiutarti di lavorare durante le giornate festive? Il lavoro festivo è vietato?

Devi sapere che la possibilità di lavorare nelle festività ha dato luogo, negli ultimi anni, a numerose polemiche: la questione, peraltro, non riguarda solo i lavoratori dipendenti dalle aziende del turismo e della grande distribuzione, ma anche, in generale, tutti i dipendenti degli esercizi commerciali situati in città d’arte ed in località turistiche. Ma che cosa prevedono le leggi al riguardo? Il dipendente è tenuto a lavorare nelle giornate festive, su richiesta del datore di lavoro, oppure il lavoro festivo è vietato? In altre parole, posso rifiutarmi di lavorare nelle festività, anche se l’azienda appartiene ai settori del turismo e del commercio? E se il servizio svolto è di pubblica utilità?

Cerchiamo di fare il punto della situazione, in base a quanto previsto dalle leggi e dai contratti collettivi.

Quali sono le festività?

Le festività, o giornate festive, sono delle giornate nelle quali, nella generalità dei casi, non si lavora, ma non devono essere confuse con le domeniche; si tratta invece dei giorni considerati di festività civile e religiosa individuati dalla legge [1]:

  • 1° gennaio: Capodanno;
  • 6 gennaio: Epifania
  • Pasqua (che cade sempre di domenica)
  • Pasquetta o Lunedì dell’Angelo
  • 25 aprile: giorno della Liberazione
  • 1° maggio: Festa dei Lavoratori
  • 2 giugno: Festa della Repubblica
  • 15 agosto: giorno dell’Assunzione, o Ferragosto (da Feriae Augusti, festività istituita dall’imperatore Augusto, poi ripresa in età fascista);
  • 1° novembre: festa di Ognissanti;
  • 8 dicembre: festa dell’Immacolata Concezione;
  • 25 dicembre: Natale;
  • 26 dicembre: Santo Stefano.

A queste festività va aggiunta quella del santo patrono, che cambia (cioè è collocata in una data differente) a seconda del comune in cui è ubicata l’attività.

Che differenza c’è le festività e le domeniche?

Le festività, come abbiamo appena osservato, sono specifiche giornate dell’anno nelle quali non si lavora. La domenica è invece la giornata di riposo settimanale, durante la quale normalmente l’attività lavorativa non viene svolta.

Lavorare la domenica, però, non è espressamente vietato, ma è consentito per la generalità delle attività lavorative: in base alle previsioni della legge sull’orario di lavoro [2], difatti, è possibile che il dipendente presti servizio di domenica, purché possa beneficiare comunque di un riposo settimanale di 24 ore (più ulteriori 11 ore di riposo giornaliero).

In pratica, al lavoratore devono essere riconosciute almeno 35 ore di riposo (le 24 ore settimanali più le 11 ore giornaliere) ogni 7 giorni. Questo valore deve essere, comunque, rispettato come media nell’arco di 14 giorni: se salta la giornata di riposo settimanale, la settimana successiva il dipendente ha dunque diritto al riposo doppio.

Se il lavoratore si rifiuta di prestare servizio la domenica, può subire delle sanzioni disciplinari: ne abbiamo parlato nel nostro approfondimento sul Lavoro domenicale.

Nessuna sanzione disciplinare può essere applicata, invece, riguardo al lavoro festivo, perché la legge [3] prevede che il rifiuto di lavorare nelle festività costituisca un vero e proprio diritto soggettivo per il dipendente.

Il lavoro festivo è vietato?

Lavorare durante i giorni festivi, tuttavia, non è vietato: se il lavoratore acconsente, può benissimo prestare servizio durante una giornata festiva.

Al riguardo, i principali contratti collettivi prevedono espressamente delle maggiorazioni della retribuzione per il lavoro festivo: il contratto del Commercio, ad esempio, prevede una maggiorazione della quota oraria della retribuzione pari al 30%.

In sostanza, se un dipendente di un’azienda che lavora nel settore del commercio presta servizio in una giornata festiva, oltre all’ordinaria quota ordinaria della retribuzione spetta la maggiorazione del 30% della quota stessa. Maggiorazioni più elevate possono spettare a chi svolge lavoro supplementare (oltre l’orario part time pattuito) e notturno durante la festività.

Che cosa succede se mi rifiuto di lavorare nei festivi?

Se il dipendente si rifiuta di lavorare nei festivi, secondo quanto chiarito da un’importante sentenza della Cassazione [4], nella generalità dei casi non può essere licenziato o sanzionato, ed ha comunque diritto alla normale retribuzione.

In pratica, il lavoratore ha il diritto di non prestare servizio durante il giorno festivo e di non vedersi togliere nulla dallo stipendio, dal momento che l’assenza dal lavoro per il dipendente è un diritto soggettivo.

Fanno eccezione solo i lavoratori che dipendono dalle istituzioni sanitarie pubbliche e private e coloro che svolgono servizi di pubblica utilità: questi dipendenti sono obbligati a svolgere la propria attività durante i festivi se le esigenze di servizio non sono compatibili col riposo.

Il contratto collettivo può obbligarmi a lavorare nelle festività?

In base a quanto previsto dalla Cassazione con una nota sentenza [4], il contratto collettivo non può prevedere l’obbligo di lavorare nelle festività.

In nessun caso, difatti, un accordo sindacale, anche di secondo livello (territoriale o aziendale), può togliere un diritto già acquisito dal singolo lavoratore, come il diritto al riposo durante le giornate festive, perché non si tratta di un diritto disponibile per le organizzazioni sindacali.

Il contratto individuale può obbligarmi a lavorare nelle festività?

Sempre in base alle previsioni della Cassazione, se azienda e lavoratore stipulano un contratto in cui il dipendente si obbliga a prestare servizio nei giorni festivi, su richiesta dal datore di lavoro, la clausola è illegittima.

Secondo la giurisprudenza, infatti, il consenso manifestato dal lavoratore alla firma della lettera di assunzione, o con un contratto successivo, non legittima il datore di lavoro a pretendere in via generalizzata la sua prestazione lavorativa nelle festività per tutta la durata del rapporto.

In altre parole, le parti devono accordarsi volta per volta in modo specifico allo svolgimento di attività lavorativa durante le giornate festive.

Se non lavoro nei festivi il datore di lavoro può licenziarmi?

In base alle disposizioni osservate, il rifiuto allo svolgimento di attività lavorativa durante le giornate festive sembrerebbe essere pienamente legittimo per il dipendente. Bisogna però osservare che in una delle sue più recenti pronunce, la Cassazione [5], pur ribadendo che il diritto del lavoratore di astenersi dal prestare servizio in caso di festività è pieno e ha carattere generale, sottolinea che il rifiuto al lavoro festivo potrebbe avere conseguenze dal punto di vista disciplinare.

In buona sostanza, in questa pronuncia la Corte reputa sanzionabile il rifiuto di svolgere l’attività durante le “feste comandate”: perché il dipendente possa essere sanzionato, ad ogni modo, il contratto collettivo o quello individuale devono prevedere lo svolgimento obbligatorio dell’attività nei festivi, se richiesto dall’azienda, salvo rifiuto per giustificato motivo.

Questa sentenza contrasta apertamente con la legge e con gli orientamenti consolidati della giurisprudenza. In seguito, la Cassazione è tornata ai precedenti orientamenti in materia, con una nuova sentenza [6] secondo la quale è richiesto un accordo specifico tra lavoratore e datore, di volta in volta, per lo svolgimento dell’attività nei festivi. Sul punto, sarebbe auspicabile ricevere dei chiarimenti da parte della Cassazione, e prima ancora da parte del Legislatore.

note

[1]   L. n.260/1949 n. 260; L. n.54/1977. D.P.R. n. 792/1985.

[2] D.lgs.66/2003.

[3] Art.2, L. n.260/1949

[4] Cass. sent. n.9176/1997.

[5] Cass. Sent. n. 21209/2016.

[6] Cass. Sent. n. 27948/2017.


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