Manovra 2019: le misure di cui nessuno parla

26 Dicembre 2018 | Autore:
Manovra 2019: le misure di cui nessuno parla

Iva agevolata sui crackers, meno tasse per la birra e più per fare beneficenza, ticket più caro per Venezia, assunzioni bloccate, pensioni non rivalutate…

Lo sapevi che dal 2019 pagherai l’Iva agevolata sui crackers e le fette biscottate? E che per raccogliere funghi e tartufi verserai una tassa forfettaria? Lo sapevi che ci saranno meno tasse per chi fa la birra artigianale? E che, in compenso, onlus e associazioni di volontariato dedite all’assistenza sociale pagheranno il doppio delle imposte? Verrebbe da dire: più stuzzichini bagnati da buona birra e meno beneficenza. Sono alcuni dei provvedimenti nascosti tra le pieghe della manovra 2019, le misure di cui nessuno parla.

Certo, dove ci sono reddito di cittadinanza e pensioni a quota 100 tutto il resto passa in secondo piano. Tuttavia, come in ogni legge di bilancio, ci sono delle cose che interessano ad una parte della popolazione (come le due appena citate) ed altre che coinvolgono l’intero Paese. E non si tratta solo dell’Iva sugli aperitivi ma anche dei termini delle concessioni sulle spiagge, del richiamo dei pensionati dall’estero, dei seggiolini di sicurezza sull’auto per i bambini, del gioco d’azzardo, delle assunzioni nella Pubblica amministrazione. Investimenti piccoli o meno piccoli pagati dai cittadini, nel bene e nel male, per le misure di cui nessuno parla contenute nella manovra 2019.

Manovra: appalti senza più trasparenza

Il comma 912 del maxi-emendamento liberalizza di fatto i criteri di affidamento degli appalti fra 40mila e 150mila euro relativi ai contratti di lavori, servizi e forniture. Le stazioni appaltanti potranno ora assegnare le commesse con “affidamento diretto” e la sola consultazione di tre operatori economici scelti con discrezionalità. La liberalizzazione potrà avere gravi effetti in termini di trasparenza e di informazione al mercato, soprattutto nel settore dei servizi per professionisti di progettazione: scomparirà l’80% dei bandi. In questo modo le pubbliche amministrazioni potranno affidare lavori a soggetti sui quali non c’è alcun controllo, con grossi rischi di infiltrazioni criminali.

La norma interviene inoltre con una seconda semplificazione (di minore portata) anche sulla fascia di importo fra 150mila e 350mila euro, prevedendo in questo caso l’obbligo di una procedura negoziata (quindi senza gara formale ma con forme minime di pubblicità) e una consultazione di almeno dieci operatori economici (e non 15, qui è la semplificazione). 

Manovra 2019: mangia con l’Iva agevolata

Dove non arriva il supermercato, arriva il Governo. Non che Palazzo Chigi lanci l’offerta del 3×2 sui prodotti alimentari: ti propone, in alternativa, l’Iva agevolata su crackers e fette biscottate. Come direbbe Totò: «Quando c’è la salute…». Ecco, pensando (forse) alla salute, la manovra 2019 prevede, tra le misure di cui nessuno parla, l’Iva agevolata al 4% per cracker, fette biscottate e pane contenenti destrosio, saccarosio, oli alimentari e grassi industriali ammessi dalla legge.

Il beneficio interessa anche i prodotti che contengono:

  • cereali interi o in granella;
  • semi;
  • semi oleosi;
  • erbe aromatiche;
  • spezie comuni.

In altre parole: pagherai l’Iva al 4% se compri le fette biscottate con semi di soia o di girasole, i crackers al rosmarino o al peperoncino o il pane ai cinque cereali. Più sani? Diciamo che così saranno più economici. Meglio fermarci qui.

Manovra 2019: la birra manda giù le tasse

Chiara o rossa, doppio o triplo malto, l’importante è che la birra che aiuta a mandare giù i crackers, le fette biscottate o il pane con i cereali sia artigianale. In questo modo, il produttore potrà risparmiare il 40% delle tasse. Al Governo piace fare cin-cin con la bionda? La risposta si presterebbe a qualche doppio senso, quindi meglio attenerci a ciò che dice la manovra 2019 ed a questa misura di cui nessuno parla: chi fa una buona birra artigianale può pagare meno imposte a patto che ne produca meno di 10mila ettolitri all’anno. Poca ma buona e, soprattutto, più economica.

Lo sarà anche per i consumatori? Chi ama bagnarsi i baffi con la schiuma di un’ottima birra artigianale la pagherà di meno al bar o al supermercato? Ne parliamo tra qualche mese.

Manovra 2019: nessuna flat tax per i lavoratori dipendenti

In campagna elettorale si era parlato di una riforma dell’Irpef che andasse a beneficio di tutti i contribuenti, in particolar modo pensionati e lavoratori dipendenti. Invece proprio queste due categorie sono rimaste fuori dalla riforma. La Flat tax approvata dalla nuova legge si applica solo a professionisti e imprenditori, insomma solo alle partite Iva. Il che allarga ulteriormente il divario autonomi-dipendenti. Come scrive il Sole 24 Ore, il nuovo forfait può portare, a parità di imponibile, una tassazione più elevata di oltre 10mila euro annui a sfavore dei lavoratori subordinati.

Un professionista con compensi annui di circa 64mila euro pagherà 10.200 euro di imposte in meno rispetto a un lavoratore dipendente con un reddito analogo e due figli a carico. Una differenza di 850 euro al mese. E il risparmio è netto anche in rapporto a un titolare di partita Iva in tassazione ordinaria: 5.300 euro in meno, cioè 440 euro al mese.

Manovra 2019: a caccia di funghi, tartufi e tasse

Hai una trattoria o un’osteria? Anche di quelle che propongono il pranzo di lavoro ad un prezzo contenuto? Ai tuoi clienti piace il ragù ai funghi o il risotto al tartufo? Magari sei anche un appassionato delle passeggiate nel bosco e, armato di bastone e con il cane da fiuto al guinzaglio, preferisci scegliere tu funghi e tartufi da far mangiare a chi frequenta il tuo locale. Allora meglio che includi nel menù il pane agevolato con l’Iva al 4% per compensare il conto. Tra le misure di cui nessuno parla contenute nella manovra 2019, infatti, c’è anche una tassa forfettaria di 100 euro per chi raccoglie questi pregiati prodotti del sottobosco. A meno che vai a caccia di funghi e tartufi solo per consumarli insieme alla tua famiglia: solo chi fa «autoconsumo» è detassato.

Manovra 2019: beneficenza tassata il doppio

La manovra 2019 premia chi mangia a casa sua fette biscottate e crackers ai cereali ma penalizza chi compra fette biscottate e crackers ai cereali per sfamare gli altri. Tra le misure di cui nessuno parla, la Legge di Bilancio contiene il raddoppio delle tasse per Onlus e associazioni di volontariato. Cioè per chi si dedica alla beneficenza.

La manovra contiene la cancellazione del beneficio che prevedeva un dimezzamento dell’aliquota Ires al 12% per il Terzo settore. Significa che l’Ires torna al 24% per:

  • enti e istituti di assistenza sociale;
  • società di mutuo soccorso;
  • enti di assistenza e beneficenza;
  • enti ospedalieri;
  • istituti di istruzione;
  • istituti di studio e sperimentazione senza fini di lucro;
  • accademie, fondazioni e associazioni storiche, letterarie, scientifiche e di ricerca con esclusivi scopi culturali.

E, già che ci siamo, il raddoppio delle tasse coinvolge anche gli istituti autonomi per le case popolari.

Non è difficile capire che chi lavora per gli altri rischi di saltare per aria.

Manovra 2019: una tassa più cara per entrare a Venezia

Chissà se la chiameranno «area glu glu». Se a Milano esiste l’area C, cioè quella che prevede una tariffa per accedere al centro città, a Venezia per entrare al «centro acquatico» ci sarà una tassa contenuta nella manovra 2019 di cui non parla nessuno. Un ticket che va da 2,50 a 5 euro per i pendolari, cioè per chi entra ed esce dalla Laguna per lavoro ed una tassa raddoppiata per i turisti: da 5 a 10 euro.

La tassa di soggiorno verrà caricata sul mezzo di trasporto. Che arrivino a Venezia in crociera, in treno o per un tour mordi e fuggi, i turisti dovranno versare questa imposta alle aziende private le quali, a loro volta, saranno tenute a corrisponderla al Comune.

Manovra 2019: bloccata la rivalutazione delle pensioni

Tra le misure di cui nessuno parla previste dalla manovra 2019 c’è anche la mancata rivalutazione delle pensioni nel triennio 2019-2021. Chi prende un assegno fino a 1.522 euro non ci perderà nulla per quanto riguarda la rivalutazione legata all’inflazione. Stiamo parlando di chi porta a casa il triplo della pensione minima. Ci perde, invece, chi ha il trattamento superiore a quella cifra, cioè:

  • per chi prende fino a 2.029 euro, la rivalutazione sarà del 97% e non del 100%;
  • per chi prende fino a 2.537 euro, la rivalutazione sarà del 77%;
  • per chi prende fino a 3.042 euro, la rivalutazione sarà del 52%;
  • per chi prende fino a 4.059 euro, la rivalutazione sarà del 47%;
  • per chi prende fino a 4.566 euro, la rivalutazione sarà del 45%;
  • per chi prende oltre i 4.566 euro, la rivalutazione sarà del 40%.

Per compensare i soldi mancanti, lo sapete: crackers, pane ai cereali…

Manovra 2019: lo sbarco dei pensionati al Sud

Chi ha detto che a Lampedusa debbano arrivare solo gli immigrati africani clandestini a bordo di un barcone? Meglio, piuttosto, accogliere i pensionati italiani che, tempo fa, erano scappati all’estero per pagare le tasse altrove ed arricchire le casse di qualche paradiso fiscale e che ora possono tornare su una nave di lusso. Purché si fermino al Sud. Solo a queste condizioni potranno versare una flat tax del 7%.

Questa è un’altra delle misure della manovra 2019 di cui nessuno parla. E che, come ti abbiamo spiegato in questo articolo, potrebbe rivelarsi un flop. Convincere i pensionati a pagare il 7% di ciò che possiedono quando altrove la vita è meno cara e di tasse non pagano un centesimo sarà dura. Comunque, il Governo ci spera. Per finanziare un polo universitario nel Mezzogiorno e per versare 80 milioni di euro alla Rai in 2 anni (non bastando, a quanto pare, il canone tv che i cittadini pagano nella bolletta della luce tutti i mesi).

Manovra 2019: Bolkestein può aspettare in spiaggia

Non c’è nessuna fretta per attuare la direttiva Bolkestein. O meglio, l’Europa una certa fretta ce l’avrebbe, visto che continua a premere sull’Italia affinché venga attuata. Per il Governo, però, non è una priorità. E così, tra le misure della manovra 2019 di cui nessuno parla c’è pure il rinvio di altri 15 anni delle concessioni demaniali marittime o, se preferite, delle concessioni delle spiagge. Significa che Bolkestein dovrà aspettare prendendo il sole per altri tre lustri in attesa di riuscire a liberalizzare le autorizzazioni balneari.

Manovra 2019: meno investimenti pubblici

La manovra 2019 potrebbe ribattezzarsi in tanti modi ma, se guardiamo la cifra finale degli investimenti pubblici, l’appellativo giusto sarebbe «la manovra del braccino corto». D’accordo, il Governo avrebbe voluto essere più generoso ma ha dovuto stringere i cordoni per via dell’accordo con l’Unione europea sui saldi della Legge di Bilancio. Ecco, quindi, un’altra misura di cui nessuno parla: il taglio degli investimenti pubblici, dal quale si salvano soltanto quelli contro il dissesto idrogeologico e a favore della sicurezza delle infrastrutture (il ponte Morandi sembra aver insegnato qualcosa).

In sostanza, nel 2019 si dovevano investire circa 2 miliardi e 750 milioni. L’importo si è ridotto a 740 milioni (circa un quarto della cifra prevista in origine). Nel 2020, 1 miliardo e 260 milioni contro i 3 miliardi messi in cantiere all’inizio (quindi, meno della metà). E nel 2021, 1 miliardo e 600 milioni invece di 3,3 miliardi. Tirando le somme (anzi, le sottrazioni), gli investimenti pubblici passano dai 9 miliardi e 50 milioni ipotizzati ai 3.600 inseriti nel maxiemendamento finale. Poco più di un terzo. Nemmeno una casalinga con vocazione di risparmiatrice e un unico, stringato stipendio a disposizione sarebbe riuscita a fare meglio.

Manovra 2019: il blocco delle assunzioni

Chi aspirava ad un posto fisso nella Pubblica amministrazione grazie alla manovra 2019 può cominciare a consolarsi, magari mangiando crackers e fette biscottate con l’Iva agevolata al 4%, così può risparmiare. Il Governo ha deciso, attraverso la Legge di Bilancio, il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego. Il che interessa anche il mondo universitario.

Nel caso di Presidenza del Consiglio, ministeri, enti ed istituzioni dello Stato, ecc., il blocco scatta fino al 15 novembre 2019. Per quanto riguarda, invece, gli atenei, occorrerà attendere altri 15 giorni, fino al 1° dicembre, ad esclusione dei ricercatori il cui contratto scade prima di quella data.

Con questa misura della manovra di cui nessuno parla, spariscono dalla Legge di Bilancio le graduatorie dei concorsi per le assunzioni prevista nella scuola, nella sicurezza o nella difesa.

Manovra 2019: le altre misure di cui nessuno parla

Abbiamo iniziato con i crackers e finito – per ora – con il blocco delle assunzioni. Ma, oltre a quelle viste e a quelle risapute, ci sono altre misure della manovra 2019 di cui nessuno parla e che, comunque, fanno parte della Legge di Bilancio. Elencandole rapidamente, si tratta di:

  • un maggior prelievo dalle macchinette di videopoker (dall’1,25% all’1,40%);
  • uno sconto per l’acquisto dei seggiolini antiabbandono nelle auto per i bambini;
  • un contributo di 25 euro a famiglia per l’acquisto di un televisore o di un decoder in vista dell’arrivo del nuovo digitale terrestre;
  • lo slittamento dal 31 marzo al 1° luglio delle norme antibagarini per i biglietti dei concerti;
  • lo stanziamento di 7 milioni di euro nel triennio per combattere la diffusione delle tossicodipendenze (droghe e alcol);
  • la tassa al 3% sui servizi digitali per le imprese che vendono online (la cosiddetta web tax);
  • la progressiva riduzione dei contributi pubblici all’editoria;
  • la nascita del catasto frutticolo nazionale (5 milioni di euro);
  • lo stanziamento di 200mila euro per la piattaforma italiana del fosforo (voluta nel 2017 dal M5S per non dover importare questo prezioso elemento dal Marocco);
  • la creazione della Scuola superiore meridionale a Napoli (8 milioni di euro);
  • lo stanziamento di 500mila euro per le scuole di musica per disabili.

6 Commenti

  1. La stragrande maggioranza delle ONLUS sono TRUFFE e lo so per esperienza diretta, quindi bene così per l’aumento di tasse per loro.

  2. Avrebbe potuto essere un articolo interessante, ma ci sono poche spiegazioni e troppe opinioni non richieste

    1. Vero, anch’io ho notato pareri e battute di merda, invece di spiegare in dettaglio le norme (per esempio non viene spiegato il tipo di comune in cui un pensionato si può trasferire al sud).

  3. La perversione è una malattia genetica umana? perchè così come và il sistema italiano è una patologia in preocupante aumento nella fatispece politico/dirigenziale. Altrimenti posso anche pensare che le facoltà italiane costruiscono mostri di una tale oscenità che neppure gli alieni riusciranno a decifrare. Come le barzelette si avverano ” Italia ufficio complicazioni affari semplici”. Pensionati all’estero, avete fatto la scelta giusta, non fatevi fregare, rimanete dove state meglio.

  4. IN MERITO ALLA FLAT TAX PER I LAVORATORI DIPENDENTI EVIDENZIO CHE GLI STESSI NON MI SEMBRA CHE PAGHINO CANONI DI LOCAZIONE O SOSTENGANO SPESE PER L’ACQUISTO DI COMPUTER SOFTWARE, ARREDI, GAS, LUCE, ETC. ETC. O RISCHINO IN PROPRIO

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