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Le spese che il fisco conosce

26 Dicembre 2018


Le spese che il fisco conosce

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Dicembre 2018



Quali spese fanno scattare un accertamento fiscale: i controlli fiscali con redditometro e i controlli incrociati.

L’Agenzia delle Entrate non si limita a controllare solo la tua dichiarazione dei redditi, il tuo conto corrente e tutti i tuoi investimenti; non sa solo quali pensioni percepisci, chi è il tuo datore di lavoro, a quanto ammonta lo stipendio che ti viene versato, i nomi dei clienti a cui emetti fattura. Il fisco può sapere anche come spendi i soldi. Lo sa grazie a una serie di controlli incrociati: mette cioè in relazione le comunicazioni fatte da privati e aziende che vendono o erogano servizi (cosiddetto «spesometro») con i nomi dei loro clienti. Anche se fai un viaggio all’estero e, magari, spendi una cifra consistente, non puoi nasconderti. Se paghi un affitto superiore alla tua busta paga stai sicuramente nascondendo qualcosa. Non puoi avere un Isee basso se le utenze di casa segnano cifre a due zeri. Ma non tutto ciò che spendi finisce nel calderone dell’Agenzia delle Entrate: la spesa al supermercato, il pacchetto di sigarette, la cena a ristorante restano anonimi. Questo non toglie che le spese che il fisco conosce sono numerose e consistenti.  In questo articolo ti spiegheremo come riconoscerle e sapere in anticipo come comportarti.

Perché è importante sapere quali spese il fisco controlla?

La ragione per cui è necessario prestare prudenza a determinati acquisti è abbastanza semplice e non è per forza legata all’evasione fiscale. In alcune situazioni – ed è questo uno dei casi – è il contribuente che deve difendersi dalle “presunzioni” del fisco; per cui, se non è stato sufficientemente “malizioso” da procurarsi in anticipo le prove della propria “innocenza”, ne paga le conseguenze.

Un esempio servirà a farti capire meglio come stanno le cose. Immagina di aver messo da parte, negli anni, in un posto segreto di casa, una serie di banconote da 100 euro. Ti sei fatto un piccolo tesoro con i regali dei parenti, le vincite alle carte con gli amici, le scommesse, i lavoretti saltuari prestati nei giardini dei vicini. D’un tratto decidi di spendere questa somma e di acquistare un’automobile usata. L’Agenzia delle Entrate viene informata dal Pra che sei diventato titolare di un bene considerato “di lusso” per il fisco (non tanto per il prezzo d’acquisto quanto per gli oneri annuali che esso comporta: assicurazione, bollo, benzina, manutenzione, ecc.). Così un funzionario dell’Ufficio delle Imposte ti chiede come hai fatto a procurarti i soldi visto che sei formalmente disoccupato. Tu provi a difenderti sostenendo che si tratta di risparmi esentasse, ma l’ufficiale non ti crede: vuol un documento scritto che dimostri ciò che dici (ed è questo, del resto, che la legge impone). Resti così senza prove e subisci un accertamento fiscale: con la conseguenza che sul tuo tesoretto devi pagare le tasse e la sanzione per l’evasione. Meglio avresti fatto, allora, anziché comprare l’auto, destinare quei soldi alla spesa quotidiana al supermercato e magari pagare la macchina con un bonifico bancario.

Quello che abbiamo descritto si chiama redditometro, un software in uso all’Agenzia delle Entrate che, al fine di scovare l’evasione fiscale, mette in confronto i redditi dichiarati dai contribuenti con il loro tenore di vita, calcolato quest’ultimo sulla base degli acquisti effettuati nell’anno: se da tale confronto dovesse risultare che le “uscite” superano di oltre il 20% le “entrate” scattano i controlli fiscali.

Dunque sapere in anticipo le spese che il fisco conosce ti mette al riparo dal cosiddetto redditometro e da tutti i rischi che esso può comportare anche per chi è in buona fede come nel tuo caso.

Le spese che il fisco conosce: la regola generale

In generale possiamo dire che tutte le spese a fronte delle quali ricevi lo scontrino fiscale restano ignote al fisco. Lo scontrino è infatti un documento del tutto anonimo: se lo hai osservato con attenzione ti sarai infatti accorto che in esso (a differenza di quanto avviene ad esempio nella fattura) non risulta il tuo nome ma solo il codice del prodotto e il prezzo pagato. Quindi nessun funzionario dell’Agenzia delle Entrate potrà sapere quanto hai speso dal supermercato o dal fruttivendolo, al negozio di elettrodomestici per comprare un forno, un computer, un cellulare, dal giornalaio, ecc.

Ci sono invece tutta una serie di spese che implicano la raccolta dei tuoi dati fiscali da immettere nella ricevuta di pagamento (nome, cognome e codice fiscale dell’acquirente sono, ad esempio, elementi necessari di una fattura) o nel contratto stesso (pensa, ad esempio, a un mutuo, a un contratto di locazione, all’attivazione di un’utenza telefonica o del gas, all’abbonamento a una palestra, alle medicine, ecc.).

Ebbene, in sintesi, il fisco conosce le spese nelle quali vieni in qualsiasi modo identificato. Laddove invece resti anonimo, l’Agenzia delle Entrate non potrà mai sapere quanto hai pagato e, quindi, non potrà da ciò ricostruire il tuo tenore di vita.

Cosa fa il Fisco se si accorge che spendi troppo?

Prima di proseguire in questa trattazione e di elencare le spese che il fisco conosce, dobbiamo però uscire fuori da un equivoco. Il fatto che l’Agenzia delle Entrate possa sapere in che modo spendi una parte dei tuoi soldi non significa per forza che farà un controllo; come detto l’accertamento può scattare solo se il tenore di vita che conduci supera di oltre il 20% la tua dichiarazione dei redditi. Peraltro ciò non basta a farti arrivare le sanzioni fiscali: prima sarai chiamato dall’ufficio a dare spiegazioni e a dimostrare come ti sei procurato il reddito “extra”. È in questa fase precontenziosa che si instaura un “contraddittorio”, ossia un confronto bonario per verificare se ciò che affermi è vero. Ma, come detto, non puoi prendere sottogamba la difesa e, anzi, sarebbe meglio farsi assistere da un consulente. E questo per due ragioni: innanzitutto perché le prove che non produrrai in questa fase non potrai poi usarle in un eventuale ricorso al giudice (per cui è bene non sottovalutare nulla); in secondo luogo perché la prova deve essere necessariamente scritta e con data certa (per evitare facili retrodatazioni).

Nel contraddittorio preventivo potrai ad esempio dimostrare che i “soldi in più” li hai ricevuti da fonti esenti (un risarcimento) o già tassate alla fonte (una vincita) o da un’eredità.

Quali spese fanno arrivare un controllo fiscale?

Esiste un Decreto ministeriale [1] che indica quali spese fanno arrivare un controllo fiscale. Si tratta però di un elenco molto ampio che, tuttavia, non corrisponde a ciò che in pratica avviene. Per cui qui di seguito selezioneremo solo quelle operazioni che sono più a rischio. Eccole:

Acquisto casa

Sicuramente l’acquisto di una casa è la spesa che, per eccellenza, denota un tenore di vita elevato. L’Anagrafe tributaria, ossia il cervellone delle Entrate, è collegata ai Registri Immobiliari e può sapere quali beni hai intestati.

Se compri casa grazie al sostegno dei tuoi genitori o di un parente sarà bene che questi bonifichi la somma direttamente sul conto del venditore o – meglio ancora – prima sul tuo conto, indicando come causale “donazione per acquisto casa”. Dopodiché, nel rogito di acquisto, dovrai specificare che il denaro del prezzo è stato versato grazie alla donazione suddetta.

Acquisto auto

Anche l’auto è un bene “registrato”: esiste infatti il Pra (Pubblico Registro Automobilistico), anch’esso collegato all’Anagrafe Tributaria. Il discorso è identico a quello appena fatto per l’acquisto della casa.

Esiste un Elenco auto soggette a controlli fiscale: si tratta di quelle di cilindrata particolarmente elevata, in genere collegate al superbollo; ma questo non esclude l’applicazione del redditometro auto per qualsiasi mezzo acquistato (anche di seconda mano).

Attento: non si sottraggono ai controlli neanche le auto storiche, considerate anzi un bene di lusso per via dei maggiori oneri che comportano in termini di manutenzione e pezzi di ricambio.

Mutuo e conto corrente

Quando contrai un mutuo o apri un conto corrente, la banca raccoglie i tuoi dati che finiscono nell’anagrafe dei rapporti finanziari: anche questo è un database controllato dal fisco. L’Agenzia delle Entrate può quindi valutare l’entità della rata di mutuo che paghi e se ritiene che sia incompatibile con il tuo stipendio potrà far scattare il controllo.

Anche l’entità del conto corrente può destare sospetti. A riguardo è in corso di sviluppo il Risparmiometro, uno strumento che analizza la quantità di soldi risparmiati in un anno per verificare se il contribuente si mantiene anche grazie a redditi non dichiarati.

Bollette

Quando attivi un’utenza, la società della luce, del gas, del telefono o dell’acqua raccoglie i tuoi dati. Il fisco può accedere a queste informazioni con facilità. Ad esempio, se stai usufruendo degli sconti fiscali sull’abitazione principale perché hai dichiarato la residenza in una casa che in realtà non vivi (ad esempio quella del mare), il Comune può accertarsi di ciò controllando i consumi: se questi non sono significativi scatta la tassazione e il recupero delle imposte evase. Leggi sul punto Falsa residenza: come il Comune fa a scoprirlo.

Pay Tv

Pay tv e, in generale, tutti gli abbonamenti (come quello in palestra) rientrano tra le spese controllate dal redditometro. L’abbonamento alla pay tv, infatti, risulta in Anagrafe tributaria. All’atto della sottoscrizione del contratto, i gestori di tv a pagamento devono per legge richiedere il codice fiscale del contribuente titolare dell’abbonamento e trasmettere poi ogni anno i dati relativi al pagamento del canone all’Anagrafe tributaria. In questo modo si riesce a controllare anche chi non paga il Canone Rai.

Vacanze di lusso e viaggi

Se spendi più di 3.600 euro per una vacanza, l’Agenzia viaggi deve comunicare i tuoi dati nello spesometro, una informativa che finisce al Fisco.

Il Fisco può anche controllare a quanto ammontano i tuoi spostamenti per lavoro tramite Telepass: un uomo che non guadagna non fa molti spostamenti d’affari.

Colf e bandanti 

I contributi che paghi per la Colf o la badante finiscono all’Anagrafe tributaria e costituiscono quindi un terreno di confronto, per il fisco, del tuo tenore di vita. In questo modo l’Agenzia delle Entrate può sapere quanto spendi per il lavoro domestico e ricostruire il tuo tenore di vita.

Polizze assicurazioni

Nell’elenco delle spese conosciute al fisco non potevano mancare i premi pagati all’assicurazione per polizze o investimenti. Le compagnie devono comunicare tali dati all’Agenzia delle Entrate che, a sua volta, li conserva nell’Anagrafe tributaria: queste informazioni torneranno immediatamente a galla non appena il volume delle tue spese dovesse superare di oltre il 20% il tuo 730.

Spese quotidiane

Come anticipato in apertura, le spese al supermercato o nei comuni negozi non vengono “tracciate” dal fisco a meno che tu non richiedi fattura. Facciamo un esempio. Se vai in pizzeria con gli amici e ti fai rilasciare lo scontrino, la spesa non finisce all’Agenzia delle entrate. Ma se chiedi la fattura per scaricare l’importo dalle tasse, le cose vanno diversamente. Stesso discorso se acquisti un prodotto tecnologico: per un computer non c’è bisogno di fattura a meno che tu non lo vuoi utilizzare per l’ufficio o il negozio, nel qual caso i tuoi dati finiranno al fisco. Insomma, se non è strettamente necessario ai fini delle detrazioni fiscali, sarà sempre meglio optare per lo scontrino. Anche perché, quando compri con lo scontrino – in veste quindi di consumatore – la garanzia è sempre di due anni (negli altri casi è di un solo anno).

note

[1] Min. finanze decreto del 16 settembre 2015.


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