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Autovelox: sentenze recenti

26 Dicembre 2018


Autovelox: sentenze recenti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Dicembre 2018



Multe per eccesso di velocità: le sentenze più recenti che consentono di comprendere se conviene fare ricorso contro la contravvenzione.

Da quando esistono gli autovelox, il numero di incidenti stradali, e in particolar modo quelli mortali, è notevolmente diminuito. Ciò nonostante l’opinione comune continua ad associare questi strumenti di controllo alla ricerca spasmodica degli enti locali di una copertura alle proprie ingorde spese. E così i Comuni vengono considerati responsabili di vere e proprie truffe ai danni degli automobilisti a causa di autovelox piazzati nei luoghi più disparati e meno visibili, pronti a scattare al raggiungimento di una velocità appena al di sopra dei limiti consentiti. Tuttavia, se tutto ciò poteva essere vero in una prima fase di impiego di tali strumenti, oggi la normativa ha fatto notevoli progressi in termini di trasparenza; sicché non si può realmente dire che l’automobilista sia davvero impreparato dinanzi alla postazione della polizia. Ed infatti deve sempre esserci prima il cartello con l’avviso «controllo elettronico della velocità», il quale peraltro – secondo le più recenti sentenze della Cassazione – va ripetuto dopo le intersezioni e almeno ogni 4 chilometri; in secondo luogo, in quelle strade dove l’attività di controllo è sporadica, alla segnaletica “fissa”, piantata ai margini della strada, deve aggiungersene una seconda, di tipo mobile, posizionata dagli agenti prima dell’avvio delle operazioni. Le recenti sentenze sull’autovelox dimostrano anche una maggiore sensibilità da parte dei giudici all’impiego di strumenti perfettamente funzionanti, tarati almeno una volta all’anno e posizionati solo laddove il Prefetto lo consente (almeno per quanto riguarda le strade urbane principali o extraurbane secondarie).

Ecco alcune interessanti e recenti sentenze sull’autovelox che potranno aiutarti a comprendere se fare ricorso contro la multa oppure se pagare, magari usufruendo dello sconto del 30% se si adempie nei primi 5 giorni.

La segnalazione dell’autovelox

L’autovelox deve essere segnalato con cartelli o segnalazioni luminose. Se la segnaletica non è ben visibile, a causa della presenza di alberi, piloni o altri elementi di disturbo, deve essere ripetuta. Lo ha chiarito il ministero dei Trasporti con il parere del 30 marzo del 2012, mentre la Cassazione aveva già avuto modo di precisare che, in caso di più strade che si intersecano, l’avviso deve essere ripetuto anche per i veicoli provenienti dalle altre arterie (sentenza n. 680/2011). Sarà, poi, l’amministrazione a dover dimostrare di aver rispettato le prescrizioni sulla visibilità dei cartelli, ove non risultino dal verbale.

Al destinatario dell’accertamento non resta che munirsi delle prove, allegando al ricordo idonea documentazione fotografica con apposizione di data certa.

L’autovelox deve essere funzionante

Il verbale di contestazione della violazione per eccesso di velocità, a seguito della rilevazione della velocità operata con apparecchio “autovelox”, non riveste “fede privilegiata” – e quindi non fa fede fino a querela di falso – in ordine all’attestazione, frutto di mera percezione sensoriale, degli agenti circa il corretto funzionamento dell’apparecchiatura “autovelox”, allorché e nell’istante in cui l’eccesso di velocità è rilevato. Così ha detto la Cassazione sent. n. 32369 del 13.12.2018. La pronuncia sta a significare che non basta quanto dichiarato dai verbalizzanti sulla multa in merito al corretto funzionamento dell’apparecchio: se non è stata effettuata la taratura periodica (almeno una volta all’anno), la multa è illegittima.

Con la sentenza n. 22499/2018 la Cassazione ha detto che tutti gli autovelox devono essere periodicamente tarati e verificati nel loro funzionamento e l’effettuazione dei controlli deve essere dimostrata o attestata con apposite certificazioni di omologazione e conformità e non può essere provata con altri mezzi. E’ necessario che detti controlli siano effettuati a prescindere dal fatto che l’apparecchiatura operi in presenza di operatori, in automatico senza la presenza degli operatori o sia munita di sistema di autodiagnosi.

Sempre secondo la Cassazione ordinanza n. 5227/18 del 6.03.2018, la taratura non basta: la data dell’ultima volta in cui essa è stata effettuata va riportata sul verbale in modo che l’automobilista sappia che l’apparecchio è stato sottoposto a verifica ed era effettivamente funzionante.

L’efficacia probatoria dell’autovelox, che sia omologato e sottoposto a verifiche periodiche, opera fino a quando sia accertato, nel caso concreto, sulla base di circostanze dimostrate dall’opponente e debitamente provate, il difetto di costruzione, installazione o funzionamento del dispositivo elettronico. Peraltro – ricorda la Cassazione sent. n. 18354/2018, in presenza del certificato di taratura rilasciato da soggetto abilitato, non è consentito al giudice di pace sindacare le modalità con le quali tale taratura è stata effettuata.

Il senso di marcia dell’autovelox

In città la multa con autovelox può essere fatta solo se l’automobilista viene fermato sul posto, in modo da dargli la possibilità di difendersi subito senza dover ricorrere al giudice. In autostrada e sulle strade extraurbane principali invece non c’è bisogno della contestazione immediata. Invece sulle strade urbane a scorrimento e su quelle extraurbane secondarie si è adottata una via di mezzo: la regola vuole, anche in questo caso, la contestazione immediata; tuttavia, il Prefetto può – con un proprio decreto – autorizzare la contestazione differita su specifici tratti di strada.

Gli estremi dell’ordinanza del Prefetto devono essere riportati sul verbale. Ma non solo. Gli agenti non possono limitarsi a riportare l’autorizzazione prefettizia ma devono anche spiegare per quali caratteristiche della strada è impossibile fermare subito il conducente.

A riguardo, poi, la Cassazione sent. n. 30323/2018 ha anche detto che: se nel decreto prefettizio è contenuto specificamente il riferimento ad un determinato senso di marcia, il rilevamento elettronico della velocità e la correlata attività di accertamento degli agenti stradali (con contestazione differita) possono ritenersi legittimi solo se riferiti all’autovelox come posizionato in conformità al decreto autorizzativo e non, invece, con riguardo ad altro autovelox posizionato sulla stessa strada e in prossimità dello stesso punto chilometrico, ma sulla carreggiata o corsia opposta, che non abbiano costituito oggetto di previsione da parte dello stesso o di altro provvedimento autorizzativo. In pratica, se il Prefetto ha autorizzato la contestazione differita su un senso di marcia, non è possibile elevare le multe anche nell’altro senso (salvo fermare subito il conducente).

La Cassazione sent. n. 23726/2018 ha detto che una postazione fissa autovelox può essere installata solo sul lato della strada per il quale è stata autorizzata. Può trovarsi, invece, indifferentemente su entrambi i lati della strada solo quando le autorizzazioni non precisano alcunché. Di conseguenza, è illegittimo il verbale per eccesso di velocità se l’autovelox era posizionato nel contrapposto senso di marcia come da indicazioni prefettizie. Ad affermarlo è la Cassazione che ha così chiuso un lungo contenzioso tra il Comune di Macchia d’Isernia e molti automobilisti, esprimendosi in favore di questi ultimi. Per la Corte, dunque, la flessibilità di utilizzo deve fare i conti con i provvedimenti di autorizzazione emanati dal prefetto e dall’ente proprietario della strada: se questi fissano condizioni particolari, occorre che queste siano rispettate.

La Cassazione sent. n. 24214/2018 del 4.10.2018 ha detto che, in tema di sanzioni amministrative conseguenti al superamento dei limiti di velocità accertato mediante “autovelox”, la mancata indicazione degli estremi del decreto prefettizio nella contestazione differita integra un vizio di motivazione del provvedimento sanzionatorio che pregiudica il diritto di difesa (nel caso di specie, la Corte ha affermato che integra un vizio di motivazione del provvedimento sanzionatorio la contestazione di una infrazione, rilevata su una strada extraurbana secondaria, priva dell’indicazione degli estremi del decreto prefettizio con il quale sono state autorizzate, sulla detta strada, la rilevazione della velocità a mezzo “autovelox” e la contestazione differita).

La distanza minima tra il cartello e l’autovelox

La Cassazione sent. n. 25993/2018 ha ricordato ancora una volta che la legge (in particolare il d.l. n. 117/2007) indica quale deve essere la distanza massima tra la segnalazione della presenza del dispositivo di rilevazione e il luogo dell’effettivo rilievo: tale distanza è di 4 chilometri. Ma tale legge ha omesso di indicare una distanza minima e le caratteristiche che il segnale di avvertimento debba presentare: ciò che rileva è la sussistenza di un’idonea segnalazione, anche luminosa, intermittente ecc., purché sia fornita con «adeguato anticipo» e comunque, visibile per gli automobilisti. Tutto quindi dipende dalle dimensioni della strada, dal traffico e dalla velocità di percorrenza.

E così ancora Cassazione sent. n. 20327/2018 ha detto che in materia di accertamento di violazioni delle norme sui limiti di velocità, compiuta a mezzo di apparecchiatura di controllo comunemente denominata autovelox, la legge – secondo cui dell’installazione dei dispositivi o mezzi tecnici di controllo deve essere data preventiva informazione agli automobilisti – non stabilisce una distanza minima per la collocazione dei segnali stradali o dei dispositivi di segnalazione luminosi, ma solo l’obbligo della loro istallazione con adeguato anticipo rispetto al luogo del rilevamento della velocità, in modo da garantirne il tempestivo avvistamento; ne consegue che la distanza tra segnali stradali o dispositivi luminosi e la postazione di rilevamento deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi, senza che assuma alcun rilevo la mancata ripetizione della segnalazione di divieto dopo ciascuna intersezione per gli automobilisti che proseguano lungo la medesima strada.

Se il conducente contesta la presenza del preventivo cartello di avviso (o la non facile visibilità perché magari coperto da vegetazione), spetta all’ente dimostrare il contrario. Così ha infatti detto il Tribunale di Potenza sent. n. 745/2018: in tema di distribuzione dell’onere della prova nei giudizi aventi ad oggetto opposizione a sanzione amministrativa irrogata per violazione del limite di velocità rilevata a mezzo di autovelox, posto che la legittimità delle sanzioni amministrative irrogate per eccesso di velocità, accertato mediante autovelox, è subordinata alla circostanza che la presenza della postazione fissa di rilevazione della velocità sia stata preventivamente segnalata, grava sull’amministrazione l’onere di provare la preventiva segnalazione dei controlli ove non altrimenti risultante dal verbale di accertamento dell’infrazione.

Autovelox: la polizia non deve essere visibile

Potrebbe succedere che gli agenti della polizia non siano facilmente visibili perché oscurati da alberi o da vegetazione, pur tuttavia in presenza del cartello preventivo che avvisa gli automobilisti. Secondo il tribunale di Firenze, sent. n. 2183/0218 la multa è ugualmente valida. Si legge infatti nel provvedimento in questione che: «in tema di violazione delle norme sui limiti di velocità, ove non si sia proceduto a contestazione immediata dell’illecito, rilevato a mezzo apparecchiatura autovelox, il giudice dell’opposizione non può sindacare l’organizzazione del servizio di vigilanza, e in particolare ritenere sussistente un obbligo per gli agenti accertatori di rendersi visibili agli automobilisti, né le modalità organizzative del servizio di rilevamento delle infrazioni da parte della pubblica amministrazione. In sostanza, ai fini della validità del verbale di accertamento, deve ritenersi sufficiente la preventiva segnalazione della postazione di autovelox a mezzo di cartellonistica o dispositivi luminosi ben visibili, essendo irrilevante la visibilità della postazione in sé.

Niente autovelox fissi in città

In tema di rilevamento della velocità, per poter installare su una strada urbana un’apparecchiatura Autovelox in modalità automatica e senza la presenza dell’operatore di polizia, è necessario che la strada possegga tutti i requisiti richiesti dal codice della strada ed essere catalogata strada di tipo D, e cioè strada urbana di scorrimento ossia: strada a carreggiate indipendenti o separata da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, ed una eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate; per la sosta sono previste apposite aree o fasce laterali estranee alla carreggiata, entrambe con immissioni ed uscite concentrate.

Quando impugna il conducene

Il conducente può impugnare il verbale di accertamento che preannuncia la decurtazione dei punti della patente notificato al solo proprietario. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, che ha smontato il precedente orientamento secondo il quale il contravventore al quale non sia stata notificata la violazione non ha interesse a impugnare il verbale elevato nei confronti di altri (Cassazione sentenza 22 marzo n. 4605/2012). Aumentano, pertanto, i possibili ricorrenti che possono far valere i vizi del verbale, che vanno dai termini di notifica, fino alle modalità di accertamento e ai motivi della contravvenzione. Mentre per la pena pecuniaria in genere è prevista la solidarietà tra conducente e proprietario, per la decurtazione dei punti a risponderne sarà solo il conducente, che da adesso, presentando una dichiarazione sottoscritta e autenticata in cui si autodenuncia quale trasgressore, potrà impugnare direttamente il verbale notificato al proprietario. Nei casi di contestazione non immediata, il verbale deve essere notificato entro novanta giorni (o 360 in caso di residenti all’estero) al proprietario del veicolo con cui è stata commessa l’infrazione, che a sua volta ha 30 giorni per presentare ricorso al giudice di pace o 60 giorni se vuole ricorrere al Prefetto.

Se la multa arriva tardi

La multa deve arrivare a casa dell’automobilista entro 90 giorni da quando ha commesso l’infrazione (a meno che non sia stato fermato immediatamente, nel qual caso non riceverà la raccomandata).

Nel caso in cui il verbale arrivi in ritardo, il proprietario del veicolo, oltre a non pagare la contravvenzione, non è tenuto neppure a dichiarare le generalità dell’effettivo conducente per la decurtazione dei punti della patente. Secondo i giudici, infatti, non si può pretendere che il proprietario del veicolo ricordi per un tempo illimitato gli estremi del conducente al momento dell’infrazione. Secondo le ultime sentenze, per il termine dei 90 giorni entro il quale gli agenti dovranno effettuare la notifica, fa fede la data della consegna all’ufficio postale e non quella dell’avvenuto recapito (Cassazione sent n. 4453/2012). La Cassazione ribadisce, inoltre, che per la validità della notifica non basta dimostrare di aver recapitato il verbale all’indirizzo indicato nei registri del Pra quando il destinatario risulta trasferito. È onere degli agenti effettuare le verifiche sul mutamento di indirizzo del trasgressore. In questo caso, i termini di 90 giorni per la notifica del verbale (articolo 201, comma 1, Codice della strada) decorrono dalla data in cui l’organo accertatore acquisisce cognizione della nuova residenza negli atti dello stato civile, dopo l’esito negativo della prima notifica (Cassazione sent. n. 11182/2012).

In famiglie numerose non si perdono i punti

La legge impone al titolare dell’auto che riceve la multa di comunicare, nei 60 giorni successivi, il nome del conducente per la decurtazione dei punti. Se non lo fa senza un valido motivo subisce un’altra multa di circa mille euro. I giustificati motivi possono consistere ad esempio, secondo la Cass. sent. n. 9555/18, in una famiglia numerosa, dove tutti i membri usano lo stesso veicolo. Non esiste infatti – come per le aziende – l’obbligo di tenere un registro con un memorandum di chi utilizza il mezzo.

La compilazione del verbale

È legittimo il verbale anche se la notifica è effettuata da un privato, delegato dall’ufficio o dal comando responsabile del procedimento per le attività materiali intermedie, come l’imbustamento, la stampa o la presentazione all’ufficio postale (Cassazione sentenza n. 7177/2012). La Suprema corte ribadisce, inoltre, la validità del verbale redatto senza la firma autografa dell’agente accertatore.

Multe col tutor

In caso di più violazioni per eccesso di velocità accertate attraverso il Tutor, il giudice competente per il ricorso è quello dell’ultimo luogo in cui è avvenuta l’infrazione. (Cassazione sent. n. 9486/2012). La sentenza chiarisce una questione molto dibattuta, applicando il criterio penalista che fissa la competenza territoriale nell’ultimo luogo in cui è avvenuta l’azione. Inoltre, chi viola più volte la stessa norma del codice della strada, anche in tempi ravvicinati, paga per ogni infrazione commessa. Non vale per queste sanzioni amministrative l’istituto della continuazione che consentirebbe di unificare le violazioni commesse. Sempre nel caso del Tutor, la Cassazione ha ribadito che non può parlarsi di violazione unica quando le infrazioni, sebbene commesse nello stesso giorno e in rapida successione, risultino rilevate in tratti autostradali diversi. La regola vale anche per chi passa due volte col semaforo rosso nello stesso tratto stradale: le multe si duplicano. L’unicità dell’infrazione potrà, invece, essere invocato nel caso in cui il trasgressore dimostri di aver commesso una sola azione e di non aver potuto evitare la pluralità degli accertamenti.


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