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Marito non vuole lasciare casa coniugale

26 Dicembre 2018


Marito non vuole lasciare casa coniugale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Dicembre 2018



Se dopo la sentenza di separazione l’uomo non vuol lasciare l’appartamento con le buone, ecco cosa puoi fare per mandarlo via.

Sono ormai diverse settimane che il giudice ha emesso la sentenza di separazione tra te e tuo marito. A te è stata assegnato l’appartamento in cui vivrai insieme a tuo figlio; lui dovrà invece andarsene (e versare mensilmente un assegno di mantenimento per te e uno per tuo figlio). Il giudice però non ha specificato entro quanto tempo ciò dovrà avvenire e così, da quel giorno,  le cose non sono cambiate: con la scusa di essere alla ricerca di un altro posto dove andare a vivere, di fatto il tuo ex marito non vuole lasciare la casa coniugale. Questa situazione sta creando un forte disagio, con attriti che si ripercuotono anche sullo stesso bambino, costretto ad assistere spesso ai vostri litigi. Ritieni che la situazione debba essere sbloccata anche nell’interesse del figlio stesso. Ti sei rivolta così al tuo avvocato e gli hai chiesto per quanto tempo l’ex marito ha diritto a rimanere in casa dopo la separazione. Il legale ti ha spiegato che la sentenza ha effetto già dal momento stesso in cui viene pronunciata e che, pertanto, almeno in teoria, potresti sbatterlo fuori il giorno stesso in cui viene firmata dal magistrato. Lui però non ne vuole sapere di andarsene con le buone. Che fare? Chiamare la polizia? I carabinieri? L’ufficiale giudiziario?

La soluzione chiaramente non passa per l’uso della violenza, non puoi cioè farti ragione da te; non puoi cambiare le chiavi alla serratura di casa né puoi barricarti in casa costringendolo a dormire all’aperto. Se tuo marito non vuole lasciare la casa coniugale devi ricorrere di nuovo alla giustizia. Vediamo in che modo.

La diffida inviata al marito ancora in casa

La prima cosa che bisognerebbe fare, anche se non obbligatoria per legge, è far capire al tuo ex marito che le tue intenzioni di mandarlo via sono serie. Per cui potrai dargli un termine massimo entro cui lasciare l’appartamento preannunciandogli che, alla scadenza, ti rivolgerai di nuovo al tribunale. A tal fine si usa di solito inviare una raccomandata a.r., ovviamente allo stesso indirizzo ove vivete, oppure una lettera consegnata a mani (facendosi firmare una copia per ricevuta e presa conoscenza). Lì gli assegnerai un termine di qualche giorno per adempiere alla sentenza e abbandonare la casa.

L’atto di precetto al marito che resta in casa

Se neanche questo sistema sortisce effetto, devi per forza ricorrere alla cosiddetta esecuzione forzata, una procedura di cui si deve occupare il tuo avvocato e che consente di dare attuazione forzata alla sentenza. La sentenza è, infatti, un «titolo esecutivo»; questo concetto sta a significare che, con tale documento, puoi rivolgerti all’ufficiale giudiziario affinché proceda, con la forza, a eseguire l’ordine del giudice. Le fasi di questa procedura sono le seguenti.

Innanzitutto l’avvocato invia il cosiddetto atto di precetto, un’ultima diffida al tuo ex intimandogli di lasciare la casa entro massimo 10 giorni. 

L’ufficiale giudiziario per mandare via di casa il marito

Scaduto tale termine, l’avvocato si rivolge all’ufficiale giudiziario il quale si presenterà in casa vostra dopo qualche giorno e inviterà tuo marito a sloggiare. Di solito il primo ingresso avviene con un colloquio formale ma “bonario”. Significa che l’ufficiale viene da solo e redige un verbale in cui dà atto di aver intimato all’uomo di adempiere alla sentenza.

Se neanche questo accesso sortisce effetti e tuo marito non vuole lasciare la casa coniugale, l’avvocato può chiedere all’ufficiale giudiziario un secondo accesso, questa volta accompagnato dalla forza pubblica (ad esempio i carabinieri). In questo modo, l’uomo viene materialmente buttato fuori dall’appartamento. 

Dopodiché potrai anche cambiare le chiavi all’appartamento affinché lui non si avvicini di nuovo. 

La denuncia al marito che non vuol lasciare casa

Un metodo sicuramente più inciso ma non certo più rapido per mandare via tuo marito di casa è una denuncia. Il fatto di non aver rispettato la sentenza con l’ordine del giudice costituisce un reato: quello di «mancata esecuzione dolosa dell’ordine del giudice» [1]. In tal caso tuo marito rischia la reclusione fino a tre anni o (più probabile) la multa da 103 a 1.032 euro.

Se tuo marito è pericoloso

Le cose si aggravano per tuo marito se dovesse risultare pericoloso per la famiglia a causa di condotte aggressive (anche solo a livello psicologico). In tal caso si può ricorrere al tribunale per ottenere un ordine di allontanamento dalla casa. Si tratta di un provvedimento temporaneo che, tuttavia, è particolarmente incisivo nella sua sfera personale. Su tale questione leggi l’approfondimento Come cacciare di casa il marito.


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3 Commenti

  1. Il solo linguaggio, “come cacciare di casa il marito” (da casa sua) è rivoltante, se fosse “come cacciare di casa la moglie”, avreste le femministe alle calcagna e forse anche la giustizia civile. Dovreste vergognarvi a usare un linguaggio del genere.

  2. Chiaramente mentre fate queste azioni non pensate al bene di vostro figlio o almeno pensate a quanto possa essere usato come pretesto.

    Il male al minore vede sempre 2 responsabili e la questione non è chi lo e di più anche seguire pedissequamente un manuale potrebbe non essere la soluzione giusta per voi.

    Il marito può difendersi ed una sentenza è legge fin quando una nuova sentenza non la annulla, okkio ad imbarcarvi in azioni multiple finché la situazione non è stabile.

    Inoltre la separazione è tutto tranne che chiudere col marito, se ci sono figli per tutte le scocciature continuerete ad averci a che fare, di solito le persone intelligenti costruiscono un futuro evitando di usare questi strumenti.

    Quindi dopo aver letto quanto è facile sparare con una pistola leggete anche quanto è pericoloso puntarla verso un’altra persona armata a sua volta.

    Altrimenti pare che siate finiti nelle trappole di chi ha interesse solamente nell’esistenza del vostro conflitto, chiamasi legali.

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