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Pignoramento 2019: le nuove norme

26 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Dicembre 2018



Conversione del pignoramento, rilascio dell’immobile pignorato e precisazione del credito: ecco le nuove norme a tutela del debitore nella fase dell’esecuzione

Se una persona ti deve del denaro che, in passato, le hai prestato, non puoi recarti a casa sua e pretendere con la forza ciò che ti spetta; non puoi neanche porre in essere tattiche “persuasive” che inducano il debitore a pagare, tipo pedinamenti, richieste insistenti o ripicche: il rischio è quello di incorrere in reato. Ciò che devi fare, invece, è rivolgerti ad un avvocato che ti possa aiutare con la corretta procedura da seguire. Nello specifico, se intendi recuperare un credito devi prima munirti di un titolo che legittimi la tua pretesa; ad esempio, se la somma che ti spetta risulta in maniera inconfutabile da un documento (ad esempio, da una scrittura privata con la quale il debitore si riconosceva tale, oppure da un titolo di credito come una cambiale), puoi chiedere al giudice che emetta un decreto ingiuntivo con cui il debitore viene condannato formalmente al pagamento di ciò che ti è dovuto, oltre alle spese legali. Ciò, però, non è ancora abbastanza: ora che hai il titolo, devi notificare prima l’atto di precetto, cioè l’atto con il quale si intima al debitore di pagare entro dieci giorni, e poi, nel caso di inadempimento persistente, potrai adire la procedura esecutiva. In pratica, con l’esecuzione forzata otterrai la soddisfazione del tuo credito anche contro la volontà del debitore: la legge, infatti, ti consente di chiedere al giudice il pignoramento dei suoi beni, sui quali potrai poi soddisfarti. Il pignoramento può essere di diversi tipi, a seconda dei beni che va a colpire: avremo quindi il pignoramento mobiliare, immobiliare e quello presso terzi, a seconda che la futura espropriazione abbia ad oggetto beni mobili, beni immobili (una casa o un terreno, ad esempio) o beni (anche crediti) del debitore che, però, sono nella materiale disponibilità di terzi. Un esempio classico di pignoramento presso terzi è quello che ha ad oggetto lo stipendio del lavoratore o la pensione del pensionato: in queste evenienze, si vanno a bloccare le somme che spetterebbero al debitore direttamente a monte, cosicché il datore di lavoro o l’ente previdenziale attribuiscano gli importi dovuti al debitore direttamente al suo creditore. Una nuova legge (cosiddetto decreto semplificazioni 2019) ha rivisto la procedura esecutiva nei confronti del debitore, concedendo a questo maggiori possibilità di liberarsi del proprio debito: in particolare, la legge ha ritoccato la norma sulla conversione del pignoramento, sul rilascio dell’immobile pignorato e sulla precisazione del credito. Se vuoi saperne di più, ti consiglio di proseguire nella lettura: ti illustrerò le nuove norme sul pignoramento.

Pignoramento: cos’è?

Prima di parlarti delle nuove norme sul pignoramento, ti spiegherò brevemente cos’è il pignoramento. Abbiamo detto che il pignoramento è il primo atto con cui comincia l’esecuzione forzata ai danni del debitore; esso serve a bloccare i beni del debitore, di modo che siano finalizzati in via esclusiva al soddisfacimento delle pretese del creditore. In altre parole, il pignoramento impone un vincolo giuridico sui beni (mobili o immobili, a seconda della natura del procedimento): ciò significa che il debitore può continuare a disporre materialmente degli stessi, ad esempio utilizzandoli per sé oppure anche cedendoli a terzi, ma queste operazioni non saranno opponibili al creditore, il quale, una volta intimato il pignoramento, potrà soddisfarsi sui beni ovunque essi siano.

Conversione del pignoramento: cos’è?

Le nuove norme sul pignoramento incidono direttamente sulla conversione del pignoramento. Di cosa si tratta? La conversione del pignoramento è la possibilità concessa al debitore di trasformare (appunto, convertire) il pignoramento, sostituendo ai beni (mobili o immobili) pignorati una somma di danaro che sia comprensiva non solo del proprio debito (maggiorato degli interessi), ma anche di tutte le spese di procedura che il creditore ha dovuto anticipare [1]. L’istanza di conversione del pignoramento può essere depositata dal debitore sino a quando non siano disposte la vendita o l’assegnazione, ovverosia entro il momento in cui il giudice pronunci la relativa ordinanza.

La legge prevede che insieme all’istanza di conversione del pignoramento il debitore deve depositare una somma di danaro non inferiore ad un quinto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento.

Nuova conversione del pignoramento

Cominciamo a vedere quelle che sono le nuove norme sul pignoramento, cominciando appunto dalle modifiche apportate alla conversione del pignoramento. Come appena detto nel paragrafo precedente, perché l’istanza di conversione possa essere presa in considerazione dal giudice, il debitore, per dare prova della propria buona volontà, deve depositare in cancelleria una somma pari ad un quinto (cioè, il 20 %) del proprio debito. Con la nuova legge [2], la quota che deve essere versata contestualmente alla richiesta di conversione passa da un quinto a un sesto. Una bella riduzione, insomma.

Le nuove norme sul pignoramento non finiscono qua. Il giudice fissa la cifra totale da versare in sostituzione del pignoramento; di regola, poi, il versamento deve effettuarsi entro trenta giorni. Quando le cose pignorate sono costituite da beni immobili o da cose mobili, il giudice può disporre, se ricorrono giustificati motivi, che il debitore paghi a rate. La precedente normativa prevedeva massimo 36 mesi, con l’aggiunta degli interessi; la nuova legge, al contrario, dispone un termine più lungo di 48 mesi per completare il pagamento.

Inoltre, la precedente normativa, per l’ipotesi di ritardo nel pagamento anche di una sola rata, prevedeva una tolleranza di quindici giorni: ora, invece, il termine è stato aumentato a trenta giorni, decorso il quale la rateizzazione salta e si passa alla vendita forzata dei beni pignorati.

Rilascio dell’immobile pignorato

Le nuove norme sul pignoramento modificano anche l’articolo del codice di procedura civile [3] che disciplina la custodia dell’immobile pignorato e il suo rilascio a favore del creditore assegnatario o dell’acquirente. In particolare, la nuova legge favorisce i debitori, i cui beni siano stati pignorati, che vantano crediti nei confronti della pubblica amministrazione. Vediamo di cosa si tratta.

Quando la procedura esecutiva ha ad oggetto un bene immobile, questo dovrà essere lasciato libero dal debitore che ne era proprietario. Ora, la legge dice che, quando nell’immobile si trovano beni mobili che non debbono essere consegnati ovvero documenti inerenti allo svolgimento di attività imprenditoriale o professionale, occorre intimare al debitore tenuto al rilascio (ovvero al soggetto al quale gli stessi risultano appartenere) di portarli via, entro un termine non inferiore a trenta giorni.

Con le nuove norme sul pignoramento, se il debitore che deve rilasciare l’immobile prova di essere titolare di crediti nei confronti di pubbliche amministrazioni (deve risultare dalla piattaforma elettronica per la gestione telematica del rilascio delle certificazioni dei crediti) per un ammontare almeno pari al suo debito, il giudice, con il decreto di trasferimento del bene espropriato, deve disporre il rilascio dell’immobile pignorato per una data compresa tra il sessantesimo e novantesimo giorno successivo. In pratica, il termine viene aumentato.

Precisazione del credito

Le nuove norme sul pignoramento tutelano il debitore anche in altro modo: imponendo al creditore uno specifico onere di precisazione delle somme a lui dovute. Devi sapere, infatti, che all’interno del procedimento esecutivo c’è un’udienza (definita di prima comparizione) nella quale il giudice sente le parti per prendere le opportune decisioni sulla vendita forzata.

Ebbene, la nuova legge obbliga i creditori di precisare il proprio credito entro e non oltre trenta giorni prima dell’udienza stessa. La precisazione deve avvenire con atto sottoscritto personalmente dal creditore, notificato al debitore e depositato in tribunale. Nell’atto deve essere indicato l’ammontare del credito, comprensivo degli interessi maturati, in corso di maturazione e delle spese sostenute fino all’udienza.

Nuove norme pignoramento 2019: a chi si applicano?

Il decreto che introduce nuove norme sul pignoramento non si applica alle esecuzioni iniziate anteriormente alla data di entrata in vigore della legge di conversione. Per le esecuzioni anteriori, quanto a conversione del pignoramento, rilascio dell’immobile espropriato e oneri formali di precisazioni del credito, valgono le regole pregresse.

note

[1] Art. 495 cod. proc. civ.

[2] Decreto legge n. 135 del 14.12.2018.

[3] Art. 560 cod. proc. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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1 Commento

  1. Sono alla settima vendita alla asta del mio usufruito della casa dove abito. Cosa ce’ di nuovo ? Grazie

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