Diritto e Fisco | Articoli

L’orario di lavoro del dipendente pubblico: vari casi

17 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Gennaio 2019



Il dipendente pubblico deve rispettare un tot di ore settimanali lavorative; può, però, distribuire l’orario di lavoro in modo personalizzato alle sue esigenze.

Gli obblighi contrattuali prevedono per il dipendente pubblico un monte ore di lavoro da maturare a settimana; vengono calcolate su un orario giornaliero, uguale per tutte le giornate lavorative. Per il lavoratore è possibile – in un certo qual modo, entro certi limiti – redistribuire tali ore totali in modi diversi a seconda delle esigenze personali ed a seconda dei giorni effettivi lavorati a settimana. Vediamo in che modo e in che termini c’è questa possibilità di avere un orario di lavoro personalizzato. L’orario di lavoro del dipendente pubblico: vari casi in cui si fa più ‘elastico’ e può variare rispetto alla tipologia standard. Può e deve lavorare tutti i giorni? Può avere un solo giorno di riposo? È sempre solo la domenica? Come funziona la turnazione per il dipendente pubblico e come può variare? Proviamo a rispondere a queste ed altre domande. Come noto, per contratto è previsto per legge [1] che i dipendenti pubblici debbano lavorare 36 ore settimanali; ma come vengono redistribuite giornalmente? Quale è il monte massimo di ore che il lavoratore può e deve lavorare quotidianamente? Per lui è possibile lavorare cinque giorni su sei, avendo un giorno in più di riposo – in luogo di uno solo a settimana – e, per ragioni religiose, quest’ultimo può non essere la domenica. Per il dipendente pubblico è persino possibile redistribuire anche la turnazione ed, a proposito di quest’ultima, infatti, si deve distinguere tra turni diurni, pomeridiani e notturni, che hanno ‘regole’ diverse; senza mai dimenticare tutti i permessi e congedi saltuari eccezionali a disposizione del lavoratore a seconda delle varie esigenze. Infine parleremo anche, fra le tante situazioni straordinarie, di flessibilità, banca delle ore e turni cosiddetti compensativi, nonché di reperibilità.

Orario di servizio vs orario di lavoro

Tuttavia il punto di partenza è proprio quello di dare una definizione, in primis, di orario di lavoro. Che cosa si intende? La domanda non è banale, tanto che occorre distinguere l’orario di lavoro dal cosiddetto orario di servizio. Vediamo di capire meglio.

Con orario di lavoro ci si riferisce al tempo in cui, giornalmente, il lavoratore svolge la sua attività per garantire il suo operato ed ottemperare appunto agli obblighi di lavoro. Quindi l’orario di lavoro altro non è che il periodo di tempo effettivo lavorato al giorno dal dipendente pubblico e viene fissato dai dirigenti responsabili.

Invece diverso è l’orario di servizio. Quest’ultimo, al contrario, rappresenta l’arco di tempo (sempre giornaliero) durante il quale l’amministrazione e tutte le istituzioni e gli enti garantiscono il regolare svolgimento della loro attività e l’efficienza del servizio, quindi – in poche parole – tutto l’orario durante il quale sono funzionanti, con tutti gli sportelli e gli uffici attivi (operanti ed operativi) ed in funzione per offrire i vari servizi alla clientela. Quindi l’orario di lavoro è connesso direttamente al lavoratore, mentre l’orario di servizio all’ente per cui opera.

I vari tipi di orario: flessibile, plurisettimanale e su turnazioni

A questo punto si potrebbe obiettare: quanti tipi di orario di lavoro esistono? L’orario viene sempre distribuito su cinque giorni come detto prima? La risposta è no; si può lavorare anche su sei giorni, oppure su turnazioni, su orari cosiddetti flessibili oppure addirittura su quelli meglio noti come turni plurisettimanali, molto particolari. Andiamo a vederli più da vicino.

Sia nel caso si lavori su cinque che su sei giorni a settimana, l’orario di lavoro verrà distribuito tra mattina e pomeriggio, con un monte ore diverso fino a raggiungere le 36 totali obbligatorie previste da legge. Ne consegue che l’orario sarà continuativo e, generalmente, il giorno di riposo (anche nel caso di sei giorni su sette), come detto, sarò proprio la domenica. Nel caso si lavori sei giorni su sette, infine, spesso si opta per rispettare la media di sei ore al giorno. Ovviamente va anche sempre compresa la pausa pranzo da calcolare.

Con l’orario flessibile, invece, è possibile fissare una fascia orario giornaliera di inizio e fine attività, più che un orario fisso e rigido in cui il dipendente ‘attacca’ e ‘stacca’ da lavoro, come si suol dire.

Viceversa, si ricorre all’orario su turnazioni per attività particolari che necessitano una copertura del servizio maggiore, che non sarebbe possibile soddisfare con una normale impostazione dell’orario di lavoro; tanto che le turnazioni riguardano impieghi laddove si lavori sia su cinque, che su sei che addirittura su sette giorni: praticamente tutta la settimana, h 24, ossia 24 ore su 24; il primo esempio è quello degli infermieri degli ospedali. Dunque l’obiettivo è garantire la maggiore efficienza e durata, continuità dell’attività lavorativa e del suo svolgimento, tramite appunto i cambi turni e l’alternanza di tutto il personale a disposizione, che solo la turnazione può permettere.

Con l’orario plurisettimanale, invece, c’è ancora più flessibilità, dinamicità, varietà; è quello meno rigido in assoluto. Infatti, in tal caso, vengono preparate delle vere e proprie agende, una sorta di calendari dei turni che possono essere plurisettimanali (massimo fino a 13 settimane, dunque poco più di tre mesi) e rinnovarsi di anno in anno; ma non è la sola particolarità. Infatti la durata dell’orario di lavoro può essere differente ed alternare periodi in cui si superano le 36 ore settimanali (ma non si può andare oltre le 44 ore a settimana), ad altri in cui l’orario è inferiore.

Orario e pause giornalieri

Ora vediamo più nel dettaglio alcune caratteristiche dell’orario di lavoro giornaliero. Come da normativa, abbiamo detto che generalmente il monte ore settimanale massimo è di 36 ore (ed eccezionalmente 44, in casi particolari, e possono arrivare sino a 48 compresi gli straordinari). L’orario di lavoro, poi, – come già detto – può essere programmato su un arco di tempo nel limite estremo di quattro mesi, ovvero 12 settimane o poco più (13 cioè).

Qual è il limite massimo, invece, per l’orario di lavoro giornaliero? E, soprattutto, differisce tra pubblico e privato? Per cominciare da quest’ultima domanda, la risposta è no: non vi sono differenze tra pubblico e privato. Quante ore al massimo è possibile lavorare per un dipendente pubblico al giorno? La risposta è di nove, soprattutto per quanto concerne il settore pubblico e dunque le pubbliche amministrazioni e i dipendenti pubblici o statali; ma, comunque, occorre tenere presente che, al giorno, un lavoratore non può superare le 13 ore di lavoro come orario; tanto che, trascorse sei ore continuate di lavoro, gli viene concessa di diritto (da contratto) la possibilità di fare una pausa meritata di almeno mezz’ora.

Tuttavia, per quanto la pausa sia appunto – ribadiamo – un diritto consolidato e riconosciuto del lavoratore, in casi eccezionali essa non è ‘prevista’: ci stiamo riferendo a situazioni particolari quali udienze giudiziarie ad esempio od impegni di lavoro straordinari simili del genere.

Dunque, fissato il totale di ore giornaliere di lavoro per il dipendente pubblico, ne scaturirà – conseguentemente – l’orario di lavoro vero e proprio: cioè di inizio e fine attività. Ma se, per qualsiasi motivo anche non dipendente dalla volontà del lavoratore stesso, quest’ultimo si trova ad arrivare più tardi a lavoro (pensiamo ai pendolari, ad esempio, ed ai ritardi dei treni), come fare? Scatta la decurtazione dello stipendio in proporzione al ritardo a lavoro? Assolutamente no. Le soluzioni sono due: o il lavoratore prende un permesso ad ore, cioè un’ora di permesso che poi recupererà successivamente, senza che gli venga sottratta la retribuzione; oppure, alternativa simile, ma forse più semplice e facile, recupererà (in giornata o entro la fine del mese seguente), quel tempo che ha perso all’inizio, entrando in ritardo a lavoro, senza così perdere i soldi della relativa remunerazione che gli spetta.

A proposito di pause, poi, c’è da ribadire che, per ogni settimana di lavoro, al dipendente spetta un giorno di riposo settimanale, che generalmente – come già evidenziato – coincide con la domenica. Fanno eccezione tutti i lavori che si svolgono su turnazione, che pertanto prevedono uno svolgimento dell’attività continuativo. Per tutti i lavoratori che siano in turno in un giorno festivo, infatti (può capitare e non può essere evitato: pensiamo agli infermieri o ai medici, soprattutto quelli ‘di guardia’ cosiddetti), è prevista una retribuzione sulla base del salario elargito per uno straordinario o per i giorni festivi pertanto; inoltre i lavoratori recupereranno il riposo del giorno festivo in cui hanno lavorato in un’altra giornata.

Infine, per quanto riguarda l’orario di lavoro, occorre fare due precisazioni: in esso non è incluso il tempo necessario per andare a lavorare (e raggiungere dunque la sede di lavoro appunto) e neppure la cosiddetta reperibilità, che spiegheremo successivamente fra poco.

Orario di lavoro: turni diurni, pomeridiani e notturni

Finora abbiamo visto quali sono le caratteristiche dell’orario di lavoro, quotidiano e settimanale. Tuttavia, ora passeremo ad analizzare quali sono le principali eccezioni agli ‘standard’ classici e tradizionali. La prima, anche se più rara, forse la meno comune anche perché è la misura a cui sembra il dipendente ricorra di meno (in base a quanto risulta), è quella della riduzione dell’orario di lavoro (in autofinanziamento) da 36 ore a 35 ore, per gravi motivi e in particolare per lavori in cui si opera su turni.

Per ciò che concerne questi ultimi, andremo ora ad approfondire meglio come funziona la turnazione. Innanzitutto dobbiamo dare una definizione di turni. I turni, fissati già da contratto a priori preventivamente, consistono in una rotazione del personale in modo equilibrato al fine di garantire la massima efficienza del servizio. Le unità di lavoratori si alternano così in turni che possono essere di tre tipi principalmente: turni diurni, pomeridiani e notturni; questo ovviamente varia a seconda del tipo di attività svolta. Vediamo meglio come si articolano.

In primis occorre precisare che vengono inseriti all’interno di strutture operative per almeno dieci ore al giorno; inoltre possono portare – per brevi frazioni di tempo – a sovrapposizioni, in particolare nella fase di cambio turno e nella fascia oraria a cavallo tra turni diversi, così da non lasciare ‘scoperta’ la sede di lavoro e di continuare a garantire al massimo e al meglio il servizio e lo svolgimento dell’attività come di consuetudine. Invece, in riferimento ai turni notturni, essi non possono essere più di dieci nell’arco di un mese, pur tuttavia restando soggetti all’influenza di specifiche e straordinarie esigenze di lavoro e di servizio.

I turni notturni, poi, coprono l’arco compreso tra le ore 22 e le ore 6 del mattino successivo; al contrario, invece, quelli pomeridiani che li precedono vanno dalle ore 14 alle ore 22; mentre, per evidente conseguenza logica, quelli diurni partiranno dalle ore 6 per concludersi alle ore 14.

A questo punto ci si potrebbe chiedere: tali orari sono rigidi, non possono mai mutare, oppure sono ‘flessibili’ – per così dire -, possono cioè subire variazioni, cambiamenti ed oscillazioni, adattandosi così magari a specifiche esigenze (anche eccezionali e saltuarie) del lavoratore? La risposta è semplice; infatti, assolutamente sì, può capitare che l’orario di lavoro su turnazioni sia svolto su fasce orarie intermedie tra quelle classiche previste per i turni diurni, pomeridiani e notturni. Detto ciò, appurato che è possibile avere una situazione del genere, rimane da risolvere il problema della remunerazione.

Il dipendente che svolga la sua attività in tali periodi intermedi, verrà rimborsato e pagato in base a quanto previsto per quegli orari intermedi; dunque se è un orario notturno con un compenso maggiore, così come – allo stesso modo – se un dipendente lavora in giorno festivo la retribuzione sarà diversa, come nel caso dello ‘straordinario’.

Tanto che, dato che non è facile, semplice e neppure comodo lavorare su turni, ma è anche più impegnativo, stancante e logorante per il dipendente a volte, al dipendente che lavori su turni spetterà un’indennità compensativa di tale criticità, in proporzione al turno sostenuto. Vediamo in che modo varia tale indennità. Quest’ultima ammonterà a una maggiorazione del 20% nel caso di turni pomeridiani; ad un incremento persino dell’80% per quelli notturni o svolti nei festivi (fino ad arrivare addirittura al 90% se il turno è sia notturno che festivo).

Orario di lavoro notturno e festivo

A questo punto occorre precisare che cosa si intende per lavoro notturno e festivo. Come già anticipato precedentemente, quello notturno è quello svolto – per almeno sette ore continuative – tra la mezzanotte e le ore 5 del mattino seguente; quindi possono esservi due opzioni-tipo: o dalle ore 24 alle ore 7, oppure dalle ore 22 alle ore 5.

In generale, per poter dire che un dipendente abbia lavorato su turni notturni, deve aver svolto la sua attività per almeno 80 giorni (nell’arco dell’anno) di notte (ossia nella fascia oraria relativa). In particolare, per i dipendenti amministrativi, è prevista una maggiorazione almeno del 20% per il lavoro svolto in turni notturni o festivi e del 30% se è sia notturno che festivo.

Orario di lavoro, alcune eccezioni: reperibilità e flessibilità

Vediamo ora alcune eccezioni che riguardano l’orario di lavoro. Come avevamo accennato all’inizio, una di esse è proprio la reperibilità, che può essere richiesta al dipendente pubblico dall’amministrazione per inderogabili esigenze di servizio, in assenza di altre soluzioni alternative con le consuete misure. Ma che cosa significa e quanto può durare? Innanzitutto non può superare le dodici ore.

In pratica significa che il lavoratore si rende disponibile, sempre rintracciabile e contattabile e risponde sempre in caso di necessità alle chiamate provenienti dal lavoro e si rende pronto a svolgere il lavoro in caso di bisogno, seppure non sia effettivamente in turno, ma solo potenzialmente. Però non può svolgere la sua attività e il suo operato per più di sei ore e non può essere inserito in reperibilità oltre le sei volte (tra cui non più di due domeniche in un mese).

A questo punto sorge spontanea una domanda: ma quale sarà la retribuzione relativa erogata per tali circostanze di reperibilità? Ovviamente la reperibilità viene considerata come straordinario, ma non solo; il lavoratore può decidere di optare per un recupero ore a seguito della reperibilità data. Ed ancora, il lavoratore poi riceverà anche la dovuta maggiorazione in caso di servizio svolto in giorni ed orari notturni, festivi oppure sia notturni che festivi.

Oltre alla reperibilità, che comunque consiste in una forma di flessibilità oraria, esiste un (altro) vero e proprio tipo particolare di flessibilità: la flessibilità per i lavoratori che svolgono attività di volontariato, all’interno di organizzazioni del settore iscritte negli appositi registri pubblici ufficiali regionali o provinciali. Per quale motivo? Per poter ottemperare ai loro obblighi verso tali organizzazioni e dunque per svolgere le relative attività di volontariato.

Lo straordinario, i riposi compensativi e la banca delle ore

Dopo la reperibilità e la flessibilità, passiamo a vedere una delle misure più significative per il lavoratore: quella dello straordinario. Vediamo come funziona, ma prima è bene precisare che va erogato e richiesto direttamente dal dirigente amministrativo in via eccezionale, per significative, imperanti, inderogabili, straordinarie esigenze di servizio impellenti.

Il lavoratore non può rifiutarsi, salvo per gravi motivi personali o familiari, dunque per giustificato e serio motivo. Appurato tale obbligo per il dipendente, lo straordinario – occorre precisare – non può superare le 250 ore in un anno e, naturalmente, è soggetto alle maggiorazioni già previste e notate per i turni.

Vediamo quali sono le percentuali di tali maggiorazioni; sono del 15% per lo straordinario eseguito in regime diurno; il doppio, ovvero del 30%, per quello prestato nei giorni festivi o in fascia oraria notturna (dalle ore 22 alle ore 5 cioè, come già visto); e del 50% se lo straordinario avviene in orario notturno e in giorno festivo.

Come nel caso della reperibilità (con il recupero a ore), anche nella circostanza dello straordinario, il lavoratore può decidere di fruire dei cosiddetti riposi compensativi; questi gli verranno riconosciuti ed elargiti solamente nel rispetto delle esigenze di servizio, se non contravvengono e non sono in contrasto con le necessità di lavoro ed organizzative; e non potranno durare più di quattro mesi.

Un altro caso è quello della cosiddetta banca delle ore. I lavoratori, infatti, possono decidere e scegliere di aderire alla banca delle ore. Di cosa si tratta? In poche parole, ‘iscrivendosi’ ad essa, il dipendente fa confluire in essa il monte ore di straordinari effettuare; la banca ne tiene il conto e tale conteggio risulterà poi ufficialmente nella busta paga di ciascun mese.

A questo punto, il dipendente potrebbe decidere di optare per usufruire dei cosiddetti riposi compensativi appena accennati; l’amministrazione accoglierà la sua richiesta in base e nel rispetto delle esigenze di servizio e lavoro; tuttavia, in tal caso, non varrà il termine della durata di quattro mesi a disposizione di riposi compensativi; poi occorre tenere presente che essi dovranno essere fruiti entro l’anno seguente a quello durante il quale sono stati cumulati e maturati.

Le maggiorazioni relative agli straordinari, invece, viste prima saranno retribuite entro il mese seguente oppure (su richiesta) entro il mese di dicembre.

GUARDA IL VIDEO


note

[1] D. L. 66/2003, con riferimento in particolare agli articoli 4, 5 e 9 dello stesso e quelli che vanno dall’11 al 15.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA