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Lettera di richiamo: rimane sul curriculum?

28 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Dicembre 2018



Se la lettera di richiamo porta all’applicazione di una sanzione disciplinare, questa rimane sul curriculum del lavoratore e per i successivi due anni rileva ai fini della recidiva

Hai ricevuto un richiamo disciplinare da parte dell’azienda per aver tenuto un comportamento contrario ai tuoi doveri (ad esempio ti sei presentato al lavoro in ritardo, hai commesso un errore nello svolgimento dei tuoi incarichi, hai risposto male ad un superiore). Hai presentato le tue giustificazioni, ma il datore non le ha accolte e dunque ti ha sanzionato. Ti chiedi ora se quella lettera di richiamo e la conseguente sanzione, magari anche solo un semplice rimprovero verbale, rimane sul tuo curriculum, per quanto tempo e questo cosa comporta. Hai sentito parlare di “recidiva”, sai che comporta l’applicazione, in caso di altre mancanze, di sanzioni più gravi rispetto a quelle normalmente previste dal CCNL o dal regolamento aziendale, ma non sai come funziona esattamente. Cerchiamo dunque di capire in questa breve guida quali conseguenze hanno una lettera di richiamo e la conseguente sanzione sul curriculum aziendale del lavoratore.

Il richiamo disciplinare e il procedimento disciplinare

Quando il datore intende contestare al dipendente una violazione del codice disciplinare aziendale deve farlo mediante contestazione di addebito disciplinare o lettera di richiamo e cioè una lettera nella quale devono essere specificamente descritti, la data, il luogo e le modalità con cui si è manifestato il comportamento del lavoratore ritenuto illegittimo; le norme del regolamento aziendale e/o del contratto collettivo che si ritengono violate; l’invito al lavoratore a presentare le proprie giustificazioni entro un certo termine on inferiore a 5 giorni.

La contestazione disciplinare deve dunque essere consegnata al dipendente a mani e da questo firmata per ricevuta, oppure inviata a mezzo raccomandata a.r. all’indirizzo di residenza o domicilio comunicati all’azienda immediatamente dopo la commissione del fatto contestato, o la sua scoperta.

La lettera di richiamo, in altre parole, per essere legittima ed incontestabile dal dipendente, nonché per consentirgli una compiuta difesa, deve essere specifica e tempestiva.

Con l’invio della contestazione disciplinare si apre il c.d. procedimento disciplinare, che consta delle seguenti fasi:

  • consegna/invio di una lettera di richiamo al dipendente
  • presentazione delle giustificazioni da parte del lavoratore in un termine non inferiore a 5 giorni dalla ricezione della contestazione
  • accoglimento delle giustificazioni ed archiviazione del procedimento, oppure rifiuto delle giustificazioni e comminazione di una sanzione disciplinare entro un termie non superiore generalmente a 15 giorni dalla comunicazione delle giustificazioni.

Le sanzioni applicabili al lavoratore

Le sanzioni disciplinari sono generalmente previste dai contratti collettivi di categoria e graduate in base alla gravità del comportamento tenuto dal lavoratore.

Esse possono essere di quattro tipi:

  • il rimprovero verbale;
  • la multa di importo pari a non più di quattro ore;
  • la sospensione dal servizio e dalla retribuzione per non più di 10 giorni;
  • il licenziamento disciplinare: con o senza preavviso (a seconda cioè della gravità della condotta si parlerà di licenziamento «per giustificato motivo soggettivo» e di licenziamento «per giusta causa»)

Sono vietate altre sanzioni che comportino mutamenti definitivi del rapporto di lavoro, dunque il datore di lavoro non può applicare al proprio dipendente sanzioni quali, ad esempio, il blocco definitivo dell’avanzamento di carriera o il declassamento a mansioni inferiori. Non è memmeno consentito il trasferimento, se non per incompatibilità ambientale.

La sanzione inflitta rimarrà nel fascicolo personale del lavoratore per due anni, trascorsi i quali non se ne terrà più conto, neppure ai fini della recidiva.

La recidiva sul lavoro

Per recidiva si intende un comportamento contrario ai propri doveri che viene ripetuto più volte in un determinato arco di tempo, che in ambito lavorativo è stabilito in due anni.

In presenza di recidiva, la sanzione disciplinare inflitta al dipendente aumenta, in quanto la colpa è maggiore e più grave visto che il dipendente è “solito” comportarsi in un determinato modo. In altre parole, viene meno la possibilità di parlare di un “episodio isolato”, ma subentra la personalità del colpevole a renderlo meno affidabile.

Lo Statuto dei lavoratori stabilisce però che non si può contestare al lavoratore la recidiva, se la sanzione precedente risale a più di due anni addietro.

La recidiva, di solito, scatta solo per comportamenti dello stesso genere (ad esempio: ripetute assenze ingiustificate o ritardi, diversi episodi di insubordinazione, errori ripetuti nel tempo). Non si ha recidiva, invece, se le condotte contestate al lavoratore sono di natura diversa (ad esempio viene contestato e sanzionato un ritardo e, qualche mese dopo, viene contestato un ammanco di cassa).


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