Diritto e Fisco | Articoli

Addio pignoramento?

27 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Dicembre 2018



Come funziona la nuova normativa sul pignoramento: più tempo per pagare, più facile la conversione, tutele aggiuntive per i creditori della Pa.
Il decreto legge semplificazione [1] ha modificato alcuni articoli del codice di procedura civile, per proteggere i debitori che subiscono una procedura esecutiva: in particolare, sono previste nuove tutele per i debitori che sono contestualmente creditori della pubblica amministrazione, risulta più facile accedere alla conversione del pignoramento, ed i termini per pagare le rate del debito sono stati allungati da 3 a 4 anni.
Addio pignoramento, dunque?
Le modifiche al codice di procedura civile non cancellano assolutamente il pignoramento: danno soltanto una mano in più al debitore che vuole mettersi in regola con i pagamenti, ma che nel contempo si trova in difficoltà economica.
La nuova norma ha, tra le sue finalità principali, quella di aiutare chi, pur essendo debitore, è anche creditore dello Stato, ossia è in attesa di uno o più pagamenti da parte di una pubblica amministrazione.
La riformulazione degli articoli del codice di procedura civile, difatti, è nota come “norma Bramini”, dal nome dell’imprenditore della Brianza la cui azienda di igiene ambientale è fallita e la cui casa è stata pignorata nonostante vantasse un credito nei confronti dello Stato per oltre 4 milioni di euro.
Ma procediamo per ordine e cerchiamo di capire come cambiano dal 2019 le norme sul pignoramento.
Le nuove disposizioni non si applicano alle esecuzioni iniziate prima della data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto semplificazione.

Che cos’è il pignoramento?

Il pignoramento è il primo atto dell’esecuzione forzata ai danni del debitore: è un vincolo giuridico sui beni del debitore, che rende le operazioni effettuate da quest’ultimo, ad esempio la vendita o la donazione, non opponibili ai creditori.
In parole semplici, il pignoramento serve a bloccare i beni del debitore, di modo che servano in via esclusiva per  soddisfare le pretese del creditore: una volta intimato il pignoramento, il creditore può rivalersi sui beni ovunque si trovino.

Come funziona il pignoramento?

Vediamo, nel dettaglio, come funziona la procedura esecutiva, ossia come si arriva al pignoramento:
  • il creditore è in possesso di un documento dal quale emerge in modo inconfutabile quanto dovuto dal debitore (ad esempio, un titolo di credito come una cambiale): può chiedere al giudice di emettere un decreto ingiuntivo con cui condannare formalmente il debitore al pagamento del dovuto entro un determinato termine, oltre alle spese legali;
  • contro il decreto ingiuntivo il debitore può opporsi nei termini previsti dallo stesso decreto (normalmente 40 giorni);
  • trascorso il termine per impugnare, il decreto diventa esecutivo;
  • il creditore deve poi notificare l’atto di precetto: con quest’atto si intima al debitore a pagare il dovuto entro dieci giorni;
  • il debitore può opporsi all’atto di precetto, al verificarsi di determinate condizioni: nel dettaglio, può presentare opposizione sia per motivi di merito che per vizi di forma dell’atto notificato;
  • trascorsi i 10 giorni senza opposizione, il creditore può procedere senza ulteriore avviso all’esecuzione forzata sui beni del debitore: mobili, immobili, crediti presso terzi, come stipendi, pensioni e conti correnti.

Il pignoramento è dunque l’espropriazione forzata dei beni del debitore, e può essere di diversi tipi: mobiliare, immobiliare e presso terzi, a seconda che l’espropriazione abbia ad oggetto beni mobili, immobili, o beni o crediti del debitore che sono nella materiale disponibilità di terzi.

Il decreto semplificazioni 2019 ha modificato la procedura esecutiva nei confronti del debitore, concedendogli più possibilità di liberarsi del proprio debito: in particolare, la legge ha reso più semplice convertire il pignoramento, e ha previsto maggiori tutele sul rilascio dell’immobile pignorato e sulla precisazione del credito.

Come funziona la conversione del pignoramento?

Il debitore ha la possibilità di convertire il pignoramento: può, cioè, trasformarlo, sostituendo ai beni (mobili o immobili) pignorati una somma di denaro. la somma comprende sia il debito, che gli interessi e le spese di procedura che il creditore ha dovuto anticipare.

Il debitore può chiedere la conversione del pignoramento sino a quando non siano disposte la vendita o l’assegnazione dei beni, cioè entro la pronuncia della relativa ordinanza da parte del giudice.

Contestualmente alla domanda di conversione del pignoramento, il debitore deve depositare una somma di denaro non inferiore ad un quinto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento.

Dal 2019, con la nuova legge [1], la quota che deve essere versata assieme alla richiesta di conversione passa da un quinto a un sesto: il decreto semplificazione agevola dunque il debitore, concedendogli una maggiore elasticità nella conversione.

In quante rate deve essere pagato il pignoramento convertito?

Normalmente, il versamento delle somme derivanti dalla conversione del pignoramento deve effettuarsi entro trenta giorni, a meno che il giudice non disponga il pagamento a rate, nel caso in cui i beni pignorati siano immobili o mobili.

La precedente normativa prevedeva il pagamento dilazionato in un massimo di 36 mesi, mentre il nuovo decreto ha allungato il termine a 48 mesi.

Che cosa succede se una rata si paga in ritardo?

La precedente normativa, in caso di ritardo nel pagamento anche di una sola rata, prevedeva una tolleranza di 15 giorni: il decreto semplificazione ha aumentato la tolleranza a 30 giorni.

Decorsi 30 giorni senza pagamento, la dilazione salta e si passa alla vendita forzata dei beni pignorati.

Come funziona il rilascio dell’immobile pignorato?

Le nuove norme sul pignoramento modificano anche la disciplina riguardo alla custodia dell’immobile pignorato ed al suo rilascio a favore del creditore assegnatario o dell’acquirente, nel caso in cui il bene sia venduto.

Quando la procedura esecutiva ha ad oggetto un bene immobile, questo deve essere liberato dal debitore che ne era proprietario:

  • in base alla precedente normativa, quando nell’immobile ci sono beni mobili che non debbono essere consegnati, o documenti inerenti allo svolgimento di attività imprenditoriale o professionale, bisogna intimare al debitore tenuto al rilascio (o al proprietario dei beni mobili) di portarli via, entro un termine non inferiore a 30 giorni;
  • in base alla nuova normativa sul pignoramento, se il debitore che deve rilasciare l’immobile è anche creditore, nei confronti di una pubblica amministrazione (questo deve risultare dalla piattaforma elettronica per la gestione telematica del rilascio delle certificazioni dei crediti), di ammontare almeno pari al suo debito, il giudice, attraverso il decreto di trasferimento del bene espropriato, può disporre il rilascio dell’immobile entro un termine che va dai 60 ai 90 giorni. In buona sostanza, il decreto semplificazione ha aumentato il termine per il rilascio.

Nuove regole pignoramento 2019: a chi si applicano?

Il decreto che introduce nuove norme sul pignoramento non si applica alle esecuzioni iniziate prima della data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto semplificazione.

Per le esecuzioni anteriori valgono quindi le vecchie regole, riguardo alla conversione del pignoramento, al rilascio dell’immobile espropriato ed agli oneri formali di precisazioni del credito, valgono le regole pregresse.

note

[1] Dl 135/2018.


scarica gratis il tuo contratto su misura

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA