Diritto e Fisco | Editoriale

Valvola difettosa: chi ne risponde?

20 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Gennaio 2019



Cosa succede se, durante un’operazione, ti impiantano una protesi (in particolare una valvola) difettosa e chi è responsabile dei danni prodotti.

Sei stato sottoposto ad un’operazione molto delicata di sostituzione della valvola cardiaca ma, qualcosa non è andata come previsto, e si è reso necessario operarti per una seconda volta? Nel corso della tua lunga degenza in ospedale hai scoperto che ti è stata impiantata una valvola difettosa e ti chiedi chi ne risponde? La struttura ospedaliera ha responsabilità sull’operato del medico che opera? E tra i medici chi risponde di un impianto sbagliato, solo il primario che ha deciso di farlo (ed ha scelto il dispositivo da impiantare) oppure tutti i medici che hanno composto l’equipe? Per dare una risposta a tale domanda dobbiamo partire da lontano, ovvero dal principio della responsabilità del debitore secondo il quale “il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta e’ tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo e’ stato determinato da impossibilita’ della prestazione derivante da causa a lui non imputabile”. Ebbene sì, anche in caso di operazione al cuore (o di qualunque altro tipo di intervento chirurgico) ci troviamo in presenza di un vero e proprio contratto in forza del quale il debitore (ospedale o medico) assume precisi obblighi, responsabilità e doveri. Il problema che si pone nel caso che stiamo analizzando è di individuare correttamente la figura del debitore in una fase (come quella che riguarda la scelta della valvola cardiaca o di una protesi in generale), antecedente all’esecuzione dell’intervento e nella quale, pertanto, l’identificazione del responsabile è ancora più ardua. Di sicuro hai diritto al risarcimento dei danni ma, in questo articolo, cercheremo di capire chi sia il debitore sul quale potrai rivalerti in caso di scelta errata della valvola da parte del chirurgo. Andiamo con ordine

Quando si parla di responsabilità del debitore?

Un principio saldo contemplato dal nostro ordinamento prescrive che “il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta e’ tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo e’ stato determinato da impossibilita’ della prestazione derivante da causa a lui non imputabile” [1]. Questo significa che chiunque (un medico, un avvocato, un notaio), nel compimento del proprio dovere (nell’esecuzione del contratto), deve osservare il principio di correttezza e buona fede agendo in modo da preservare gli interessi delle parti del rapporto; in caso contrario, sarà costretto a risarcire i danni che ne derivano. Nel caso che stiamo analizzando (nel quale vi è stato un errore nell’impianto di una valvola cardiaca) il debitore non ha adempiuto secondo correttezza e buona fede (piuttosto è stato superficiale e poco attento nella scelta e nella predisposizione della valvola) per cui dovrà risarcire il danno. Per ottenere il risarcimento del danno, il debitore avrà solo il compito di dimostrare la fonte (negoziale o legale) del  suo diritto ed il relativo termine di decadenza, allegando alla richiesta la circostanza dell’inadempimento (producendo le cartelle cliniche, per esempio); sarà compito del debitore, invece, provare l’avvenuto adempimento (ovvero la scelta corretta della valvola).  Ma in caso di valvola difettosa: chi è il debitore, chi ne risponde?

Valvola difettosa: chi ne risponde?

La scelta della valvola (o protesi) necessaria per un’operazione chirurgica si realizza in una fase antecedente alla esecuzione in sé dell’intervento ed è verificata dal primario che decide l’impianto. Questo cosa comporta? Potremmo pensare che l’equipe si limiti ad eseguire l’intervento con il dispositivo scelto dal primario e che, pertanto, la responsabilità, in caso di scelta di una valvola difettosa, debba ricadere soltanto su quest’ultimo (oltre che sulla struttura ospedaliera che è sempre responsabile in solido). Di recente, tuttavia, la Suprema Corte [2] ha statuito che, se la protesi è difettosa ne rispondono, oltre alla struttra ospedaliera, tutti i medici che compongono l’equipe e non soltanto il primario che ha deciso l’impianto e scelto il dispositivo. Con questa sentenza, la Cassazione ha esteso la responsabilità del team sanitario anche alle fasi antecedenti all’esecuzione dell’operazione: secondo i giudici di legittimità, l’intera equipe è responsabile (anche) delle scelte relative ai prodotti da utilizzare (sempre che non provi che l’inadempimento o il ritardo siano stati determinati da impossibilità della prestazione derivante da causa a loro non imputabile). Secondo i giudici, infatti, tale onere della prova incombe sui medici e non certo sul danneggiato. Affinchè l’equipe ottenga la esclusione della propria responsabilità, dovrà dimostrare che non aveva consapevolezza della provenienza e della irregolarità dell’acquisto delle valvole e di avere adempiuto esattamente alla propria obbligazione (avere adottato tutti gli accorgimenti necessari ad accertare che fosse il prodotto più adatto da impiantare oppure che era impossibile apprezzare, in sede di esecuzione chirurgica, la presenza di alterazioni valvolari). Ogni componente dell’equipe, infatti, è tenuto ad un obbligo di diligenza concernente non solo le specifiche mansioni a lui affidate, ma anche il controllo sull’operato e sugli errori altrui, se rilevabili con l’ausilio delle comuni conoscenze del professionista medio. Si tratta non di un mero spettatore ma di un professionista che, benchè con posizione di minore rilievo, partecipa all’intervento chirurgico e deve dare il suo apporto professionale non solo in relazione alla materiale esecuzione della operazione, ma anche in riferimento al rispetto delle regole di diligenza e prudenza ed alla adozione delle particolari precauzioni imposte dalla condizione specifica del paziente che si sta per operare.

note

[1] Art. 1218 cod. civ.

[2] Cass. Sent. n. 31966 dell’ 11.12.2018.


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