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Casa assegnata all’ex moglie ed evasione fiscale del marito

28 Dicembre 2018


Casa assegnata all’ex moglie ed evasione fiscale del marito

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Dicembre 2018



Debiti fiscali: si può sequestrare l’immobile, assegnato dopo la separazione all’ex moglie, se l’ex marito evasore fiscale non ha pagato le imposte o le cartelle esattoriali?

Tu e tuo marito vi siete separati da poche settimane. Il giudice ti ha assegnato la casa coniugale poiché, con te, verranno a vivere i vostri due figli. Ora però hai saputo che i consistenti debiti che lui ha accumulato negli anni con il fisco potrebbero comportare il rischio di un sequestro dell’immobile. E difatti, secondo il vostro commercialista, l’Agenzia delle Entrate si starebbe preparando ad attivare delle misure per il recupero dei propri crediti. Ti chiedi – giustamente preoccupata – cosa rischi in questo caso: se cioè puoi essere “sfrattata” oppure se la sentenza del giudice che ha deciso della vostra separazione prevale su qualsiasi pignoramento o sequestro. Una recente sentenza della Cassazione [1] ha messo in luce tutte le possibili correlazioni tra la casa assegnata all’ex moglie e l’evasione fiscale del marito. Viene così stabilito un principio valido per tutte le coppie che hanno optato per un procedimento di separazione consensuale e per quelle che, invece, si sono fatte causa. E non solo. La Corte tocca anche il tema delle separazioni false, studiate a tavolino per mettersi al riparo dall’esecuzione forzata. Ma procediamo con ordine.

Possibile il sequestro della casa assegnata all’ex moglie?

Secondo la Cassazione non si può sottoporre a sequestro l’immobile assegnato in sede di separazione (consensuale o giudiziale che sia) all’ex moglie se il marito è indagato per evasione fiscale. E ciò vale anche se il provvedimento del giudice con l’omologa della separazione è stato trascritto nei registri immobiliari dopo la trascrizione del sequestro medesimo. Insomma, l’immobile resta libero e la moglie non rischia di dover andare via. 

Unica eccezione è nel caso in cui si sia in presenza di una finta separazione consensuale, attuata cioè solo allo scopo di separare i patrimoni dei due coniugi per eludere i pignoramenti, ottenere benefici fiscali e sottrarsi al pagamento delle imposte. Davanti al giudice, con un accordo precedentemente stilato con l’ausilio dell’avvocato, il marito concede alla moglie la proprietà della propria casa in cambio della rinuncia all’assegno di mantenimento. Si tratta di un espediente a cui molte coppie ricorrono. Ma il trasferimento della titolarità del bene, stante l’intento fraudolento dei coniugi, non serve a salvare la casa. Difatti, ha chiarito la Cassazione, la dimostrazione della simulazione rende possibile il sequestro nonostante la separazione. La prova di ciò può essere data dal fatto che il marito sia rimasto nella disponibilità dell’immobile, ad esempio continuando a viverci o a risiedervi.  

Secondo la Corte il sequestro preventivo per equivalente può certamente riguardare beni di terzi purché però l’indagato ne abbia la disponibilità, con la conseguenza che la legittimazione non è legata soltanto alla proprietà ma anche alla disponibilità del bene

Il giudice che dispone la misura cautelare è tenuto a indicare soltanto il valore dell’importo da sequestrare mentre l’individuazione specifica dei beni da aggredire e la verifica del rispettivo valore è riservata alla fase esecutiva demandata al Pm. 

Se invece la separazione risulta essere effettiva, il sequestro o qualsiasi altra misura sull’immobile non può essere eseguito. A riguardo, i giudici specificano un aspetto di importanza fondamentale: il divieto di sequestro scatta già con il trasferimento della proprietà, ossia con il provvedimento di separazione del giudice avente data certa anteriore all’emissione del sequestro stesso, a prescindere dalla sua successiva omologa (che, quindi, potrebbe essere anche successiva). 

I precedenti

Non è la prima volta che la Cassazione sposa il principio secondo cui non si può sequestrare la casa assegnata all’ex moglie. Con una pronuncia del 2015 [2] la Corte aveva detto che il provvedimento sull’immobile adibito ad abitazione coniugale assegnato all’ex può essere attuato solo se il coniuge evasore fiscale vi conserva effettiva residenza.

Rilevante sul punto la presenza in casa del presunto evasore, verificata durante un controllo di polizia giudiziaria e la perquisizione del luogo di formale residenza.

Pignoramenti e ipoteche da parte di Agenzia Entrate Riscossione 

Per quanto invece riguarda il pignoramento e ipoteca sulla casa dove vive l’ex moglie, le cose vanno diversamente. Dobbiamo distinguere due diverse ipotesi. 

La prima è quella in cui, in sede di separazione, la casa viene trasferito in proprietà dell’ex moglie. In tal caso l’Agente della Riscossione – e qualsiasi altro creditore – può sottoporre ad esecuzione forzata l’immobile solo se chiede la revocatoria della separazione in quanto fittizia. Anche qui, l’onere della prova è in capo al creditore che dovrà dimostrare la simulazione attuata dagli “ex” coniugi.

La seconda ipotesi è quando, in sede di separazione, il giudice si limita ad assegnare la casa alla donna (in quanto coabitante con i figli) mentre la proprietà resta in capo al marito. La Cassazione [3] ha detto che si può ipotecare e pignorare l’immobile in cui vive l’ex moglie; ma, una volta messo all’asta e aggiudicato al miglior offerente, non si può procedere allo sfratto. In particolare:

L’aggiudicatario deve tollerare la presenza nell’immobile della moglie oppure la può mandare via essendo ormai lui il nuovo proprietario del bene? In questo caso, la soluzione dipende dal fatto se la sentenza di assegnazione della casa è stata trascritta in tempo nei pubblici registri immobiliari. In particolare:

  • se la sentenza di separazione o divorzio che ha assegnato la casa all’ex coniuge è stata trascritta prima del pignoramento immobile, il coniuge ha diritto a restare nell’appartamento (nonostante la vendita all’asta dello stesso) fino a quando il figlio non sia divenuto autosufficiente o fino a quando non decida di andare a vivere altrove;
  • viceversa se è stato trascritto prima il pignoramento, allora il coniuge dovrà andare via dalla casa nonostante questa le sia stata assegnata dal giudice. 

Ricordiamo in ogni caso che l’ipoteca sulla casa è possibile solo per debiti superiori a 20mila euro mentre il pignoramento richiede un debito di oltre 120mila euro (ma non può avvenire sull’unica casa di proprietà).

note

[1] Cass. sent. n. 58327/2018 del 27.12.2018.

[2] Cass. sent. n. 36530/2015.

[3] Cass. sent. n. 15885/2014.


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