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Cos’è la segnalazione di operazione sospetta

20 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Gennaio 2019



Nuova legge antiriciclaggio: aumentano i soggetti che devono comunicare investimenti o movimenti finanziari poco chiari. Ecco chi sono e cosa devono fare.

Si chiama «segnalazione di operazione sospetta» ma si deve leggere «lotta al riciclaggio, al finanziamento del terrorismo e all’utilizzo di denaro proveniente da attività criminosa». Questi sono, almeno, gli scopi di quello che per molti può apparire come una soffiata inopportuna alla Banca d’Italia ma che, in realtà, si propone evitare che qualcuno faccia del denaro un gioco sporco e pericoloso.

La legge [1] impone a determinati soggetti l’obbligo di comunicare all’Unità di Informazione Finanziaria (la Uif, che dipende da Bankitalia) le operazioni che potrebbero nascondere uno di quei tentativi che abbiamo appena citato, cioè il riciclaggio, in finanziamento del terrorismo o l’uso di fondi provenienti da un’attività illecita. Chi sono questi soggetti, quando e come devono inoltrare una segnalazione di operazione sospetta?

A lanciare il campanello d’allarme sono tenuti gli intermediari finanziari (comprese, quindi le banche), i professionisti ed altri operatori a cui vengono richieste delle movimentazioni di denaro poco chiare. La Uif, ricevuta la segnalazione di operazione sospetta, ne valuta la rilevanza e la trasmette agli organi investigativi e all’autorità giudiziaria per l’opportuna attività di repressione.

Proprio per questo motivo la segnalazione alla Uif deve restare segreta. Significa che va fatta «alle spalle» del cliente, il quale non deve sapere della comunicazione. Altrimenti, se il soggetto obbligato avesse fatto centro, cioè stesse per mettere gli investigatori sulla pista giusta di un’operazione di riciclaggio, l’attività investigativa rischierebbe di fare un enorme buco nell’acqua.

Vediamo che cos’è la segnalazione di operazione sospetta, chi è tenuto a farla e quali conseguenze comporta.

Segnalazione di operazione sospetta: che cos’è?

La segnalazione di operazione sospetta è una comunicazione obbligatoria all’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia su quelle richieste di investimenti o di movimenti di denaro che possono nascondere una finalità illecita. Nello specifico, si è tenuti ad inoltrare la segnalazione quando si sa o si sospetta con motivi ragionevoli che siano in corso o siano state tentate o compiute delle operazioni di riciclaggio di denaro, di finanziamento del terrorismo o con fondi provenienti da attività illegali (traffico di stupefacenti, ricatti, sequestri di persona, ecc.).

Ci sono, addirittura, dei casi specifici che riguardano gli enti di credito e finanziari, i quali sono interessati dalla normativa europea su Iran e Corea del Nord [2] e dalle disposizioni della Banca d’Italia [3] riguardanti il finanziamento di programmi di proliferazione di armi di distruzione di massa.

Da che cosa possono nascere questi sospetti? Dal modo e dall’essenza dell’operazione stessa, vale a dire da qualsiasi circostanza che possa sollevare qualche dubbio tenendo conto della capacità economica o dell’attività che svolge il soggetto richiedente. Se, per esempio, una persona con un reddito annuo di 50mila euro, con moglie e due figli a carico, si mette ad investire periodicamente somme molto ingenti di denaro, viene in automatico chiedersi dove ha trovato quei soldi e dove li vuole investire.

Ci sono, comunque, dei comportamenti anomali che possono indurre a trasmettere alla Uif una segnalazione di operazione sospetta. Ad esempio, e solo per citarne alcuni:

  • utilizzo di carte di pagamento per prelievi e/o di ricariche in contanti frequenti o addirittura simultanee per importi vicini ai limiti stabiliti dalle banche e, allo stesso tempo, spese inesistenti o molto ridotte;
  • la creazione di trust apparentemente a scopo filantropico ma con la vera finalità del riciclaggio di denaro;
  • l’utilizzo nell’attività di gioco di strumenti di pagamento anonimi o le truffe nella gestione delle apparecchiature destinate al gioco negli esercizi pubblici;
  • l’evasione e la frode fiscali destinate al riciclaggio di denaro;
  • l’attività di usura.

Segnalazione di operazione sospetta: chi è tenuto a farla?

La legge, come detto, ha individuato dei cosiddetti «soggetti obbligati» ad inviare una segnalazione di operazione sospetta nel caso in cui avvertissero dei motivi validi per farla.

La già vasta platea di enti, società, professionisti e dipendenti tenuti a dare comunicazione all’Uif sulle operazioni sospette si è ulteriormente allargata dal 4 luglio 2017 con l’entrata in vigore di un nuovo decreto legislativo [4]. In totale, si possono individuare cinque categorie interessate:

  • gli intermediari bancari e finanziari;
  • gli altri operatori finanziari;
  • i professionisti;
  • altri operatori non finanziari;
  • i prestatori di servizi di gioco.

Intermediari bancari e finanziari

Rientrano in questa categoria di soggetti obbligati alla segnalazione di operazione sospetta coloro che lavorano nel settore della raccolta del risparmio, del credito e del finanziamento di qualsiasi natura, compresi i mediatori. Nel dettaglio, si tratta di:

  • banche;
  • Poste Italiane;
  • istituti di pagamento;
  • istituti di moneta elettronica;
  • società di gestione del risparmio;
  • società di intermediazione mobiliare;
  • società di investimento a capitale variabile, fisso, mobiliare o immobiliare;
  • intermediari finanziari abilitati (comprese le società fiduciarie iscritte all’apposito albo);
  • Cassa depositi e prestiti;
  • agenti di cambio;
  • compagnie assicurative e loro intermediari del ramo vita;
  • confidi;
  • soggetti che erogano micro-crediti;
  • soggetti abilitati alla cartolarizzazione di crediti;
  • società di consulenza finanziaria o singoli consulenti.

Altri operatori finanziari

Sono inseriti in questa categoria di soggetti tenuti alla segnalazione di operazioni sospette:

  • le fiduciarie non iscritte all’albo degli intermediari finanziari;
  • gli agenti in attività finanziaria;
  • i mediatori del credito;
  • i professionisti abituali del cambio valuta.

I professionisti

La normativa vuole che siano obbligati alla segnalazione di operazioni sospette anche questi professionisti:

  • ragionieri, commercialisti ed esperti contabili iscritti all’Albo;
  • i consulenti del lavoro iscritti all’Albo;
  • periti, consulenti ed altri professionisti che svolgono attività di contabilità e tributi;
  • avvocati;
  • notai;
  • associazioni di categoria di imprenditori e commercianti che lavorano su contabilità e tributi;
  • Caf e patronati.

Altri operatori non finanziari

Ci sono altri soggetti che non hanno a che fare con l’intermediazione finanziaria ma che possono venire a contatto con situazioni piuttosto ambigue sulle quali è necessaria la segnalazione di operazione sospetta. Si tratta di:

  • prestatori di servizi riguardanti trust o società (costituzione, gestione, amministrazione, ecc.);
  • commercianti di cose antiche;
  • soggetti che lavorano per case d’aste o gallerie d’arte;
  • i compro oro;
  • mediatori immobiliari e civili;
  • soggetti che custodiscono o trasportano denaro contante, titoli o valori anche a mezzo di guardie giurate private;
  • mediatori civili;
  • chi esercita il recupero crediti per conto terzi;
  • chi si occupa della conversione di valute virtuali (ad esempio i Bitcoin).

Prestatori di servizi di gioco

Non sfugge alla legge il gioco d’azzardo, di fatto uno dei settori in cui la malavita trova terreno fertile per i suoi affari loschi. Sono obbligati, quindi, alla segnalazione di operazioni sospette:

  • chi offre attraverso Internet o altre reti di telecomunicazioni giochi con vincite in denaro su concessione statale;
  • chi offre dei giochi con vincite in denaro su concessione statale attraverso apparecchiature fisiche installate da esercenti (ad esempio i videopoker dei bar);
  • chi gestisce una casa da gioco (ad esempio un bingo).

Altri soggetti obbligati

Oltre a queste 5 categorie di soggetti obbligati alla segnalazione di operazioni sospette, ci sono altre società tenute a dare questo tipo di comunicazione, e cioè quelle che si occupano di:

  • gestione accentrata di strumenti finanziari;
  • gestione dei mercati regolamentati di strumenti finanziari;
  • gestione di strutture per la negoziazione di strumenti finanziari e fondi interbancari;
  • gestione di servizi di liquidazione di operazioni su struimenti finanziari;
  • gestione in generale.

A queste società si aggiunge la Pubblica amministrazione.

Segnalazione di operazione sospetta: quando e come va fatta?

La segnalazione di operazione sospetta va fatta prima di portare a termine l’operazione stessa. La comunicazione deve riportare dati, informazioni e descrizione dell’operazione, oltre agli elementi che hanno destato sospetti. La Uif può chiedere ulteriori chiarimenti che il segnalante è obbligato a fornire.

La segnalazione va effettuata esclusivamente online sul sito Infostat-Uif della Banca d’Italia (infostat-uif.bancaditalia.it) seguendo questa procedura prevista dalla legge [5].

Occorre, innanzitutto, iscriversi all’anagrafe del segnalanti della Uif presente nel portale. Questo passaggio consiste in:

  • una prima auto-registrazione;
  • una richiesta di autorizzazione alla trasmissione delle segnalazioni attraverso la compilazione e l’invio per posta elettronica certificata di un modulo di adesione;
  • il rilascio dell’autorizzazione (dopo qualche giorno) tramite posta elettronica ordinaria.

A questo punto, ricevuta l’autorizzazione, è possibile fare la segnalazione di operazione sospetta, che dovrà riportare:

  • i dati sulla segnalazione e sul segnalante;
  • le informazioni sull’operazione e sui soggetti coinvolti ed i rapporti tra di loro;
  • i motivi del sospetto;
  • eventuali documenti da allegare.

La segnalazione va compilata attraverso il data entry messo a disposizione sul portale Uif.

Segnalazione di operazione sospetta: viola la privacy?

Avendo come scopo la lotta al riciclaggio, al finanziamento del terrorismo o all’utilizzo di denaro proveniente da attività illecita, la segnalazione di operazione sospetta non costituisce una violazione del segreto professionale o della privacy. Pertanto, non c’è a carico del segnalante – ovviamente se opera in buona fede – alcuna responsabilità di questo tipo.

Segnalazione di operazione sospetta: quando non è obbligatoria?

La segnalazione di operazione sospetta non sempre è obbligatoria. Ad esempio, non c’è bisogno di fare questa comunicazione quando il professionista o la società di intermediazione ottengono un’informazione «per sentito dire», cioè da un loro cliente. Oppure quando vengono a conoscenza di una determinata situazione che riguarda un cliente durante un procedimento davanti all’autorità giudiziaria.

Segnalazione di operazione sospetta: le sanzioni

Come abbiamo ribadito più volte, la segnalazione di operazione sospetta è una comunicazione obbligatoria per legge. Quindi, farla male o tardi oppure non farla comporta delle sanzioni. Nello specifico:

  • per violare il divieto di informare il cliente o altri dell’avvenuta segnalazione, è previsto l’arresto da 6 mesi ad 1 anno e l’ammenda da 5.000 a 30.000 euro, salvo che il fatto costituisca un reato più grave;
  • per non fare la segnalazione di operazione sospetta, è prevista la sanzione amministrativa di 3.000 euro, salvo che il fatto costituisca reato;
  • per violazioni gravi, ripetute o sistematiche sono previste delle sanzioni disciplinari e l’interdizione da un minimo di 2 mesi ad un massimo di 5 anni. Possono essere applicate anche sanzioni amministrative da 30.000 a 300.000 euro nei casi più gravi, ulteriormente aumentate in caso di vantaggio economico.

note

[1] Art. 35 Dlgs. n. 231/2007 del 21.11.2007.

[2] Regolamenti Ue n. 267/2012 e n. 1509/2007.

[3] Provv. Banca d’Italia del 27.05.2009.

[4] Art. 1 Dlgs. n. 90/2017 del 25.05.2017.

[5] Provv. Uif del 04.05.2011.


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1 Commento

  1. Segnalo l’asimmetria contabile bancaria dove la creazione di denaro non è segnata come afflusso di cassa ma solo come deflusso quando alimenta il conto del cliente, violando i principi contabili IAS-IFRS 7 e GAAP sui flussi di cassa. Dopo questo autoriciclaggio iniziale, diventa impossibile risalire alla banca che ha creato inizialmente gli “euro elettronici” che girano nel sistema. Si potrebbe ovviare facilmente stabilendo un catasto monetario dove registrare tutte le operazioni di creazione di depositi.

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