Cancellati i micro debiti: come verificare se non hai più cartelle

30 Dicembre 2018
Cancellati i micro debiti: come verificare se non hai più cartelle

Sanatoria cartelle di pagamento: come verificare se Agenzia Entrate Riscossione ha cancellato il tuo debito.

Il decreto fiscale collegato alla legge di bilancio per il 2019 ha previsto il condono di tutti i debiti, nei confronti dello Stato, iscritti a ruolo tra il 2000 e il 2010, per importi non superiori a mille euro. Il fatto però che il provvedimento sia stato inserito tra le misure che prevedono la cosiddetta rottamazione ter ha posto il dubbio, in molti contribuenti, sulle modalità per aderire alla sanatoria. La legge in verità si limita a dire che sono cancellati i micro debiti, ma come verificare se non hai più cartelle? In questo articolo ti spiegheremo cosa devi fare per capire se la tua situazione debitoria nei confronti di Agenzia Entrate Riscossione è definitivamente ripulita o meno.

Cancellazione delle cartelle di pagamento fino a mille euro

Non si tratta di una rottamazione né di una definizione agevolata: è una integrale cancellazione di tutti i debiti con il fisco. Quindi non rileva l’Isee, né è necessario pagare il capitale. Il condono riguarda sia il capitale che gli interessi e le sanzioni, a condizione però che ricorrano due presupposti:

  • il debito non deve essere superiore a 1.000 euro, comprensivi di sanzioni e interessi. Non si considera quindi il totale della cartella esattoriale, ma la singola voce, quella cioè che costituisce il debito iscritto a ruolo. Come abbiamo già spiegato in Cancellate anche le cartelle superiori a mille euro, ben potrebbe profilarsi la situazione di un contribuente con una cartella da 10mila euro, con importi singolarmente presi inferiori a mille, e dunque tutti cancellati;
  • il debito deve essere stato iscritto a ruolo tra il 2000 e il 2010. È vero che gran parte di questi importi potrebbero essere già di per sé prescritti, ma è anche probabile che l’Agente della Riscossione abbia, nel frattempo, inviato delle lettere di sollecito che hanno interrotto i termini o abbia addirittura intrapreso un fermo auto o un pignoramento. Conti alla mano sono circa 12milioni i carichi fiscali sotto i mille euro cancellati da Agenzia Entrate Riscossione.

Come avviene la cancellazione dei micro debiti?

La cancellazione dei micro debiti avviene in automatico al 31 dicembre 2018. In buona sostanza è l’Agente della Riscossione a fare tutto. Il tuo debito lo paga lo Stato, tramite la rinuncia alle proprie entrate. La somma complessiva porta a una riduzione di gettito stimata in 524 milioni di euro.

Di quali entrate parliamo? Dal bollo auto all’Irpef, dall’imposta di registro all’Iva, dal canone Rai all’Irap. Tutte le imposte dovute all’erario, compresa le imposte locali come Imu, Tasi e Tari. Per cui, se hai una cartella per la spazzatura non pagata tra il 2000 e il 2010 di importo inferiore a mille euro puoi cestinarla.

Ma vediamo come avviene la cancellazione dei micro debiti. La procedura è molto semplice e non comporta alcun onere al carico del contribuente. Questi può completamente disinteressarsi del problema poiché sarà gestito in automatico dai funzionari (o meglio, dai computer) dell’Esattore che provvederanno a eliminare, dai propri archivi, le posizioni debitorie di circa 5milioni di italiani.

Come verificare se non hai più cartelle

Come prevede l’articolo 4 del Dl fiscale, l’Agente della Riscossione (quindi Agenzia Entrate Riscossione per i crediti erariali e le società private per quelli locali) provvede alla cancellazione dei debiti iscritti a ruolo in automatico, ma non è tenuto ad inviare alcuna comunicazione al contribuente interessato. Tutto ciò che puoi fare è verificare se la procedura è andata a buon fine e la tua posizione sia stata effettivamente ripulita. Dunque, per controllare se non hai più cartelle iscritte a ruolo tra il 2000 e il 2010 devi innanzitutto collegarti al sito dell’Esattore e consultare la tua  posizione debitoria, verificando il cosiddetto estratto di ruolo. Lì potrai accertarti se c’è stata la cancellazione dei debiti sotto i 1.000 euro.

Attenzione: devi fare riferimento, in primo luogo, all’importo residuo (capitale, interessi e sanzioni) al 24 ottobre scorso, data di entrata in vigore del decreto fiscale. Le somme versate successivamente al 24 ottobre 2018 possono rientrare comunque nelle rate dovute per altri debiti eventualmente sanati con la rottamazione-ter.

Devi poi considerare, come abbiamo anticipato sopra, che il tetto dei mille euro non si riferisce alla cartella ma al singolo importo iscritto a ruolo. Saranno quindi cancellate anche le cartelle che contengono più debiti come ad esempio un’Irpef di 600 euro accompagnato da un debito Irap di 500 o ancora da un altro debito Irpef per l’annualità successiva di altri 500 euro. Anche se il totale complessivo sarebbe di 1.600 euro la cartella rientra tra quei 12 milioni di “poste” stralciate definitivamente.

Se dovessi rilevare che è ancora presente una cartella nel tuo estratto di ruolo, o si tratta di importi iscritti a ruolo prima il 2000 o dopo il 2010, oppure potrebbe essere che gli interessi abbiano fatto lievitare il conto finale oltre i mille euro.

Se invece dovessi rilevare un errore da parte dell’Agente della Riscossione, nulla ti vieta di segnalarglielo, inviando una mail, una raccomandata a.r. o, meglio ancora, una PEC con cui chiedi la cancellazione del debito.


3 Commenti

  1. Salve, grazie per queste precisazioni. Vorrei sapere se possono pignorarmi lo stipendio. Cioè possono farmi trattenute sul mio stipendio? Fino a che limite?

    1. Il pignoramento dello stipendio in azienda è diverso a seconda che si tratti di pignoramenti eseguiti da soggetti privati o dall’Agente della riscossione. Prendiamo come riferimento lo stipendio, comprensivo di straordinari e di altri compensi erogati al dipendente, esclusi solo i rimborsi spesa:
      -per i crediti alimentari il pignoramento è pari alla misura autorizzata dal giudice dell’esecuzione;
      -per ogni altro credito privato il pignoramento è di massimo un quinto dello stipendio.
      Se vi sono più pignoramenti nello stesso tempo, che attengono a più cause creditorie, il pignoramento può avvenire fino a massimo metà dello stipendio. Le tipologie di credito che costituiscono “classi” diverse e che, quindi, possono concorrere tra loro sono: crediti alimentari (ad es. quelli all’ex moglie o ai figli), crediti per tributi (ad esempio quelli dovuti all’Agenzia delle Entrate, all’Esattore, alla Regione), altri crediti (ad esempio banche, fornitori, spese di soccombenza in giudizio, ecc.) Così, ad esempio:
      -se un soggetto subisce il pignoramento da parte di una banca e di una finanziaria, lo stipendio può essere pignorato fino a massimo un quinto (il secondo che agisce viene accodato al primo e si inizia a soddisfare solo dopo che il primo è stato completamente pagato);
      -se un soggetto subisce il pignoramento da parte dell’ex moglie, dell’Agenzia delle Entrate Riscossione e della banca lo stipendio può essere pignorato fino a massimo metà.

    2. Rinaldo io ho trovato ottimi consigli su come evitare il pignoramento in un loro articolo. Ti riporto quanto hanno scritto su La Legge per Tutti: “Se non c’è una motivazione specifica è possibile evitare il pignoramento dello stipendio proponendo opposizione. La questione è meno scontata di quanto a prima vista appare se si considera il caso delle cartelle esattoriali: qui l’atto di pignoramento è nullo se privo dell’indicazione dei crediti per i quali l’esattore procede e dell’elenco delle cartelle cui fa riferimento. Questo vuol dire che il contribuente può impugnare il pignoramento e salvare la retribuzione dalla trattenuta.”

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