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Lavoro subordinato: caratteristiche

30 Gennaio 2019
Lavoro subordinato: caratteristiche

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 Gennaio 2019



Cosa distingue il lavoro subordinato dal lavoro autonomo? Cosa si rischia se si qualifica erroneamente il rapporto di impiego?

Quando un’azienda ha bisogno di una certa professionalità la prima cosa che si domanda è con quale forma, con quale tipologia di contratto può assumere la persona di cui ha bisogno per svolgere un determinato compito, una determinata mansione. E’ bene chiarire subito che le parti di un rapporto di lavoro non possono scegliere liberamente ed a loro piacimento il tipo contrattuale in quanto in questo ambito le previsioni di legge sono inderogabili. Ne deriva che prima di tutto occorre capire che cosa quella persona sarà chiamata a fare in azienda e quali saranno le modalità di svolgimento del rapporto e poi si potrà stabilire a quale tipologia di contratto corrisponde questa forma di collaborazione. Nel diritto del lavoro, infatti, la forma prevale sulla sostanza. Cerchiamo di capire, in particolare, cosa distingue il lavoro autonomo dal lavoro subordinato: caratteristiche di quest’ultimo.

Che cos’è il lavoro subordinato?

Siamo abituati a pensare che le leggi sul lavoro hanno introdotto tutta una serie di diritti e di tutele per i lavoratori. Si pensi alla malattia, all’infortunio, alle norme relative alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, alla tutela del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo, a tutte le norme che tutelano la maternità e la paternità del lavoratore, e moltissime altre.

In realtà tutto questo apparato di tutele non si applica a qualsiasi tipo di lavoratore ma solo al lavoratore subordinato.

Cosa significa lavoro subordinato? La definizione di lavoro subordinato si trova nel Codice civile [1] laddove si afferma che è prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore.

Come dice il nome stesso, l’elemento fondamentale del lavoro subordinato, che lo distingue dal lavoro autonomo o dal lavoro parasubordinato, è la subordinazione, ossia il fatto che il lavoratore subordinato si trova alle dipendenze e sotto la direzione del datore di lavoro.

Nel lavoro subordinato, il lavoratore si impegna a recarsi al lavoro in un orario prestabilito ed in un luogo prestabilito e mette le sue energie lavorative a disposizione dell’imprenditore. È poi il datore di lavoro a dirgli cosa deve fare tanto che, se egli si rifiuta, rischia di ricevere un procedimento disciplinare per insubordinazione.

Nel lavoro autonomo, al contrario, il cliente chiede al lavoratore autonomo di realizzargli un’opera, un prodotto finito ed il lavoratore deve solo rispettare la data finale di consegna e le caratteristiche dell’opera. È però del tutto autonomo nel decidere quante ore di tempo impiegare nell’opera, dove lavorare, le modalità di esecuzione dell’opera, etc.

Facciamo un esempio.

Tizio viene contattato da un’azienda metalmeccanica per essere inserito all’interno della procedura di cromatura dei materiali. A Tizio viene proposto di lavorare tutti i giorni dalle ore 8 alle ore 17 su 5 giorni a settimana. Tizio dovrà condurre i macchinari adibiti alla cromatura attenendosi alle istruzioni che riceverà. Non vi è dubbio che si tratta di un lavoro subordinato.

Il discorso cambierebbe se l’azienda contattasse Tizio, esperto fabbro, chiedendogli di realizzare un manufatto in ferro battuto entro una certa data. In questo caso saremmo nel campo del lavoro autonomo posto che Tizio sarà libero di decidere come, quando e dove lavorare dovendo solo rispettare la data di consegna e le caratteristiche del manufatto richiesto dal cliente.

Come riconoscere il lavoro subordinato

Come abbiamo detto la legge attribuisce solo al lavoro subordinato tutta una serie di tutele. In alcuni casi diventa dunque fondamentale chiarire se un certo rapporto sia subordinato o autonomo.

Le parti non possono, infatti, decidere liberamente di qualificare un rapporto come subordinato o autonomo in quanto vige il cosiddetto principio di indisponibilità del tipo contrattuale [2].

Tornando all’esempio di prima, se l’azienda metalmeccanica offrisse a Tizio, chiamato a svolgere mansioni di operaio addetto alla cromatura, un contratto di prestazione d’opera (lavoro autonomo) tale decisione sarebbe illegittima poiché avrebbe la funzione di evitare l’applicazione di tutta una serie di tutele nei confronti del dipendente che spettano solo ai lavoratori subordinati.

Tizio potrebbe, dunque, chiedere ad un giudice del lavoro di accertare che il rapporto di lavoro, al di là del nome che gli è stato dato, è un rapporto di lavoro subordinato chiedendo dunque l’applicazione di tutte le relative tutele.

Per stabilire se Tizio ha ragione, il giudice dovrebbe verificare come si svolge realmente il rapporto.

Sotto questo profilo la giurisprudenza ha individuato degli indici di subordinazione, che fanno emergere la natura subordinata del rapporto.

In particolare, secondo la Cassazione [3], la subordinazione implica:

  • lo stabile inserimento del lavoratore nella organizzazione imprenditoriale del datore di lavoro mediante la messa a disposizione, in suo favore, delle proprie energie lavorative. Nel lavoro autonomo, come abbiamo detto, il lavoratore si impegna a consegnare un’opera, un servizio, un risultato e non a mettere a disposizione il proprio tempo;
  • l’assoggettamento al potere direttivo del datore di lavoro: nel lavoro subordinato è il datore di lavoro a dire al dipendente cosa deve fare; questi non può sottrarsi alle direttive ricevute altrimenti rischia pesanti conseguenze e sanzioni disciplinari per insubordinazione.

In aggiunta ai primi due indici, che sono quelli che contano, possono essere considerati anche altri elementi, fra i quali:

  • l’assenza del rischio economico: il lavoratore autonomo si assume il rischio d’impresa mentre il lavoratore subordinato non rischia nulla di proprio;
  • il luogo della prestazione: il lavoratore autonomo lavora tendenzialmente fuori dalla sede aziendale del cliente mentre il lavoratore subordinato di solito lavora nei locali aziendali;
  • la forma della retribuzione: il lavoro subordinato percepisce un fisso mensile mentre il lavoratore autonomo è pagato ad opera realizzata senza fissi mensili;
  • la modalità della collaborazione: il lavoro autonomo può, al massimo, raccordarsi e coordinarsi con il cliente ma non viene da questo diretto e controllato. Inoltre, il datore di lavoro nel lavoro subordinato ha il potere disciplinare che è assente nel lavoro autonomo;
  • l’orario di lavoro fisso e continuativo è caratteristico del lavoro subordinato;
  • la continuità della prestazione nel tempo è tipica del lavoro subordinato. Il lavoro autonomo, invece, è spesso a spot: realizzata l’opera il rapporto cessa;
  • la natura personale della prestazione: il lavoratore subordinato lavora personalmente mentre nel lavoro autonomo, spesso, il lavoratore autonomo si fa supportare da altri suoi collaboratori.

Che valore ha la volontà delle parti nella qualificazione del rapporto?

Come abbiamo detto, nei rapporti di lavoro la sostanza prevale sulla forma. Tornando al nostro esempio, se Tizio e l’azienda metalmeccanica hanno voluto sottoscrivere un contratto di lavoro autonomo, pur avendo ad oggetto mansioni di operaio metalmeccanico, la volontà espressa dalle parti non ha alcun valore? Non conta nulla?

Pur ribadendo che prevale sempre la forma e che le parti non possono scegliere il tipo di contratto a loro piacimento, la Cassazione riconosce comunque un qualche valore alla scelta effettuata dalle parti, affermando che è comunque necessario ricercare quale sia stata la volontà delle parti.

In ogni caso, il nome dato dalle parti al contratto non è vincolante per il giudice ed è comunque sempre superabile in presenza di effettive, univoche, diverse modalità di adempimento della prestazione.

Cosa si rischia se il lavoro subordinato viene mascherato?

Torniamo all’esempio di prima. Tizio viene assunto dall’azienda metalmeccanica per svolgere mansioni di operaio metalmeccanico addetto alla cromatura. Tutte le caratteristiche del rapporto fanno emergere con evidenza che si tratta di lavoro subordinato.

Le parti, però, firmano un contratto di prestazione d’opera, ossia, un contratto di lavoro autonomo. Cosa rischia l’azienda?

I rischi che l’azienda corre sono due:

  • l’azienda può ricevere una ispezione dell’Ispettorato del lavoro. Controllando i documenti gli ispettori potrebbero accorgersi che Tizio risulta lavoratore autonomo ma è a tutti gli effetti un dipendente. A questo punto scatta una sanzione amministrativa oltre ad una comunicazione all’Inps e all’Inail. Sui compensi erogati a Tizio come lavoratore autonomo, infatti, l’azienda non ha versato né i contributi previdenziali all’Inps né i contributi assistenziali all’Inail e questi enti hanno interesse a recuperare i soldi a loro non versati;
  • l’azienda rischia di ricevere una causa di lavoro da Tizio che potrebbe chiedere al giudice del lavoro di accertare che il rapporto di lavoro, qualificato come autonomo, è in realtà subordinato. In questo caso il giudice può trasformare con una propria sentenza il rapporto da autonomo a subordinato e condannare l’azienda metalmeccanica a pagare a Tizio tutte le somme che gli avrebbe dovuto pagare se fosse stato assunto sin dall’inizio come lavoratore subordinato. Nel fare questo il giudice dovrà, grazie alle prove presentate dal lavoratore, capire a quale livello e categoria di inquadramento va ricondotto il lavoratore nel CCNL delle industrie metalmeccaniche così da individuare la retribuzione prevista per un lavoratore con le caratteristiche di Tizio. A quel punto il giudice verificherà quanto Tizio ha ricevuto e quanto avrebbe avuto diritto a ricevere condannando l’azienda a pagargli le relative differenze retributive. Inoltre il giudice condannerà l’azienda a versare i contributi previdenziali ed assistenziali all’Inps ed all’Inail.

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note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 18476 dell’1.09.2014.

[3] Cass. n. 14296 dell’8.06.2017.


2 Commenti

  1. In questo articolo ho trovato tutte le informazioni necessarie sul contratto di lavoro subordinato. Avete scritto qualche articolo sul contratto di lavoro parasubordinato? Grazie in anticipo

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