Aumento Imu e Tasi 2019

30 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 Dicembre 2018



Sbloccata la leva fiscale con la manovra 2019: possibili aumenti dell’Imu, della Tasi e delle imposte locali.

Torna per gli enti locali la possibilità di aumentare le aliquote dell’Imu, della Tasi e delle addizionali Irpef. La legge di bilancio 2019 appena approvata dal Parlamento evita infatti di confermare – come invece avvenuto sino ad oggi – il congelamento del fisco locale introdotto nel 2016, quando il governo Renzi ha abolito la Tasi sull’abitazione principale. In concreto, la possibilità di aumentare le aliquote riguarda circa l’80% dei Comuni, ma lontano dalle grandi città dove sia l’Imu-Tasi sia l’addizionale Irpef sono già arrivate al livello massimo previsto dalla legge.

L’aumento Imu e Tasi 2019 si aggiunge alla già stimata crescita delle tasse. L’allarme è stato lanciato dalla Commissione Bilancio che ha ammonito: nel 2019 la pressione fiscale salirà al 42,4% del Pil dal 42% del 2018.

Il possibile aumento dell’Imu e dell’imposizione locale è dovuto allo sblocco della cosiddetta leva fiscale: una norma introdotta dalla legge di Bilancio 2016, difatti, impediva ai comuni ed alle regioni di alzare le aliquote sulle imposte locali, in pratica di aumentare tributi ed addizionali, rispetto ai livelli del 2015. Il blocco è stato prorogato sino al 31 dicembre 2018, ma non ci sono state proroghe per il 2019. Ciò comporterà, molto probabilmente, un aumento delle imposte degli enti locali: in particolare, l’addizionale regionale all’Irpef potrà arrivare al 3,3%, l’addizionale comunale allo 0,8% e l’Imu, assieme allaTasi al 10,6 per mille. Riguardo alla Tasi (che potrebbe confluire, dal 2019, nell’Imu e trasformarsi nella nuova Imu unica, nel caso in cui sia approvata la normativa al riguardo), peraltro, diversi Comuni potrebbero deliberare una sua ulteriore maggiorazione dello 0,8 per mille per il 2019 e il 2020, permettendo così di raggiungere, sommando Imu e Tasi, un’aliquota dell’11,4 per mille sul valore dell’immobile, ben più alta rispetto al limite del 10,6, per mille.

Potrebbe aumentare anche la Tari, cioè la tassa sui rifiuti: il maxiemendamento alla legge di Bilancio 2019, a questo proposito, consente ai Comuni, per rendere più eque le tariffe, di modificare i coefficienti per alcune categorie di attività, aumentandoli o diminuendoli del 50%.

Per quanto riguarda l’imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni, le imprese che hanno pagato questi tributi in misura maggiorata dal 2013 al 2018 avranno diritto, su richiesta, a un rimborso a rate da parte dei comuni, a partire dal 2019. Tuttavia, dal 2019, il maxiemendamento alla legge di Bilancio ha concesso agli enti locali la facoltà di aumentare le tariffe ed i diritti fino al 50%, per le superfici superiori al metro quadrato.

Ma soffermiamoci sull’aumento Imu e Tasi 2019 e cerchiamo di capire, dopo aver fatto il punto sulle due imposte, che cosa potrebbe cambiare dal 2019.

Come funziona l’Imu?

L’Imu è l’imposta municipale unica: si tratta dell’imposta sugli immobili che sostituisce la vecchia Ici. L’Imu non è più dovuta sulla prima casa, escluse le abitazioni di lusso (categoria A1/A8 ed A9), ma è dovuta sulle seconde case, su box, uffici, negozi, capannoni, laboratori e terreni.

L’Imu deve essere versata dai seguenti contribuenti:

  • dai proprietari o dagli usufruttuari (o da chi possiede un altro diritto reale; il nudo proprietario non paga) di immobili diversi dalla prima casa, di aree fabbricabili e terreni;
  • da chi è assegnatario della casa coniugale, in caso di separazione o divorzio;
  • dai conduttori (inquilini) di immobili, in caso di stipula di leasing immobiliare;
  • dai concessionari di aree demaniali.

Su quali immobili non si paga l’Imu?

Sono esenti dall’Imu, oltre alle abitazioni principali non di lusso:

  • gli immobili di proprietà di persone anziane o disabili, se risultano ricoverate in modo permanente in istituti, nel caso in cui la casa non sia data in affitto;
  • gli alloggi sociali;
  • gli immobili di cooperative edilizie;
  • i terreni agricoli montani o semi-montani, o i terreni di proprietà di coltivatori e imprenditori agricoli professionali, o situati all’interno delle isole minori;
  • i terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale, a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile;
  • le unità immobiliari (massimo una) in possesso del personale di servizio permanente delle Forze armate o della Polizia, dei Vigili del fuoco e del personale della carriera prefettizia, se non affittate;
  • le unità immobiliari (massimo una) di proprietà di un cittadino italiano residente all’estero e iscritto all’Aire, solo se già pensionato nel Paese dove risiede e se l’immobile non risulta né in affitto né in comodato d’uso.

Queste esenzioni sono state confermate dalla legge di Bilancio 2019; in base a quanto reso noto, dovrebbero permanere anche con la nuova Imu unica attualmente allo studio.

Quali sono le agevolazioni Imu

Se un immobile, ad uso abitativo, è concesso in comodato a familiari entro il primo grado di parentela, è prevista la riduzione del 50% della base imponibile Imu, se si rispettano determinati requisiti.

In particolare, la base imponibile Imu di un immobile e delle sue pertinenze può essere ridotta del 50%, se l’immobile è:

  • concesso in comodato dal contribuente ai genitori o ai figli;
  • se i genitori o i figli comodatari utilizzano l’immobile come abitazione principale, purché siano soddisfatte le seguenti condizioni:
    • il conduttore deve avere la residenza anagrafica nell’abitazione;
    • il contratto di comodato deve essere registrato;
    • il comodante deve risiedere anagraficamente e dimorare abitualmente nello stesso comune in cui è situato l’immobile ceduto in comodato;
    • il comodante non deve possedere altri immobili in Italia, con l’unica possibile eccezione dell’immobile adibito a propria abitazione principale e delle eventuali pertinenze;
    • l’abitazione ceduta in comodato e quella adibita ad abitazione principale non devono essere censite nelle categorie catastali A1, A8 o A9.

Il Comune può inoltre riconoscere ulteriori agevolazioni Imu per gli immobili (e le loro eventuali pertinenze) concessi in uso gratuito ai parenti ed affini di 1° grado in linea.

Per beneficiare delle riduzioni, il contribuente è in ogni caso tenuto a dichiarare al Comune il diritto alle riduzioni.

La base imponibile viene ridotta del 50% anche per i seguenti immobili:

  • i fabbricati dichiarati inagibili o inabilitabili e di fatto non utilizzati, limitatamente al periodo dell’anno durante il quale queste condizioni sono verificate; le condizioni vanno accertate dall’Ufficio tecnico comunale con perizia a carico del proprietario, oppure tramite dichiarazione sostitutiva;
  • i fabbricati di interesse storico o artistico individuati dal Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Se l’immobile è affittato a canone concordato, l’Imu che si ottiene applicando l’aliquota comunale è ridotta al 75%.

Possono beneficiare della riduzione tre tipi di contratti di locazione:

  • i contratti agevolati, che durano 3 anni più eventuali 2 di rinnovo;
  • i contratti per studenti universitari, che durano da 6 mesi a 3 anni;
  • i contratti transitori (che possono durare da 1 a 18 mesi), se stipulati nei comuni nei quali il canone deve essere stabilito dalle parti applicando gli accordi territoriali (aree metropolitane di Roma, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Torino, Bari, Palermo, Catania; comuni confinanti con queste aree; altri comuni capoluogo di provincia).

Le agevolazioni attualmente previste dovrebbero restare in piedi anche con la nuova Imu.

Come funziona la Tasi

La Tasi è la tassa sui servizi indivisibili: deve essere pagata da chiunque possieda o detenga, a qualsiasi titolo, un fabbricato o un’area edificabile, esclusi i terreni agricoli e l’abitazione principale.

La Tasi, infatti, non è più dovuta sull’abitazione principale per i proprietari, escluse le abitazioni di lusso (categoria A1/A8 ed A9); gli inquilini non sono tenuti a pagare la loro quota Tasi se usano l’immobile affittato come abitazione principale.

L’imposta si calcola applicando l’aliquota stabilita dal comune in cui si trova l’immobile (l’aliquota cambia a seconda della tipologia d’immobile) sulla base imponibile ai fini Tasi, che è la stessa base imponibile Imu.

Come si calcola la base imponibile Imu e Tasi

Prima di calcolare l’Imu e la Tasi, bisogna calcolare la loro base imponibile, cioè il valore dell’immobile, ai fini dell’imposta, su cui si applica l’aliquota, ossia la percentuale dovuta. Il calcolo della base imponibile si esegue in questo modo, a seconda del tipo di immobile:

Tipologia immobile Categoria catastale Calcolo base imponibile
Abitazioni: garage, box, depositi, tettoie A/1 A/2 A/3 A/4 A/5 A/6 A/7 A/8 A/9 C/2 C/6 C/7 Rendita Catastale x 1,05 x 160
Uffici A/10 Rendita Catastale x 1,05 x 80
Negozi C/1 Rendita Catastale x 1,05 x 55
Laboratori artigianali,stabilimenti balneari, palestre C/3 C/4 C/5 Rendita Catastale x 1,05 x 140
Scuole, collegi, ospedali, caserme B/1 B/2 B/3 B/4 B/5 B/6 B/7 B/8 Rendita Catastale x 1,05 x 140
Capannoni industriali,
fabbriche, alberghi, centri commerciali
D/1 D/2 D/3 D/4 D/6 D/7 D/8
D/9 D/10
Rendita Catastale x 1,05 x 65
Terreni agricoli Rendita Dominicale x 1,25 x 135
Terreni edificabili Valore venale

Le aliquote, bloccate sino al 31 dicembre 2018 ai livelli del 2015, potranno essere aumentate dal 2019. Inoltre, se entrerà in vigore la nuova Imu, le aliquote dovranno essere unificate, a seconda della tipologia d’immobile.Mentre la base imponibile si calcola allo stesso modo in tutti i comuni, le aliquote sono invece stabilite da ogni comune in misura differente, a seconda della categoria dell’immobile.

Quali sono le aliquote massime 2019 Imu e Tasi

Come anticipato, per determinare l’imposta dovuta, alla base imponibile devono essere applicate le aliquote, cioè le percentuali dovute a titolo d’imposta. Le aliquote sono diverse da comune a comune, ma possono variare:

  • per l’Imu, da un minimo del 4,6 per mille (4 per mille in alcune casistiche particolari) a un massimo del 10,6 per mille;
  • per la Tasi, sino a un massimo del 2,5 per mille; alcuni comuni possono applicare una maggiorazione dello 0,8 per mille;
  • la somma delle aliquote dei due tributi non può superare il 10,6 per mille, l’11,4 per mille in caso di applicazione della maggiorazione dello 0,8 per mille.

Per sapere quale aliquota deve essere applicata nel caso d’interesse, è necessario controllare le aliquote in vigore, all’interno del sito web del proprio comune o prendendo visione delle delibere.

Quali saranno le aliquote dell’Imu unica 2019?

Nel caso in cui, nel 2019, sia attuata la normativa che prevede l’Imu unica, l’aliquota potrebbe arrivare all’11, 4 per mille.

Le aliquote della nuova Imu unica, in base a quanto annunciato, saranno differenziate secondo l’utilizzo di immobile: vuoto, affittato con contratto registrato da almeno due anni, concesso in comodato gratuito a figli o genitori. Per gli immobili non abitativi, le aliquote sarebbero differenziate a seconda della categoria catastale, con un’unica aliquota, quindi, per i negozi, una per i capannoni, e così via.


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