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Stalking: lo stalker non può avvicinarsi neanche ai parenti della vittima

27 Marzo 2013
Stalking: lo stalker non può avvicinarsi neanche ai parenti della vittima

Allo stalker può essere vietato di avvicinarsi, non solo alla vittima, ma anche, in ragione della sua pericolosità, ai parenti e agli amici di quest’ultima.

Allo stalker il giudice può impedire non solo di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla vittima, ma anche ai familiari e alle persone ad essa care: ciò perché – sostiene la Cassazione in una recentissima sentenza [1] – bisogna evitare che il molestatore tenda a colpire, sia pure indirettamente, la vittima attraverso le persone che, con quest’ultima, sono a stretto contatto. Per cui, poiché elencare in modo analitico, uno per uno, tutti tali soggetti risulterebbe impossibile, è sufficiente che il giudice estenda il divieto, con un generico richiamo, a “tutte le persone legate alla vittima da un rapporto di parentela, di lavoro o di natura affettiva”.

Lo scopo di tale previsione è di garantire una cautela speciale e preventiva alla vittima a cui lo stalker ha cagionato un perdurante stato di ansia e di paura, con reiterate minacce di morte, lesioni, ingiurie e danneggiamenti.

Ovviamente, nel determinare una misura tanto restrittiva devono influire la valutazione sulla personalità dell’indagato, nonché la sua propensione a commettere reati.

Restano esclusi invece, dal divieto di avvicinamento, gli eventuali, occasionali e non prevedibili luoghi ove gli incontri non si traducano in un contatto molesto (per es. una passeggiata per strada, purché in luoghi diversi da quelli che l’indagato sa essere abitualmente frequentati per motivi di lavoro, di vita o affettivi).


note

[1] Cass. sent. n. 14297 del 26.03.2013.


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