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Legge malattia figlio

22 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Gennaio 2019



Che cosa prevede la legge quando il figlio di un dipendente si ammala: permessi, congedi, aspettativa.

Conciliare vita familiare e lavorativa non è semplice di per sé: quando un figlio si ammala, poi, l’organizzazione si complica ulteriormente. A chi affidare il bambino, se non può andare a scuola o all’asilo? Il genitore in difficoltà può assentarsi dal lavoro? La legge ed i contratti collettivi, per la malattia del figlio, prevedono diverse tutele, che si differenziano in base al tipo d’infermità, grave, cronica o meno, ed in base all’età del bambino. Sono previsti, a seconda della situazione e del contratto collettivo applicato, dei permessi e dei congedi sia retribuiti che non retribuiti. In alcuni casi, il dipendente può anche richiedere la riduzione dell’orario di lavoro. Cerchiamo allora di fare chiarezza sulla legge malattia figlio: permessi e retribuiti e non, aspettative e congedi, chi può fruirne ed a quali condizioni.

Permessi malattia figlio

Per la malattia del figlio il dipendente può assentarsi:

  • per tutta la durata della malattia del bambino, convalescenza compresa, se il figlio ha sino ai 3 anni di età; il diritto spetta a uno dei genitori in via alternativa, non è possibile la fruizione contemporanea;
  • per un massimo di 5 giorni all’anno (5 giorni per genitore, per un totale di 10 giorni non fruibili contemporaneamente), dai 3 agli 8 anni.

Questo diritto è previsto dal Testo Unico Maternità/Paternità per tutti i lavoratori dipendenti, a prescindere dal contratto applicato [1].

L’assenza non è retribuita ma sono riconosciuti i contributi figurativi, sino ai 3 anni di età del bambino. È invece riconosciuta la contribuzione figurativa ridotta, con possibilità di contribuzione volontaria, dai 3 agli 8 anni.

Se il figlio è adottato o in affidamento, ed ha un’età compresa tra i 6 e i 12 anni, il congedo può essere fruito nei primi 3 anni dall’ingresso del minore nel nucleo familiare.

I dipendenti pubblici hanno inoltre il diritto di assentarsi, nei primi 3 anni di età del bambino, sino a 30 giorni l’anno, con retribuzione al 100%.

Il medico curante del bambino deve trasmettere immediatamente, in via telematica, il certificato all’Inps, che lo trasmette a sua volta al datore di lavoro. Il dipendente non è comunque tenuto alla reperibilità per la visita fiscale, in quanto l’infermità non riguarda il lavoratore.

Part time per malattia figlio

Per malattia del figlio, quando questa è oncologica, o cronico-degenerativa, il dipendente non ha diritto alla priorità nella trasformazione del contratto in part time.

Nel dettaglio, la legge accorda la priorità nella concessione del part time per malattia di un familiare se sussistono le seguenti condizioni:

  • il familiare è il coniuge, un figlio o un genitore del lavoratore, affetto da una malattia oncologica o da una malattia cronico-degenerativa;
  • il lavoratore assiste una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa, con connotazione di gravità ai sensi della legge 104, che abbia necessità di assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita.

La priorità nella trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale è riconosciuta anche al genitore che ha un figlio convivente di età non superiore a tredici anni, o un figlio convivente portatore di handicap grave.

Permessi retribuiti per decesso o grave infermità del figlio

Il lavoratore può fruire di permessi retribuiti in caso di decesso o documentata grave infermità:

  • del coniuge, anche se legalmente separato (o della parte dell’unione civile);
  • di un parente entro il 2° grado (anche se non convivente), quindi anche del figlio;
  • di un componente della famiglia anagrafica.

I permessi sono concessi per un massimo di 3 giorni all’anno. Nei giorni di permesso non sono considerati i giorni festivi e quelli non lavorativi.

I giorni di permesso devono essere utilizzati entro 7 giorni:

  • dal decesso;
  • dall’accertamento dell’insorgenza della grave infermità;
  • dall’accertamento della necessità di provvedere a specifiche cure.

I permessi retribuiti per decesso o grave infermità sono cumulabili con quelli previsti per l’assistenza a disabili, cioè coi cosiddetti permessi Legge 104.

Congedo non retribuito di 2 anni per malattia figlio

Il lavoratore può anche richiedere un periodo di congedo non retribuito per gravi motivi relativi alla situazione personale:

  •  propria o del convivente (la convivenza deve risultare da una certificazione anagrafica);
  • dei parenti o affini entro il 3° grado disabili (anche non conviventi);
  • del coniuge (o parte dell’unione civile);
  • dei figli (anche adottivi) e, in loro mancanza, dei discendenti prossimi;
  • dei genitori e, in loro mancanza, degli ascendenti prossimi;
  • degli adottanti;
  • dei generi e delle nuore;
  • del suocero e della suocera;
  • dei fratelli e delle sorelle germani o unilaterali.

Per gravi motivi si intendono:

  • le necessità familiari derivanti dal decesso di uno dei familiari elencati;
  • le situazioni che comportano un impegno particolare del dipendente o dei familiari nella cura o nell’assistenza dei familiari elencati;
  • le situazioni di grave disagio personale, ad esclusione della malattia, nelle quali incorra il dipendente;
  • le situazioni, riferite ai familiari elencati (con l’esclusione del richiedente), derivanti da patologie acute o croniche che:
    • determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale; sono comprese le patologie croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche; sono inoltre tutelate le patologie dell’infanzia e dell’età evolutiva con le caratteristiche sopra elencate o per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richiede il coinvolgimento dei genitori o di chi esercita la potestà
    • richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
    • richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario.

Il congedo può essere utilizzato per un periodo, continuativo o frazionato, non superiore a 2 anni nell’arco della vita lavorativa: non deve però essere confuso col congedo straordinario per l’assistenza di lavoratori disabili. L’aspettativa non retribuita, difatti, al contrario del congedo per l’assistenza di disabili non è considerata nell’anzianità di servizio né per la pensione (si possono comunque riscattare i periodi ai fini previdenziali).

I giorni festivi e non lavorativi sono compresi nel periodo di congedo non retribuito; le frazioni di congedo inferiori al mese si sommano tra di loro e si considera raggiunto il mese quando la somma delle frazioni corrisponde a 30 giorni.

note

[1] D.lgs. 151/2001.


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