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Quali tasse paga chi è senza soldi?

1 Gennaio 2019


Quali tasse paga chi è senza soldi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Gennaio 2019



Al di sotto di quale reddito non bisogna versare le imposte allo Stato? Per i disoccupati e chi ha perso il lavoro esistono esenzioni?

Chi è senza reddito deve pagare le tasse? A prima battuta si potrebbe rispondere di no: la Costituzione stabilisce infatti il principio di capacità contribuzione: tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in proporzione alle proprie disponibilità economiche; sicché chi nulla ha, nulla deve dare. Ma non è così. A ben vedere esistono diverse imposte che vanno versate anche da parte dei nullatenenti. Del resto non è una novità che nel nostro Stato la pressione fiscale sia tra le più elevate d’Europa ed è chiaro che, in una situazione del genere, a farne le spese sono anche coloro che non hanno un lavoro o un reddito fisso. Insomma, «è impossibile essere sicuri di qualcosa se non della morte e delle tasse». Ed allora vediamo quali tasse paga chi è senza soldi.

Quante tasse ci sono in Italia?

È davvero impossibile stabilire quante tasse ci sono in Italia: un po’ perché cambiano in continuazione (ad ogni manovra economica di fine anno se ne aggiungono di nuove e – anche se meno spesso – vengono cancellate quelle vecchie; altre vengono solo sostituite o modificate nel nome); un po’ perché sono il frutto di quattro livelli di legislazione: quello comunitario (ad esempio l’Iva), quello statale (ad esempio l’Irpef), quello regionale (ad esempio il bollo auto) e quello comunale (ad esempio l’Imu). Peraltro ogni Comune ha una propria capacità impositiva (ad esempio, in alcuni Comuni si paga la tassa di soggiorno; in altri il bollo auto si deve versare anche se il mezzo è sottoposto a fermo amministrativo, ecc.). Per avere un’idea puoi leggere Tasse: quante e quali paghiamo. Possiamo però dire a quanto ammonta l’imposizione fiscale globale in Italia. Ad oggi si parla del 42,8% del reddito di ogni contribuente.

Volendo però fare una distinzione in categorie possiamo distinguere due grandi categorie di imposte:

  • le imposte dirette: sono quelle calcolate sul reddito. In pratica, tanto guadagni, tanto paghi. Sono di solito fissate in misura percentuale all’imponibile indicato nel 730 o nella dichiarazione dei redditi;
  • le imposte indirette: sono quelle che si pagano all’atto dei consumi, ad esempio quando compri un vestito, un’auto, quando paghi il dentista o l’avvocato, quando diventi proprietario di una casa, quando firmi un contratto di affitto, ecc.

Proprio da tale distinzione può partire la nostra analisi relativa a quali tasse paga chi è senza soldi.

Le tasse che deve pagare chi è senza reddito

Riallacciandoci alla distinzione appena fatta tra imposte dirette e indirette, possiamo dire che chi è senza soldi deve versare sempre le imposte indirette ogni volta che fa un acquisto, anche se il denaro se l’è procurato tramite una donazione o con una vincita al gioco.

Il meccanismo dell’imposta indiretta è peraltro, in parte, ingiusto. Andando a tassare i consumi, si finisce per duplicare l’imposizione fiscale sullo stesso reddito. Per comprendere questo meccanismo facciamo due esempi. Immaginiamo che una persona disoccupata vinca al gioco 5mila euro e, con questi soldi, acquisti un’auto. Il nostro contribuente subisce due tassazioni: la prima alla fonte (difatti, nel momento in cui la società concessionaria dei giochi gli eroga la vincita, effettua una “trattenuta alla fonte”, ossia detrae dall’importo totale le tasse dovute allo Stato, versando al vincitore solo il netto); la seconda imposizione avviene al momento dell’impiego dei soldi (ad esempio, nel caso di acquisto dell’auto, con il pagamento dell’Iva, dell’imposta sulla trascrizione dell’acquisto, con le imposte sui carburanti, con il bollo auto, ecc.).

Il secondo esempio possiamo farlo con le donazioni o anche con il reddito da lavoro dipendente. I regali in denaro provenienti da un amico sono soggetti a un’imposizione fiscale dell’8%: essi quindi andrebbero dichiarati al fisco. Il reddito da lavoro, a sua volta, viene tassato annualmente. Al contribuente resta quindi solo il netto; ma anche sul netto verserà una seconda volta le imposte a seconda dell’uso che ne farà. Anche se volesse solo conservarlo in banca dovrà versare le tasse sul conto corrente.

Volendo però fare una sintesi delle tasse che deve pagare chi è senza reddito possiamo così elencarle.

Bollo auto

Chi è senza soldi deve versare annualmente il bollo auto nel momento in cui decide di intestarsi una macchina. Non sono previste esenzioni per chi è disoccupato. Le uniche agevolazioni riguardano i titolari di auto ecologiche e le categorie dei disabili ai sensi della legge 104. C’è poi l’esenzione per le auto con più di 30 anni di vita.

Tasse sulla casa

Chi è senza soldi deve pagare tutte le tasse sulla casa e sulla spazzatura, anche se l’immobile lo ha ricevuto in donazione o in eredità. Non sono previste, anche in questo caso, esenzioni per i senza redditi anche perché la casa è considerata già di per sé un reddito. Tuttavia, ad oggi, lmu e Tasi non si pagano per l’abitazione principale, quella cioè ove la famiglia ha fissato sia la propria residenza anagrafica che la dimora abituale (sono necessari entrambi i presupposti). Invece la Tari, l’imposta sui rifiuti, si paga anche sulla prima casa; non va pagata per i locali e le aree inutilizzabili, che come tali non possono produrre rifiuti. Solitamente ciò si deduce dalla completa assenza di utenze, sintomo chiaro del fatto che l’immobile non viene fruito da nessuno.

A partire dal 2012, non si paga l’Irpef e le relative addizionali, in quanto sostituite dall’imposta municipale propria (IMU):

  • sul reddito dominicale dei terreni non affittati;
  • sul reddito dei fabbricati non locati (compresi quelli concessi in comodato d’uso gratuito e quelli utilizzati a uso promiscuo del professionista).

Iva

Tutti i consumatori, nel momento in cui entrano in un negozio o in uno studio professionale, devono versare l’Iva sul prodotto o sul servizio acquistato. Non esistono esenzioni. Anzi, per come è stata disegnata, l’imposta sul valore aggiunto grava proprio sul cittadino che non ha un’attività commerciale o una professione e, quindi, è privo di partita Iva. I titolari di partita Iva invece scaricano l’imposta sul cliente.

Assegno di mantenimento

L’ex coniuge che percepisce l’assegno di mantenimento deve dichiarare gli importi all’Agenzia delle Entrate che li sottopone a tassazione. Solo il mantenimento per i figli è esentasse. Non si paga inoltre l’Irpef sulle somme percepite, al momento della separazione, una tantum, ossia una sola volta (con rinuncia al mantenimento periodico).

Le tasse che non deve pagare chi è senza reddito

Veniamo ora alle esenzioni. Queste sono principalmente collegate alle imposte dirette ossia quelle sul reddito. Se una persona non guadagna non deve versare le imposte. Altre volte invece ragioni di carattere sociale hanno portato lo Stato o le Regioni a prevedere apposite agevolazioni. Vediamole (leggi anche Le categorie che non pagano tasse e imposte).

Irpef

L’Irpef è l’imposta sul reddito per eccellenza che devono versare tutte le persone fisiche o i professionisti. Solo il lavoratore dipendente che ha svolto attività per i 365 giorni all’anno e ha percepito fino 8mila euro non paga Irpef. Tutti gli altri versano l’imposta in proporzione alle proprie capacità. Simile meccanismo è previsto per i pensionati. Leggi: Chi non paga l’Irpef?

Esistono poi singole voci di redditi su cui non si pagano tasse come i risarcimenti del danno, i finge benefits, gli assegni di ricerca, i redditi percepiti da sportivi dilettanti, quelli corrisposti ai componenti dei seggi elettorali.

Non paga tasse chi percepisce pensioni o indennità (comprese quelle di accompagnamento) e gli assegni erogati dal Ministero dell’Interno per sordi, ciechi civili o invalidi civili.

Leggi Su quali redditi non si pagano le tasse?

Irap

L’Irap è l’imposta regionale sulle attività produttive. A versarla solo solo i contribuenti che, oltre al proprio lavoro, dispongono di un’organizzazione stabile, fosse anche costituita da una semplice segretaria o da un collaboratore che possono operare senza la supervisione del titolare.

Tasse scolastiche

Di solito il pagamento delle tasse scolastiche è parametrato alla condizione reddituale della famiglia, sancita dall’Isee. Essa non va pagata da coloro che hanno un reddito inferiore a un limite, che viene fissato annualmente dal ministero per l’istruzione (MIUR). Per quanto riguarda le università invece, per i senza reddito esistono solo le borse di studio. I non meritevoli, anche se privi di risorse economiche, devono pagare. In molte università però la tassa di iscrizione non è dovuta da chi ha un Isee inferiore a 13mila euro.


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