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Eredità e accertamento della lesione della legittima

2 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Febbraio 2019



Mio padre nel suo testamento ha attribuito a me tutta la liquidità dei suoi conti correnti, e a mio fratello solo gli immobili che coprono il valore della legittima in base ad una perizia depositata in tribunale. Purtroppo sono sicuro che mio fratello impugnerà il testamento e farà una controperizia che svaluterà il valore degli immobili per avere una differenza in soldi che copre la legittima spettante di diritto. A questo punto la riscossione per me della liquidità di mio padre potrà avvenire subito o solo alla fine nella contesa periziale/giudiziaria? In definitiva in questo caso dovrò aspettare forse anni per incassare la liquidità di mio padre spettante a me nel testamento o potrò farlo subito?

In qualità di erede, il lettore ha il pieno diritto di entrare in possesso della liquidità dei conti correnti, come da disposizioni testamentarie del de cuius. Egli potrà dunque rivolgersi all’istituto di credito, munito di certificato di morte e di testamento (con estremi della pubblicazione), per richiedere la liquidazione delle somme giacenti sui conti correnti intestati al padre del lettore.

È pur vero che, in ipotesi di azione di riduzione, il perito è chiamato a valutare l’asse ereditario complessivo al momento dell’apertura della successione, ma tale operazione non comporta il conferimento effettivo dei beni ereditati alla massa comune. Si parla, infatti, di “riunione fittizia” grazie alla quale sono considerati tutti i beni oggetto di successione o donazione: il perito “fotografa”, con un’operazione di calcolo, la situazione al momento dell’apertura della successione. Ciò non toglie che gli eredi possano nel frattempo disporre dei beni ereditati.

Secondo la Cassazione, al fine di accertare la lesione di legittima è necessario determinare il valore della massa ereditaria e, quello, quindi, della quota disponibile e della quota di legittima, che della massa ereditaria costituiscono una frazione. Si procede, innanzitutto, alla formazione della massa dei beni relitti ed alla determinazione del loro valore al momento dell’apertura della successione, alla detrazione dal “relictum” dei debiti da valutare con riferimento alla stessa data, alla riunione fittizia (cioè, con operazione meramente contabile) tra attivo netto e “donatum”, costituito dai beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, da stimare secondo il loro valore al momento dell’apertura della successione e con riferimento al valore nominale, quanto alle donazioni in denaro, calcolando, poi, la quota disponibile e la quota indisponibile sulla massa risultante dalla somma del valore del “relictum” al netto e del valore del “donatum” ed imputando, infine, le liberalità fatte al legittimario con conseguente diminuzione, in concreto, della quota ad esso spettante (Cass. sent. n. 12919/2012). Nel caso specifico, se non vi sono state donazioni prima della morte del padre del lettore, l’operazione sarà certamente più semplice.

Si noti che, all’esito dell’azione di riduzione, il fratello del lettore, qualora dovesse ottenere una sentenza che accerti la lesione di legittima, potrà agire nei confronti del lettore per ottenere la restituzione in denaro necessaria a reintegrare la quota spettante per legge. In tale ipotesi, il lettore dovrà restituire parte della liquidità che avrà incassato e comunque eventualmente utilizzato nelle more del giudizio.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone


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