Diritto e Fisco | Articoli

Eredità e divisione giudiziale tra coeredi in mancanza di accordo

2 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Febbraio 2019



Un erede in caso di uso della casa ereditata da parte dell’altro erede può ottenere che gli venga pagata una somma per l’uso esclusivo? Quali sono le leggi a sostegno di tale ipotesi e quali le leggi a sostegno di ipotesi contraria (in quali casi non è possibile ottenerlo)? Se la risposta fosse affermativa è possibile ottenerlo anche se la casa non risulta nelle condizioni di essere affittata (impianto elettrico non a norma, finestre da cambiare ecc…)? Esistono regole per il calcolo di tale somma? In caso di causa di divisione, se i beni ereditati sono in località diverse, quale è il tribunale di competenza? In altre parole la causa deve essere fatta nel tribunale del luogo in cui è presente la casa oppure nel luogo di residenza dell’erede chiamato alla divisione? Il giudice si orienta verso la vendita della casa a terzi o divide tra beni ereditari anche differenti o in differenti città, oppure controlla se il bene in questione è materialmente divisibile?

Non esiste una disposizione normativa che regoli il diritto del coerede comproprietario dell’immobile di percepire un corrispettivo per l’uso esclusivo da parte dell’altro coerede. Generalmente, infatti, qualora l’immobile dovesse risultare indivisibile e uno dei coeredi fosse interessato ad abitarvi (occupandolo in via esclusiva), la strada suggerita sarebbe quella dell’accordo negoziale con il quale il coerede interessato acquisterebbe l’altrui quota dell’immobile versando il corrispettivo (conguaglio in denaro).

Se non si riesce a trovare un accordo simile, si procede con la divisione giudiziale dell’asse ereditario, rispettando le quote dei coeredi, previa valutazione di comoda e non pregiudizievole divisibilità del bene.

La giurisprudenza ha sì riconosciuto un’indennità di occupazione a favore dell’coerede escluso dall’utilizzo dell’immobile, ma si tratta delle ipotesi in cui il coerede occupante tragga dei frutti dal godimento del bene (per esempio canoni di locazione): “in tema di divisione immobiliare il condividente di un immobile che durante il periodo di comunione abbia goduto del bene in via esclusiva senza un titolo giustificativo, deve corrispondere agli altri i frutti civili, quale ristoro della privazione della utilizzazione ”pro quota” del bene comune e dei relativi profitti, con riferimento ai prezzi di mercato correnti dal tempo della stima per la divisione a quello della pronuncia” (Cass. sent. n. 14652/2012).

In ogni caso, secondo la giurisprudenza, l’uso esclusivo del bene comune da parte di uno dei comproprietari, non è idoneo a produrre alcun pregiudizio in danno degli altri comproprietari che siano rimasti inerti o abbiano acconsentito ad esso in modo certo ed inequivoco, essendo l’occupante tenuto al pagamento della corrispondente quota di frutti civili ricavabili dal godimento indiretto della cosa solo se gli altri partecipanti abbiano manifestato l’intenzione di utilizzare il bene in maniera diretta e non gli sia stato concesso (Cass. sent. n. 2423/2015).

Ciò implica, in altri termini, una contestazione al fratello occupante che, dall’uso esclusivo dell’immobile, si sia “arricchito” in pregiudizio agli altri eredi (per esempio affittando l’appartamento).

Come anticipato in premessa, se gli eredi non riescono ad accordarsi tramite divisione negoziale del bene divisibile, o cessione delle quote, o vendita dell’immobile (con distribuzione del ricavato), l’unica strada idonea a garantire a ciascuno il godimento del patrimonio ereditato è quella della divisione giudiziale.

Premesso che, in materia ereditaria, è obbligatorio esperire (prima del giudizio) la mediazione, il Tribunale competente non è quello in cui sono situati gli immobili ereditati, bensì, quello del luogo di apertura della successione (vale a dire il luogo dell’ultimo domicilio del defunto). Tale regola è espressamente prevista dall’art. 22 del codice di procedura civile.

L’indivisibilità del bene costituisce il presupposto della domanda di divisione giudiziale: il giudice valuta dunque che l’immobile non sia comodamente divisibile tra gli eredi, con riguardo all’irrealizzabilità del frazionamento dell’immobile, o alla sua realizzabilità a pena di notevole deprezzamento, o all’impossibilità di formare in concreto porzioni suscettibili di autonomo e libero godimento da parte di tutti gli eredi.

Nel caso di immobili non divisibili, il codice civile prevede che essi siano preferibilmente compresi per intero, con addebito dell’eccedenza, nella porzione di uno dei coeredi aventi diritto alla quota maggiore, o anche nelle porzioni di più coeredi, se questi ne richiedono congiuntamente l’attribuzione. Se nessuno dei coeredi è a ciò disposto, si procede alla vendita all’incanto.

Una volta presentata la domanda di divisione, il giudice verifica i diritti di ciascun coerede e, con l’ausilio (o con la delega diretta) di un professionista, procede alla formazione della massa da dividere e alla redazione di un progetto di divisione. In tali operazioni saranno ovviamente presi in considerazione tutti i beni dell’asse ereditario, al fine di consentire l’equa divisione in proporzione alle quote.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA