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I bolli auto non pagati vanno in prescrizione?

1 Gennaio 2019
I bolli auto non pagati vanno in prescrizione?

Il bollo auto ha un termine oltre il quale si prescrive, ma è necessario che, in questo periodo, la Regione non invii alcun accertamento o sollecito di pagamento.

Si dice che chi non paga le tasse rischia il pignoramento dei beni. Non è sempre vero. Anzi, in buona parte dei casi il fisco si dimentica di riscuotere il dovuto. E ciò un po’ per via dell’elevato numero di contribuenti da rincorrere, un po’ perché l’amministrazione non ha mai brillato per efficienza. Se questa dimenticanza si protrae a lungo, il credito si “prescrive” ossia non può più essere riscosso. È questo il meccanismo che si nasconde dietro la famosa prescrizione, un concetto previsto dalla nostra legge civile, esteso anche in ambito tributario, e che ha salvato molti debitori dall’esecuzione forzata. In buona sostanza, il concetto di fondo è il seguente: un diritto cessa di esistere se non viene esercitato; e tra i diritti che muoiono ci sono anche i diritti di credito, come quelli dell’erario per le imposte. Dunque, chi evade le tasse – qualsiasi sia la ragione – ha un modo in più per farla franca: il decorso del tempo.

Il bollo auto è un’imposta gestita dalle Regioni e dalle Province autonome di Bolzano e Trento. Invece in Friuli Venezia Giulia e in Sardegna il bollo auto è gestito dall’agenzia delle Entrate. Sicché spesso ci si chiede se anche i bolli auto vanno in prescrizione. La risposta è sicuramente affermativa – su questo non ci piove – e, anzi, se vogliamo dirla tutta, il bollo auto va in prescrizione prima di tutte le altre imposte. La legge speciale che regola tale tributo, difatti, è chiara nel fissare la prescrizione in soli tre anni. Ad esempio, se non hai pagato il bollo auto negli scorsi anni, la Regione può chiederti solo le ultime tre annualità arretrate, senza poter risalire oltre, a ritroso nel tempo. Ed ancora, se cinque anni fa hai dimenticato di pagare il bollo o hai perso la ricevuta di versamento non devi temere: anche in tale ipotesi ti basterà sollevare l’eccezione di prescrizione per essere libero da qualsiasi pretesa da parte dell’ente locale.

Ma questo non ti basta per sapere se sei davvero libero dall’obbligo di pagare il bollo auto o meno. Ci sono delle regole che devi conoscere. E di tanto parleremo qui di seguito tentando di rispondere alle domande più frequenti sul tema.

Bollo auto: quando si prescrive

Il bollo auto si prescrive in tre anni. Ma attenzione alle modalità di calcolo del termine: bisogna iniziare a contare dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il versamento è dovuto. Ad esempio, il bollo auto scaduto nel 2016 si prescrive il 31 dicembre del 2019; difatti, il primo giorno del termine da calcolare è il 1.1.2017 e l’ultimo è il 31.12.2019. Quindi ogni richiesta di pagamento a partire dal 1.1.2020 può essere contestata.

Questo comporta tre ordini di conseguenza:

  • chi non ha mai pagato il bollo auto è tenuto a versare solo gli arretrati delle ultime tre mensilità;
  • chi non ha pagato il bollo auto di una singola annualità non è considerato debitore se sono decorsi più di tre anni da tale periodo di imposta (secondo il calcolo appena detto);
  • chi ha pagato il bollo auto, tuttavia ha perso le ricevute di pagamento, non è tenuto a dimostrare l’adempimento ma può limitarsi a eccepire l’intervenuta prescrizione.

Che succede se ricevo un sollecito di pagamento del bollo auto?

La prescrizione non si compie se, nel corso dei tre anni, arriva un sollecito di pagamento o un avviso di accertamento da parte della Regione o dell’Agenzia delle Entrate. Tale atto infatti interrompe la prescrizione. Chiaramente deve arrivare con raccomandata a.r. e all’indirizzo di residenza.

Se invece la diffida dovesse arrivare dopo i tre anni, anch’essa sarebbe tardiva: la prescrizione si è infatti ormai formata in epoca anteriore. Tuttavia, sarà necessario contestare immediatamente la richiesta di pagamento per evitare che essa, divenendo definitiva, ci obblighi a corrispondere ciò che non è più dovuto.

Bollo auto: cosa fare se si prescrive?

Immaginiamo quindi di ricevere un avviso di accertamento, da parte della Regione o dell’Agenzia delle Entrate, con cui ci viene richiesto il versamento di un arretrato del bollo auto ormai prescritto. Quale tipo di difesa possiamo intraprendere? Di sicuro, non possiamo starcene con le mani nelle mani. Difatti, se lasciassimo decorrere il tempo che ci viene dato per pagare o fare ricorso, l’accertamento diverrebbe definitivo con la conseguenza che saremmo tenuti a versare l’imposta nonostante l’intervenuta prescrizione.

Dunque, la prima cosa da fare, e di certo la più conveniente, è quella di scrivere un ricorso in autotutela: un’istanza all’ente creditore in cui facciamo presente l’intervenuta prescrizione. Non c’è bisogno di avvocato o di tribunali: si tratta di una lettera in carta semplice in cui, nel modo più chiaro possibile, allegando l’atto ricevuto, mettiamo in evidenza che, dal 1° gennaio successivo a quello in cui il versamento era dovuto, sono decorsi i famosi 3 anni della prescrizione.

Se però non dovessimo ricevere risposta, dobbiamo rivolgerci al tribunale che, nella specie, è la Commissione Tributaria Regionale. Lo dobbiamo fare entro 60 giorni dal ricevimento dell’accertamento. Per importi fino a 3mila euro possiamo difenderci da soli, senza assistenza di un avvocato o di un commercialista. Ma tenendo conto che la procedura è molto tecnica (si pensi che prima bisogna fare il reclamo-mediazione tributaria) è meglio se al nostro fianco c’è un professionista.

Che succede se non si paga il bollo auto?

Se non paghiamo il bollo auto, la Regione deve iscrivere a ruolo il credito. Nei due anni successivi deve arrivare una cartella esattoriale del locale agente della riscossione. Se la cartella arriva dopo oltre 2 anni dalla iscrizione a ruolo (data riportata sull’estratto della cartella stessa), l’atto è illegittimo e può essere impugnato.

Dopo quanto tempo va in prescrizione la cartella di pagamento del bollo auto?

Al pari del bollo auto, anche la relativa cartella di pagamento va in prescrizione dopo tre anni dalla sua notifica. Il contribuente dovrà, pure in tale occasione, fare ricorso, altrimenti l’atto diventa definitivo e va pagato.


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