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Separato non vuole divorziare: che fare?

1 Gennaio 2019


Separato non vuole divorziare: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Gennaio 2019



Se l’ex moglie o l’ex marito, dopo la separazione, non vuol concedere il divorzio come comportarsi? Il procedimento di divorzio giudiziale, come funziona.

Quando avete deciso di separarvi, tu e tuo marito avete preferito la via dell’accordo alla causa. Così avete trovato una linea comune sull’assegno di mantenimento e sulla divisione dei soldi residui sul suo conto corrente. Ora però gli hai chiesto il divorzio e un aumento del mantenimento: dopo sei mesi di “prova”, ti sei infatti resa conto di non riuscire a vivere con quell’importo minimo che ti ha versato sino ad oggi. Lui, che non ne vuol sapere di darti altri soldi, per tutta riposta ha minacciato di negarti il divorzio. Cosa significa questa sua affermazione e che effetti può avere su di te? In altri termini che fare se un separato non vuole divorziare? Cerchiamo di scoprirlo qui di seguito, in modo da consentire la giusta linea di difesa a chi si trova a dover confrontarsi con questo problema.

Il divorzio è obbligatorio?

Partiamo dalle basi. Non si può divorziare senza prima separarsi. La separazione è il gradino anteriore e necessario se la coppia vuol dirsi addio. Dopo la separazione deve decorrere un certo lasso di tempo per poter divorziare: sei mesi se ci si separa in modo consensuale (anche se davanti al giudice), un anno se ci si separa con la causa in tribunale.

Una volta separati e decorso tale termine, marito e moglie possono passare al procedimento di divorzio. Lo possono fare, anche in questo caso, in modo consensuale (in accordo tra loro) o giudiziale (in causa).

L’accordo stretto in sede di separazione non è vincolante: per cui può essere “rimesso in gioco” con il divorzio. Ad esempio, la moglie che ha accettato un certo importo a titolo di mantenimento non è costretta a mantenere la medesima richiesta anche in sede di divorzio. Con la conseguenza che è ben possibile una separazione consensuale e un divorzio giudiziale.

Il divorzio non è obbligatorio. Ci sono molte coppie che sono rimaste separate fino alla morte. Perché mai? Ad esempio perché il coniuge separato mantiene i diritti ereditari e può anche percepire l’assegno di reversibilità dell’ex (si pensi a marito e moglie di età avanzata che mantengano dei rapporti cordiali). Senza contare poi il fenomeno delle separazioni simulate, solo per ottenere benefici fiscali o assistenziali. Se vuoi un quadro più particolareggiato sui vantaggi e svantaggi ti consiglio di leggere Conviene divorziare o restare separati?

Se il coniuge non vuol concedere il divorzio che fare?

Potrebbe succedere che uno dei due coniugi voglia divorziare e l’altro no. Oppure che l’uno voglia il divorzio a determinate condizioni e che l’altro invece non intenda concedergliele. Cosa succede in questi casi? In realtà la soluzione è meno complessa di quanto può apparire ed è la medesima prevista per il caso in cui lo stesso problema si verifichi in sede di separazione. Chi vuol divorziare può procedere anche “da solo”, o meglio senza il consenso dell’ex. Può cioè rivolgersi al tribunale presentando un ricorso e chiedere al giudice, anche a dispetto della volontà dell’ex, di pronunciare il divorzio.

La dichiarazione di divorzio, difatti, presuppone solo la richiesta di uno solo dei coniugi e la sussistenza degli altri due presupposti, ossia:

  • la sentenza di separazione;
  • il decorso del termine (di 6 mesi, se si è trattato di separazione consensuale; di 1 anno, se si è trattato di separazione giudiziale).

Ma, concretamente, come avviene il divorzio se uno dei due coniugi si oppone? Ecco qual è l’iter.

Come funziona il divorzio giudiziale

Il coniuge propone la domanda di divorzio giudiziale con ricorso, da depositare al tribunale competente, attraverso il proprio avvocato.

Il coniuge ricorrente può formulare domande accessorie, relative ad esempio all’affidamento e al mantenimento dei figli, all’assegnazione della casa coniugale, alla misura e alla modalità dell’assegno di divorzio.

Tali domande non devono necessariamente essere formulate nel ricorso: possono essere proposte per la prima volta anche con la memoria integrativa.

È invece inammissibile la domanda di risarcimento del danno alla salute presentata dal coniuge vittima di continui tradimenti. È infatti necessario avviare un nuovo procedimento in tribunale.

Al ricorso per divorzio giudiziale devono essere allegati i seguenti documenti:

  • lo stato di famiglia e il certificato di residenza di entrambi i coniugi (in carta libera);
  • l’estratto integrale dell’atto di matrimonio (in carta libera);
  • le dichiarazioni dei redditi presentate dal coniuge ricorrente, inerenti agli ultimi tre anni;
  • decorso un anno dalla separazione giudiziale: copia autentica della sentenza di separazione passata in giudicato;
  • decorsi sei mesi dalla separazione consensuale: copia autentica del verbale e del decreto di omologa;
  • decorsi sei mesi dalla negoziazione assistita: copia autentica dell’accordo autorizzato dal P.M. o con nullaosta rilasciato dallo stesso;
  • decorsi sei mesi dall’accordo davanti al sindaco: copia autentica dell’accordo.

Il presidente del tribunale fissa la data di una prima udienza in cui entrambi i coniugi dovranno comparire davanti a sé. Se all’udienza il coniuge convenuto non si presenta, il presidente sente solo il coniuge ricorrente e il suo difensore e dichiara fallita la conciliazione.

Il presidente con ordinanza può adottare i provvedimenti temporanei e urgenti (come l’assegno di mantenimento).

La causa poi prosegue presso altro giudice istruttore per la raccolta delle prove e l’emissione della sentenza definitiva.


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