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Per disconoscere la paternità un anno di tempo dalla scoperta dell’infedeltà

28 Marzo 2013
Per disconoscere la paternità un anno di tempo dalla scoperta dell’infedeltà

Non è necessaria la prova ematica o del DNA per avere la certezza dell’infedeltà della donna: basta anche una confessione di quest’ultima o le indagini di un investigatore. Dopodiché inizia a decorrere il termine di un anno per l’esercizio dell’azione di disconoscimento.

Il padre deve esercitare il disconoscimento di paternità entro un anno dal momento in cui ha avuto certezza dell’adulterio della propria compagna. Non conta che la prova ematica o quella del Dna, e quindi che la certezza – per così dire – “scientifica” della non-paternità, sia intervenuta in un momento successivo, dopo tale termine.

La certezza dell’infedeltà altrui, momento dal quale comincia a decorrere, per l’uomo, il termine annuale per l’esercizio dell’azione di disconoscimento, consiste nella conoscenza di un legame sessuale della compagna.

Secondo una recente sentenza della Cassazione [1], tale “certezza” può essere ravvisata, per esempio, anche in una scenata di gelosia, nel corso della quale la donna affermi di voler andarsene con il proprio amante. Dunque, perché si possa parlare di “certezza” dell’infedeltà non sono necessarie le prove di laboratorio.

Se l’uomo non esercita l’azione entro tale termine, è costretto a restare il padre legale di figli non suoi.

Nel caso di specie, un uomo aveva esercitato l’azione di disconoscimento entro un anno dagli esami del DNA dei bimbi. Tuttavia, nel corso del giudizio, era risultato che lo stesso uomo aveva avuto certezza dell’adulterio della moglie già diversi anni prima, nel corso di una lite, durante la quale lei aveva ammesso la propria infedeltà. Pertanto, il marito non è stato più in grado di esercitare il disconoscimento della prole.


note

[1] Cass. sent. n. 7581 del 26.03.2013.


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