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Il caffè fa male al cuore?

1 Gennaio 2019


Il caffè fa male al cuore?

> Salute e benessere Pubblicato il 1 Gennaio 2019



Le conseguenze sulla salute del caffè: la caffeina danneggia il sistema cardiovascolare?

Quanti caffè hai bevuto sinora da quanto ti sei alzato? Probabilmente, se hai superato i quattro caffè starai pensando che tutta questa caffeina può farti male. Ma è davvero così o si tratta di un luogo comune? Il caffè fa male al cuore?

Sul caffè si è detto e si dice tanto. Alcune di queste voci però non sono scientificamente fondate. Di sicuro si sa che il caffè è un acceleratore della peristalsi intestinale (c’è chi lo usa a fine pasto per favorire il transito del cibo e lo svuotamento dell’intestino), sicché il suo consumo è sconsigliato a chi soffre di colon irritabile. Essendo un eccitante può creare difficoltà a prendere sonno, ma come tutti gli alimenti produce assuefazione; ecco perché chi è abituato al suo consumo non ne avverte gli effetti e riesce a berlo anche dopo la cena. Ma quali sono gli effetti del caffè sul nostro cuore?

Il caffè fa male al cuore?

Si considera spesso il caffè la principale causa dei problemi al sistema cardiovascolare. Eppure non vi è ancora alcuna evidenza scientifica atta a dimostrare  la correlazione tra le patologie al cuore e la caffeina.

Smettere di bere caffè per prevenire le malattie cardiovascolari è probabilmente un sacrificio inutile. Le persone che presentano un elevato rischio di infarto dovrebbero, ovviamente, limitarne il consumo.

Analizzando i risultati di numerosi studi condotti sull’argomento, il dottor Martin G. Myers dell’Università di Toronto, non è riuscito a trovare elementi che dimostrassero l’esistenza di una correlazione tra il consumo di caffè (da 1 a 6 tazze al giorno) e disturbi cardiaci. Uno studio eseguito in Olanda, pubblicato su Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology, ha invece dimostrato (analizzando un campione di 37.154 volontari) che il caffè e il tea possono comportare dei benefici cardiovascolari.

Dall’altro lato, però, uno studio della durata di dieci anni che ha coinvolto ben 100.000 persone, condotto dal dottor Klatsky ha evidenziato che 4 o più tazze di caffè al giorno facevano aumentare il rischio di infarto del 30% negli uomini e del 60% nelle donne. In base a questi riscontri lo studio consiglia a tutti coloro che presentano un elevato rischio cardiovascolare di limitare il consumo di caffè.

Il caffè decaffeinato fa male al cuore?

E che dire del caffè decaffeinato? Probabilmente Ia caffeina non è responsabile di azioni dannose per il cuore, anzi. Alcune evidenze sperimentali sembrano attribuire alia caffeina un ruolo protettivo; essa, infatti, sarebbe in grado di attivare Ia fibrinolisi, cioè il sistema deputato allo «scioglimento» dei trombi. Sono d’altronde molti i ricercatori convinti che Ia caffeina non debba essere posta sui banco degli imputati. In effetti, secondo uno studio condotto nel 1990 a Harvard su 45.000 uomini, il caffè decaffeinato sembra essere correlato a un lieve aumento del rischio cardiovascolare.

Fa più male il caffè italiano o quello all’americana?

Tutte queste ipotesi vanno, ovviamente, interpretate con un briciolo di buon senso, anche perché gli studi condotti sui caffè presentano spesso elementi che ne limitano I’attendibilità. È noto, per esempio, che i più forti consumatori di caffè sono spesso anche fumatori, un fattore di rischio cardiovascolare sicuramente molto importante.

Per noi italiani, infine, i motivi di allarme sono ancora più limitati, visto che, in genere, dentro una tazzina di espresso ci sono da 30 a 80 milligrammi di caffeina, contro i 100-150 contenuti in una tazza di caffè all’americana.

Chi assume quantità moderate di caffè non ha alcun motivo di eliminare questa saporita bevanda e neppure di passare al tipo decaffeinato.

Caffè o the: qual è meglio?

Contrariamente a quanto si pensa, il tea (o the) non presenta differenze rispetto al caffè in termini di capacità di “risvegliare” il suo assuntore. Teina e caffeina sono semplicemente sinonimi che indicano la stessa molecola; vengono entrambi utilizzati per identificare quella che, scientificamente parlando, viene chiamata 1,3,7-trimetilxantina o 7-metilteobromina.

La pausa caffè è legale?

Il caffè fa male sicuramente al lavoratore dipendente. La cosiddetta «pausa caffè» infatti non è contemplata né dalla legge, né dai contratti collettivi. Sicché chi si assenta per recarsi, anche per pochi minuti, al bar lasciando il proprio posto incustodito rischia una sanzione disciplinare. La gravità della sanzione dipende dal danno procurato dal lavoratore all’azienda: se la sua assenza, seppur momentanea, non ha causato grossi rischi alla produzione (ad esempio, il dipendente è stato sostituito da un collega), allora una probabile conseguenza disciplinare non potrà spingersi al licenziamento. Diverso è il caso, ad esempio, della guardia giurata che abbia lasciato il “posto di controllo” per sorseggiare una tazzina di caffè.

La pausa va fatta solo nei momento consentiti dalla normativa. In quest’ottica la pausa giornaliera è un diritto del lavoratore che presti la propria attività per almeno 6 ore e non può essere di durata inferiore a 10 minuti.

Leggi sul punto: Possono licenziarmi per la pausa caffé?


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