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Lettera di richiamo ingiusta

25 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Gennaio 2019



Se hai ricevuto dal datore di lavoro una lettera di richiamo che ritieni ingiusta, questo articolo ti dirà come comportarti e quali sono i tuoi diritti

C’è posta per te! Apri la busta e noti che si tratta di una lettera di richiamo del tuo datore di lavoro. Niente drammi. Fortunatamente il tuo posto di lavoro non è a rischio. Proseguendo nella lettura, ti accorgi però che la contestazione che ti viene mossa è ingiusta o perché basata su fatti inesistenti o perché relativa a una circostanza di entità talmente lieve che non avrebbe comunque giustificato il rimprovero scritto.

Terminata la lettura, ti chiedi: come devo comportarmi? Come posso reagire a questa lettera di richiamo ingiusta?

Prima di rispondere a queste domande, è giusto che tu abbia un quadro preciso delle sanzioni disciplinari che possono colpire il lavoratore, soprattutto perché la sanzione deve essere commisurata alla condotta realizzata dal dipendente.

Le sanzioni disciplinari possono essere conservative o espulsive.

Le prime garantiscono comunque al lavoratore il mantenimento del posto di lavoro e sono – in ordine crescente di gravità – il rimprovero verbale, l’ammonizione scritta (o biasimo), la sospensione dallo stipendio e dal servizio, il trasferimento.

Le seconde comportano invece la cessazione del rapporto lavorativo e sono il licenziamento per giusta causa o in tronco (senza preavviso) e il licenziamento per giustificato motivo soggettivo (con preavviso).

I contratti collettivi nazionali di lavoro stabiliscono quale sanzione applicare alle diverse infrazioni. Tuttavia è il datore di lavoro a irrogare, in concreto, la sanzione anche sulla base, evidentemente, di una propria valutazione circa la maggiore o minore gravità del fatto contestato.

Il contenuto della lettera

Con la lettera di richiamo il datore di lavoro segnala al dipendente un comportamento censurabile (anche se non particolarmente grave. Per esempio, ripetuti ritardi a lavoro oppure l’uso del computer aziendale a fini privati) posto in essere da quest’ultimo e lo invita a modificare la propria condotta, prospettandogli anche le conseguenze che deriverebbero dalla persistenza del comportamento contestato.

La contestazione deve essere estremamente precisa. Ciò significa che il comportamento del lavoratore oggetto della contestazione deve essere indicato in maniera dettagliata. In tal modo, infatti, si consente al dipendente di conoscere l’addebito che gli viene mosso e conseguentemente di poter apprestare una idonea difesa.

La lettera deve essere inviata mediante posta raccomandata con ricevuta di ritorno o consegnata direttamente a mani del destinatario.

La risposta

Il lavoratore non è tenuto a replicare alla lettera di richiamo. In tal caso il datore di lavoro potrà legittimamente interpretare questo silenzio come un’ammissione, da parte del dipendente, circa la fondatezza della contestazione.

Nulla impedisce, peraltro, al lavoratore di inviare al datore una lettera con la quale egli esplicitamente riconosce di essere in difetto e chiede scusa per il comportamento tenuto.

Nell’ipotesi in cui ritenga infondate le accuse formulate nella lettera di richiamo, il dipendente, entro cinque giorni dalla ricezione della stessa, deve inviare una risposta di contestazione scritta oppure una richiesta per essere ascoltato a propria difesa. In un caso come nell’altro  è possibile (anzi, è opportuno) farsi assistere dal delegato sindacale.

In ogni caso, se dovessi ricevere una lettera di richiamo è opportuno che tu mantenga un atteggiamento equilibrato. Da un lato, non dovrai farti prendere dall’angoscia – visto che, come detto, si tratta di una contestazione riguardante episodi di non eccezionale gravità – dall’altro, la tua risposta non dovrà essere influenzata da sentimenti di rabbia. È possibile, infatti, che una replica misurata da parte tua consenta di chiarire la questione, facendoti uscire indenne dalla vicenda, e di mantenere rapporti distesi con il tuo capo.

La decisione

Il datore di lavoro può accogliere o meno le argomentazioni esposte dal lavoratore. In quest’ultimo caso, peraltro, la decisione di irrogare la sanzione disciplinare deve essere motivata e comunicata al lavoratore entro dieci giorni dalla presentazione delle difese scritte o – in mancanza di risposta da parte del dipendente – dalla scadenza del termine di cinque giorni decorrente dalla ricezione della lettera di richiamo. Se i dieci giorni trascorrono senza che sia stato emesso alcun provvedimento, tale silenzio priva l’originario rimprovero scritto di qualsiasi effetto e l’eventuale, successiva sanzione disciplinare andrebbe considerata nulla.


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