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Finanziamenti e garanzie per i progetti delle imprese

2 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Gennaio 2019



Non sono solo le banche a finanziare le imprese; esiste anche la cosiddetta finanza alternativa, che andremo a scoprire nel dettaglio.

Sei un’impresa ed hai un progetto innovativo da voler realizzare? Quello di cui hai bisogno è incanalare le tue idee, inserirle in un piano d’impresa preciso e puntuale, realizzare un valido business plan con cui presentarti ai finanziatori. Se verrai ‘promosso’ otterrai quel credito necessario per muovere i primi passi verso la concretizzazione del tuo progetto. A chi rivolgersi per avere finanziamenti? Ovviamente in prima battuta pensi subito alle banche, ma tieni conto che queste non sono le sole fonti di finanziamento. Oltre a tali strutture finanziatrici, altre risorse provengono da canali diversi, meno praticati forse, oggi forse più diffusi, sicuramente più attuali e moderni. Stiamo parlando dell’universo dei finanziatori cosiddetti non bancari, ovvero di quella che potremmo definire la sfera della finanza alternativa. Alla stregua delle banche, anche tali finanziatori non bancari stileranno una sorta di indice di rating sulla base di cosa dell’affidabilità dell’azienda e della sua capacità di solvibilità, nonché della fattibilità del progetto stesso. Dunque, saranno essenziali trasparenza e credibilità. Detto ciò, è naturale intendere che, per portare in porto tutto l’iter, occorreranno finanziamenti e garanzie per i progetti delle imprese. Se da un lato è vero che anche i finanziatori non bancari possono concedere finanziamenti, anche in forma più insolita, dall’altro lato è altrettanto reale e concreta l’assoluta necessità di garanzie affinché le aziende si presentino come affidabili. Vedremo, dunque, quali sono tali tipologie di finanziamenti non consueti che è possibile reperire per le aziende: è la macrocategoria del crowdfunding. Nuove forme di finanziamento nate sull’onda dell’esplosione della nuova realtà digitale e delle sue potenzialità immani, spesso nascoste o non adeguatamente o abbastanza sfruttate. Il web ha fatto sorgere nuovi modi e strumenti, anche più rapidi ed efficienti, ma nell’efficacia e spinta propulsiva che offrono occorre sempre tenere conto l’ambito della sicurezza e della cyber-security. Per questo esiste la necessità di garanzie diventate indispensabili per tutelarsi e salvaguardarsi, soprattutto nel mondo degli affari e del business che nasconde sempre più insidie.

Nuove forme di finanziamento: il crowdfunding

A finanziare non sono solo le banche, ma anche i singoli privati possono intervenire a sostegno di un progetto e ‘mettersi in affari’. Si tratta del cosiddetto crowdfunding, ossia – tradotto dall’inglese – “finanziamento della folla”. Una sorta di raccolta fondi che può avvenire persino, ed è qui il suo principale carattere di innovazione, attraverso piattaforme online. Si sosterrà, così, un progetto o un’iniziativa presentati, pertanto sarà fondamentale ed essenziale eseguire una campagna pubblicitaria di promozione trasparente e ben mirata, efficace ed efficiente nel trasferire credibilità.

Occorre, a tale proposito, fare due precisazioni: innanzitutto che quello del crowdfunding è un macro-gruppo, all’interno del quale vi sono altri tipi di crowdfunding e che, infatti, esistono anche diverse tipologie di piattaforme adatte ai differenti progetti imprenditoriali. Vediamo ora quali sono altre sotto-categorie di crowdfunding.

Equity based crowdfunding e reward based crowdfunding: differenze

La prima è quella del cosiddetto equity based crowdfunding. Per prima cosa è bene precisare che il finanziatore o investitore nel progetto può essere una persona sconosciuta, pertanto è ancor più importante essere precisi nel dare più informazioni corrette possibili. Tra queste, ad esempio, devono comparire: la presentazione e illustrazione sia del progetto che della propria azienda con dati inerenti anche gli organi sociali dell’impresa, ponendo, da un lato, l’offerta che si fa e dall’altro i rischi ad essa connessi.

A garanzia occorre sempre tenere a mente che il 5% del totale dei fondi raccolti verranno sottoscritti da investitoti professionali che devono essere esplicitati e che incrementano così la credibilità dell’operazione imprenditoriale. Nella peculiarità dell’equity based crowdfunding non c’è solo il fatto che l’investitore diventa socio dell’impresa o che al centro vi è una raccolta di fondi che però sono di capitale di rischio, ma anche che non è per tutte le società; infatti è rivolto prettamente a startup innovative, a piccole e medie imprese (PMI) che richiedano un finanziamento che non vada oltre i cinque milioni di euro [1].

La seconda è quella del reward based crowdfunding. Vediamo in cosa consiste e in che cosa differisce rispetto all’equity based crowdfunding. Si tratta sempre di una raccolta fondi, però ha una duplice particolarità. Nelle sue caratteristiche intrinseche, infatti, vi sono due possibilità: il creditore può richiedere all’aspirante e futuro finanziatore un investimento per un’idea di business e un progetto che vuole realizzare; oppure per un bene o un prodotto già esistente nel concreto. Dunque ha il duplice scopo di sondare il mercato in cui si andrà ad insediare, sia per valorizzare prodotti, cercando di trarre più consenso possibile e dunque cercare di trovare nuove adesioni a supporto della propria strategia di marketing pubblicitaria per ‘vendere’ quel bene o prodotto, magari già brevettato.

Non finisce qui: con il reward based crowdfunding, come indicato dalla parola inglese ‘reward’ (premio), si dà un compenso per il sostegno portato con il proprio finanziamento. Un riconoscimento che può arrivare sotto diverse forme: può essere, ad esempio, tanto un gadget o un premio vero e proprio (nei casi più semplici); oppure addirittura sfociare nelle cosiddette royalty crowdfunding cioè l’investitore otterrà una quota del ricavato della campagna di raccolta fondi, a specifiche condizioni e per un determinato arco di tempo prefissato.

Lending crowdfunding o direct lending: finanziamento diretto o indiretto al progetto

Ora vedremo un’altra tipologia di crowdfunding: il lending crowdfunding. Senza lasciarsi spaventare dal nome un po’ particolare, andiamo ad approfondire questa nuova realtà che impareremo a conoscere. Innanzitutto precisiamo che il lending crowdfunding è noto anche come direct lending e quest’ultima è una parola chiave, poiché contiene tutto il senso pregnante dell’azione svolta attraverso tale tipo di crowdfunding.

In inglese, infatti, letteralmente ‘lend’ è il verbo che indica il ‘prestare’, ne consegue che il sostantivo ‘lending’ equivale proprio all’attività creditizia e significa proprio credito o prestito. Che cosa vuol dire allora tutto questo? Che si può prestare denaro online su Internet, previo rimborso del capitale oppure con un tasso di interesse incluso. Ciò vale sia per le persone fisiche che giuridiche e per tutte le imprese che decidano di investire in un progetto.

Ne consegue che il finanziatore sottoporrà l’idea di business innovativa a una duplice attenta analisi: prima scandagliando tutti i dati, le informazioni e le notizie pubblicate e offerte dal richiedente l’investimento; poi, qualora vi sia stato un primo impatto convincente, verranno reperite altre informazioni altrove, su banche dati esterne ed estranee all’azienda promotrice del progetto in cui si potrebbe venir coinvolti. Dunque, prima di procedere con il finanziamento, verrà stilato un vero e proprio indice di rating (che deve essere positivo ovviamente), proprio come per le banche.

Inoltre, sempre in nome della trasparenza, una volta effettuato un investimento, esso risulterà pubblicamente online sulla piattaforma, sarà reso noto e ben visibile e conoscibile da tutti.
Non solo; ma ci sono due modi di dare finanziamenti a un’impresa tramite il lending crowdfunding: in maniera diretta o indiretta.

La prima modalità sarà quella che andrà a finanziare il singolo, specifico progetto (e solamente quello nel caso particolare) deciso dal finanziatore appunto, mentre la seconda è una via di sostegno in senso più lato, poiché si dà un contributo all’impresa, all’azienda e non tanto al singolo progetto. Sarà poi la società a decidere dove stanziare quei fondi raccolti e ottenuti, se destinarli a quel progetto o ad un altro fra tutti quelli ammissibili. Dunque, ne consegue che la differenza che subentra è nel differente rischio di finanziamento per l’investitore ovviamente, nei due casi precipui.

Il caso particolare dell’invoice trading: l’impresa all’interno di una catena

Ora apriamo una parentesi, con una diramazione rispetto al tronco centrale dell’albero del crowdfunding. Facciamo una deviazione, andando ad occuparci di quella che potrebbe essere una sottospecie un po’ particolare di finanziamento progettuale. Potrebbe essere un tipo persino molto raro, se non fosse per la diffusione odierna, sempre più attuale, della tendenza a ‘fare rete’, a mettersi in circuito all’interno di un gruppo, di un consorzio o di una catena. Ed è in quest’ultimo ambito nello specifico che si inserisce il cosiddetto invoice trading, un tipo di traffico e commercio di capitale basato proprio sulla stretta relazione e sul rapporto stringente che l’azienda ha con altri simili in una catena.

Non a caso, infatti, prende spunto da quella misura che è la supply chain finance. Detta in parole semplici, è il supporto finanziario (di capitale circolante) di sostegno all’interno di una catena. Qualora se ne volesse dare una definizione per poter comprendere meglio, potrebbe essere la seguente: “l’insieme di soluzioni che consentono a un’impresa di finanziare il proprio capitale circolante (crediti, debiti, scorte), facendo leva sul ruolo che esse ricopre all’interno della ‘supply chain’ in cui opera e sulle relazioni con gli altri attori della filiera”.

Dunque ben si comprende come non sia il classico tipo di crowdfunding, ma vediamo come funziona. L’azienda ottiene un anticipo o sconto cedendo fatture commerciali nella piattaforma online; vi può essere una vera e propria asta per tale cessione oppure il cosiddetto tranching, cioè una suddivisione in quote (tranche, infatti, significa tanto porzione, parti anche uguali, quanto appunto quello di ‘quota’ nel senso letterale vero e proprio del termine), che saranno ovviamente – come facilmente comprensibile – ripartite tra i vari investitori; con una redistribuzione complessiva del finanziamento pertanto.

Crowdfunding e finanziamento tramite mini-bond e cambiali finanziarie

Infine, veniamo ad un’ultima categoria di finanziamento o di crowdfunding che dir si voglia. Stiamo parlando di quello tramite l’emissione di obbligazioni, titoli di debito quali appunto i mini-bond o le cambiali finanziarie, anche di piccola entità. Tuttavia, affinché l’azienda possa emettere tali obbligazioni deve avere delle caratteristiche ben precise. Infatti tale tipo di finanziamento o crowdfunding si rivolge prettamente all’universo più del large corporate che del retail, cioè ad aziende che non siano di piccole dimensioni, ma abbastanza solide.

Vediamo adesso quali sono i connotati che l’impresa deve possedere per poter ricorrere a tale misura. Per potere emettere obbligazioni un’azienda:

  • non deve essere quotata in borsa;
  • deve essere una società italiana;
  • deve produrre un fatturato di oltre due milioni di euro;
  • deve avere almeno dieci dipendenti nel suo organico;
  • non importa che sia una spa piuttosto che una srl, l’importante è che sia specificato nel suo statuto che è una società predisposta ad emettere obbligazioni e titoli di debito in generale.

Non solo, non basta. Anche in vista del cosiddetto rating, per avere un ‘indice di gradimento’ positivo che inviti ad investire sulla società e sul suo progetto innovativo, si guarda anche a una prospettiva di sviluppo futuro e dei programmi per gli anni a seguire, per un’evoluzione della redditività e dell’attività dell’azienda; per un incremento della sua performance.

Si terranno in considerazione:

  • gli ultimi bilanci presentati se positivi e ‘in attivo’;
  • il fatturato registrato, soprattutto se in crescita;
  • il margine operativo lordo, in particolare se di alto livello. Il margine operativo lordo (MOL) altro non è che un indicatore di redditività; esso mette in risalto il reddito dell’impresa ed è basato solo sulla sua gestione operativa, dunque senza tenere conto degli interessi (gestione finanziaria), delle imposte (gestione fiscale), del deprezzamento dei beni e degli ammortamenti. Viene definito anche come EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization, ovvero “utili prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti”);
  • il programma di sviluppo futuro, come già anticipato, con un prospetto di tutte le iniziative che si intende mettere in campo per incentivare la performance aziendale appunto, sempre nel rispetto della sua mission di base; per una performance performante potremmo dire, con un gioco di parole che si perdonerà.

Caratteristiche principali dei mini-bond e le cambiali finanziarie

La misura dei mini-bond è particolarmente utile nel caso di investimenti e progetti impegnativi e rilevanti, soprattutto a medio-lungo termine; tanto da risultare molto onerosi per l’azienda stessa. Poi, tra le altre peculiarità, vi è quella della durata, variabile a seconda del piano di investimento aziendale.

Essa può essere di tre tipi:

  • un mini-bond può durare più di sette anni;
  • può essere cosiddetto bullet, ovvero – letteralmente tradotto dall’inglese – “titolo a scadenza singola” (nell’ambito dell’economia in particolare), oppure da intendersi come “il rimborso di un mutuo in un’unica soluzione”, o ancora equivalere nel senso a “rata finale, maxi-rata finale”, soprattutto nel caso di prestiti. Che cosa vuol dire? Che la restituzione del finanziamento avverrà tramite il pagamento di una quota fissa a scadenza regolare, attraverso cedole (mensilmente, ogni tre mesi oppure ogni sei mesi);
  • può essere amortizing, termine che deriva dal verbo inglese ‘amortize’ che significa ‘estinguere’ nel senso di ‘ammortizzare’ (le spese). Pertanto la restituzione del credito ricevuto avverrà sulla base di un piano di ammortamento predefinito, stabilito e stilato precedentemente a quando viene emessa l’obbligazione.

Infine, una nota è doverosa sulle cambiali finanziarie cui si era accennato. La loro caratteristica principale è di essere molto convenienti nella gestione del proprio capitale circolante. Possono durare dai trenta giorni ai 36 mesi e possono essere sottoscritte solamente da investitori istituzionali; per questo si tratta di titoli di credito particolari. Da ultimo, va precisato che sia i mini-bond che le cambiali finanziarie non vengono rilevate né registrate dalla Centrale dei rischi e quindi sono meno ostativi per le aziende nella loro richiesta di finanziamenti per i loro progetti imprenditoriali.

note

[1] Una restrizione e distinzione è stata apportata dall’articolo 14 bis del 24.11.2016 (emendamento alla legge di bilancio del 2017) che offre l’opportunità a tutte le PMI di usufruire dell’equity crowdfunding ovvero raccogliendo capitali di rischio su piattaforme online e siti Internet; tuttavia impedisce loro di poter godere degli sgravi fiscali e di tutti quei vantaggi rivolti a startup innovative.


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